Il ghiacciaio dell'Apocalisse si scioglie più velocemente: rischio +3cm di mare entro 2100

L'innalzamento del livello del mare esporrà a rischio di inondazioni un numero maggiore di persone nelle comunità costiere mondiali.
L'acqua oceanica calda si insinua sotto il ghiaccio, accelerandone lo scioglimento
Il pompaggio mareale permette all'oceano di penetrare sotto il Thwaites in modo più esteso di quanto i modelli precedenti avevano previsto.
Mark

Perché questo ghiacciaio in particolare è così importante? Non ci sono altri ghiacciai che si stanno sciogliendo?

Mimi

Il Thwaites è una specie di chiave di volta. Se cede, non solo contribuisce direttamente all'innalzamento del mare, ma libera altri ghiacciai dietro di sé. È come un tappo che tiene tutto in equilibrio.

Luke

Ma quanto è certa questa proiezione di 3 centimetri? Lo studio dice che è il doppio delle stime precedenti, ma su quale base esattamente?

Mimi

Si basa su una comprensione migliore di come l'acqua oceanica penetra sotto il ghiaccio attraverso il pompaggio mareale. È un meccanismo che i modelli precedenti non rappresentavano bene.

Mark

E se il ghiacciaio perde il contatto con quella cresta sottomarina? Cosa succede?

Mimi

Potrebbe iniziare a ritirarsi molto più velocemente, come una palla che rotola giù per una collina. Ma lo studio dice che c'è una probabilità del 60% che questo accada entro il 2100.

Luke

Probabilità del 60% significa che c'è ancora incertezza significativa. E gli altri scenari? Cosa succede se non perde il contatto?

Mimi

Allora il ritmo di scioglimento rimane più lento, ma comunque accelerato rispetto a quello che pensavamo prima.

Mark

Per le persone che vivono sulle coste, cosa significa concretamente un aumento di 3 centimetri?

Mimi

Sembra poco, ma si aggiunge a tutto il resto. Durante le tempeste, le alte maree, gli eventi estremi, quel centimetro in più significa che l'acqua arriva più lontano, raggiunge più case, più infrastrutture.

Luke

Lo studio dice che questo non presuppone un ulteriore aumento del riscaldamento globale. Ma il riscaldamento globale continuerà, giusto? Quindi questa potrebbe essere una stima al ribasso?

Mimi

Esattamente. Questa è la proiezione con i processi di fusione attuali. Se il pianeta continua a riscaldarsi, i numeri potrebbero essere ancora più alti.

  • Il ghiacciaio Thwaites, già responsabile del 4% dell'innalzamento globale del mare, potrebbe contribuire il doppio di quanto stimato finora: 3 centimetri entro il 2100, secondo i nuovi modelli.
  • Un fenomeno chiamato pompaggio mareale spinge acqua oceanica calda sotto il ghiaccio nella zona di ancoraggio, accelerando lo scioglimento in un'area che i vecchi modelli trattavano come stabile.
  • C'è una probabilità del 60% che il ghiacciaio perda il contatto con la cresta di Mouginot entro fine secolo, aprendo la strada a un arretramento rapido e potenzialmente irreversibile lungo il fondale marino.
  • Anche pochi centimetri aggiuntivi di mare in più aggravano il rischio di inondazioni nelle città costiere di tutto il mondo, soprattutto quando si sommano a mareggiate ed eventi meteorologici estremi.
  • Gli scienziati non prevedono un collasso imminente, ma indicano una lacuna critica nei modelli attuali: capire meglio il confine tra ghiaccio e oceano è ora una priorità urgente per la ricerca climatica.

