Ogni tanto una tecnologia che avevamo accolto come comoda rivela il prezzo nascosto che la accompagnava: il televisore che entra in salotto come uno schermo diventa anche un occhio e un orecchio discreti. Un video di due ore, pubblicato da un canale specializzato in informatica, ha mostrato come alcune smart tv LG registrino gli utenti e conservino le registrazioni in modo fragile, riaprendo una questione che da tempo attraversa il rapporto tra chi produce apparecchi e chi li usa. Il tema è più ampio del singolo marchio: quando il prezzo di un dispositivo scende, il guadagno si sposta altrove,
Smart tv e privacy: come i televisori raccolgono dati sugli utenti e perché le aziende finiscono sotto accusa
Il consenso viene spesso nascosto tra le condizioni d'uso generali
Perché un video di due ore sulle smart tv ha fatto più di otto milioni di visualizzazioni?
Perché mostra cose concrete: televisori LG che registrerebbero gli utenti anche in stand-by e registrazioni conservate in modo poco sicuro, tanto che gli autori ci sono entrati sfruttando alcune vulnerabilità.
Attenzione, però: sono le affermazioni di Gamers Nexus. LG nega registrazioni continue e dice che avvengono solo con il riconoscimento vocale attivo.
E la durata delle registrazioni?
Secondo Gamers Nexus alcune vanno ben oltre il necessario. Questo è il punto in cui le due versioni divergono.
Esatto, e dall'articolo non c'è un verdetto indipendente su chi abbia ragione.
Cos'è l'ACR e perché conta?
È il software che identifica ciò che guardi per profilarti e vendere pubblicità mirata. Il business ormai è più nei dati e negli spazi pubblicitari che nei televisori.
L'accusa a Samsung di raccogliere dati anche con l'ACR disattivato, poi, è appunto un'accusa: va trattata come tale.
Cosa può fare l'utente in Europa?
Con il GDPR può disattivare queste funzioni quando vuole, anche se i menù non aiutano e il consenso è spesso nascosto nelle condizioni d'uso.
E non sappiamo ancora se regolatori o produttori reagiranno.
Le Pouls
- Un video di Gamers Nexus, visto più di otto milioni e mezzo di volte, accende il dibattito mostrando televisori LG che registrano gli utenti anche in stand-by.
- LG nega le registrazioni continuative e parla solo di riconoscimento vocale, ma la replica del canale sostiene che alcuni file restano conservati ben oltre il necessario.
- Il sistema ACR analizza ciò che si guarda per costruire profili pubblicitari, e il consenso spesso si nasconde tra le condizioni d'uso e dark pattern che guidano verso l'accettazione totale.
- Alcuni utenti reagiscono trasformando le tv in apparecchi «dumb» con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, e le grandi aziende di IA bloccano le richieste di analisi del codice citando la sicurezza.
- Nell'Unione europea il GDPR permette di disattivare queste funzioni, ma resta da vedere se regolatori e produttori cambieranno davvero le regole del gioco.
Ogni tanto una tecnologia che avevamo accolto come comoda rivela il prezzo nascosto che la accompagnava: il televisore che entra in salotto come uno schermo diventa anche un occhio e un orecchio discreti. Un video di due ore, pubblicato da un canale specializzato in informatica, ha mostrato come alcune smart tv LG registrino gli utenti e conservino le registrazioni in modo fragile, riaprendo una questione che da tempo attraversa il rapporto tra chi produce apparecchi e chi li usa. Il tema è più ampio del singolo marchio: quando il prezzo di un dispositivo scende, il guadagno si sposta altrove, sui dati di chi lo guarda. In Europa il diritto offre strumenti per tirarsi indietro, ma la distanza tra ciò che si accetta e ciò che si comprende resta la vera zona grigia.
Più di due ore di video sul funzionamento delle smart tv non sembrano il genere di contenuto destinato a fare milioni di visualizzazioni. Eppure il lavoro pubblicato a settembre dal canale Gamers Nexus ha mostrato, con grande dettaglio, come alcuni televisori LG possano registrare chi li guarda, perfino quando sembrano spenti. Secondo gli autori, quelle registrazioni sono conservate in modo poco sicuro e possono essere raggiunte sfruttando vulnerabilità del sistema.
LG ha risposto sostenendo che la registrazione non è continua ma avviene solo con il riconoscimento vocale. Il canale ribatte che alcuni file restano disponibili molto più a lungo del necessario. Altri media hanno ripreso la questione e Federprivacy ha ricordato che il problema non riguarda un solo marchio, e che le smart tv andrebbero trattate come dispositivi sensibili.
Alla base c'è un cambio di modello economico: televisori sempre più economici vengono compensati dalla vendita di pubblicità e dalla raccolta di dati sulle abitudini di consumo. Il sistema ACR riconosce ciò che passa sullo schermo per costruire profili, e il consenso è spesso nascosto nelle condizioni generali, accompagnato da scelte grafiche che spingono ad accettare tutto. Nell'Unione europea queste funzioni si possono disattivare, ma molti utenti non sanno nemmeno di averle attivate.
