Trump sottolinea che l'Iran è in pessime condizioni economiche e non ha risorse sufficienti per pagare le truppe, senza negoziati diretti ma solo scambi tramite intermediari. Netanyahu rifiuta il piano Usa per Gaza, affermando che l'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà completamente disarmato, respingendo anche la prospettiva di uno Stato palestinese.
Trump mantiene profilo basso su Iran, punta su pressione economica
Stiamo semplicemente osservando l'Iran, con la sua enorme inflazione
Trump dice che sta semplicemente osservando l'Iran, aspettando che l'economia ceda. È davvero una strategia, o è solo una pausa tattica?
È una scelta consapevole. Trump crede che la pressione economica—l'inflazione, la mancanza di soldi, l'incapacità di pagare le truppe—farà più danni di qualsiasi missile. E ha un punto: le economie fragili crollano da sole, a volte.
Ma qui c'è un problema. Trump dice che non ci sono negoziati diretti, solo messaggi tramite intermediari. Come fai a sapere se la tua strategia economica sta funzionando se non parli direttamente con l'altra parte? Potrebbe essere che l'Iran sia davvero in difficoltà, oppure potrebbe essere che stia semplicemente aspettando il momento giusto per contrattaccare.
E lo Stretto di Hormuz? È il vero problema, no? Se rimane bloccato, la pressione economica colpisce anche l'America.
Esattamente. L'Iran sa che Trump ha fretta. Le elezioni si avvicinano, il prezzo della benzina è alto. Quindi ha alzato il prezzo: non solo la riapertura dello Stretto, ma il ritiro americano dalla regione, la revoca delle sanzioni, i risarcimenti di guerra.
Aspetta. Queste sono le condizioni che l'Iran ha dichiarato pubblicamente. Ma sono davvero le sue condizioni finali, o è solo una posizione negoziale iniziale? Il ministro degli Esteri iraniano dice che non ci sono colloqui diretti. Come sappiamo se queste richieste sono serie o solo teatro?
E Netanyahu? Lui ha semplicemente detto no al piano di Gaza. Punto.
Netanyahu ha detto che l'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà completamente disarmato. È una posizione che rispecchia le pressioni dell'ala destra del suo governo, ma è anche una posizione che rende praticamente impossibile un accordo nel breve termine.
Qui il dato concreto è questo: Hamas dice che accetta la roadmap, Netanyahu dice che la respinge. Ma cosa significa "completamente disarmato"? Quanti tunnel devono essere distrutti? Quante armi devono essere consegnate? Non c'è una metrica chiara. E mentre loro discutono di metriche, a Gaza muoiono bambini. L'Unicef dice che sono stati uccisi 300 bambini nei 300 giorni dal cessate il fuoco. Uno al giorno.
Quindi siamo in una situazione di stallo totale.
Sì, ma uno stallo che costa vite umane. In Libano, 4.335 morti dai raid israeliani. Nel Mar Rosso, gli Houthi continuano ad attaccare. È tutto collegato, tutto parte dello stesso conflitto regionale.
E Trump sta cercando di risolvere il pezzo iraniano con la pressione economica, mentre Netanyahu sta bloccando il pezzo palestinese con condizioni che Hamas non può accettare. Due strategie diverse, due stalli diversi, ma lo stesso risultato: niente movimento.
Der Puls
- Trump dichiara di mantenere un profilo basso verso l'Iran, puntando sulla pressione economica
- L'Iran chiede il ritiro Usa dalla regione, revoca sanzioni e risarcimenti di guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz
- Netanyahu respinge il piano Usa per Gaza in 15 punti, affermando che l'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato
- Almeno 4.335 morti in Libano dai raid israeliani dal 2 marzo; 300 bambini uccisi a Gaza in 300 giorni dal cessate il fuoco
Trump sottolinea che l'Iran è in pessime condizioni economiche e non ha risorse sufficienti per pagare le truppe, senza negoziati diretti ma solo scambi tramite intermediari. Netanyahu rifiuta il piano Usa per Gaza, affermando che l'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà completamente disarmato, respingendo anche la prospettiva di uno Stato palestinese.
Trump dichiara di mantenere un profilo basso verso l'Iran, puntando sulla pressione economica piuttosto che su nuove offensive militari. Intanto resta lo stallo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e Netanyahu respinge il piano di pace per Gaza in 15 punti.
