Nel cuore di una vicenda giudiziaria che ha segnato l'Italia per quasi vent'anni, emerge un nuovo documento scientifico mai consegnato ai fascicoli processuali: un foglio del Ris datato 26 settembre 2007 che attesta la presenza di Dna maschile sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. È il terzo elemento rimasto negli archivi dell'Arma senza mai raggiungere i giudici, e la sua scoperta solleva una domanda antica quanto la giustizia stessa: cosa succede quando le prove che non vediamo plasmano le verità che crediamo di conoscere?
Garlasco, emerge un terzo documento Ris mai depositato: 'Dna maschile sui pedali'
Da quel momento, le indagini non hanno mai più cambiato direzione
Allora, questo foglio del 26 settembre — contiene davvero Dna maschile sui pedali, o è solo un'analisi parziale che non significa niente?
Contiene una quantificazione: 8,44 picogrammi per millilitro di Dna maschile. È un dato concreto, registrato dal Ris. Il punto è che nessuno l'ha mai visto nei fascicoli.
Ma aspetta — sappiamo da dove viene quel Dna maschile? È sangue? È contaminazione? Il foglio dice solo che c'è Dna maschile, non dice che è di un colpevole.
Esatto. E questo è il problema. Se il test Obti fosse stato fatto, avrebbe potuto dire se era sangue o no. Ma secondo Marino non è stato fatto perché le tracce erano troppo esigue.
Però c'è un appunto che dice il contrario — che il test è stato fatto e ha dato risultato negativo?
Sì, ma quell'appunto non è nei fascicoli processuali. Quindi non sappiamo se è affidabile, chi l'ha scritto, quando esattamente.
Il punto più grande è questo: Marino ha scritto ufficialmente che il test Obti non era stato effettuato. Ma se c'è un appunto che dice che è stato fatto e ha dato negativo, allora la versione ufficiale è incompleta o sbagliata.
E questo ha influenzato il fermo di Stasi?
Secondo la difesa, sì. Marino ha concluso che era ragionevole ritenere che le tracce fossero sangue. Quel dato ha convinto il pm che Stasi fosse il colpevole. Da lì, le indagini non hanno mai più guardato altrove.
Ma dobbiamo essere chiari: non sappiamo ancora se Marino ha deliberatamente nascosto il dato o se è stato un errore amministrativo. La nuova inchiesta sta cercando di capire come sono stati gestiti questi documenti.
E il Dna maschile — potrebbe essere di chiunque, giusto? Potrebbe essere di chi ha davvero ucciso Chiara?
Potrebbe. Ma se non sappiamo se è sangue, se non sappiamo da dove viene, se non sappiamo nemmeno che esiste perché è rimasto nascosto nei fascicoli del Ris, allora non possiamo usarlo per dire niente di sicuro.
Esattamente. Quello che sappiamo è che ci sono documenti che non sono stati depositati. Quello che non sappiamo ancora è perché, e se è stato intenzionale.
The Pulse
- Un foglio di lavoro del Ris del 26 settembre 2007 — mai depositato in tribunale — documenta 8,44 picogrammi per millilitro di Dna maschile sui pedali della bici di Stasi, rimasto nascosto per quasi vent'anni.
- È il terzo documento omesso: prima erano emersi i raw data negativi del 20 settembre e un appunto su un test Obti che, secondo gli atti ufficiali, era stato eseguito ma che in realtà non lo era mai stato.
- La difesa di Stasi sostiene che fu proprio la narrazione incompleta sulle tracce biologiche a convincere il pm della sua colpevolezza, orientando le indagini in modo irreversibile già nel settembre 2007.
- La Procura di Pavia, con i genetisti Previderé e Grignani, sta ricostruendo come le operazioni sui pedali siano proseguite oltre il 24 settembre senza che i risultati venissero mai comunicati agli inquirenti.
- La nuova inchiesta punta a stabilire se la gestione selettiva delle prove abbia alterato il corso di un processo che ha tenuto in scacco la giustizia italiana per quasi due decenni.
Nel cuore di una vicenda giudiziaria che ha segnato l'Italia per quasi vent'anni, emerge un nuovo documento scientifico mai consegnato ai fascicoli processuali: un foglio del Ris datato 26 settembre 2007 che attesta la presenza di Dna maschile sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. È il terzo elemento rimasto negli archivi dell'Arma senza mai raggiungere i giudici, e la sua scoperta solleva una domanda antica quanto la giustizia stessa: cosa succede quando le prove che non vediamo plasmano le verità che crediamo di conoscere?
Negli archivi del Ris dei carabinieri esisteva un foglio che nessun giudice aveva mai visto. Datato 26 settembre 2007, pochi giorni dopo l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, riportava la quantificazione di Dna maschile sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi: 8,44 picogrammi per millilitro. Il documento è rimasto negli uffici dell'Arma fino all'11 settembre di quest'anno, quando i pm di Pavia lo hanno recuperato nel corso di una nuova inchiesta sulla gestione delle indagini originarie.
Non è il primo elemento a emergere come mai depositato negli atti. Prima di questo foglio erano già venuti alla luce i dati grezzi del 20 settembre 2007 — che mostravano risultati negativi per il Dna di Chiara sui pedali — e un appunto del capitano Alberto Marino che descriveva un test Obti mai effettuato, contraddetto da un altro documento recuperato dagli inquirenti. Nessuno di questi risultati aveva raggiunto il fascicolo processuale.
