Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, la famiglia della vittima compie un gesto insolito e carico di significato: rifiuta di costituirsi parte civile contro il nuovo imputato Andrea Sempio, dichiarandolo innocente ai propri occhi. Mentre Alberto Stasi continua a scontare la sua condanna, il caso si apre su un fronte tecnico-scientifico dove la memoria degli atti processuali e la trasparenza delle prove genetiche diventano il nuovo campo di battaglia tra accusa e difesa.
I Poggi non saranno parte civile contro Sempio, lo ritengono innocente
Non abbiamo da avanzare pretese verso persone innocenti
Perché la famiglia Poggi decide di non costituirsi parte civile proprio ora, quando Sempio viene accusato?
Perché ritengono che sia innocente. Non vogliono chiedere un risarcimento a qualcuno che credono estraneo al delitto di loro figlia.
Ma come fanno a essere così certi? Su quali elementi basano questa convinzione?
Non è esplicitato nel resoconto. Sappiamo che lo ritengono innocente, ma le ragioni specifiche non vengono spiegate.
E Alberto Stasi, quello che sta scontando i sedici anni? Che ruolo ha in tutto questo?
È complicato. Stasi è ancora condannato, quindi la famiglia non può nemmeno formalmente costituirsi parte civile contro Sempio finché la sua sentenza rimane valida. Sarebbe come chiedere due risarcimenti per lo stesso crimine.
Aspetta — quindi se Sempio fosse condannato domani, Stasi resterebbe in carcere? Non ci sarebbe automaticamente una revisione?
No. La difesa di Stasi ha annunciato che proporrà un giudizio di revisione, ma finora non ha presentato nemmeno la richiesta formale.
E il Dna sui pedali? Quello che ha portato al fermo di Stasi diciannove anni fa?
Lì c'è una disputa tra i consulenti. La difesa di Stasi dice di non aver mai visto un'analisi che mostrava un risultato negativo sugli stessi campioni.
Chi ha ragione? Garofano dice che tutto era stato messo a disposizione e firmato. Linarello dice che non ha mai visto quella analisi del 20 settembre.
Gli atti ufficiali — il verbale del 24 settembre 2007 — secondo Garofano attestano che i risultati erano stati condivisi. Ma Linarello sostiene il contrario. Non è chiaro da questo resoconto chi abbia accesso a quale documentazione e quando.
Quindi il vero nodo è: le prove scientifiche erano trasparenti o no?
Esattamente. E finché non si chiarisce questo, tutto il resto — innocenza, colpevolezza, revisione — rimane sospeso.
The Pulse
- La famiglia Poggi prende le distanze dal processo contro Sempio con una scelta che rovescia ogni aspettativa: non si chiede risarcimento a chi si considera innocente.
- Un nodo giuridico complica ulteriormente la vicenda: finché la condanna di Stasi rimane in vigore, costituirsi parte civile contro un secondo imputato per lo stesso crimine sarebbe formalmente impossibile.
- Emerge una disputa tecnica esplosiva: un'analisi del Dna del 20 settembre 2007 avrebbe prodotto esito negativo sugli stessi campioni che il giorno prima sembravano inchiodare Stasi, ma la difesa sostiene di non averla mai vista.
- Il generale Garofano respinge le accuse con un verbale del 24 settembre 2007, affermando che tutti i risultati erano stati consegnati e firmati dai consulenti della difesa stessa.
- Il caso rimane sospeso tra due narrazioni inconciliabili: una famiglia che crede nell'innocenza di Sempio e una guerra di carte processuali che mette in dubbio le fondamenta scientifiche di una condanna già definitiva.
Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, la famiglia della vittima compie un gesto insolito e carico di significato: rifiuta di costituirsi parte civile contro il nuovo imputato Andrea Sempio, dichiarandolo innocente ai propri occhi. Mentre Alberto Stasi continua a scontare la sua condanna, il caso si apre su un fronte tecnico-scientifico dove la memoria degli atti processuali e la trasparenza delle prove genetiche diventano il nuovo campo di battaglia tra accusa e difesa.
I genitori Rita e Giuseppe Poggi e il fratello Marco hanno deciso di non costituirsi parte civile nel processo contro Andrea Sempio, l'uomo accusato dalla Procura di Pavia dell'omicidio di Chiara. La motivazione è diretta: la famiglia lo ritiene innocente e non intende avanzare alcuna pretesa economica nei suoi confronti. All'udienza preliminare, attesa dopo metà ottobre, i Poggi non saranno presenti.
L'avvocato Tizzoni ha aggiunto una considerazione tecnica: finché la condanna di Alberto Stasi — l'ex fidanzato di Chiara, ancora in carcere a scontare sedici anni — rimane in vigore, costituirsi parte civile contro Sempio significherebbe chiedere due risarcimenti per lo stesso delitto, il che non è giuridicamente ammissibile. La difesa di Stasi ha annunciato un'istanza di revisione, ma non ha ancora depositato nulla né a Brescia né a Milano, e secondo Tizzoni gli elementi attuali non supererebbero nemmeno il vaglio di ammissibilità.
La convinzione dell'innocenza di Sempio emerge anche dalle intercettazioni: il padre di Andrea, registrato poco prima di Natale, lamentava indagini costruite su basi fragili e partite da una trasmissione televisiva. La madre ribadiva l'estraneità totale del figlio ai fatti, pur ammettendo la preoccupazione per il processo imminente.