Donald Trump ha scelto di abbassare i toni con l'Iran, almeno per ora. In una breve conversazione telefonica con Axios, il presidente americano ha spiegato la sua strategia: niente nuove offensive militari, niente negoziati diretti. Solo osservazione, attesa, e fiducia che la crisi economica di Teheran farà il lavoro al posto delle armi. "Stiamo mantenendo un profilo basso", ha detto Trump. "Stiamo negoziando con loro solo in parte. Stiamo semplicemente osservando l'Iran, con la sua enorme inflazione e il fatto che non ha soldi".
Secondo il presidente, le condizioni economiche iraniane sono disastrose. Il Paese non avrebbe risorse sufficienti nemmeno per pagare le proprie truppe, una situazione aggravata dal blocco navale americano e dal crollo dei prezzi del petrolio, sceso poco sopra i 75 dollari al barile. Trump vede in questa debolezza economica una leva più efficace di qualsiasi missile. "Si sistemerà tutto. Si sistema sempre tutto. È come una partita a scacchi", ha concluso, con la sicurezza di chi crede che il tempo gioca a suo favore.
Ma l'Iran non sembra disposto a giocare secondo le regole che Trump immagina. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che non ci sono colloqui diretti con Washington, solo uno scambio di messaggi attraverso intermediari. E quando si parla della riapertura dello Stretto di Hormuz—il passaggio cruciale per il commercio mondiale di petrolio, attualmente bloccato dall'Iran—Teheran ha alzato significativamente il prezzo. Non basta la riapertura della navigazione. L'Iran chiede il ritiro completo delle forze americane dalla regione, la fine del blocco navale, la revoca di tutte le sanzioni, lo sblocco dei beni congelati, e miliardi di dollari in risarcimenti di guerra. Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Zolqadr, è stato esplicito: "Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto".
Questa posizione iraniana restringe drammaticamente lo spazio di manovra di Trump. Secondo quanto riferito al Wall Street Journal da funzionari americani, Washington non è disposta ad accettare restrizioni al passaggio delle navi americane, né a pagare pedaggi a Teheran. Eppure Trump aveva lasciato intendere nei giorni precedenti che un accordo fosse imminente, che gli obiettivi militari fossero stati raggiunti. Ora si trova di fronte a un'Iran che sembra convinto che gli Stati Uniti abbiano fretta di chiudere il conflitto—e che sta usando il controllo dello Stretto come leva negoziale. Il presidente americano ha un incentivo reale a risolvere la situazione: le elezioni di midterm si avvicinano, e il prezzo della benzina negli Stati Uniti è salito a circa 4 dollari al gallone. Una riapertura dello Stretto potrebbe contenere i costi energetici e permettere a Trump di presentare ai cittadini americani una vittoria.
Mentre Trump gioca a scacchi economici con l'Iran, il fronte di Gaza rimane bloccato da una dinamica completamente diversa. Benjamin Netanyahu ha rotto il silenzio sulla roadmap in 15 punti annunciata da Trump il 31 luglio, e la sua risposta è stata un rifiuto netto. "Israele respinge il documento dei 15 punti", ha dichiarato Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto. "L'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato dalle armi, pesanti e leggere". Ha aggiunto, con ancora maggiore durezza: "Finché sarò premier, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania".
Hamas, dal canto suo, ha riaffermato il suo impegno a rispettare la roadmap concordata con i mediatori al Cairo dieci giorni prima. Il funzionario di Hamas Basem Naim ha chiesto agli Stati Uniti di fare pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino l'accordo e non lo ostacolino per ragioni politiche interne. Netanyahu, però, ha respinto anche questa richiesta, sostenendo che Hamas conserva ancora la capacità di attaccare Israele e che il ritiro israeliano non può avvenire prima del completo disarmo del movimento palestinese.
Il costo umano di questo stallo continua a crescere. In Libano, i raid israeliani dal 2 marzo hanno ucciso almeno 4.335 persone e ferito 12.277. Nel Mar Rosso, gli Houthi yemeniti—sostenuti dall'Iran—hanno lanciato un attacco al porto di al-Makha che ha ucciso almeno 7 civili e ferito circa 35. A Gaza, secondo l'Unicef, almeno 300 bambini sono stati uccisi nei 300 giorni trascorsi dall'inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, una media di un bambino morto al giorno. Mentre i negoziatori giocano a poker con le loro condizioni, la regione continua a sanguinare.
Bemerkenswerte Zitate
Stiamo mantenendo un profilo basso. Stiamo negoziando con loro solo in parte. Stiamo semplicemente osservando l'Iran, con la sua enorme inflazione e il fatto che non ha soldi.— Donald Trump, presidente Usa
Israele respinge il documento dei 15 punti. L'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato dalle armi, pesanti e leggere.— Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano
Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto.— Zolqadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano