Xenobot e anthrobot sono strutture multicellulari create da cellule di rana e polmoni umani che si riorganizzano spontaneamente e si muovono autonomamente in condizioni controllate. Il thanatotranscriptome mostra che i geni rimangono attivi dopo la morte dell'organismo, dimostrando che la morte biologica non è un interruttore istantaneo uniforme per ogni cellula.
Scoperto un terzo stato biologico tra vita e morte: cellule si riorganizzano dopo la morte
La morte non è un interruttore che si spegne tutto in una volta
Allora, se capisco bene, le cellule continuano a fare cose dopo che l'organismo muore. Come è possibile?
Perché la morte non è un evento istantaneo per ogni cellula. Dipende da fattori come la temperatura e i nutrienti disponibili. In laboratorio, quando manteniamo le condizioni giuste, le cellule possono continuare a funzionare e persino a riorganizzarsi.
Ma qui bisogna essere precisi. Stiamo parlando di cellule isolate in condizioni controllate, non di quello che accade naturalmente nel corpo dopo la morte. Sono due cose molto diverse.
E questi xenobot e anthrobot, sono vivi?
Quella è la domanda difficile. Si muovono, si auto-organizzano, rispondono agli stimoli. Ma non sappiamo se abbiano consapevolezza nel senso che intendiamo noi.
E qui è importante dire che non ci sono prove di consapevolezza. Quello che vediamo potrebbe essere spiegato completamente dalla biochimica ordinaria, senza invocare nulla di più misterioso.
Allora qual è il valore di questa ricerca se non sappiamo ancora cosa significhi?
Il valore è che apre possibilità per la medicina rigenerativa, per riparare tessuti danneggiati. Abbiamo visto anthrobot riparare cellule neurali danneggiate in laboratorio.
Vero, ma ancora una volta: in vitro. Non sappiamo se funzionerebbe nel corpo umano, e prima di provare avremmo bisogno di valutazioni etiche e di sicurezza molto rigorose.
Quindi siamo ancora agli inizi.
Esattamente. È una scoperta affascinante che cambia il modo in cui pensiamo alla morte, ma le applicazioni cliniche sono ancora lontane.
O Pulso
- Xenobot e anthrobot sono strutture multicellulari che si riorganizzano spontaneamente e si muovono autonomamente in laboratorio
- Il thanatotranscriptome mostra che i geni rimangono attivi dopo la morte dell'organismo
- Gli anthrobot hanno favorito la riparazione di cellule neurali umane danneggiate in esperimenti in vitro
- La sopravvivenza cellulare dipende da fattori come tipo di tessuto, temperatura e disponibilità di nutrienti
Xenobot e anthrobot sono strutture multicellulari create da cellule di rana e polmoni umani che si riorganizzano spontaneamente e si muovono autonomamente in condizioni controllate. Il thanatotranscriptome mostra che i geni rimangono attivi dopo la morte dell'organismo, dimostrando che la morte biologica non è un interruttore istantaneo uniforme per ogni cellula.
Ricercatori hanno scoperto che cellule prelevate da organismi morti possono riorganizzarsi e muoversi autonomamente in laboratorio, suggerendo un possibile 'terzo stato' biologico tra vita e morte con potenziali applicazioni in medicina rigenerativa.
La morte di un organismo non è un interruttore che si spegne tutto in una volta. Quando un corpo muore, le sue cellule non muoiono tutte nello stesso istante. Questa semplice osservazione ha spinto i ricercatori a cercare di capire cosa accade a quelle cellule quando vengono isolate e mantenute in condizioni controllate, e quello che hanno scoperto suggerisce l'esistenza di uno stato biologico intermedio, qualcosa che non è esattamente vita nel senso tradizionale, ma nemmeno morte completa.
Studi condotti presso la Tufts University e l'Università del Vermont hanno dimostrato che cellule prelevate dalla pelle di embrioni di rana possono fare qualcosa di straordinario: in laboratorio, si riorganizzano spontaneamente in strutture multicellulari chiamate xenobot. Questi piccoli aggregati non si limitano a sopravvivere passivamente. Utilizzano le ciglia cellulari per muoversi attivamente, impiegando componenti che nell'embrione originario non avevano questa funzione. È come se le cellule, una volta liberate dal loro contesto biologico originario, trovassero nuovi modi di cooperare e di agire.
Risultati simili sono stati ottenuti con cellule umane. Ricercatori hanno prelevato cellule dai polmoni di persone e hanno osservato che anche queste si riorganizzano in strutture autonome chiamate anthrobot. Come gli xenobot, gli anthrobot sono capaci di movimento indipendente. In uno degli esperimenti più promettenti, gruppi di anthrobot hanno favorito la riparazione di fogli di cellule neurali umane che erano stati precedentemente danneggiati, con una ricrescita osservabile dei neuriti nelle zone lesionate. È importante sottolineare che questi sono esperimenti condotti esclusivamente in laboratorio, in vitro, e non fenomeni che si verificano naturalmente nel corpo umano dopo la morte.
Un altro filone di ricerca ha esaminato il thanatotranscriptome, il termine usato per descrivere l'insieme dei geni che continuano a essere attivi, e talvolta cambiano la loro attività, dopo la morte dell'organismo. Questo lavoro, condotto da ricercatori come Peter Noble e Alex Pozhitkov, ha rivelato che la sopravvivenza cellulare dipende da fattori specifici: il tipo di tessuto, la temperatura, la disponibilità di nutrienti. Nessuno di questi fattori è universale. Questo significa che la morte biologica non è un evento uniforme e istantaneo per ogni cellula, ma un processo più sfumato e variabile.
Il concetto di "terzo stato" biologico che alcuni ricercatori usano per descrivere questi fenomeni non è una classificazione medica o legale riconosciuta. È fondamentale mantenere una distinzione netta tra tre cose diverse: la morte dell'organismo nel suo insieme, la morte delle singole cellule, e la loro riorganizzazione artificiale in condizioni di laboratorio controllate. Michael Levin ha proposto di interpretare alcuni di questi comportamenti cellulari come forme di "cognizione basale", cioè capacità delle cellule di percepire l'ambiente, comunicare tra loro e regolare il proprio comportamento senza bisogno di un sistema nervoso. Questa interpretazione rimane controversa.
Non esistono prove accettate che le cellule siano coscienti nel senso che intendiamo per gli organismi viventi. Il movimento, l'auto-organizzazione e la risposta agli stimoli possono essere spiegati attraverso processi biochimici ordinari, programmi di sviluppo cellulare e meccanismi di segnalazione cellulare. La cautela è appropriata quando si interpretano questi risultati.
Le possibili applicazioni future sono significative: medicina rigenerativa, rilascio mirato di farmaci, riparazione dei tessuti danneggiati. Ma siamo ancora molto lontani da qualsiasi impiego clinico. Prima che questi approcci possano essere utilizzati negli esseri umani, richiederebbero valutazioni rigorose di sicurezza e considerazioni etiche approfondite. Per il momento, quello che i ricercatori hanno scoperto è un fenomeno affascinante che sfida la nostra comprensione tradizionale di cosa significhi essere vivi o morti, ma le sue applicazioni pratiche rimangono ancora nel futuro.
Citações Notáveis
La morte biologica non è un interruttore istantaneo e uniforme per ogni cellula— Ricercatori della Tufts University e dell'Università del Vermont
Capacità cellulari di percepire l'ambiente, comunicare e regolare il proprio comportamento senza un sistema nervoso— Michael Levin, sulla 'cognizione basale'