Sul fronte scientifico, lo scontro tra consulenti si fa sempre più aspro. Pasquale Linarello, consulente della difesa di Stasi, sostiene che tra i dati grezzi consegnati lo scorso novembre sia emersa un'analisi del 20 settembre 2007 con esito completamente negativo sugli stessi campioni che il giorno prima avevano rivelato il Dna di Chiara sui pedali della bicicletta. Se la difesa avesse conosciuto quel dato all'epoca, avrebbe chiesto ulteriori accertamenti. Il generale Garofano ha replicato citando un verbale del 24 settembre 2007 che attesta come tutti i risultati fossero stati messi a disposizione dei consulenti, i quali avevano firmato di proprio pugno: le affermazioni della difesa, secondo lui, sono supposizioni prive di riscontro negli atti ufficiali.
Il caso Poggi resta così diviso tra una famiglia che sceglie il silenzio processuale in nome di una convinzione personale e una disputa tecnica che continua a mettere in discussione le prove su cui si regge una condanna già definitiva.
La famiglia di Chiara Poggi ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo che si prepara contro Andrea Sempio, l'uomo accusato dalla Procura di Pavia di aver ucciso la giovane diciannove anni fa. I genitori Rita e Giuseppe, insieme al fratello Marco, ritengono Sempio innocente e per questo motivo non avanzeranno alcuna pretesa economica nei suoi confronti. Quando l'udienza preliminare si terrà — prevedibilmente dopo la metà di ottobre — i Poggi non saranno presenti in aula.
L'avvocato Francesco Compagna, che rappresenta la famiglia insieme a Gian Luigi Tizzoni, ha spiegato la posizione con una frase netta: non si può chiedere un risarcimento a chi si ritiene innocente. Tizzoni ha aggiunto un'ulteriore considerazione legale: finché rimane in vigore la condanna di Alberto Stasi — l'ex fidanzato di Chiara che sta ancora scontando sedici anni di carcere — non sarebbe nemmeno formalmente possibile costituirsi parte civile contro Sempio, perché significherebbe richiedere due volte un compenso per lo stesso crimine. La difesa di Stasi ha annunciato l'intenzione di proporre un giudizio di revisione, ma finora non ha presentato alcuna istanza al tribunale di Brescia, e la Procura Generale di Milano non ha mosso passi in quella direzione. Secondo Tizzoni, con gli elementi attualmente noti, una richiesta di revisione non supererebbe nemmeno il vaglio preliminare di ammissibilità.
La convinzione della famiglia Poggi che Sempio sia estraneo al delitto emerge anche dalle intercettazioni raccolte durante l'indagine. Nel dicembre scorso, poco prima di Natale, il padre di Sempio, Giuseppe, è stato registrato mentre sfogava la sua frustrazione: le indagini procedevano su basi inconsistenti, tutto era partito da una trasmissione televisiva, e sul fronte del Dna non c'era nulla di concreto. La madre di Sempio, Daniela, ha ribadito più volte che suo figlio non ha assolutamente nulla a che fare con l'omicidio di Chiara Poggi ed è totalmente estraneo ai fatti, pur ammettendo la preoccupazione per il processo che lo attende.
Intanto prosegue uno scontro tecnico tra i consulenti sulla validità delle analisi genetiche che, diciannove anni fa, portarono all'identificazione del Dna di Chiara sui pedali della bicicletta Umberto Dei e al fermo — poi non convalidato — di Stasi. Lo scorso novembre sono stati consegnati i dati grezzi raccolti dagli investigatori, e in quella documentazione sono emerse due ripetizioni dei test con esito nullo, un'anomalia che ha alimentato il dibattito sulla affidabilità delle prove.
Pasquale Linarello, consulente incaricato dalla difesa di Stasi, sostiene che l'elemento più grave riguarda un'analisi condotta il 20 settembre sui medesimi campioni che il giorno precedente avevano rivelato il Dna di Chiara, ma che questa volta ha prodotto un risultato completamente negativo. Secondo Linarello, se la difesa avesse conosciuto questo dato, avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti. Il generale Luciano Garofano, che all'epoca dirigeva il Reparto Investigazioni scientifiche dell'Arma, ha risposto affermando che esiste un verbale del 24 settembre 2007 che attesta come tutti i risultati ottenuti fino a quel momento erano stati messi a disposizione dei consulenti della parte, i quali avevano firmato di proprio pugno. Garofano ha definito le affermazioni della difesa come supposizioni strumentali prive di supporto negli atti ufficiali.
Il caso Poggi rimane così sospeso tra due versioni contrastanti della storia processuale: da un lato una famiglia che crede nell'innocenza di Sempio e rifiuta di agire legalmente contro di lui, dall'altro una disputa tecnica sulla completezza e la trasparenza delle prove scientifiche che continua a dividere gli esperti e gli avvocati coinvolti.
Notable Quotes
L'unica cosa che posso dire è che mio figlio con l'omicidio di Chiara Poggi non c'entra assolutamente niente, ed è totalmente estraneo— Daniela Sempio, madre di Andrea
Se l'avessimo saputo, avremmo chiesto altri mille approfondimenti— Pasquale Linarello, consulente della difesa di Stasi, riferendosi all'analisi del 20 settembre