Garlasco, emerge valutazione su Stasi del 2007 mai depositata: nuove ombre sull'inchiesta

Chiara Poggi è stata uccisa nel 2007; Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere per il delitto.
Un documento che nessuno aveva mai chiesto, che nessuno ha mai visto
La relazione psicologica su Stasi rimase nascosta negli archivi per diciannove anni senza essere depositata alle parti.
Mark

Quindi questa relazione psicologica — come è possibile che sia rimasta nascosta per diciannove anni?

Mimi

È stata trovata tra i documenti acquisiti al Ris di Parma durante una nuova inchiesta. Nessuno l'aveva cercata prima, o almeno non risulta che fosse stata richiesta dalla pm Muscio.

Luke

Ma qui c'è un problema: la criminologa nega di averla scritta. Se non l'ha scritta lei, chi l'ha scritta? E perché porta il suo nome?

Mimi

Esattamente. Lei dice che non ha mai fatto profili su Stasi, e che se lo avesse fatto, lo avrebbe sottoscritto diversamente. È una contraddizione che va risolta.

Mark

E questo documento ha influenzato il modo in cui Stasi è stato percepito durante il processo?

Mimi

Sembra di sì. Contiene le osservazioni che hanno alimentato l'immagine di Stasi come freddo, narcisista, senza emozioni. Ma la difesa non ha mai potuto esaminarla perché non è mai stata depositata ufficialmente.

Luke

Aspetta — se non è mai stata depositata, come ha influenzato il processo? Dov'è la prova che i giudici l'hanno vista?

Mimi

Buona domanda. Redaelli suggerisce che potrebbe essere stata un'iniziativa della polizia giudiziaria che non è stata formalizzata. Ma il fatto che il ritratto di Stasi come il "biondino con gli occhi di ghiaccio" sia diventato così famoso suggerisce che qualcosa di questo documento è circolato.

Mark

Quindi ci sono altre irregolarità oltre a questa?

Mimi

Sì. Ci sono anche i risultati nulli del Dna sui pedali che non entrarono mai nel fascicolo. E ora la difesa sta raccogliendo nuove prove, inclusa una testimonianza che secondo quanto trapela farà rumore.

Luke

Ma quante di queste "nuove prove" sono effettivamente nuove, e quante sono cose che avrebbero dovuto essere nel fascicolo originale? Perché se il problema è che le indagini erano incomplete, allora stiamo parlando di un processo costruito su fondamenta difettose.

Mimi

È il punto centrale. Ogni scoperta di questo tipo non solo rafforza l'argomento per una revisione, ma solleva domande su come sia stato possibile condannare qualcuno con così tante lacune.

  • Una relazione psicologica su Stasi, mai entrata nel fascicolo processuale, è stata trovata tra i materiali del Ris di Parma durante la nuova inchiesta avviata a settembre.
  • La criminologa Alessandra Bramante nega categoricamente di averla redatta, pur riconoscendo che il documento reca la sua firma e intestazione: la catena di custodia è spezzata.
  • Il testo descrive Stasi come freddo, narcisista, privo di emozioni — tratti che hanno alimentato il ritratto mediatico del 'biondino con gli occhi di ghiaccio' senza che la difesa potesse mai contestarli.
  • Questa scoperta si somma ad altre irregolarità già note, come i risultati nulli delle analisi del Dna sui pedali della bicicletta che non entrarono mai nel fascicolo.
  • Gli avvocati di Stasi raccolgono nuove prove, inclusa una testimonianza che si annuncia dirompente, mentre i tempi per la richiesta di revisione della condanna si allungano sotto il peso del materiale emergente.

Diciannove anni dopo la morte di Chiara Poggi a Garlasco, un documento di tredici pagine sulla personalità di Alberto Stasi — mai richiesto ufficialmente, mai depositato in fascicolo, attribuito a una criminologa che lo smentisce — riemerge dagli archivi del Ris di Parma come un fantasma dell'inchiesta originaria. La sua esistenza solleva domande antiche e urgenti insieme: chi lo scrisse, a quale scopo, e quanto ha pesato sulla costruzione dell'immagine pubblica di un uomo condannato a sedici anni. In ogni grande vicenda giudiziaria si nasconde il rischio che la narrazione preceda la prova; questo documento sembra incarnare esattamente quel pericolo.

Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna a mostrare le sue crepe. Prima ancora che i pm di Pavia inizino ad ascoltare gli investigatori del 2007, è emerso un documento inatteso: una relazione psicologica di tredici pagine su Alberto Stasi, trovata tra i materiali acquisiti il dieci settembre nei laboratori del Ris di Parma. Il testo porta la firma della criminologa Alessandra Bramante, che però nega con fermezza di averlo scritto. La contraddizione è netta: il documento esiste, ma chi vi è attribuita lo disconosce.

