Nel vasto archivio vivente degli oceani, la ricerca oncologica trova talvolta risposte che la chimica terrestre non aveva ancora saputo offrire. Un composto sintetico derivato da un invertebrato marino ha dimostrato, nello studio di fase 3 IMforte presentato all'ASCO 2025, di ridurre del 46% il rischio di progressione del carcinoma polmonare a piccole cellule — una delle forme tumorali più letali e storicamente più refrattarie alla cura. È un promemoria che la natura, esplorata con pazienza e metodo, continua a custodire molecole capaci di riscrivere prognosi che sembravano immutabili.
Tumore polmone, sostanza marina riduce rischio progressione del 46%
Ogni mese conta per un tumore così aggressivo
Quindi questo composto marino è completamente nuovo, o era già noto e semplicemente non era mai stato testato contro il cancro al polmone?
È stato isolato da un invertebrato marino e poi sintetizzato in laboratorio. PharmaMar ha costruito un intero programma di ricerca attorno alle molecole marine, quindi questo composto rientra in una strategia più ampia, non è una scoperta casuale.
Ma quanti pazienti erano nello studio IMforte? Perché il 46% di riduzione del rischio suona bene, ma dipende molto da quanti dati stiamo guardando.
Lo studio è di fase 3, il che significa che è stato condotto su un numero significativo di pazienti, ma l'articolo non specifica l'esatto numero di partecipanti.
E quella differenza di 2,6 mesi nella sopravvivenza mediana — è clinicamente significativa per i pazienti, o è più una questione statistica?
Per un tumore così aggressivo come lo SCLC in stadio avanzato, ogni mese conta molto. Ma è vero che il miglioramento assoluto rimane modesto rispetto al bisogno clinico.
Inoltre, non sappiamo ancora quanto sia accessibile questo trattamento, quanto costi, o se i sistemi sanitari lo copriranno. Questi sono dettagli che il reporting non affronta.
Giusto. Sappiamo che funziona meglio dell'immunoterapia da sola, ma il percorso dalla pubblicazione su The Lancet all'effettiva disponibilità per i pazienti italiani è ancora lungo.
E PharmaMar continuerà a cercare altri composti da quella collezione di 500.000 campioni?
Sì, è il loro modello di ricerca. Raccolgono continuamente nuovi campioni dagli oceani, quindi il potenziale per altre scoperte è teoricamente enorme.
Teoricamente. Ma quanti di quei 500.000 campioni sono stati effettivamente testati? Quanti potrebbero diventare farmaci? L'articolo non lo dice.
Quindi è una storia di speranza reale, ma con molti punti interrogativi ancora aperti.
Esattamente. Un progresso concreto, ma il viaggio è ancora lungo.
The Pulse
- Il carcinoma polmonare a piccole cellule colpisce circa 5.000 italiani ogni anno e viene diagnosticato quasi sempre in stadio avanzato, lasciando ai pazienti un margine terapeutico storicamente ristrettissimo.
- Per decenni le opzioni di trattamento sono rimaste pressoché invariate, rendendo questo tumore uno dei più temuti in oncologia per rapidità di progressione e scarsità di risposte durature.
- Lo studio IMforte ha confrontato la sola immunoterapia con la combinazione immunoterapia più composto marino, rivelando un salto nella sopravvivenza mediana da 10,6 a 13,2 mesi e un dimezzamento quasi completo del rischio di progressione.
- I risultati, pubblicati su The Lancet e presentati a Chicago, sono stati definiti 'un'importante novità' dagli specialisti italiani, aprendo per la prima volta in anni una prospettiva concreta di cambiamento per i pazienti.
- PharmaMar, l'azienda dietro la scoperta, mantiene una collezione di oltre 500.000 campioni marini congelati provenienti da 35 paesi: un archivio biologico che suggerisce come questo risultato possa essere solo l'inizio di una stagione più ampia di scoperte oceaniche.
Nel vasto archivio vivente degli oceani, la ricerca oncologica trova talvolta risposte che la chimica terrestre non aveva ancora saputo offrire. Un composto sintetico derivato da un invertebrato marino ha dimostrato, nello studio di fase 3 IMforte presentato all'ASCO 2025, di ridurre del 46% il rischio di progressione del carcinoma polmonare a piccole cellule — una delle forme tumorali più letali e storicamente più refrattarie alla cura. È un promemoria che la natura, esplorata con pazienza e metodo, continua a custodire molecole capaci di riscrivere prognosi che sembravano immutabili.
Il cancro al polmone è tra le malattie oncologiche più diffuse in Italia, con quasi 45.000 nuovi casi ogni anno. Di questi, circa il 12% riguarda il carcinoma polmonare a piccole cellule — una variante aggressiva che progredisce rapidamente e che per decenni ha offerto ai pazienti pochissime possibilità di cura efficace. Nella maggior parte dei casi la diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata, rendendo ancora più urgente la necessità di nuove strategie terapeutiche.
