Israele, proteste contro Netanyahu: arresti e feriti a Tel Aviv, Herzog parla di "orlo dell'abisso"

Decine di manifestanti feriti e almeno 11 trasportati in ospedale a Tel Aviv; negli scontri di Huwara, dopo un attentato, un morto e decine di feriti.
Non permetterò che si verifichi questo disastro storico
Il presidente Herzog ha rinnovato l'appello al dialogo durante una cerimonia militare a Haifa.
Mark

Cosa è successo di preciso giovedì a Tel Aviv?

Mimi

Durante la "giornata del disturbo" la polizia ha usato granate stordenti e cannoni ad acqua contro chi bloccava le strade. Decine di feriti, almeno 11 in ospedale.

Mark

E il governo come ha risposto?

Mimi

Con la linea dura. Ben Gvir ha parlato di tolleranza zero e Netanyahu ha definito anarchici i manifestanti.

Luke

Va detto che "anarchici" è la definizione data dal governo, non una descrizione verificata di chi era in piazza.

Mark

Perché Netanyahu cita Huwara?

Mimi

Nel discorso serale ha detto che violenza e illegalità non vanno tollerate né a Huwara né a Tel Aviv, mettendo i due episodi sullo stesso piano.

Luke

Un parallelo che resta una sua scelta retorica: da una parte l'incendio di case e auto dopo un attentato, dall'altra proteste con blocchi stradali. Il testo non dice quanto la polizia o i manifestanti abbiano usato violenza a Tel Aviv.

Mark

Herzog può cambiare qualcosa?

Mimi

Ha rinnovato l'appello al dialogo, ma le mediazioni, compresa la telefonata di Gantz, non hanno prodotto aperture.

Luke

Esatto: finora nessun negoziato risulta avviato. Il resto sono timori, come la "guerra civile" evocata da Gantz.

  • Granate stordenti e cannoni ad acqua hanno investito i manifestanti a Tel Aviv, lasciando decine di feriti e almeno undici persone trasportate in ospedale.
  • Il ministro Ben Gvir ha promesso "tolleranza zero" contro gli "anarchici", mentre il paese si irrigidisce in due campi che non si parlano più.
  • La Commissione costituzionale ha approvato il testo che limita la capacità della Corte di bocciare le leggi, e il voto in aula è ormai imminente.
  • Il presidente Herzog invoca il dialogo e parla di disastro storico, ma l'appello del leader di Unità Nazionale sul rischio di guerra civile non ha sbloccato nulla.
  • Le proteste si spostano sotto la residenza del premier a Gerusalemme, con la tensione che cresce a ridosso del voto decisivo.

Nel cuore di Tel Aviv, un giovedì di marzo, una società divisa si è ritrovata a fronteggiare il proprio governo lungo una delle linee di frattura più profonde della storia recente di Israele. La riforma della giustizia voluta da Benjamin Netanyahu, che mira a ridimensionare il potere della Corte Suprema e a dare all'esecutivo un peso decisivo nella nomina dei giudici, è diventata il simbolo di una domanda antica: chi custodisce le regole quando il potere politico vuole riscriverle? Il presidente Herzog parla di un momento costituzionale, mentre il dialogo appare sempre più fragile, e ogni passo in aula sposta il confine tra consenso e rottura.

Giovedì a Tel Aviv la polizia ha usato granate stordenti e cannoni ad acqua per impedire ai manifestanti di bloccare le strade. Decine di persone sono rimaste ferite e almeno undici sono finite in ospedale. Era la "giornata del disturbo", proclamata da gruppi della società civile contro la riforma della giustizia del governo di Benjamin Netanyahu.

Fin dalle prime ore l'esecutivo ha scelto la linea dura. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha annunciato "tolleranza zero" contro quelli che chiama anarchici. Nel pomeriggio Yair Lapid e altri leader dell'opposizione hanno lasciato la Knesset per unirsi alla piazza, mentre in aula si votavano parti della riforma. La Commissione costituzionale ha approvato il testo che limita la capacità della Corte Suprema di bocciare le leggi, e a breve arriverà in aula. Intanto la Knesset ha approvato in prima lettura altre due proposte, tra cui una che rende molto difficile dichiarare un premier inadatto all'incarico, norma che i critici leggono come una tutela per Netanyahu, imputato in più processi.

In serata i manifestanti si sono spostati a Gerusalemme, davanti alla residenza del premier. Il presidente Isaac Herzog ha parlato di una crisi "profonda e seria" e ha detto: "Non permetterò che si verifichi questo disastro storico". Ha suggerito che la crisi possa diventare un momento costituzionale capace di preservare democrazia e diritti. Ma i tentativi di mediazione sembrano fermi: neppure una nota congiunta di parlamentari di maggioranza e opposizione né la telefonata di Benny Gantz a Netanyahu, che ha evocato il rischio di guerra civile, hanno aperto una strada. Il premier, nel suo discorso serale, ha condannato violenza e illegalità "né a Huwara né a Tel Aviv".

