Dopo il voto europeo, il Partito democratico si presenta come prima forza dei Socialisti e democratici a Bruxelles, con Nicola Zingaretti tra i nomi destinati a guidare il gruppo. Dietro i numeri si intravede una scelta più profonda: le opposizioni italiane sono chiamate a trasformare la contrapposizione in un progetto comune, e la domanda è se la fiducia nella leadership di Elly Schlein basterà a tenerle insieme. La politica torna così a misurarsi con la vecchia questione di come si costruisce un'alternativa credibile quando il consenso è altrove.
Zingaretti: «Schlein ha il passo della leader, ora unire le opposizioni è un dovere»
Pensare all'alternativa non è più solo una scelta, ma un dovere
Perché questa intervista conta, al di là del risultato europeo?
Perché Zingaretti usa il successo del Pd per rilanciare il tema delle alleanze, quello su cui lasciò la segreteria. Dice che l'alternativa ora è un dovere.
Ma è una sua lettura. Che gli alleati la condividano non è confermato: l'intervistatore stesso osserva che finora il Pd sembrava più convinto degli altri.
E sulla leadership di Schlein?
È prudente: la leadership si conquista con coerenza, e lei è sulla strada giusta. Non dice che sia già riconosciuta.
Infatti. Il titolo parla di «passo della leader», ma nel testo è un giudizio, non un dato.
Che c'è dietro la piazza di martedì?
L'aggressione al deputato Donno alla Camera. Meloni e Zingaretti ne danno letture opposte.
Qui abbiamo due versioni di parte. L'intervista riporta la sua, non una ricostruzione indipendente dei fatti.
E sull'aborto?
Meloni dice di non voler toccare la 194; lui sostiene che vorrebbe svuotarla nella sostanza.
Quest'ultima è un'accusa politica, senza prove citate nel testo. Ed è ancora aperta la questione del capogruppo a Bruxelles: nulla è deciso.
The Pulse
- Ventuno eurodeputati fanno del Pd la prima delegazione socialista, ma la guida del gruppo a Bruxelles resta sospesa tra le mani di Schlein.
- Lo scontro in Aula dopo l'aggressione al deputato Donno ha acceso la piazza e alzato la temperatura tra maggioranza e opposizioni.
- Zingaretti accusa Meloni di minacciare la Costituzione su aborto, Autonomia differenziata e diritti sociali, e rilancia la difesa dell'articolo 3.
- Il fronte delle opposizioni cerca un programma condiviso su salario minimo e sanità, ma M5S e alleati devono ancora accettare la leadership di Schlein.
- La piazza di martedì diventa il primo banco di prova di un'alternativa che si annuncia ancora fragile.
Dopo il voto europeo, il Partito democratico si presenta come prima forza dei Socialisti e democratici a Bruxelles, con Nicola Zingaretti tra i nomi destinati a guidare il gruppo. Dietro i numeri si intravede una scelta più profonda: le opposizioni italiane sono chiamate a trasformare la contrapposizione in un progetto comune, e la domanda è se la fiducia nella leadership di Elly Schlein basterà a tenerle insieme. La politica torna così a misurarsi con la vecchia questione di come si costruisce un'alternativa credibile quando il consenso è altrove.
La conferma è arrivata sabato: con ventuno eurodeputati il Partito democratico sarà la prima delegazione dei Socialisti e democratici a Bruxelles. Tra gli eletti c'è Nicola Zingaretti, ex segretario, tornato dalle urne con oltre centotrentamila preferenze e indicato come possibile capogruppo. Lui parla di una grande responsabilità: chi ama l'Europa deve spingere per cambiarla, rimettendo in discussione il diritto di veto e rafforzando le politiche comuni, a cominciare da politica estera e difesa.
In Italia, sostiene, il divario con Fratelli d'Italia si è ridotto e il partito ha recuperato tra i giovani e tra chi non vota. Il tema che ne discende è un fronte comune delle opposizioni. Zingaretti attribuisce il merito a Schlein, che ha scelto con spirito unitario anche davanti alle provocazioni di Giuseppe Conte, e indica i primi passi del programma: la raccolta firme sul salario minimo, la difesa della salute e la piazza di martedì per la Costituzione.
La piazza nasce dopo l'aggressione al deputato Donno alla Camera. Meloni ha parlato di errore di alcuni parlamentari caduti nelle provocazioni; Zingaretti ribalta la lettura, ricordando che a cadere è stato un deputato d'opposizione. Da qui la critica al governo sui due anni di attività, dai tagli al sociale all'Autonomia differenziata, fino alla legge 194, che secondo lui si vuole svuotare nella sostanza senza toccarla formalmente. Resta da vedere se il Movimento 5 Stelle e gli altri alleati accetteranno un programma comune e la guida di Schlein.