La reazione più sorprendente è arrivata dagli utenti stessi: c'è chi, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, ha rimosso software e pubblicità dalle proprie tv, trasformandole in semplici schermi. Il fenomeno è cresciuto al punto che alcune aziende di intelligenza artificiale hanno bloccato le richieste di analisi del codice di questi apparecchi, citando motivi di sicurezza.
Più di due ore di video sul funzionamento delle smart tv non sembrano un contenuto destinato al grande pubblico. Eppure quello pubblicato lo scorso settembre dal canale YouTube Gamers Nexus, specializzato in informatica e videogiochi, è stato visto più di otto milioni e mezzo di volte. Il motivo è il suo contenuto: mostra con molto dettaglio come alcuni televisori del marchio sudcoreano LG siano in grado di registrare gli utenti, anche quando sono in stand-by.
Secondo il video, le registrazioni vengono conservate in modo poco sicuro: gli autori sono riusciti ad accedervi sfruttando alcune vulnerabilità del sistema. Non sarebbero gli unici dati raccolti. Sempre secondo Gamers Nexus, questi televisori possono scandagliare le reti Wi-Fi a cui sono connessi per ottenere informazioni sui dispositivi collegati.
LG ha risposto con una nota, nella quale cerca di smentire alcune «idee sbagliate». L'azienda sostiene che i suoi televisori non registrano gli utenti «in modo continuativo», ma solo quando viene attivato il riconoscimento vocale. Gamers Nexus replica però che alcune registrazioni durano ben oltre il necessario. La risonanza del video ha spinto altri media ad approfondire e ha fatto emergere una scarsa trasparenza diffusa. Federprivacy, associazione dei professionisti italiani della privacy, ha osservato che «le preoccupazioni non si limitano a un singolo marchio» e che le smart tv vanno trattate come «dispositivi sensibili alla sicurezza».
Che una smart tv raccolga dati non è una novità. Molti apparecchi usano un software chiamato Automatic content recognition (ACR), che analizza e identifica ciò che gli utenti guardano, per profilarne i gusti e proporre pubblicità più mirata. I televisori costano da tempo meno, e con le smart tv il modello di business è cambiato: i produttori puntano più sulla raccolta di dati e sulla vendita di pubblicità che sulla vendita dei dispositivi. LG e Samsung, per esempio, vendono spazi pubblicitari nella schermata iniziale e nei menù, anche in base ai dati ottenuti con l'ACR.
LG precisa che l'ACR non usa i microfoni per seguire le attività degli utenti, mentre sfrutta i dati della rete Wi-Fi per stimare la posizione del televisore, sempre a fini di profilazione. Anche l'ACR è da tempo criticato: questa settimana Samsung è stata accusata di raccogliere dati sulle abitudini di consumo anche da televisori in cui l'ACR era stato disattivato.
Il sistema non dovrebbe essere attivo di default, ma autorizzato dall'utente. Come nota Agenda Digitale, però, i produttori preferiscono includere il consenso al monitoraggio dei contenuti nelle condizioni d'uso generali. Spesso ricorrono anche ai dark pattern, scelte grafiche che spingono ad accettare tutte le condizioni invece di selezionare solo quelle desiderate. Nell'Unione europea, dove vale il GDPR, queste funzioni si possono disattivare in qualunque momento, anche se orientarsi tra le impostazioni non è sempre semplice. Lo stesso vale per la raccolta dei dati sulle reti Wi-Fi e per i microfoni usati nel controllo vocale. Molti utenti potrebbero quindi non rendersi conto di aver autorizzato la tv ad ascoltarli. «Se siete preoccupati per la vostra privacy, non usate il controllo vocale», ha detto John Higgins, recensore di televisori per The Verge.
Le accuse riguardano l'uso di queste funzioni al di fuori degli scopi dichiarati e l'uso che i produttori fanno dei dati raccolti. Il modello pubblicitario ha inoltre peggiorato l'esperienza: più banner e applicazioni preinstallate non richieste, il cosiddetto bloatware.
Nelle ultime settimane alcuni utenti hanno provato a rendere i televisori più «dumb» con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Un utente di X ha raccontato di aver ripulito la tv Xiaomi dei suoi genitori, che mostrava pubblicità prima dell'app di Netflix: gli è bastato indicare a Claude Code cosa voleva e il numero del modello, e lo strumento ha eliminato alcuni pacchetti software del produttore, lasciando un'interfaccia più semplice e senza pubblicità. Altri hanno pubblicato progetti simili su GitHub, soprattutto per tv con Android. Il fenomeno ha avuto tale successo che Anthropic e OpenAI hanno bloccato le richieste di analisi del codice dei televisori, citando motivi di «sicurezza».
Citations marquantes
Se siete preoccupati per la vostra privacy, non usate il controllo vocale.— John Higgins, recensore di televisori per The Verge
Le preoccupazioni non si limitano a un singolo marchio.— Federprivacy