Sclerosi multipla: i cibi ultraprocessati possono aggravare la malattia, secondo uno studio presentato a Ectrims

Le persone con sclerosi multipla coinvolte nello studio hanno registrato più ricadute e un aumento delle lesioni cerebrali associato al consumo di cibi ultraprocessati.
L'infiammazione agisce da subito, anche senza segni evidenti
Lo studio su persone con sindrome clinicamente isolata suggerisce che il processo infiammatorio sia attivo fin dall'esordio.
Mark

Qual è il dato che colpisce di più?

Mimi

Il 30% in più di ricadute tra chi consumava più cibi ultraprocessati, in un gruppo di oltre 450 persone. Si aggiungono più lesioni cerebrali.

Mark

Quindi questi cibi causano la sclerosi multipla?

Mimi

No. Lo studio li descrive come amplificatori di processi già presenti, non come causa della malattia.

Luke

Va però detto che il meccanismo, intestino permeabile e membrane lipidiche, è presentato come spiegazione possibile, non dimostrata nell'articolo.

Mark

Perché è rilevante lo studio sulla fase iniziale?

Mimi

Perché ha coinvolto persone con sindrome clinicamente isolata, la prima manifestazione. Suggerisce che l'infiammazione lavori da subito, anche senza segni evidenti.

Luke

Resta una correlazione: l'articolo non dice come siano stati misurati i consumi alimentari né se altri fattori siano stati considerati.

Mark

E i criteri McDonald che c'entrano?

Mimi

Se la diagnosi arriva prima, si può intervenire prima, anche sulla dieta, che affianca le terapie senza sostituirle.

Luke

Giusto, e le parole di Dalla Costa parlano di intervento a basso rischio e potenzialmente ad alto beneficio: un potenziale, non un risultato provato.

  • Oltre 450 persone seguite mostrano un legame netto: chi consumava più cibi ultraprocessati ha registrato il 30% in più di ricadute.
  • Le lesioni cerebrali aumentano nei grandi consumatori, segnale concreto di una malattia che avanza anche quando non si vede.
  • Gli additivi come emulsionanti e conservanti sono sospettati di compromettere l'intestino e di rendere la mielina più vulnerabile.
  • I nuovi criteri diagnostici McDonald accorciano i tempi, e la finestra per intervenire sulla dieta si apre prima.
  • La dieta viene proposta come alleata affiancata alle terapie, non come sostituta, con l'obiettivo di intervenire fin dalla prima manifestazione.

Nella quotidianità di molte persone, merendine, pasti pronti e cibi molto lavorati sono scelte così consuete da passare inosservate. Uno studio presentato al congresso europeo Ectrims suggerisce che, per chi convive con la sclerosi multipla, questi alimenti potrebbero incidere sul decorso della malattia più di quanto si immaginasse. Non come causa, ma come elemento che alimenta un'infiammazione già presente e silenziosa. Nel tempo in cui la diagnosi si fa più precoce, la tavola diventa un luogo in cui agire presto.

Merendine, pasti pronti e junk food sono gesti quotidiani, quasi invisibili. Per chi convive con la sclerosi multipla, potrebbero pesare più di quanto si pensasse. È la conclusione di uno studio presentato a Ectrims, dove la dieta viene considerata una strategia complementare alla cura.

Tra oltre 450 partecipanti, chi consumava più cibi ultraprocessati ha avuto il 30% in più di ricadute rispetto a chi mangiava in modo più sano, e mostrava un aumento significativo delle lesioni cerebrali. I ricercatori non parlano di causa: questi cibi amplificherebbero processi già in corso, alimentando un'infiammazione che lavora in silenzio.

La neurologa Gloria Dalla Costa, autrice dello studio, ipotizza che emulsionanti e conservanti possano indebolire la barriera intestinale e rendere la mielina più esposta agli attacchi immunitari. Lo studio ha coinvolto anche persone alla prima manifestazione della malattia, segno che l'infiammazione agisce fin dall'inizio.

