A quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, la Procura di Pavia ha portato alla luce ciò che ogni sistema giudiziario teme di trovare nel proprio passato: documenti senza firma, prove biologiche smaltite senza verbale, e annotazioni investigative mascherate da valutazioni scientifiche. Il caso di Alberto Stasi — condannato in via definitiva nel 2015 — si trova ora al centro di un'indagine sulle procedure del Ris di Parma, sollevando domande che non riguardano solo un singolo processo, ma la tenuta della fiducia pubblica nella scienza forense. Quando le istituzioni sbagliano in
Garlasco, analisi psicologica su Stasi senza firma e provette smaltite: i dubbi dei pm
Dopo diciannove anni ha il diritto di riposare in pace
Cosa rende questo documento psicologico così problematico se contiene comunque valutazioni su Stasi?
Il fatto che non sia firmato, non datato e mai depositato nel fascicolo. Se era rilevante per l'accusa, perché non è stato formalizzato? Se non era rilevante, perché era negli atti del Ris?
Ma attenzione: non sappiamo chi l'ha scritto davvero. L'intestazione rimanda a Bramante, ma senza firma è solo un'attribuzione. E i commenti in rosso e verde sembrano più investigativi che psicologici—potrebbero essere stati aggiunti da chiunque.
E le provette biologiche? Perché smaltirle dopo la condanna definitiva?
Secondo il Ris, gli eluiti sono intermedi di lavorazione, non reperti veri e propri. Una volta concluso il procedimento, possono essere distrutti. Ma la difesa aveva chiesto che fossero conservati per future analisi.
Qui il problema è la tempistica e la documentazione. Non c'è un verbale specifico dello smaltimento. Abbiamo fotografie di un freezer vuoto a settembre 2016, ma la data esatta non è certa. E il capitano Marino aveva detto che il materiale sarebbe stato conservato—Donghi ha reinterpretato quella promessa come valida solo fino alla sentenza definitiva.
I genitori di Chiara cosa ne pensano di tutto questo?
Vogliono che finisca. Dopo diciannove anni, dicono che Chiara ha diritto di riposare in pace. Non sono interessati a riaprire il caso, anche se dicono che non si oppongono a nessun accertamento.
Ma è importante notare che credevano a Stasi all'inizio, poi hanno cambiato idea durante le indagini. Ora la Procura sta indagando su Andrea Sempio, un amico del figlio Marco. I genitori dicono che Sempio era un ragazzo normale, che veniva a casa due o tre volte a settimana.
Quindi la Procura pensa che potrebbe essere stato Sempio, non Stasi?
La Procura ha chiuso l'inchiesta su Sempio senza rinviarlo a giudizio. Ma ha aperto questa indagine parallela sul Ris per capire se il materiale biologico e le procedure investigative originarie fossero state gestite correttamente.
E qui è il punto: non sappiamo ancora se le irregolarità procedurali abbiano influito sulla condanna di Stasi o se siano semplicemente errori amministrativi. Il Ris dice che il materiale biologico originario—l'intonaco, le unghie—è stato conservato e analizzato correttamente. Quello che è stato distrutto sono gli eluiti, i derivati. È una distinzione importante che non possiamo ignorare.
O Pulso
- Tredici pagine prive di firma e data, attribuite a una criminologa ma mai depositate in tribunale, descrivono Stasi come freddo e manipolatore attraverso annotazioni che sembrano più di un investigatore che di uno psicologo.
- Le provette con il DNA estratto dall'intonaco della cantina e dalle unghie di Chiara Poggi sono state smaltite collettivamente nel 2016, mesi dopo la sentenza definitiva, senza un verbale specifico — nonostante la difesa avesse esplicitamente chiesto che fossero conservate.
- Il contrasto tra la promessa del capitano Marino di mettere il materiale a disposizione dell'autorità giudiziaria e la successiva distruzione degli eluiti alimenta il sospetto che le garanzie processuali siano state aggirate.
- I genitori di Chiara Poggi, dopo diciannove anni di esposizione mediatica e insinuazioni sulla figlia, chiedono solo che la vicenda si chiuda: 'È ora che finisca, anche per rispetto di Chiara.'
