Sanchez rilancia sulla casa con due nuovi decreti, mentre Puigdemont torna in campo

Manifestazioni e scontri a Barcellona con 13 arresti e 30 agenti feriti; crisi abitativa colpisce famiglie vulnerabili con rischio sfratti.
Non permetteremo che ci siano altri sfratti come quello di Maricarmen
Sanchez scandisce il suo impegno sulla casa mentre lancia la campagna elettorale con due nuovi decreti.
Mark

Sanchez sta davvero cercando di fare della casa il fulcro della sua campagna, o è una mossa tattica per distogliere l'attenzione da Puigdemont?

Mimi

Probabilmente entrambe le cose. La crisi abitativa è reale — i prezzi sono fuori controllo, gli sfratti colpiscono le famiglie vulnerabili — e le piazze si stanno mobilitando. Ma il timing è perfetto: lancia i decreti nel giorno in cui Puigdemont torna in gioco. È una scelta di campo.

Luke

Però attenzione: il primo decreto ha il sostegno del Pnv, il secondo no. Significa che uno dei due potrebbe non passare nemmeno alla Deputazione Permanente. Non sappiamo ancora se questi provvedimenti diventeranno legge.

Mark

E Puigdemont? Cosa cambia davvero per lui con l'amnistia?

Mimi

Può tornare in Spagna senza rischiare l'arresto per malversazione. Ma lui stesso dice che l'amnistia non risolve il conflitto di fondo: la Catalogna vuole l'autodeterminazione, e quella questione rimane aperta.

Luke

Esatto. L'amnistia è una porta, non una soluzione. E Puigdemont non ha ancora detto quando rientrerà, quindi c'è ancora molta incertezza su come questo influenzerà la campagna.

Mark

Le proteste a Barcellona sembrano molto tese. Cosa sta succedendo nelle piazze?

Mimi

La gente è arrabbiata. 120mila persone in strada per la casa, barricate incendiate, 30 agenti feriti. I sindacati hanno confermato uno sciopero generale in autunno. È una pressione reale dal basso.

Luke

Ma qui dobbiamo essere precisi: gli organizzatori dicono 120mila, ma non abbiamo una cifra indipendente. E gli scontri — 13 arresti, 30 feriti — sono stati causati da "gruppi di incappucciati", non dalla manifestazione nel suo insieme. Non è la stessa cosa.

  • Sanchez approva due decreti sulla casa — blocco degli sfratti, dieci miliardi a tasso zero, limiti agli affitti — trasformando la crisi abitativa nel cuore della sua campagna per le elezioni del 29 novembre.
  • A Barcellona, 120mila persone scendono in piazza con i sindacati degli inquilini: la serata finisce con barricate, 13 arresti e 30 agenti feriti, mentre Ugt e Ccoo annunciano uno sciopero generale per l'autunno.
  • Il primo decreto ottiene il sostegno del Pnv basco ed entra in vigore domani; il secondo, sulla proroga automatica degli affitti, affronta una convalida incerta alla Deputazione Permanente del Congresso.
  • La Corte costituzionale apre la strada al ritorno di Puigdemont in Spagna dopo nove anni di esilio, proprio mentre il suo partito, Junts, aveva appena affossato i precedenti decreti casa — una contraddizione che avvelena la legislatura.
  • La destra di Vox e del Partito Popolare agita già accuse di brogli e invita a non votare per posta, mentre lo stesso Pp cerca di prendere le distanze definendo il sistema elettorale 'garantista'.

In un momento in cui le piazze spagnole bruciano di rabbia per la crisi abitativa, Pedro Sanchez ha scelto la casa come bandiera della sua campagna elettorale, varando due decreti dal Consiglio dei ministri mentre la Corte costituzionale riapriva la porta della Spagna a Carles Puigdemont. È una mossa che rivela la geometria fragile del potere spagnolo: un premier che cerca consenso nelle strade mentre naviga tra alleanze instabili e un esilio che si avvicina alla fine. La campagna è appena cominciata, ma il terreno su cui si combatte è già segnato da contraddizioni profonde.

Pedro Sanchez ha scelto il giorno stesso in cui la Corte costituzionale ha riaperto la porta della Spagna a Carles Puigdemont per lanciare la sua campagna elettorale con due decreti sulla casa. Una coincidenza che non è casuale: racconta la strategia di un premier che cerca di spostare l'attenzione verso le famiglie vulnerabili e le piazze in ebollizione, mentre il terreno politico si muove sotto i suoi piedi.

