In Italia, nel 2025, un terzo delle persone denunciate o arrestate è cittadino straniero: una proporzione che si mantiene stabile da anni, come se il fenomeno avesse trovato il suo equilibrio. I numeri raccontano una concentrazione in specifici reati e in precise geografie urbane, ma gli economisti avvertono che i dati grezzi non bastano a tracciare una linea diretta tra immigrazione e criminalità. La storia vera, come spesso accade, è più complessa di quanto i titoli lascino intendere.
Un denunciato su tre è straniero: incidenza stabile al 35% nel 2025
Uno su tre denunciati è straniero, ma la criminalità cala dove l'immigrazione cresce
Perché il 35% rimane stabile? Non ci si aspetterebbe variazioni anno su anno?
La stabilità è proprio il dato interessante. Suggerisce che il fenomeno ha raggiunto un equilibrio, non sta accelerando né rallentando. È come se il sistema avesse trovato un suo assetto.
Ma attenzione: stabile al livello aggregato non significa stabile ovunque. Prato è al 60%, Milano al 25% del totale nazionale. Sono dinamiche molto diverse.
E allora cosa spiega questa concentrazione geografica?
Probabilmente una combinazione di fattori: la composizione demografica locale, le opportunità economiche, le reti criminali già radicate. Non è casuale che sia nelle aree metropolitane.
Però i dati non ci dicono se gli stranieri commettono più reati o se sono semplicemente più visibili, più controllati, più denunciati. È una distinzione cruciale che il Viminale non chiarisce.
Allora cosa dice Fasani su questo?
Che nei paesi sviluppati, dove l'immigrazione è aumentata, la criminalità complessiva è in calo. Non c'è correlazione positiva tra più immigrati e più reati.
Vero, ma Fasani parla di trend generale. Non spiega perché gli stranieri siano al 50% nei furti e nelle rapine. Quella sovrarappresentazione rimane un fatto da spiegare.
Quindi il numero è stabile, ma il significato è ancora aperto?
Esattamente. I dati dicono cosa accade, non perché accade. E quella è la domanda che conta.
The Pulse
- Quasi 293.000 stranieri denunciati o arrestati nel 2025: una cifra imponente che alimenta un dibattito pubblico spesso più emotivo che analitico.
- La sovrarappresentazione è reale e concentrata: furti e rapine al 50%, spaccio al 40%, con Prato che tocca il 60% a livello locale — il dato più alto d'Italia.
- Milano, Roma, Torino e Bologna da sole assorbono un quarto di tutte le denunce nazionali relative a stranieri, rivelando quanto il fenomeno sia un problema metropolitano prima che nazionale.
- Gli economisti frenano le conclusioni affrettate: nei paesi sviluppati la criminalità è in calo e nessuno studio dimostra che una maggiore presenza immigrata aumenti i reati.
- La stabilità della percentuale anno su anno — dal 34,7% al 35,1% — suggerisce un fenomeno strutturale, non emergenziale, che risponde a fattori economici e territoriali più che a dinamiche migratorie in sé.
In Italia, nel 2025, un terzo delle persone denunciate o arrestate è cittadino straniero: una proporzione che si mantiene stabile da anni, come se il fenomeno avesse trovato il suo equilibrio. I numeri raccontano una concentrazione in specifici reati e in precise geografie urbane, ma gli economisti avvertono che i dati grezzi non bastano a tracciare una linea diretta tra immigrazione e criminalità. La storia vera, come spesso accade, è più complessa di quanto i titoli lascino intendere.
Nel 2025, il 35,1% delle persone denunciate o arrestate in Italia è cittadino straniero: 292.820 segnalazioni su base nazionale. La quota è pressoché identica a quella dell'anno precedente, confermando una stabilità che dura da anni.
La distribuzione per tipo di reato mostra concentrazioni precise. Nei furti e nelle rapine, gli stranieri rappresentano la metà dei denunciati; nel traffico di droga, circa il 40%. Sono reati legati alla strada e all'economia illegale, e pesano in modo significativo sul totale delle segnalazioni che riguardano cittadini non italiani.
