Nel 2024, oltre 40mila famiglie italiane hanno ricevuto un provvedimento di sfratto — tre su quattro per mancato pagamento dell'affitto — rivelando una tensione strutturale tra il diritto alla casa e la fragilità economica di chi la abita. I numeri, cresciuti del 2% rispetto all'anno precedente, non raccontano solo di contratti inadempiuti, ma di vite che cambiano improvvisamente: un lavoro perso, una malattia, un reddito che non basta più. La crisi abitativa italiana non è un'emergenza improvvisa, ma una condizione che si accumula in silenzio, fino a quando la legge prende il posto del dialog
Sfratti, oltre 40mila provvedimenti nel 2024: tre su quattro per morosità
Lo sfratto è il punto di arrivo, non l'inizio del problema
Quarantamila sfratti in un anno. È un numero che cresce o diminuisce?
Cresce di poco, il 2% rispetto al 2023. Ma quello che sorprende è che le richieste di esecuzione sono aumentate del 10%, mentre gli sfratti effettivamente eseguiti sono rimasti stabili. Significa che c'è più carta in giro, ma meno case che cambiano mano.
Attenzione però: il dato non distingue le cause della morosità. Potrebbe essere disoccupazione, potrebbe essere affitti semplicemente troppo alti. Non sappiamo.
E i proprietari? Come reagiscono?
Interessante: solo il 43% avvia lo sfratto. Il 33% preferisce negoziare direttamente, il 17% accetta che l'inquilino se ne vada anche con debiti insoluti. Significa che molti proprietari rinunciano a recuperare i soldi pur di risolvere.
Ma il 74% dei proprietari dice di aver avuto problemi di morosità. È un dato auto-riferito, non verificato. E il 37% degli inquilini dice che gli affitti sono troppo alti per il loro budget. Sono due storie diverse.
Allora il problema è che gli affitti sono troppo cari?
Potrebbe essere. Ma anche che quando le cose vanno male, vanno male in fretta. Spronelli di SoloAffitti dice che il debito cresce e diventa ingestibile. Serve intervento prima, non dopo.
Quello è un'opinione. Quello che sappiamo è che nel 2024 sono stati eseguiti 21.337 sfratti su 81.054 richieste. Il resto è rimasto in sospeso o è stato risolto diversamente.
Quindi non è una crisi in accelerazione?
No, è più stabile di quanto il numero grezzo suggerisca. Ma è una crisi che persiste.
Le Pouls
- Oltre 40mila provvedimenti di sfratto emessi in un solo anno segnalano che il mercato degli affitti italiano è sotto una pressione crescente e difficilmente sostenibile.
- Il 37% degli inquilini dichiara di pagare affitti superiori alle proprie possibilità, mentre il 74% dei proprietari ha già vissuto l'esperienza di canoni non pagati: la morosità non è un'eccezione, è la norma.
- Le 81.054 richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari mostrano un sistema legale sempre più sollecitato, anche se solo 21.337 sfratti sono stati effettivamente portati a termine.
- Molti proprietari scelgono strade alternative allo sfratto — accordi diretti, restituzione spontanea, polizze — spesso rinunciando a recuperare i debiti pur di chiudere la situazione.
- Il nodo centrale, secondo gli esperti del settore, è il ritardo: quando si interviene, il debito è già troppo grande e le soluzioni si riducono drasticamente.
Nel 2024, oltre 40mila famiglie italiane hanno ricevuto un provvedimento di sfratto — tre su quattro per mancato pagamento dell'affitto — rivelando una tensione strutturale tra il diritto alla casa e la fragilità economica di chi la abita. I numeri, cresciuti del 2% rispetto all'anno precedente, non raccontano solo di contratti inadempiuti, ma di vite che cambiano improvvisamente: un lavoro perso, una malattia, un reddito che non basta più. La crisi abitativa italiana non è un'emergenza improvvisa, ma una condizione che si accumula in silenzio, fino a quando la legge prende il posto del dialogo.
Nel 2024 i tribunali italiani hanno emesso oltre 40mila provvedimenti di sfratto, circa tre su quattro motivati da morosità o mancato pagamento dei canoni. È quanto emerge dall'analisi dell'Ufficio studi di SoloAffitti sui dati nazionali: un quadro che fotografa una crisi abitativa persistente, più complessa di quanto i numeri grezzi possano suggerire.
Nello stesso anno sono state presentate 81.054 richieste di esecuzione agli ufficiali giudiziari — cifra che include anche decisioni di anni precedenti — ma gli sfratti effettivamente eseguiti si sono fermati a 21.337. I provvedimenti complessivi sono cresciuti del 2% rispetto al 2023, mentre quelli per morosità specifica sono leggermente diminuiti. Le richieste di esecuzione hanno invece registrato un aumento del 10%.
