Nobel Medicina a Deisseroth, Hegemann e Nagel per l'optogenetica

Accendere o spegnere le cellule nervose con la luce
L'optogenetica permette ai ricercatori di controllare il comportamento delle cellule cerebrali usando impulsi luminosi.
Mark

Come è possibile che una proteina di un'alga microscopica possa aiutare a studiare il cervello umano?

Mimi

L'alga usa quella proteina per nuotare verso la luce. Quando i ricercatori hanno capito come funziona, hanno realizzato che poteva essere usata come interruttore biologico nelle cellule nervose umane. È come trovare uno strumento perfetto in natura e adattarlo a uno scopo completamente diverso.

Luke

Ma quanto è davvero applicabile? L'articolo dice che è ancora ricerca di base. Sappiamo se funziona negli esseri umani o solo negli animali da laboratorio?

Mimi

Per ora funziona negli animali. Negli ultimi vent'anni i ricercatori hanno usato l'optogenetica per capire come funziona il cervello dei topi, ma le applicazioni cliniche negli umani sono ancora lontane.

Mark

Quali sono le malattie che potrebbero beneficiarne?

Mimi

Alzheimer, Parkinson, malattie della retina. La speranza è di poter controllare specifiche cellule nervose danneggiate e ripristinare le loro funzioni.

Luke

L'articolo menziona "problemi etici". Quali sono esattamente? Non viene specificato.

Mimi

Non viene dettagliato, ma immagina di poter controllare il cervello con la luce. Le questioni etiche riguardano il consenso, la privacy neurale, il rischio di abuso. Sono questioni aperte che la comunità scientifica dovrà affrontare.

Mark

Perché il Nobel è stato assegnato a tre persone diverse?

Mimi

Perché ognuno ha fatto una parte cruciale. I due tedeschi hanno scoperto la proteina, l'americano l'ha trasformata in uno strumento di ricerca pratico. È stato un lavoro di squadra internazionale.

Luke

E il timing? Perché il Nobel nel 2026 e non prima? La scoperta di Deisseroth è del 2005.

Mimi

Il Nobel spesso arriva quando una scoperta ha dimostrato il suo valore nel tempo e ha generato un intero campo di ricerca. L'optogenetica è diventata uno strumento fondamentale in neuroscienze negli ultimi vent'anni.

  • Georg Nagel (72 anni, Università di Würzburg) e Peter Hegemann (73 anni, Università Humboldt di Berlino) hanno scoperto la canalerodopsina in un'alga unicellulare
  • Karl Deisseroth (55 anni, Stanford) ha trasferito il gene della proteina in cellule nervose nel 2005 e nel cervello di topi vivi nel 2007
  • L'optogenetica combina genetica e ottica per controllare cellule nervose con la luce, aprendo strade per lo studio di Alzheimer, Parkinson e malattie della retina

L'optogenetica combina genetica e ottica per accendere o spegnere le cellule nervose con la luce, aprendo nuove strade nello studio di Alzheimer e Parkinson. La scoperta nasce da una proteina di un'alga unicellulare e si è sviluppata attraverso collaborazione internazionale tra ricercatori tedeschi e americani.

Il Nobel per la Medicina 2026 va a Deisseroth, Hegemann e Nagel per aver sviluppato l'optogenetica, tecnica che usa la luce per controllare le cellule nervose e studiare il cervello.

Una proteina scoperta in un'alga unicellulare ha aperto una finestra completamente nuova sul cervello umano. Georg Nagel e Peter Hegemann, due ricercatori tedeschi, hanno identificato questa molecola straordinaria nella Chlamydomonas, un organismo microscopico capace di nuotare verso la luce. Quella proteina, chiamata canalerodopsina, funziona come un interruttore biologico: quando colpita dalla luce, crea un canale attraverso il quale passano particelle cariche, generando impulsi elettrici. Era il fondamento di qualcosa che ancora non aveva un nome.

Karl Deisseroth, ricercatore americano di Stanford, ha visto il potenziale nascosto in quella scoperta e ha deciso di metterla alla prova. Nel 2005 ha trasferito il gene della canalerodopsina in cellule nervose di ratti coltivate in laboratorio. Quando ha illuminato quelle cellule con luce blu, ha innescato segnali nervosi controllati dalla luce stessa. Due anni dopo, nel 2007, ha compiuto il passo decisivo: ha utilizzato la stessa tecnica direttamente nel cervello di topi vivi, riuscendo persino a risvegliare gli animali addormentati in modo preciso e controllato. Era nata l'optogenetica, una disciplina che combina genetica e ottica per studiare il comportamento delle cellule nervose con una precisione mai raggiunta prima.

Il Karolinska Institute di Stoccolma ha riconosciuto il valore di questo lavoro assegnando il Premio Nobel per la Medicina 2026 a tutti e tre i ricercatori. Nagel, settantadue anni, ha ricevuto la notizia mentre si trovava in Italia, dove trascorre l'inverno con la moglie originaria di Napoli. Da una terrazza circondata da ulivi e limoni, ha confessato lo stupore: non riusciva a credere di aver vinto. Deisseroth, cinquantacinque anni, era appena andato a dormire dopo aver lavorato a un articolo fino a tarda notte, dopo che i suoi bambini si erano addormentati. Ha descritto il premio come un grande onore, incredibile e inaspettato.

Ciò che rende questa scoperta così significativa è la sua capacità di trasformare il modo in cui gli scienziati studiano il cervello. Grazie all'optogenetica, i ricercatori possono ora accendere o spegnere specifiche cellule nervose usando la luce, osservando direttamente come si comportano e quale ruolo svolgono. Questo apre strade completamente nuove per comprendere malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson, per studiare come il cervello forma i ricordi, genera le emozioni e modella i comportamenti. La tecnica promette anche applicazioni nel trattamento di malattie che colpiscono la retina.

Gli esperti italiani hanno sottolineato l'importanza di questo riconoscimento. Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata, ha definito il Nobel un "trionfo dell'interdisciplinarietà", poiché la tecnica crea un ponte perfetto tra biologia molecolare, ingegneria e neuroscienze. Ivano Legnini, ricercatore presso Human Technopole a Milano, ha evidenziato come l'optogenetica abbia reso possibile controllare processi cellulari con una precisione spaziale e temporale straordinaria. Michela Fagiolini, direttrice dell'Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha affermato che la tecnica ha trasformato profondamente il modo di studiare il cervello.

Ma insieme alle enormi prospettive, emergono anche questioni etiche importanti. Cristian Ripoli, del dipartimento di Neuroscienza all'Università Cattolica di Roma, ha sottolineato che il Nobel ha premiato una tecnica rivoluzionaria che apre prospettive enormi ma pone anche problemi etici significativi. Si tratta ancora di ricerca di base, non di applicazioni cliniche consolidate, eppure le promesse sono già grandissime. I prossimi anni diranno se e come questa scoperta riuscirà a trasformarsi in terapie concrete per le malattie del cervello e della vista.

Sono molto sorpreso, non posso crederci
— Georg Nagel, dopo aver appreso della vittoria del Nobel mentre si trovava in Italia
È un grande onore, incredibile e inaspettato
— Karl Deisseroth, che aveva appena finito di lavorare a un articolo quando ha ricevuto la notizia
Quieres la nota completa? Lee el original en ANSA ↗
Contáctanos FAQ