Spagna, Sánchez scioglie le camere: elezioni il 29 novembre

La crisi abitativa in Spagna ha espulso il ceto medio da diverse zone e lavoratori dalle isole Canarie, con oltre 2 milioni di abitazioni pubbliche perse negli ultimi 15 anni.
Un parlamento rapito dalla rendita speculativa
L'attivista Valeria Racu descrive così il parlamento che Sánchez ha sciolto, criticando sia la destra che la sinistra.
Mark

Perché Sánchez ha scelto di sciogliere le camere proprio adesso, dopo il rigetto di questi decreti?

Mimi

I decreti «Maricarmen» erano il suo tentativo di affrontare l'emergenza abitativa, ma il parlamento li ha bocciati. Ha deciso che era il momento di chiedere agli spagnoli di scegliere direttamente quale direzione prendere.

Luke

Ma è importante notare che questa è la sua interpretazione. L'opposizione sostiene che agisce per sopravvivenza politica, non per convinzione. Entrambe le letture potrebbero essere vere.

Mark

Cosa rappresentano esattamente questi decreti «Maricarmen»?

Mimi

Sono due provvedimenti pensati per proteggere l'edilizia pubblica e affrontare la crisi abitativa. Il nome viene da una donna di 87 anni minacciata di sfratto a Madrid, simbolo di un problema molto più grande.

Luke

Il nome è evocativo, ma i dettagli specifici di cosa contenessero i decreti non sono chiarissimi nel racconto. Sappiamo che riguardavano l'emergenza abitativa e la protezione dell'edilizia pubblica, ma non i meccanismi concreti.

Mark

Come reagisce la sinistra a questa decisione?

Mimi

Podemos e Sumar la criticano come unilaterale. Dicono che la gente vuole soluzioni abitative, non elezioni. Ma dalle basi emerge un'opinione diversa: gli attivisti vedono il voto come un'opportunità.

Luke

Questo è interessante: c'è una frattura tra la leadership della sinistra e i movimenti di base. La fonte suggerisce che entrambe le cose potrebbero coesistere, ma non spiega come.

Mark

Qual è la vera posta in gioco in questa elezione?

Mimi

La visione del ruolo dello stato. Sánchez propone di continuare a proteggere l'edilizia pubblica e lo scudo sociale. La destra vuole smantellare il settore pubblico. E dietro tutto questo c'è il controllo di oltre un milione di abitazioni da parte di fondi speculativi.

Luke

Questo è il quadro politico. Ma la crisi abitativa è anche una questione di numeri concreti: due milioni di abitazioni pubbliche perse in quindici anni, il ceto medio espulso dalle città, lavoratori cacciati dalle isole Canarie. Questi numeri dovrebbero pesare più di qualsiasi retorica.

Mark

I sondaggi favoriscono la destra?

Mimi

Sì, il Partido Popular è oltre il 31,5% e Vox intorno al 18%. Ma gli attivisti per il diritto abitativo non hanno paura. Vedono nuove energie che possono trasformarsi in voti.

Luke

I sondaggi sono una fotografia di un momento. Quello che accadrà tra il 13 e il 27 novembre, durante la campagna, potrebbe cambiare le cose. E il tasso di partecipazione sarà cruciale.

  • La bocciatura in parlamento dei decreti 'Maricarmen' — pensati per tutelare milioni di spagnoli dalla crisi degli affitti — ha fatto saltare l'equilibrio già fragile del governo Sánchez.
  • Le opposizioni si sono scagliate con forza: il Partido Popular accusa il premier di usare le elezioni come scudo personale, Vox esulta, mentre Podemos e Sumar denunciano una decisione presa senza consultarli.
  • Oltre due milioni di abitazioni pubbliche sono state privatizzate negli ultimi quindici anni, e fondi speculativi come Blackstone e Cerberus controllano ormai più di un milione di immobili, rendendo la crisi strutturale e non solo congiunturale.
  • Gli attivisti per il diritto alla casa vedono nel voto anticipato un'occasione per portare le energie delle piazze dentro le urne, nonostante i sondaggi diano il centrodestra in vantaggio.
  • Il 29 novembre gli spagnoli saranno chiamati a scegliere tra visioni radicalmente diverse del ruolo dello Stato nell'economia della casa, in un Paese dove il caro affitti ha già espulso il ceto medio da interi quartieri e lavoratori dalle isole Canarie.