La relazione ricostruisce la personalità di Stasi attingendo ai verbali degli interrogatori condotti dalla pm Rosa Muscio tra il tredici e il ventidue agosto 2007, pochi giorni dopo il delitto. Da quelle dichiarazioni, qualcuno ha ricavato diciassette punti: narcisismo, freddezza, mancanza di emozioni, indifferenza verso la vittima. Alcune frasi sembravano imparate a memoria; Stasi, ai soccorritori, aveva detto semplicemente che c'era una ragazza morta. Sono le stesse suggestioni che hanno alimentato il celebre ritratto del 'biondino con gli occhi di ghiaccio' — ma il documento che le conteneva non è mai stato depositato alle parti, e la difesa non ha mai potuto esaminarlo né controbatterlo.

L'esperto della famiglia Poggi, Dario Redaelli, ipotizza che si tratti di un'iniziativa della polizia giudiziaria i cui esiti non furono ritenuti rilevanti e non vennero formalizzati al pubblico ministero. Il comandante dei Carabinieri Salvatore Luongo ha assicurato piena collaborazione e trasparenza qualora emergessero responsabilità individuali. Nel frattempo, gli avvocati di Stasi continuano a raccogliere prove — tra cui una nuova testimonianza che si annuncia significativa — mentre la richiesta di revisione della condanna a sedici anni si fa più solida, e più complessa, a ogni nuova scoperta.

Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, un documento smarrito sta riaprendo le ferite di un'inchiesta che già mostra crepe profonde. I pubblici ministeri di Pavia stanno convocando gli investigatori che lavorarono al caso nel 2007, ma prima ancora che quelle audizioni inizino, è emerso qualcosa di nuovo: una relazione psicologica di tredici pagine sulla personalità di Alberto Stasi, il giovane condannato a sedici anni per il delitto, che nessuno aveva mai chiesto ufficialmente e che non è mai finita nel fascicolo processuale.

Il documento porta la firma e l'intestazione della criminologa Alessandra Bramante, ma lei nega categoricamente di averlo scritto. In una nota, ha spiegato che non ha mai redatto alcun profilo su Stasi, e che se lo avesse fatto, lo avrebbe sottoscritto con data e firma su carta intestata — esattamente come appare nel documento trovato. La contraddizione è netta: il testo esiste, ma la persona cui è attribuito dice che non l'ha prodotto. Questa lacuna nella catena di custodia dei documenti si aggiunge a un'altra irregolarità già nota: due risultati di analisi del Dna sui pedali della bicicletta di Stasi che risultarono nulli e che non entrarono mai nel fascicolo dell'epoca.

La relazione, scoperta tra i materiali acquisiti il dieci settembre nei laboratori del Ris di Parma durante una nuova inchiesta, condensa in tredici pagine osservazioni sul carattere dell'allora indagato. Contiene tre colonne che riportano interi passaggi dalle dichiarazioni che Stasi rese alla pm Rosa Muscio tra il tredici e il ventidue agosto 2007, pochi giorni dopo il delitto. Da questi interrogatori, qualcuno ha estrapolato diciassette punti per descrivere aspetti della sua personalità: tendenza narcisistica, ambivalenza rispetto al sesso, freddezza, capacità di calcolo, mancanza assoluta di emozioni, indifferenza estrema nei confronti della vittima. Il documento contiene anche commenti più ampi, come l'osservazione che alcune frasi sembravano imparate a memoria, o che Chiara non era mai sembrata la sua fidanzata — tanto che Stasi aveva detto ai soccorritori semplicemente che c'era una ragazza morta.

Ciò che rende il documento ancora più problematico è che non risulta essere stato mai richiesto dalla pm Muscio, allora in servizio a Vigevano, e non è mai stato depositato alle parti. È rimasto nascosto negli archivi, un'analisi che ha influenzato la narrazione del caso — il celebre ritratto di Stasi come il "biondino con gli occhi di ghiaccio" — senza che la difesa potesse controbatterla o esaminarla. Dario Redaelli, esperto del pool di consulenti della famiglia Poggi, ha commentato che potrebbe trattarsi di un'iniziativa della polizia giudiziaria i cui risultati non furono considerati rilevanti e quindi non formalizzati al pubblico ministero. Ha aggiunto che sembra forzato attribuire a questo documento la definizione che è diventata famosa, soprattutto perché il documento stesso non è mai stato reso pubblico.

Intanto, il comandante dei Carabinieri Salvatore Luongo ha dichiarato che se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, l'Arma risponderà con totale collaborazione, massima trasparenza e assoluta fermezza. Per la difesa di Stasi, i tempi della richiesta di revisione della sentenza si allungano man mano che emergono nuovi elementi dagli atti dei pm a suo favore e nuove presunte irregolarità nelle indagini originarie. Gli avvocati Bocellari e De Rensis hanno raccolto ulteriori prove, tra cui una nuova testimonianza che, secondo quanto trapela, farà rumore. Ogni scoperta di questo tipo complica il quadro e rinforza l'argomento per una revisione del processo, ma anche allunga i tempi necessari per valutare tutto il materiale.

Non ho mai fatto alcun profilo, se faccio relazioni metto data e firma
— Alessandra Bramante, criminologa
Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell'Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza
— Salvatore Luongo, comandante dei Carabinieri
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