- Il comandante Luongo promette trasparenza totale e responsabilità individuale, ma la domanda rimane aperta: quante altre prove potrebbero essere andate perdute in un'inchiesta ora sottoposta a scrutinio dopo quasi due decenni.
A quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, la Procura di Pavia ha portato alla luce ciò che ogni sistema giudiziario teme di trovare nel proprio passato: documenti senza firma, prove biologiche smaltite senza verbale, e annotazioni investigative mascherate da valutazioni scientifiche. Il caso di Alberto Stasi — condannato in via definitiva nel 2015 — si trova ora al centro di un'indagine sulle procedure del Ris di Parma, sollevando domande che non riguardano solo un singolo processo, ma la tenuta della fiducia pubblica nella scienza forense. Quando le istituzioni sbagliano in silenzio, il peso ricade su chi ha già perso tutto: una figlia, anni di libertà, la pace di un lutto.
Nella primavera del 2007, mentre il Ris di Parma costruiva il caso contro Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi, qualcuno redasse tredici pagine di valutazione psicologica: senza firma, senza data, mai depositate nel fascicolo processuale. Il documento, intestato alla criminologa Alessandra Bramante ma privo della sua firma, conteneva diciassette punti su Stasi — descritto come freddo, narcisista, calcolatore — con commenti in rosso e verde che richiamavano più il linguaggio di un interrogatorio che quello di una perizia scientifica. Frasi come «Sembrano frasi imparate a memoria» o «Pensiero contorto classico della menzogna» hanno convinto la Procura di Pavia ad aprire un'indagine sul modo in cui fu condotta l'inchiesta originaria.
L'altra anomalia riguarda le prove biologiche. Dopo la condanna definitiva di Stasi nel dicembre 2015, le provette con materiale estratto dall'impronta 33 dell'intonaco e dalle unghie di Chiara Poggi furono smaltite collettivamente nel 2016, insieme a quelle di altri procedimenti, senza un verbale specifico. Il colonnello Donghi ha sostenuto che gli eluiti sono semplici intermedi di lavorazione, distruggibili a procedimento concluso. Ma la difesa di Stasi aveva chiesto più volte la loro conservazione, e un ufficiale aveva assicurato che sarebbero rimasti a disposizione dell'autorità giudiziaria. Una promessa che, secondo Donghi, valeva solo fino alla sentenza definitiva.
Dietro le carte processuali ci sono persone che portano il peso di questa storia da quasi vent'anni. Giuseppe e Rita Poggi sono tornati in televisione non per commentare la nuova inchiesta, ma per difendere la memoria della figlia, sporcata — dicono — da insinuazioni e intercettazioni rese pubbliche. «Dopo 19 anni è ora che finisca», ha detto Giuseppe. Il comandante Luongo ha promesso collaborazione e fermezza: chi ha sbagliato risponderà. Ma la domanda che resta sospesa è più grande di qualsiasi risposta istituzionale: cosa altro potrebbe essere andato perduto, in silenzio, nel corso di un'inchiesta che solo ora viene davvero esaminata.
Nella primavera del 2007, quando gli investigatori del Ris di Parma stavano costruendo il caso contro Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, qualcuno ha redatto tredici pagine di valutazione psicologica. Non erano firmate. Non avevano data. Non furono mai depositate nel fascicolo processuale. Eppure contenevano diciassette punti catalogati come "pensieri e impressioni" su un uomo descritto come freddo, manipolatore, narcisista, calcolatore, privo di emozioni, indifferente alla vittima. Quella relazione è rimasta sepolta negli atti fino a poche settimane fa, quando la Procura di Pavia l'ha scoperta mentre indagava su come il Ris aveva condotto l'inchiesta originaria.