In Spagna, la crisi della casa ha trasformato un'emergenza sociale in una crisi di governo: Pedro Sánchez ha sciolto il parlamento dopo la bocciatura dei decreti abitativi, convocando gli spagnoli alle urne il 29 novembre. Come spesso accade nella storia delle democrazie, è una questione concreta — il tetto sopra la testa — a rivelare le fratture più profonde di un sistema politico. Il voto non sarà soltanto una resa dei conti tra partiti, ma una domanda sul ruolo dello Stato di fronte al mercato e sulla capacità della politica di rispondere ai bisogni reali delle persone.

Pedro Sánchez ha sciolto il parlamento spagnolo martedì sera, fissando le elezioni generali per il 29 novembre. La crisi è esplosa dopo la bocciatura in aula dei decreti «Maricarmen» — due provvedimenti che prendono il nome da un'anziana di 87 anni minacciata di sfratto a Madrid, simbolo di un'emergenza abitativa che ha trasformato il volto delle città spagnole. Dalla Moncloa, Sánchez ha inquadrato il voto come una scelta di civiltà: i cittadini dovranno decidere se difendere i progressi sociali o aprire la strada allo smantellamento del settore pubblico.

Le reazioni dell'opposizione sono state immediate e aspre. Feijóo del Partido Popular ha accusato il premier di agire per pura sopravvivenza politica; Abascal di Vox ha esultato parlando di un governo crollato su sé stesso. A sinistra, Podemos e Sumar hanno criticato la decisione come unilaterale, sostenendo che la gente vuole risposte concrete, non elezioni anticipate.

Dalle associazioni di quartiere emerge però una lettura diversa. Jorge Nacarino della Fravm ha denunciato una profonda dissonanza tra il parlamento sciolto e il bene comune, ricordando che oltre due milioni di abitazioni pubbliche sono state vendute negli ultimi quindici anni, con forti plusvalenze, mentre il caro affitti ha spinto il ceto medio verso le periferie e ha espulso lavoratori dalle isole Canarie.

L'attivista Valeria Racu, cresciuta a Madrid da famiglia moldava, non teme la possibile vittoria delle destre nonostante i sondaggi favorevoli al Partido Popular. Il suo Sindicato de inquilinas e inquilinos stava già preparando uno sciopero generale e vede nel voto un'occasione per trasferire le energie delle piazze dentro le urne.

La questione, però, non si riduce a una semplice battaglia tra proprietari e inquilini. Esistono piccoli proprietari che chiedono di non essere confusi con i grandi fondi speculativi — Blackstone, Cerberus, Lonestar — che controllano oltre un milione di immobili e che, secondo la Fravm, riescono spesso a condizionare le politiche pubbliche. Il voto del 29 novembre si svolgerà su questo sfondo complesso, dove la casa è insieme diritto, mercato e terreno di scontro politico.

Pedro Sánchez ha sciolto il parlamento spagnolo martedì sera, convocando elezioni generali per domenica 29 novembre. La decisione arriva dopo il rigetto in aula dei decreti «Maricarmen», due provvedimenti pensati per affrontare l'emergenza abitativa che sta trasformando il paesaggio urbano della Spagna. I decreti prendono il nome da una donna di 87 anni minacciata di sfratto a Madrid, simbolo di una crisi che ha raggiunto proporzioni critiche. Sánchez, parlando dalla Moncloa, ha inquadrato il voto come una scelta di civiltà: gli spagnoli dovranno decidere se proseguire sulla strada dei progressi sociali e della protezione dell'edilizia pubblica, oppure aprire le porte allo smantellamento del settore pubblico difeso dalle forze di destra e dall'ondata di ultradestra internazionale. Ha rivendicato i risultati della sua gestione, sostenendo che la politica deve servire a risolvere i problemi reali delle persone, e che la casa è la principale fonte di preoccupazione per milioni di spagnoli.

