Due buchi neri in orbita trascinano lo spaziotempo: osservata per la prima volta la precessione in un sistema binario

Più volte al secondo, contro i 75 anni della pulsar binaria
Il ritmo orbitale di GW200129 a confronto con il precedente esempio noto di precessione.
Mark

Perché questa precessione è una notizia, se le onde gravitazionali ormai si rilevano quasi ogni giorno?

Mimi

Perché su 84 sistemi di buchi neri binari rilevati da LIGO e Virgo nessuno aveva mostrato una prova definitiva di precessione orbitale. GW200129 è il primo.

Mark

Che cosa lo rende diverso?

Mimi

Uno dei due buchi neri, circa 40 masse solari, ruota più velocemente di qualunque altro rilevato con le onde gravitazionali. Questo fa oscillare l'intero sistema.

Luke

Tengo a distinguere: il fatto che sia la prima osservazione è riportato, ma l'articolo dice anche che confermarla è stata una sfida significativa. Il segnale è debole e nascosto in un altro segnale debole.

Mark

E il confronto con la pulsar binaria?

Mimi

La pulsar impiegava oltre 75 anni per un'orbita, mentre questa coppia ne compie più volte al secondo. L'effetto è 10 miliardi di volte più forte.

Luke

Quel numero è il confronto riportato dallo studio, non lo ricostruiamo noi. E l'articolo non dice quanto sia solida l'analisi statistica: non lo sappiamo da qui.

Mark

Cosa resta aperto?

Mimi

Se GW200129 sia un caso eccezionale o comune. Con O4, previsto nel 2023, si sperano centinaia di nuove fusioni.

Luke

Appunto, 'si spera': è un'attesa, non un risultato.

  • Due buchi neri, uno dei quali ruota più velocemente di qualsiasi altro mai rilevato con le onde gravitazionali, si avvicinano alla fusione.
  • L'intero sistema oscilla come una trottola, un effetto di trascinamento dello spaziotempo mai osservato prima in una coppia di buchi neri.
  • Il segnale è così tenue che i ricercatori hanno dovuto affinare le analisi per separarlo dal rumore dei rivelatori LIGO, Virgo e KAGRA.
  • L'effetto risulta circa dieci miliardi di volte più intenso della pulsar binaria usata finora come riferimento, e la quarta campagna osservativa promette centinaia di nuove fusioni per capire se questo caso sia unico.

Dal primo rilevamento di onde gravitazionali nel 2016, l'umanità ha imparato ad ascoltare le increspature dello spaziotempo come una nuova forma di musica cosmica. Ora un gruppo internazionale guidato dall'Università di Cardiff ha letto in una di queste melodie un movimento sottile e antico: due buchi neri che si avvicinano alla fusione oscillano nella loro danza, trascinati dalla rotazione vorticosa di uno dei due. È come scoprire che anche una coppia destinata a unirsi conserva, fino all'ultimo, un passo di danza che il cielo aveva già scritto.

Nel febbraio 2016 gli scienziati del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory annunciarono il primo rilevamento di onde gravitazionali, le increspature dello spaziotempo previste da Einstein. Da allora sono diventate quasi quotidiane, aprendo una finestra su oggetti estremi come buchi neri e stelle di neutroni.

Un team guidato dall'Università di Cardiff ha ora riesaminato un sistema binario di buchi neri rilevato nel 2020 da LIGO, Virgo e KAGRA. Nelle orbite dei due oggetti, prossimi alla fusione, i ricercatori hanno individuato una precessione, un lento movimento di torsione circa dieci miliardi di volte più rapido di quello osservato finora altrove. È la prima volta che si vede in buchi neri binari.

Al centro del fenomeno c'è uno dei due buchi neri, di circa quaranta masse solari, che ruota più velocemente di qualsiasi altro mai misurato con le onde gravitazionali. La sua rotazione trascina con sé lo spaziotempo circostante, facendo oscillare l'intero sistema. Il fenomeno, noto come effetto Lense-Thirring, è lo stesso che, in forma molto più mite, fa ruotare l'orbita di Mercurio.