Il riferimento a Huwara pesa. Dopo un attentato in cui sono morti due fratelli, centinaia di coloni hanno incendiato case e auto in quella cittadina palestinese, con decine di feriti e un morto in un villaggio vicino. Il clima è teso anche per il conflitto in Cisgiordania e gli attacchi che hanno segnato l'anno. Ora gli occhi sono puntati sul voto in aula e sulla piega che prenderanno le proteste.

Giovedì, a Tel Aviv, la polizia ha lanciato granate stordenti e usato cannoni ad acqua per impedire ai manifestanti di bloccare le strade. Decine di persone sono rimaste ferite e almeno 11 sono state trasportate in ospedale. Era la "giornata del disturbo", proclamata da vari gruppi della società civile contro la riforma della giustizia voluta dal governo di Benjamin Netanyahu.

Fin dalle prime ore l'esecutivo ha annunciato la linea dura contro quelli che Netanyahu e diversi ministri chiamano "anarchici". Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha scritto su Twitter di aver ordinato ai poliziotti "tolleranza zero", con il pieno appoggio del premier. Nel pomeriggio Yair Lapid e altri leader dell'opposizione hanno lasciato la Knesset per unirsi ai manifestanti, mentre in aula si continuava a votare su parti della riforma, che punta a ridimensionare i poteri della Corte Suprema e a dare al governo il controllo sulla nomina dei giudici.

Nel corso della giornata la Commissione affari costituzionali ha approvato il disegno di legge che limita in modo sostanziale la capacità della Corte di bocciare le leggi. Il testo passerà nei prossimi giorni all'esame dell'aula. La Knesset in seduta plenaria ha inoltre approvato in prima lettura, delle tre necessarie, altre due proposte estranee alla riforma ma centrali per il governo: la pena di morte per i terroristi e una norma che impedisce di dichiarare un premier inadatto all'incarico se non per gravi impedimenti fisici o mentali. Secondo i critici, quest'ultima serve a tutelare Netanyahu, imputato in diversi processi per corruzione e abuso d'ufficio.

In serata i manifestanti si sono spostati a Gerusalemme, davanti alla residenza del primo ministro, dove durante il precedente governo Netanyahu si protestava ogni sabato sera. Anche dopo l'insediamento dell'esecutivo attuale, decine se non centinaia di migliaia di persone hanno continuato a scendere in piazza ogni settimana, con epicentro a Tel Aviv. Tra i contestati c'è stata anche Sarah, moglie del premier, mentre si trovava dal parrucchiere in una zona elegante della città. Altri si sono radunati davanti alla residenza del presidente Isaac Herzog.

Herzog, durante una cerimonia militare a Haifa, ha rinnovato l'appello al dialogo, settimane dopo aver proposto un negoziato su un piano da lui formulato. Ha parlato di un momento di crisi interna "profonda e seria che ci minaccia tutti" e ha detto: "Non permetterò che si verifichi questo disastro storico". Ha aggiunto di credere che la crisi possa diventare un "momento costituzionale" capace di preservare democrazia, supremazia della legge, diritti umani ed equilibrio tra i poteri.

I tentativi di mediazione sembrano però destinati a fallire. Una nota congiunta di parlamentari veterani di maggioranza e opposizione, firmata da Yuli Edelstein e Danny Danon del Likud, Gadi Eisenkot di Unità Nazionale, Chili Tropper, Matan Kahana e Moshe Turpaz di Yesh Atid, non ha sbloccato la situazione. Neppure l'inedita telefonata di Benny Gantz a Netanyahu: il leader di Unità Nazionale ha avvertito del rischio di "guerra civile". Molti speravano in un'apertura nel discorso alla nazione del premier durante il notiziario serale, ma Netanyahu ha solo detto che violenza e illegalità non vanno tollerate "né a Huwara né a Tel Aviv".

Il paragone chiama in causa i fatti di domenica. Dopo un attentato sulla strada 60, che attraversa la cittadina palestinese di Huwara, in cui sono stati uccisi due fratelli di 19 e 21 anni mentre erano in auto, centinaia di abitanti degli insediamenti hanno incendiato case e auto. Ne sono derivati decine di feriti e un morto in un villaggio vicino. Parte dell'opinione pubblica ne è rimasta scossa, ma alcuni esponenti della maggioranza hanno espresso sostegno. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, leader del Partito Sionista Religioso, ha detto che Huwara va "spazzata via", ma dallo Stato e non da privati cittadini, per poi scrivere un tweet "per chiarire l'equivoco": a dover essere colpiti sono solo i sostenitori del terrorismo.

Il clima è teso: dall'inizio dell'anno 14 persone sono morte in attacchi terroristici e l'esercito ha intensificato le operazioni in Cisgiordania, dove sono stati uccisi oltre 60 palestinesi, in maggioranza miliziani ma anche diversi civili. Da seguire ora il voto in aula sul disegno di legge che limita la Corte Suprema e l'evoluzione delle proteste.

Ho istruito i poliziotti perché usino tolleranza zero.
— Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale
Non permetterò che si verifichi questo disastro storico.
— Isaac Herzog, presidente di Israele
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