Garlasco, il Dna sui pedali cambiò profilo in 3 ore: pm ipotizzano scambio di campioni

Alberto Stasi fu fermato sulla base di queste analisi e scarcerato dopo 4 giorni; Chiara Poggi fu uccisa nel 2007.
A noi basta una scarpa e comunque non siamo tenuti ad essere più di tanto specifici
Garofano in una mail del 2009 descrive l'approccio investigativo alle prove contro Stasi.
Mark

Cosa significa esattamente che il profilo genetico "passò da parziale a match" in tre ore? È possibile che sia solo una questione di approfondimento tecnico?

Mimi

Formalmente sì, una ri-amplificazione del campione può migliorare un tracciato parziale. Ma i pm notano che il primo risultato fu caricato da Marino, il secondo da un operatore diverso. E soprattutto, entrambi i campioni — quello dai pedali e quello dal cucchiaio — avevano la stessa quantificazione in nanogrammi per microlitro.

Luke

Aspetta. Quanto è raro che due campioni biologici diversi abbiano esattamente la stessa quantificazione? Perché i pm dicono che è la stessa quantificazione, ma non spiegano se sia statisticamente impossibile o solo sospetto.

Mimi

È un buon punto. I pm lo evidenziano come anomalia, ma il verbale non fornisce un'analisi probabilistica. È una coincidenza che solleva dubbi, non una prova.

Mark

E i due risultati nulli del giorno dopo? Cosa significano?

Mimi

Sarebbero stati test di controllo che avrebbero potuto verificare se il primo risultato era stabile. Se fossero stati nulli, avrebbero contraddetto il match positivo del 19 settembre.

Luke

Ma non sappiamo perché non furono mai documentati negli atti. Potrebbe essere negligenza amministrativa, potrebbe essere intenzionale. Il verbale non lo chiarisce.

Mark

E la mail di Garofano? "A noi basta una scarpa"?

Mimi

Suggerisce che gli investigatori stavano cercando prove per sostenere l'accusa, non per accertare la verità. Nel febbraio 2009 il processo era già iniziato, quindi quella mail riflette come stavano costruendo le controdeduzioni.

Luke

Però è una mail privata tra colleghi, non una prova di falsificazione. Mostra un atteggiamento discutibile, ma non dimostra che il Dna sia stato scambiato.

Mark

Allora cosa rimane ancora da provare?

Mimi

Se c'è stato davvero uno scambio di provette, e se Marino o Portera lo hanno fatto consapevolmente o per negligenza. Sono domande ancora aperte.

  • Tra le 15.34 e le 18.37 del 19 settembre 2007, il profilo Dna dai pedali passò da parziale a match con la vittima
  • Alberto Stasi fu fermato e scarcerato dopo 4 giorni
  • I pm ipotizzano uno scambio di campioni con il Dna del cucchiaio della colazione di Chiara Poggi
  • Due risultati nulli del 20 settembre non furono mai documentati negli atti ufficiali
  • La prima comunicazione ufficiale del match risale al 24 settembre, cinque giorni dopo l'analisi

Tra le 15.34 e le 18.37 del 19 settembre 2007, le analisi sul Dna dei pedali cambiarono da profilo parziale a match con la vittima, sollevando sospetti di irregolarità. I pm ipotizzano uno scambio di campioni con il Dna del cucchiaino della colazione di Chiara, che aveva la stessa quantificazione in nanogrammi per microlitri.

I pm di Pavia riaprono le indagini sul caso Garlasco del 2007, ipotizzando uno scambio di provette nel Dna trovato sui pedali della bici di Alberto Stasi. In tre ore il profilo genetico passò da parziale a match con la vittima Chiara Poggi.

Nel settembre del 2007, a Garlasco, un'analisi del Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi subì una trasformazione che oggi i pubblici ministeri di Pavia ritengono sospetta. Tra le 15.34 e le 18.37 del 19 settembre, lo stesso campione genetico passò da un profilo parziale e non attribuibile a un match perfetto con il Dna di Chiara Poggi, la ragazza uccisa. Quella finestra di tre ore è diventata il fulcro di una nuova inchiesta che mette in discussione le fondamenta di un caso che ha segnato la provincia pavese quasi due decenni fa.