L'indagine di SoloAffitti rivela che il 37% degli inquilini segnala affitti superiori al proprio budget, e che il 74% dei proprietari ha accumulato, nel corso delle proprie esperienze, crediti per canoni non pagati. La morosità, dunque, non è un fenomeno episodico: è una realtà strutturale che attraversa entrambe le parti del contratto.
Di fronte a un inquilino che non paga, i proprietari non seguono tutti la stessa strada. Solo il 43% avvia la procedura di sfratto; il 33% preferisce un accordo diretto per liberare l'immobile, il 17% accetta la restituzione spontanea anche con debiti insoluti, il 7% attiva una garanzia o polizza. In molti casi, la riconsegna delle chiavi non coincide con il saldo del debito: il proprietario rinuncia a quanto gli è dovuto pur di chiudere la situazione.
Silvia Spronelli, amministratrice delegata di SoloAffitti, individua il problema centrale nel ritardo con cui si interviene: quando una famiglia smette di pagare, il debito cresce rapidamente e le soluzioni si restringono. Servono strumenti capaci di intercettare la difficoltà prima che diventi una crisi, perché lo sfratto non è un punto di partenza — è il punto di arrivo di una situazione che andava affrontata molto prima.
Nel 2024, i tribunali italiani hanno emesso oltre 40mila provvedimenti di sfratto. Di questi, circa tre su quattro erano motivati da morosità o altre cause legate al mancato pagamento dei canoni. È il quadro che emerge dall'analisi dell'Ufficio studi di SoloAffitti sui dati nazionali: un'istantanea di una crisi abitativa che continua a pesare su proprietari e inquilini, anche se le cifre raccontano una storia più sfumata di quanto il numero grezzo possa suggerire.
Nello stesso anno sono state presentate agli ufficiali giudiziari 81.054 richieste di esecuzione, numero che include anche decisioni dei periodi precedenti. Ma tra le carte presentate e la realtà concreta c'è una distanza significativa: gli sfratti effettivamente eseguiti sono stati 21.337. Rispetto al 2023, i provvedimenti complessivi sono cresciuti di circa il 2%, mentre quelli specificamente per morosità o altra causa sono diminuiti del 2,2%. Le richieste di esecuzione hanno invece registrato un aumento di circa il 10%, mentre gli sfratti portati a termine sono rimasti sostanzialmente stabili. I dati non permettono di distinguere le cause specifiche della morosità, lasciando aperta la domanda su quanto dipenda da incapacità economica strutturale e quanto da altre circostanze.
Ciò che emerge dall'indagine di SoloAffitti sulle locazioni è che il 37% degli inquilini segnala affitti superiori al proprio budget tra i principali ostacoli nella ricerca di casa. Dall'altro lato, il 74% dei proprietari dichiara di aver accumulato, nelle proprie esperienze di locazione, crediti per canoni non pagati. È un dato che rivela come il problema della morosità non sia episodico ma strutturale: la maggior parte di chi affitta ha sperimentato personalmente il mancato pagamento.
Ma lo sfratto non è l'unico esito della morosità. Quando un proprietario si trova di fronte a un inquilino che non paga, le strade sono molteplici. Secondo l'indagine, il 43% delle risposte indica l'avvio della procedura di sfratto. Il 33%, però, preferisce un accordo diretto con l'inquilino per liberare l'immobile. Il 17% accetta una restituzione spontanea anche quando i canoni rimangono insoluti. Il 7% attiva una garanzia o una polizza. La riconsegna delle chiavi, quindi, non coincide necessariamente con il saldo del debito: in molti casi il proprietario rinuncia a recuperare quanto gli è dovuto pur di risolvere la situazione.
Il 78% dei proprietari seleziona l'inquilino in base alla capacità di reddito, cercando di ridurre il rischio già in fase di selezione. Ma la verifica iniziale non elimina il pericolo di difficoltà successive. Le circostanze cambiano: una perdita di lavoro, una malattia, una riduzione di ore di lavoro possono trasformare un inquilino solvibile in uno moroso nel giro di pochi mesi.
Secondo Silvia Spronelli, amministratrice delegata di SoloAffitti, il vero problema è che lo sfratto rappresenta il punto di arrivo di una situazione che andrebbe affrontata molto prima. Quando una famiglia non riesce più a pagare il canone, il debito può crescere fino a rendere difficile qualsiasi soluzione alternativa. Per questo, sostiene, servono interventi tempestivi a sostegno di chi è in difficoltà, insieme a strumenti che tutelino la continuità dei pagamenti. La questione non è solo legale o amministrativa: è una questione di timing, di capacità di intercettare il problema quando è ancora gestibile, prima che diventi una crisi abitativa.
Citations marquantes
Lo sfratto è il punto di arrivo di una situazione che va affrontata molto prima. Quando una famiglia non riesce più a pagare il canone, il debito può crescere fino a rendere difficile qualsiasi soluzione.— Silvia Spronelli, amministratrice delegata di SoloAffitti