Nell'estremo sud del mondo, un ghiacciaio grande quanto la Florida continua il suo lento ma inesorabile ritiro verso il mare, portando con sé il destino di milioni di persone che vivono sulle coste del pianeta. Nuove ricerche condotte da scienziati della NASA e dell'Università della California a Irvine rivelano che il ghiacciaio Thwaites si sta sciogliendo più rapidamente di quanto i modelli climatici abbiano finora saputo descrivere, a causa di un meccanismo mareale che spinge acqua calda sotto il ghiaccio in modo più aggressivo del previsto. Il contributo di questo colosso antartico all'innalzamento del livello del mare potrebbe essere doppio rispetto alle stime precedenti entro il 2100, ricordandoci che la natura spesso supera le nostre capacità di misurarla.

Nel cuore dell'Antartide occidentale, il ghiacciaio Thwaites — soprannominato il ghiacciaio dell'Apocalisse — copre un'area grande quanto la Florida e da decenni arretra verso il mare. Già oggi è responsabile del 4% dell'innalzamento globale del livello del mare, ma una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications da glaciologi dell'Università della California a Irvine e del Jet Propulsion Laboratory della NASA suggerisce che la velocità di questo processo sia stata sistematicamente sottovalutata.

Il Thwaites non è preoccupante solo per la sua massa — sufficiente, se si sciogliesse completamente, ad alzare il mare di oltre 60 centimetri — ma anche perché funge da tappo per masse glaciali ancora più grandi. La chiave della nuova ricerca sta nella zona di ancoraggio, il confine dinamico dove il ghiaccio smette di poggiare sul fondale e inizia a galleggiare. Qui, il movimento delle maree spinge acqua oceanica relativamente calda sotto il ghiaccio in un processo noto come pompaggio mareale, accelerando lo scioglimento in modo che i vecchi modelli non riuscivano a catturare.

Incorporando questi meccanismi nelle simulazioni, il team guidato da Mattia Poinelli ha ottenuto proiezioni più allarmanti: il contributo del Thwaites all'innalzamento del mare potrebbe raggiungere i 3 centimetri entro il 2100, circa il doppio delle stime precedenti, senza nemmeno ipotizzare un ulteriore aumento del riscaldamento globale. Le simulazioni indicano inoltre una probabilità del 60% che il ghiacciaio perda il contatto con la cresta sottomarina di Mouginot prima della fine del secolo, aprendo la strada a un arretramento accelerato.

Per le comunità costiere di tutto il mondo, anche pochi centimetri in più di mare significano un rischio di inondazioni sensibilmente maggiore, soprattutto quando si sommano a mareggiate e fenomeni meteorologici estremi. Eric Rignot, coautore dello studio, avverte che nei prossimi decenni il numero di persone esposte potrebbe essere molto superiore a quanto finora previsto. La ricerca non fissa una data per un eventuale collasso, ma indica con chiarezza dove la scienza deve ancora fare progressi: comprendere meglio ciò che accade nel punto in cui il ghiaccio incontra l'oceano.

Nel cuore dell'Antartide occidentale si trova uno dei ghiacciai più importanti e fragili del nostro pianeta. Il Thwaites, noto anche come il ghiacciaio dell'Apocalisse, copre un'area grande quanto la Florida e da decenni sta arretrando. Già oggi contribuisce al 4% dell'innalzamento globale del livello del mare, ma secondo una nuova ricerca condotta da glaciologi dell'Università della California a Irvine e del Jet Propulsion Laboratory della NASA, la velocità di questo processo potrebbe essere stata sottovalutata dai modelli scientifici utilizzati finora.

Ciò che rende il Thwaites particolarmente preoccupante non è solo la sua massa, ma il ruolo che svolge come barriera. Il bacino glaciale contiene ghiaccio sufficiente a innalzare il livello del mare di oltre 60 centimetri se dovesse fondersi completamente. Ma c'è di più: il ghiacciaio agisce come un tappo che trattiene masse glaciali ancora più grandi dietro di sé. Se il Thwaites cedesse, potrebbe liberare una quantità di ghiaccio capace di innalzare il mare di diversi metri. Comprendere come e quanto velocemente questo ghiacciaio si sta ritirando è quindi fondamentale per prevedere il futuro delle coste mondiali.