La macchina elettorale si è messa in moto immediatamente. Le candidature verranno presentate dal 21 al 26 ottobre, le liste pubblicate il 2 novembre, e la campagna elettorale durerà quindici giorni, dal 13 al 27 novembre. Le reazioni dell'opposizione sono state immediate e aspre. Alberto Núñez Feijóo del Partido Popular ha accusato Sánchez di agire non per convinzione democratica ma per pura sopravvivenza politica, affermando che il premier ha trascinato la Spagna in una fase di instabilità cronica. Santiago Abascal di Vox ha esultato, dichiarando che il governo della menzogna è crollato su sé stesso, vittima dei suoi stessi alleati, e ha promesso che il 29 novembre gli spagnoli recupereranno il buonsenso e l'ordine. A sinistra, invece, Podemos e Sumar hanno criticato la decisione come unilaterale, con Ione Belarra della segreteria generale di Podemos che ha sottolineato come la gente voglia risposte alle questioni abitative urgenti, non elezioni.

Ma dalle associazioni di base emerge una prospettiva diversa. Jorge Nacarino, presidente della Fravm, la federazione regionale delle associazioni di vicinato di Madrid, ha visto nel voto anticipato un'opportunità. Ha denunciato una totale dissonanza tra la composizione parlamentare attuale e il bene comune, sostenendo che quando un'istanza del popolo muore in parlamento, è meglio andare alle urne. Ha puntato il dito contro l'eccessiva liberalizzazione dell'edilizia pubblica negli ultimi quindici anni: oltre due milioni di abitazioni pubbliche sono state acquistate a prezzi calmierati e successivamente rivendute con forti plusvalenze. Il caro affitti ha espulso il ceto medio da diverse zone di Madrid, costringendo i residenti a trasferirsi gradualmente verso la periferia. Ma il fenomeno raggiunge proporzioni ancora più gravi nelle isole Canarie e a Tenerife, dove l'impennata dei costi ha espulso lavoratori, impiegati e manodopera, creando conseguenze dirette per i datori di lavoro.

Valeria Racu, attivista del Sindicato de inquilinas e inquilinos, nata in Moldavia nel 1995 e cresciuta a Madrid, non è intimorita dalla prospettiva di elezioni anticipate né dalla possibile vittoria delle destre, nonostante i sondaggi mostrino il Partido Popular oltre il 31,5% e Vox intorno al 18%. Il suo movimento stava già preparando uno sciopero generale con l'adesione di numerosi sindacati. Vede nel voto un'opportunità per trasferire le nuove energie dalle piazze alle urne. Ha criticato duramente il parlamento sciolto, descrivendolo come rapito dalla rendita speculativa, con una destra inginocchiata dinanzi ai proprietari, una sinistra incapace di progredire nei diritti, e un'estrema destra disposta a dividere la società.

Ma la questione abitativa spagnola non è semplice come una battaglia tra proprietari e inquilini. Esistono anche i piccoli proprietari, che chiedono alla politica di non fare di tutta l'erba un fascio. María Villanueva, sessantenne residente a Madrid, ha avvertito che confondere i piccoli proprietari con i fondi speculativi comporterebbe il rischio che i più colpiti siano proprio loro. I veri attori della crisi rimangono spesso invisibili nel dibattito pubblico: i fondi speculativi come Blackstone, Cerberus e Lonestar controllano oltre un milione di beni immobili. Secondo gli esponenti della Fravm, questi fondi hanno un impatto diretto sulla politica, ottenendo la svendita di alloggi protetti, come nel caso di Ana Botella, ex sindaca di Madrid, che ha ceduto a Fidere 1.806 unità abitative, oppure almeno riuscendo a mitigare le riforme più importanti. Il voto del 29 novembre avverrà sullo sfondo di questa battaglia complessa, dove la crisi abitativa non è solo una questione di diritti, ma anche di potere economico e di visioni politiche radicalmente diverse sul ruolo dello stato.

Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli
— Pedro Sánchez
C'è una totale dissonanza tra l'attuale composizione parlamentare e il bene comune. E a questo punto è meglio andare al voto
— Jorge Nacarino, presidente della Fravm
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