La conferma definitiva è arrivata sabato: con 21 eurodeputati, il Partito democratico sarà la prima delegazione all'interno del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo. Tra gli eletti c'è Nicola Zingaretti, ex segretario del partito, che è tornato dalle urne con oltre 130mila preferenze e viene indicato come possibile capogruppo a Bruxelles. Lui, in un'intervista a La Stampa, parla di una grande responsabilità: chi ama l'Europa, dice, deve spingere per cambiarla.
Sulla guida del gruppo non si sbilancia. Venerdì c'è stata una riunione con la segretaria Elly Schlein, che ha avocato a sé il compito di chiudere il quadro degli assetti europei. Qualunque cosa decida, assicura Zingaretti, per lui andrà bene.
La sua idea di Europa passa da una stagione di riforme: rimettere in discussione il diritto di veto e fare un salto in avanti sulle politiche comuni, a cominciare da politica estera e difesa. L'Unione, sostiene, si rifonda se torna a porsi l'obiettivo di difendere le persone, nei grandi scenari geopolitici come nella vita quotidiana. È, a suo dire, il contrario di ciò che propongono le destre nazionaliste, che pure hanno vinto, in Italia e in Europa. Zingaretti però distingue: in Italia il divario tra il Pd e Fratelli d'Italia si è ridotto parecchio, e il partito ha recuperato sia nel non voto sia nel voto giovanile.
Il tema che ne discende è quello di un fronte comune delle opposizioni. Zingaretti sorride: proprio anche su questo, ricorda, se ne andò dalla segreteria. Attribuisce a Schlein il buon risultato, perché il partito ha fatto scelte chiare con spirito unitario, anche davanti alle provocazioni, riferimento alle frecciate di Giuseppe Conte sul Pd partito bellicista o dei pacifisti della domenica. Oggi, dice, il Pd ha un'agenda fatta di sanità pubblica, politiche industriali, diritto allo studio e lavoro dignitoso, senza approccio settario.
Il voto ha premiato Pd e Avs e punito il Movimento 5 Stelle e l'ex Terzo Polo. Zingaretti ammette che occorre rispettare il dibattito che si apre tra i possibili alleati, ma vede una novità: pensare all'alternativa non è più solo una scelta, è un dovere. Quanto al M5S, invoca un cambio di fase, come detto da Schlein: una stagione di programma condiviso, con uno sforzo collettivo che non riguardi solo la politica, guardando al futuro e non a recriminazioni e sgambetti. Sulla leadership di Schlein è prudente: si conquista portando avanti con coerenza un progetto, e a suo giudizio lei è sulla strada giusta.
I primi tasselli del programma comune, indica, sono già visibili: la raccolta firme sul salario minimo, la difesa del diritto alla salute e la piazza di martedì a difesa della Costituzione. La destra, afferma, costruisce un'alleanza sulle rendite, con i furbi e i nostalgici; le opposizioni dovrebbero farla sul lavoro, con i ceti produttivi più innovativi e la cultura, con protagonismo di donne e giovani.
La piazza nasce dopo l'aggressione al deputato d'opposizione Donno, mercoledì scorso alla Camera. Meloni l'ha letta come l'errore di alcuni parlamentari di maggioranza caduti nelle provocazioni delle opposizioni. Zingaretti ribalta la lettura: l'unico a cadere è stato un deputato d'opposizione, aggredito con violenza da parlamentari di destra. Il gesto di un leghista che mima la Decima Mas gli sembra ostentazione di arroganza verso valori che dovrebbero essere condivisi: se i fascisti della Decima Mas avessero vinto la guerra, ricorda, non ci sarebbero stati né Parlamento né elezioni. Dice che Meloni non coglie la gravità di una situazione che teme le stia sfuggendo di mano.
Zingaretti cita poi l'inchiesta di Fanpage su Gioventù nazionale, con cori «Duce» e saluti romani, e legge i due anni di governo come un attacco all'articolo 3 della Costituzione: dai tagli al sociale e alla sanità fino all'Autonomia differenziata, definita «sfascia Italia». Richiama Calamandrei, che nel 1955 a Milano disse agli studenti che la Carta è anzitutto un programma da attuare.
Infine l'aborto. Meloni ha parlato di polemica artefatta dopo il G7 e di nessuna intenzione di toccare la legge 194. Per Zingaretti c'è invece un'offensiva: senza modificarla, si vuole cambiarne la sostanza demolendo il sostegno culturale che la circonda. «Ci ribelleremo», dice. Resta da vedere se il Movimento 5 Stelle e gli altri accetteranno un programma comune e il ruolo di Schlein; il primo appuntamento è la piazza di martedì.
Notable Quotes
Pensare all'alternativa non è più solo una scelta, ma un dovere.— Nicola Zingaretti
Meloni, secondo Zingaretti, non coglie la gravità di una situazione che rischia di sfuggirle di mano.— Nicola Zingaretti, parafrasi