Intanto i nuovi criteri diagnostici McDonald promettono diagnosi più rapide e precise. Ogni ritardo, osservano gli esperti, è una finestra persa. Per questo, anche a tavola, intervenire presto diventa più importante.

Merendine, pasti pronti, junk food: nella vita di molte persone sono scelte quotidiane, quasi invisibili. Per chi convive con la sclerosi multipla, però, potrebbero pesare più di quanto si pensasse. È la conclusione di uno studio presentato a Ectrims, il congresso europeo che riunisce esperti e pazienti, e che mette al centro il ruolo della dieta come strategia complementare nella gestione della malattia.

I numeri vengono da un gruppo di oltre 450 persone. Fra loro, quelle che consumavano più cibi ultraprocessati, cioè molto lavorati, hanno avuto il 30% in più di ricadute rispetto a chi seguiva un'alimentazione più sana. I grandi consumatori presentavano inoltre un aumento significativo delle lesioni cerebrali, considerate un indicatore della progressione della malattia.

È importante la distinzione che i ricercatori mantengono: questi alimenti non vengono indicati come causa della sclerosi multipla. Amplificano, piuttosto, processi già in corso nelle persone che ne sono affette, alimentando quell'infiammazione cronica che lavora in silenzio e fa progredire la malattia anche quando non si vede.

A spiegare il meccanismo ipotizzato è Gloria Dalla Costa, neurologa della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston e autrice dello studio. Secondo lei, additivi come emulsionanti e conservanti possono compromettere l'integrità dell'intestino, permettendo a tossine batteriche di entrare nel flusso sanguigno e di attivare una risposta immunitaria che può arrivare fino al cervello. Inoltre, questi cibi possono modificare la composizione lipidica delle membrane, rendendo la mielina, la guaina protettiva dei nervi, più vulnerabile agli attacchi del sistema immunitario.

Non si tratta di sostituire le terapie farmacologiche consolidate, ma di affiancarle, come oggi si fa con la supplementazione di vitamina D o con la cessazione del fumo. Dalla Costa definisce la riduzione degli ultraprocessati un intervento a basso rischio e potenzialmente ad alto beneficio, soprattutto se avviato per tempo. Lo studio ha infatti coinvolto persone con sindrome clinicamente isolata (Cis), la prima manifestazione della malattia, e indica che l'infiammazione agisce fin dall'inizio, anche senza segni evidenti.

Il tempo, dunque, conta. Ogni ritardo diagnostico è una finestra di opportunità persa, in cui il danno neurologico può accumularsi senza essere contrastato da trattamenti efficaci. Per questo viene accolto con favore l'aggiornamento dei criteri internazionali McDonald, frutto di anni di lavoro di neurologi e persone con sclerosi multipla, annunciato pochi giorni fa con una pubblicazione su The Lancet Neurology. Le modifiche puntano a semplificare e accelerare il percorso diagnostico, aumentandone anche la precisione.

Mario Alberto Battaglia, presidente di Fism, la fondazione di Aism, ha spiegato che i nuovi criteri sono più sensibili e permettono un accesso più rapido alle cure, soprattutto nei casi più gravi. Resta fondamentale, ha aggiunto, il ruolo del clinico, che interpreta i dati e distingue la sclerosi multipla da patologie simili. Una diagnosi tempestiva consente di avviare subito i trattamenti efficaci e di affrontare la malattia con maggiore consapevolezza.

Il nesso fra le due notizie è nelle mani di chi riceve la diagnosi: con criteri che dovrebbero anticiparla, diventa più rilevante intervenire presto anche a tavola.

Ridurre i cibi ultraprocessati è un intervento a basso rischio e potenzialmente ad alto beneficio.
— Gloria Dalla Costa, neurologa, Harvard T.H. Chan School of Public Health
I nuovi criteri sono più sensibili e permettono un accesso più rapido alle cure, soprattutto nei casi più gravi.
— Mario Alberto Battaglia, presidente di Fism
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