Secondo la difesa di Stasi, guidata dall'avvocata Giada Bocellari, fu proprio la relazione di Marino — che concludeva essere ragionevole ritenere le tracce sui pedali come sangue — a spingere il pm verso la certezza della colpevolezza di Stasi. Da quel momento le indagini non cambiarono più direzione. Stasi fu fermato il 24 settembre 2007 e scarcerato quattro giorni dopo, quando il gip stabilì che non si poteva affermare con certezza la natura ematica di quel Dna. Ma la narrazione investigativa si era già consolidata.
I genetisti incaricati dalla Procura di Pavia hanno chiarito che le operazioni sui pedali erano proseguite oltre il 24 settembre, generando ulteriori campioni mai comunicati. Il foglio del 26 settembre, identificato dalla sigla 'bu_p_bis', era uno schema di quantificazione di quegli stessi campioni. La nuova inchiesta cerca ora di rispondere a domande rimaste senza risposta per quasi vent'anni: perché il Dna maschile non fu comunicato? Perché i dati negativi del 20 settembre non furono depositati insieme a quelli positivi del 19? E perché un test mai eseguito risultava, sulla carta, effettuato?
Negli archivi del Reparto investigativo scientifico dell'Arma dei carabinieri giace un foglio che nessuno ha mai visto nei fascicoli processuali. È datato 26 settembre 2007, pochi giorni dopo l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Su quel foglio c'è scritto che sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi è stato trovato Dna maschile: 8,44 picogrammi per millilitro, secondo le misurazioni del Ris. Il documento è rimasto negli uffici dell'Arma fino all'11 settembre di quest'anno, quando i pm di Pavia lo hanno recuperato insieme a decine di altre carte durante una nuova inchiesta sulla gestione delle indagini di 19 anni fa.
Questo foglio di lavoro è il terzo elemento che emerge come mai depositato negli atti. Prima di lui c'erano i dati grezzi del 20 settembre 2007, che mostravano risultati negativi per il Dna di Chiara sui pedali, e un appunto del capitano Alberto Marino, consulente del pm Rosa Muscio, che descriveva un test Obti mai effettuato. Marino aveva scritto che il test per identificare il sangue umano non era stato condotto perché le tracce erano troppo esigue e i kit non sufficientemente sensibili. Eppure un appunto recuperato dagli inquirenti dice il contrario. Nessuno di questi risultati finì nel fascicolo processuale.
La ricostruzione di Marino nei documenti ufficiali era stata questa: dopo aver ottenuto il profilo genetico di Chiara dal Dna trovato sui pedali il 19 settembre, gli investigatori avevano smontato e ispezionato la bicicletta. Avevano trovato almeno tre tracce molto piccole. Le avevano testate con il Combur, un esame preliminare per verificare la natura ematica, e il risultato era stato positivo. Marino aveva concluso che era ragionevole ritenere che quelle tracce fossero sangue. Questo dato, secondo l'avvocata Giada Bocellari che difende Stasi, è stato quello che ha indotto il pm a considerare Stasi il colpevole. Da quel momento, ha detto Bocellari, le indagini non hanno mai più cambiato direzione.
Alberto Stasi era stato fermato il 24 settembre 2007. Il 25 settembre il suo consulente della difesa, Fabbri, aveva insistito perché venisse effettuato il test Obti, l'esame più specifico per identificare il sangue. Il 28 settembre Stasi è stato scarcerato dopo quattro giorni di fermo. Il giudice per le indagini preliminari aveva valutato che non si poteva dire con certezza che quel Dna fosse sangue. Ma ormai il danno era fatto: la narrazione investigativa si era consolidata intorno a una traccia che non era mai stata completamente caratterizzata.
I consulenti genetisti Previderé e Grignani, incaricati dalla Procura di Pavia nella nuova inchiesta, hanno chiarito che le operazioni di ispezione dei pedali da parte del Ris erano andate avanti oltre il 24 settembre 2007, il giorno in cui Marino aveva depositato la sua relazione sul Dna attribuibile a Chiara. Questo significava che erano stati generati numerosi altri prelievi, descritti nei verbali ma mai completamente comunicati. Il foglio del 26 settembre conteneva uno schema di quantificazione di alcuni di questi campioni, identificato dalla sigla 'bu_p_bis'. Quel documento è rimasto nelle stanze del Ris.
La scoperta di questi fogli di lavoro non depositati apre una questione centrale sulla gestione delle prove in un caso che ha segnato profondamente la comunità di Garlasco. Se il Dna maschile sui pedali era stato rilevato e quantificato, perché non era stato comunicato agli inquirenti? Se il test Obti non era stato effettuato, perché Marino aveva scritto che era stato effettuato? Se i dati del 20 settembre erano negativi, perché non erano finiti negli atti insieme a quelli del 19 settembre che invece facevano match con il Dna di Chiara? Queste domande stanno guidando la nuova inchiesta della Procura di Pavia, che sta cercando di capire come le prove siano state gestite e comunicate negli anni cruciali subito dopo l'omicidio.
Notable Quotes
È stato il dato che ha indotto il Pm a ritenere che lui fosse il colpevole. E da lì le indagini non sono mai più tornate indietro.— Avvocata Giada Bocellari, difensore di Alberto Stasi