Lo studente Stasi fu fermato sulla base di queste analisi e rimase in carcere quattro giorni prima di essere scarcerato. Oggi i magistrati ipotizzano che durante quelle tre ore cruciali sia avvenuto uno scambio di provette: il campione dai pedali potrebbe essere stato sostituito con il Dna prelevato dal cucchiaio usato da Chiara a colazione. L'elemento che alimenta il sospetto è preciso e tecnico: entrambi i campioni registravano la medesima quantificazione in nanogrammi per microlitro, un dettaglio che secondo gli inquirenti non può essere casuale.

I verbali degli interrogatori mostrano come i pm abbiano sottoposto a pressione il capitano Alberto Marino del Ris, il laboratorio che condusse gli accertamenti biologici. Alle 15 del 19 settembre, il primo esame del campione etichettato "bu_p" restituì un tracciato parziale. Nei commenti del file fu annotato il termine "evaporato" per descrivere quel profilo incompleto. Marino sostenne che il tracciato necessitava di approfondimento. Tre ore dopo arrivò quella che l'aggiunto Stefano Civardi definì "la svolta": il profilo della vittima emerse completo e incontestabile, il genere di risultato che nessun genetista avrebbe messo in dubbio. Ma qui emerge un'irregolarità cruciale: mentre il primo tracciato parziale era stato caricato da Marino, il secondo profilo completo fu caricato da un operatore con sigla "Port", anch'egli ex Ris.

Nei verbali, Marino ha dichiarato di aver probabilmente eseguito una "ri-amplificazione" del campione per migliorarlo, mentre il caricamento successivo lo avrebbe presumibilmente fatto Portera. È proprio in questa fase, secondo gli inquirenti, che potrebbe essersi verificato lo scambio. Civardi ha sottolineato nel verbale come la coincidenza della quantificazione tra i due campioni sia difficile da spiegare seguendo il metodo scientifico del dubbio. Ha anche notato che due "corse nulle" eseguite il giorno successivo, che avrebbero potuto chiarire l'anomalia, non furono mai messe a disposizione delle parti.

Un altro aspetto che ha attirato l'attenzione degli inquirenti riguarda i tempi della comunicazione del match. Marino ha affermato di aver comunicato il risultato positivo del 19 settembre presumibilmente al comandante Luciano Garofano. Tuttavia, la prima comunicazione ufficiale documentata alla dottoressa Muscio, la pm dell'epoca, risale al 24 settembre, cinque giorni dopo. Nel mezzo, quei due esiti nulli che non finirono mai negli atti ufficiali.

Il ruolo di Garofano è ora sotto esame. Nel febbraio del 2009, quando era iniziato il processo abbreviato a Stasi, Garofano inviò una mail ai suoi collaboratori segnalando come migliorare le "controdeduzioni" su temi cruciali: le macchie di sangue, la famosa camminata, le scarpe. Riguardo alle scarpe, scrisse che "si erano già dimostrate pulite". Poi aggiunse una frase che gli inquirenti trovano rivelatrice: "a noi basta una scarpa e comunque non siamo tenuti ad essere più di tanto specifici". Quella formulazione suggerisce un approccio investigativo orientato a priori verso una conclusione, piuttosto che verso l'accertamento dei fatti.

Oggi, mentre la procura di Pavia ha chiuso un'inchiesta che scagiona Stasi e porta a processo il commesso 38enne Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, un filone parallelo continua a scavare nelle irregolarità di diciannove anni fa. Le domande che gli inquirenti pongono ora sono semplici ma devastanti: come è possibile che un profilo genetico parziale e non attribuibile si sia trasformato in un match perfetto in tre ore? Chi ha deciso di caricare il secondo risultato con un operatore diverso? Perché i risultati nulli non furono mai documentati? E quale pressione investigativa ha guidato le scelte di chi conduceva gli accertamenti biologici?

A noi basta una scarpa e comunque non siamo tenuti ad essere più di tanto specifici
— Luciano Garofano, in una mail del febbraio 2009
È la stessa data. Abbiamo cercato di capire come fosse possibile... Seguendo il metodo scientifico del dubbio, forse qualche dubbio viene
— Stefano Civardi, aggiunto pm, nei verbali di interrogatorio
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