Il segnale è talmente debole da richiedere analisi di grande precisione. Il confronto con la pulsar binaria, che impiega oltre settantacinque anni per una sola orbita, mostra quanto questa coppia sia eccezionale. Ora si attende la quarta campagna osservativa, con centinaia di nuove fusioni, per capire se GW200129 sia un caso raro o il segno di eventi comuni.

Nel febbraio 2016 gli scienziati del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) annunciarono il primo rilevamento in assoluto di onde gravitazionali. Erano increspature dello spaziotempo previste dalla relatività generale di Einstein, prodotte quando oggetti massicci come buchi neri e stelle di neutroni si fondono. Da allora i rilevamenti si sono moltiplicati, fino a diventare quasi un evento quotidiano, e hanno permesso agli astronomi di studiare alcuni degli oggetti più estremi dell'Universo.

Ora un team internazionale guidato dall'Università di Cardiff ha riesaminato un sistema binario di buchi neri rilevato nel 2020 dagli osservatori LIGO, Virgo e KAGRA. Nelle orbite dei due buchi neri in procinto di fondersi i ricercatori hanno individuato un movimento di torsione, cioè una precessione, circa 10 miliardi di volte più veloce di quella osservata in altri oggetti in precessione. È la prima volta che una precessione viene osservata in buchi neri binari, e conferma un altro fenomeno previsto dalla relatività generale.

I buchi neri binari sono considerati ottimi candidati per la ricerca sulle onde gravitazionali, perché gli astronomi si aspettano che molti di loro siano in precessione. In questi sistemi i due oggetti ruotano l'uno attorno all'altro su orbite sempre più strette, producendo onde gravitazionali sempre più forti fino alla fusione. Eppure, tra gli 84 sistemi di questo tipo rilevati da LIGO e Virgo, finora nessuno aveva offerto una prova definitiva di precessione orbitale. Il team ha notato qualcosa di diverso nell'evento GW200129, registrato il 29 gennaio 2020 durante il terzo ciclo operativo (O3).

Uno dei due buchi neri, di circa 40 masse solari, è considerato quello con la rotazione più veloce mai rilevata attraverso le onde gravitazionali. A differenza di tutte le precedenti osservazioni di buchi neri binari, la sua rotazione rapida incide sullo spaziotempo in modo tanto profondo che l'intero sistema oscilla avanti e indietro. Questa forma di precessione si chiama frame dragging, o effetto Lense-Thirring: le forze gravitazionali sono così intense da trascinare con sé il tessuto stesso dello spaziotempo, creando veri e propri nodi.

Un fenomeno analogo, su scala molto più mite, riguarda Mercurio. La sua orbita attorno al Sole è molto eccentrica, e anche il punto più distante dall'astro si sposta nel tempo, ruotando come una trottola. Nella relatività generale la precessione è di norma un effetto così debole da risultare quasi impercettibile. Le onde gravitazionali sono già estremamente deboli e richiedono lo strumento di misura più sensibile della storia; la precessione è un effetto ancora più tenue, sepolto in un segnale già flebile, e per riconoscerla servono analisi molto precise.

Il confronto con il precedente esempio più noto dà la misura della scoperta. Si trattava di una pulsar binaria che impiegava oltre 75 anni per completare la sua orbita; la coppia GW200129 la completa più volte al secondo, con un effetto 10 miliardi di volte più forte. Anche così, confermare la precessione è stata una sfida significativa. I risultati indicano che, prima della fusione, i buchi neri binari possono sperimentare una precessione orbitale. La rete di rivelatori Advanced LIGO, Virgo e KAGRA, distribuita tra Stati Uniti, Europa e Giappone, è oggi uno dei campi più attivi dell'astronomia.

La rete è in fase di aggiornamento per aumentare la sensibilità e inizierà il quarto ciclo di osservazioni (O4) nel 2023. Si spera che vengano rilevate diverse centinaia di collisioni da aggiungere al catalogo, e che questo permetta di capire se GW200129 sia un caso anomalo o se eventi così estremi siano comuni.

È la prima volta che una precessione viene osservata in buchi neri binari, confermando un'altra previsione della relatività generale.
— Team guidato dall'Università di Cardiff (sintesi dello studio)
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