Lo studio si concentra su una zona critica: la linea di ancoraggio, il punto dove il ghiaccio smette di poggiare sul fondale marino e inizia a galleggiare sull'acqua, formando una piattaforma di ghiaccio. Finora i modelli climatici hanno trattato questa linea come un confine relativamente stabile, ma le osservazioni satellitari raccontano una storia diversa. In realtà, il passaggio tra ghiaccio ancorato e ghiaccio galleggiante avviene attraverso una fascia molto più ampia e dinamica. L'acqua marina penetra sotto il ghiacciaio e si ritira seguendo il movimento delle maree, in un fenomeno noto come pompaggio mareale. Questo sollevamento e abbassamento della massa glaciale permette all'acqua oceanica relativamente calda di insinuarsi sotto il ghiaccio, accelerando lo scioglimento.

Mattia Poinelli, autore principale dello studio e ricercatore che lavorava alle scienze del sistema Terra presso l'Università della California a Irvine, spiega che il team ha riconosciuto una configurazione molto diversa da quella ipotizzata in precedenza sotto i principali ghiacciai continentali che terminano in mare. Incorporando questi processi nei modelli, gli scienziati hanno ottenuto proiezioni molto più preoccupanti. Secondo i risultati pubblicati su Nature Communications, il contributo del Thwaites all'innalzamento del livello del mare potrebbe raggiungere i 3 centimetri entro il 2100, circa il doppio delle stime precedenti. Questa proiezione tiene conto dei processi di fusione nella zona di ancoraggio e non presuppone un ulteriore aumento del riscaldamento globale.

La conformazione del fondale marino gioca un ruolo cruciale in questo scenario. Il terreno su cui poggia il ghiacciaio degrada verso l'interno, una caratteristica che può favorire un arretramento accelerato. Man mano che il ghiaccio si ritira, l'acqua oceanica può raggiungere porzioni sempre più estese della massa glaciale. Due importanti rilievi sottomarini frenano attualmente il movimento del ghiaccio verso il mare, ma uno di questi ostacoli, la cresta di Mouginot, potrebbe essere superato prima della fine del secolo. Le simulazioni dello studio stimano una probabilità del 60% che il Thwaites perda il contatto con questo rilievo entro il 2100. Se accadesse, il ghiacciaio potrebbe arretrare rapidamente lungo il pendio del fondale fino alla successiva cresta sottomarina.

Per le città costiere di tutto il mondo, anche pochi centimetri in più di innalzamento del mare possono avere effetti significativi, soprattutto dove questo fenomeno si somma alle mareggiate, alle alte maree e agli eventi meteorologici estremi. Un contributo aggiuntivo di 3 centimetri aumenta il livello di partenza delle acque e aggrava il rischio di inondazioni in numerose comunità costiere. Eric Rignot, coautore dello studio e professore di scienze del sistema Terra all'Università della California a Irvine, sottolinea che i risultati indicano come nei prossimi decenni il rischio di inondazioni costiere e il numero di persone esposte potrebbero essere maggiori di quanto previsto finora.

La ricerca non fornisce una data certa per un eventuale collasso del Thwaites, ma mette in evidenza una lacuna importante nei modelli attuali: la difficoltà di descrivere ciò che accade nel punto in cui il ghiaccio entra in contatto con l'oceano. Migliorare la comprensione di questi meccanismi sarà essenziale per affinare le previsioni sull'innalzamento del livello del mare e valutare con maggiore precisione i rischi per le popolazioni costiere nei decenni a venire.

Abbiamo riconosciuto una configurazione diversa da quella ipotizzata in precedenza sotto i principali ghiacciai continentali che terminano in mare
— Mattia Poinelli, autore principale dello studio
Nei prossimi decenni, il rischio di inondazioni costiere e il numero di persone esposte potrebbero essere maggiori di quanto previsto finora
— Eric Rignot, coautore dello studio e professore all'Università della California a Irvine
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