Geograficamente, il fenomeno è tutt'altro che uniforme. Le grandi aree metropolitane — Milano, Roma, Torino e Bologna — raccolgono da sole il 25% delle denunce nazionali relative a stranieri. Il caso più estremo è Prato, dove la quota raggiunge il 60% del totale locale, la più alta tra le città italiane, riflesso tanto della composizione demografica quanto dei modelli di criminalità presenti sul territorio.
Eppure i numeri grezzi non esauriscono la questione. Francesco Fasani, economista dell'Università Statale di Milano, ricorda che nei paesi sviluppati la criminalità è in calo quasi ovunque, e che gli studi disponibili non mostrano alcuna correlazione tra aumento dell'immigrazione e aumento dei reati. La stabilità della percentuale complessiva, letta insieme alle evidenze scientifiche, suggerisce che il fenomeno risponda a fattori economici, demografici e territoriali — non a una dinamica criminale intrinsecamente legata all'immigrazione.
Nel 2025, quasi uno su tre tra le persone denunciate o arrestate in Italia è cittadino straniero. I numeri del Viminale parlano di 292.820 segnalazioni, che rappresentano il 35,1% del totale nazionale. È una proporzione che non si muove: l'anno precedente era al 34,7%, una stabilità che continua a caratterizzare il fenomeno da anni.
La geografia della criminalità segnalata mostra però variazioni significative a seconda del tipo di reato. Quando si parla di furti, le persone straniere denunciate raggiungono il 50% del totale; altrettanto accade per le rapine. Nel traffico di droga, la quota si attesta intorno al 40%. Questi reati — furti, rapine, spaccio — rappresentano la parte più consistente delle segnalazioni che riguardano stranieri: i furti da soli pesano per il 16,9%, le rapine per il 4,2%, lo spaccio per l'8,2%. Sono crimini legati alla strada, a transazioni illegali, a beni sottratti.
La distribuzione geografica non è uniforme. Le aree metropolitane concentrano il fenomeno in modo marcato. Milano, Roma, Torino e Bologna insieme raccolgono il 25% di tutte le denunce nazionali relative a stranieri. Ma il dato più estremo emerge da Prato, dove gli stranieri denunciati o arrestati raggiungono il 60% del totale locale — la quota più alta tra le città italiane. È un'incidenza che riflette sia la composizione demografica di quei territori sia i modelli di criminalità che vi si manifestano.
Ciò che emerge dai dati grezzi, però, non racconta l'intera storia. Francesco Fasani, economista dell'Università Statale di Milano e direttore del corso di laurea in Economia, comportamento, dati e politiche, offre una prospettiva diversa. Secondo Fasani, il trend generale della criminalità è in calo quasi ovunque nei paesi sviluppati. E gli studi condotti finora non mostrano un aumento dei reati nei territori dove la presenza di immigrati è più elevata. È un'osservazione che suggerisce come i numeri delle denunce, pur rimanendo stabili e concentrati in specifiche categorie di reato, non si traducano automaticamente in una correlazione tra immigrazione e aumento della delittuosità.
I dati del 2025 confermano dunque una tendenza consolidata: gli stranieri rimangono sovrarappresentati in specifiche tipologie di reato, soprattutto quelli contro la proprietà e il traffico di droga, e questa sovrarappresentazione è geograficamente concentrata nelle grandi città. Ma la stabilità della percentuale complessiva, unita alle evidenze scientifiche che non collegano immigrazione a incremento della criminalità, suggerisce che il fenomeno risponde a fattori complessi — economici, demografici, territoriali — piuttosto che a una dinamica di crescita criminale legata all'immigrazione stessa.
Notable Quotes
Il trend generale della delittuosità è in calo quasi ovunque nei paesi sviluppati e gli studi non rilevano un aumento di reati nei territori con più elevata presenza di immigrati— Francesco Fasani, economista dell'Università Statale di Milano