Una risposta inattesa arriva dal mare. Un composto sintetico derivato dall'invertebrato marino Ecteinascidia turbinata ha mostrato risultati significativi nello studio di fase 3 IMforte, presentato all'ASCO Annual Meeting 2025 di Chicago e pubblicato contemporaneamente su The Lancet. Utilizzato in combinazione con l'immunoterapia, il composto riduce del 46% il rischio che la malattia progredisca o che il paziente muoia, portando la sopravvivenza mediana globale da 10,6 a 13,2 mesi. Silvia Novello, direttrice dell'Oncologia Medica all'Ospedale San Luigi di Orbassano, ha definito i risultati 'un'importante novità', sottolineando il beneficio clinico concreto per pazienti che fino a poco tempo fa avevano ben poche alternative.
Dietro questa scoperta c'è il lavoro sistematico di PharmaMar, azienda specializzata nell'esplorazione terapeutica degli organismi marini. La sua collezione conta oltre 500.000 campioni congelati raccolti in più di 35 paesi, conservati nel centro di ricerca di Madrid. Ogni anno biologi e sommozzatori raccolgono circa 2.000 nuovi campioni a profondità tra i 20 e i 70 metri, alimentando un archivio biologico ancora largamente inesplorato. Il primo agosto, giornata dedicata alla consapevolezza sul tumore al polmone, arriva quest'anno con una notizia che, pur non risolvendo tutto, allarga concretamente l'orizzonte per chi affronta una delle diagnosi più difficili della medicina moderna.
Il cancro al polmone rimane una delle malattie oncologiche più diffuse e mortali in Italia e nel mondo. Ogni anno nel nostro paese vengono diagnosticati 44.831 nuovi casi, e circa il 12% di questi riguarda il carcinoma polmonare a piccole cellule, noto come SCLC: una variante particolarmente aggressiva che progredisce rapidamente e che per decenni ha offerto ai pazienti pochissime opzioni di trattamento efficace.
Nella maggior parte dei casi, la diagnosi di SCLC arriva quando la malattia è già in fase avanzata. Silvia Novello, direttrice dell'Oncologia Medica all'Ospedale San Luigi di Orbassano e professoressa all'Università di Torino, descrive questa forma tumorale come "una delle più aggressive e difficili da trattare", sottolineando come le scelte terapeutiche disponibili siano tradizionalmente rimaste molto limitate. Negli ultimi anni, però, il panorama ha iniziato a cambiare.
Una scoperta promettente arriva da una fonte inaspettata: l'oceano. Un composto sintetico derivato da un invertebrato marino chiamato Ecteinascidia turbinata ha dimostrato risultati significativi nel trattamento dello SCLC in stadio esteso, la forma più aggressiva della malattia. I dati provengono dallo studio di fase 3 denominato IMforte, presentato all'ASCO Annual Meeting 2025 di Chicago e pubblicato contemporaneamente sulla rivista The Lancet. Secondo questi risultati, il composto marino utilizzato in combinazione con l'immunoterapia riduce del 46% il rischio che la malattia progredisca o che il paziente muoia. Ancora più significativo: la sopravvivenza mediana globale sale a 13,2 mesi rispetto ai 10,6 mesi ottenuti con la sola immunoterapia.
Novello commenta che i risultati dello studio IMforte rappresentano "un'importante novità", evidenziando come la nuova combinazione abbia dimostrato un beneficio clinico significativo con miglioramenti sia nella sopravvivenza globale che nella sopravvivenza libera da progressione. Questo rappresenta un passo avanti concreto per pazienti che fino a poco tempo fa avevano pochissime alternative.
Dietro questa scoperta c'è il lavoro sistematico di PharmaMar, un'azienda che ha costruito un modello di ricerca basato sull'esplorazione del potenziale terapeutico delle molecole derivate da organismi marini. L'approccio si differenzia dalla chemioterapia tradizionale, aprendo nuovi meccanismi d'azione contro il cancro. L'azienda ha accumulato una collezione straordinaria: oltre 500.000 campioni congelati di invertebrati marini, raccolti in più di 35 paesi negli ultimi decenni e conservati presso il centro di ricerca e sviluppo di Madrid. Ogni anno, biologi marini e sommozzatori specializzati continuano a raccogliere circa 2.000 nuovi campioni a profondità comprese tra i 20 e i 70 metri, alimentando un archivio biologico che rappresenta una risorsa ancora largamente inesplorata per la ricerca oncologica.
Il primo agosto è dedicato alla consapevolezza sul tumore al polmone, una ricorrenza che sottolinea l'importanza continua di questa malattia nella sanità pubblica. Con i risultati dello studio IMforte, il panorama terapeutico per i pazienti con SCLC in stadio avanzato si allarga, anche se rimane ancora molto da fare per trasformare questi progressi in accesso reale alle cure e per continuare a esplorare il vasto potenziale biologico che gli oceani ancora custodiscono.
Notable Quotes
Il carcinoma polmonare a piccole cellule è una delle forme più aggressive e difficili da trattare di tumore del polmone. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi avviene quando la malattia è già in fase avanzata.— Silvia Novello, Direttrice di Oncologia Medica all'Ospedale San Luigi di Orbassano
I risultati dello studio IMforte rappresentano un'importante novità: la nuova combinazione ha dimostrato un beneficio clinico significativo, con un miglioramento della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione.— Silvia Novello