L'intestazione del documento rimanda a Alessandra Bramante, criminologa, ma la sua firma non c'è. Solo un indirizzo e un'email. Il testo è strutturato in tre colonne: la prima riporta passaggi dei verbali in cui Stasi aveva parlato tra il 13 e il 22 agosto 2007; la seconda contiene commenti in rosso; la terza evidenzia in verde quello che l'autore considerava contraddizioni. Leggendo quei commenti emerge un quadro che sembra più investigativo che psicologico. "Come ha fatto a non sporcarsi? E a non vedere le macchie?" "Impossibile non pestare tutte quelle macchie." "Sembrano frasi imparate a memoria." "Pensiero contorto e confuso classico della menzogna." Sono annotazioni che un investigatore potrebbe fare durante un interrogatorio, non considerazioni di uno psicologo che valuta una personalità.
Ma il documento senza firma è solo una parte della storia che la Procura pavese sta ricostruendo. L'altra riguarda il destino delle provette biologiche. Dopo la condanna definitiva di Stasi nel dicembre 2015 a sedici anni di carcere, il Ris ha conservato gli eluiti—le provette contenenti materiale biologico estratto dai reperti—in un freezer dedicato fino al 2016. Poi, tra settembre e fine settembre di quell'anno, le provette relative all'impronta 33 dell'intonaco della cantina e le nove provette con il materiale delle unghie di Chiara Poggi sono state smaltite collettivamente, insieme a quelle di altri procedimenti. Non c'è stato un verbale specifico. Il colonnello Matteo Donghi del Ris ha spiegato che gli eluiti sono "intermedi di lavorazione" e possono essere distrutti una volta conclusi gli accertamenti. Ma la difesa di Stasi aveva chiesto più volte che fossero conservati, e il capitano Alberto Marino aveva detto che sarebbero stati "messi successivamente a disposizione dell'autorità giudiziaria al termine di tutte le analisi". Donghi ha precisato che quella promessa valeva solo fino alla conclusione del procedimento con sentenza definitiva.
Intanto, i genitori di Chiara Poggi sono tornati in televisione per parlare della loro figlia, non della nuova inchiesta. Diciannove anni dopo il delitto, Giuseppe e Rita Poggi dicono che Chiara "ha il diritto di riposare in pace". Hanno subito il peso del circo mediatico per un anno e mezzo, ogni giorno, tanto che il sindaco di Garlasco ha vietato l'accesso ai non residenti nella loro strada per tenere lontani i giornalisti. Sono stati feriti dalle intercettazioni telefoniche del figlio Marco rese pubbliche, dalle insinuazioni su Chiara come se fosse lei la colpevole, dalle voci su Marco che sarebbe tornato di notte a uccidere la sorella. "Hanno sporcato la sua memoria," ha detto Rita. Credevano ad Alberto Stasi all'inizio, poi hanno cambiato idea man mano che proseguivano le indagini. Ora non intendono incontrare né lui né sua madre. "Dopo 19 anni è ora che finisca," ha concluso Giuseppe, "anche per rispetto di Chiara."
Il comandante dei carabinieri Salvatore Luongo ha promesso massima trasparenza. Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, ha detto al Tg1, "la risposta dell'Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche di assoluta fermezza. Chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede." Ha sottolineato che il Ris è un'eccellenza scientifica a livello internazionale, ma che la fiducia pubblica non si preserva nascondendo i dubbi. "Abbiamo il dovere di rispettare il dolore delle famiglie che sono state coinvolte in questa tragica vicenda." Quello che emerge dalle indagini della Procura di Pavia è un quadro di procedure non seguite, documenti non firmati, materiale biologico smaltito senza traccia formale. Non è ancora chiaro se questi errori procedurali abbiano influito sulla condanna di Stasi o se rappresentino semplicemente negligenza amministrativa. Ma per una famiglia che ha perso una figlia e per un uomo che ha scontato anni in carcere, la domanda rimane: cosa altro potrebbe essere stato perso o distrutto nel corso di un'inchiesta che ora viene sottoposta a scrutinio dopo quasi due decenni.
Citações Notáveis
Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell'Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche di assoluta fermezza. Chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede.— Comandante Salvatore Luongo, carabinieri
Dopo 19 anni è ora che finisca, anche per rispetto di Chiara perché Chiara ha diritto di riposare in pace.— Giuseppe Poggi, padre di Chiara