Il primo decreto — blocco degli sfratti, dieci miliardi in prestiti a tasso zero per la prima casa, 280 milioni per l'edilizia residenziale, stop ai fondi speculativi e tassazione sulle case turistiche — entra in vigore domani con il sostegno del Partito Nazionalista basco. Sanchez ha costruito questa coalizione alternativa dopo che i precedenti provvedimenti erano stati affossati al Congresso dai voti combinati di Partito Popolare, Vox e Junts. Il secondo decreto, che prevede la proroga automatica degli affitti e limiti agli aumenti dei canoni, ha invece una strada più incerta: la sua convalida alla Deputazione Permanente non è garantita.

Mentre il premier parlava dalla Moncloa, Barcellona bruciava. Un corteo di 120mila persone convocato dai sindacati degli inquilini si è concluso con barricate, 13 arresti e 30 agenti feriti. Ugt e Ccoo hanno confermato uno sciopero generale per l'autunno sulla questione abitativa, una mossa che ha già scatenato la reazione della confederazione degli industriali.

Sullo sfondo, Puigdemont. L'amnistia per il reato di malversazione gli consente ora di tornare in Spagna dopo nove anni, ma il leader catalano ha chiarito che questo non risolve nulla: rivendica ancora l'autodeterminazione. È lo stesso Puigdemont il cui partito aveva contribuito ad affossare i decreti casa solo pochi giorni fa — la stessa contraddizione che ha avvelenato questa legislatura fin dal 2023, quando l'accordo sull'amnistia era stato il prezzo pagato da Sanchez per ottenere la fiducia. La campagna è lunga due mesi, e il terreno è già minato.

Pedro Sanchez ha lanciato la sua campagna elettorale dalla Moncloa con una mossa calcolata: due nuovi decreti sulla casa, approvati dal Consiglio dei ministri nel giorno stesso in cui la Corte costituzionale ha aperto la strada al ritorno in Spagna di Carles Puigdemont. È una scelta che racconta molto sulla strategia del premier spagnolo mentre il Paese si prepara alle elezioni del 29 novembre. Dopo lo scioglimento delle Camere e il rigetto dei precedenti provvedimenti abitativi da parte del Congresso — affossati dai voti combinati del Partito Popolare, Vox e Junts — Sanchez ha deciso di riprovare, questa volta con una coalizione diversa.

Il primo decreto entrerà in vigore domani. Contiene il blocco degli sfratti per le famiglie vulnerabili, una misura che il premier ha voluto sottolineare con una frase che risuona come uno slogan di campagna: "Non permetteremo che ci siano altri sfratti come quello di Maricarmen". Accanto a questo, il governo mette sul tavolo dieci miliardi di euro in prestiti a tasso zero, fino a cinquantamila euro per chi vuole comprare la prima casa. Aggiunge 280 milioni per aumentare l'offerta di edilizia residenziale, blocca i fondi speculativi che operano nel mercato immobiliare e introduce una tassazione sulle residenze destinate al turismo. Il secondo decreto, che prevede la proroga automatica degli affitti e limiti agli aumenti dei canoni, ha una strada più incerta: la sua convalida alla Deputazione Permanente del Congresso non è garantita, e per questo non entrerà immediatamente in vigore.

Sanchez ha assicurato il sostegno del Partito Nazionalista basco per il primo decreto, aggirando così la necessità di contare su Junts, il partito di Puigdemont che solo pochi giorni prima aveva contribuito a far cadere i provvedimenti precedenti. "Non è una questione ideologica, ma di umanità, di puro buon senso", ha detto il premier, sostenendo che i prezzi delle abitazioni hanno ormai superato ogni logica di mercato. La scelta di fare della casa l'asse centrale della campagna non è casuale: il premier sta cercando di intercettare l'energia che sale dalle piazze, dove gli accampamenti si moltiplicano sul modello di Puerta del Sol.

Quelle piazze si stanno infiammando. Lunedì sera a Barcellona, al termine di un corteo indetto dai sindacati degli inquilini che ha radunato 120mila persone secondo gli organizzatori, gruppi di manifestanti incappucciati hanno acceso barricate. La polizia ha effettuato 13 arresti e ha subito 30 feriti. I principali sindacati, Ugt e Ccoo, hanno confermato uno sciopero generale sulla questione abitativa per l'autunno, una mossa che ha subito provocato la reazione del presidente della Ceoe, la confederazione degli industriali, che l'ha definita "inammissibile".

Ma mentre Sanchez costruisce la sua narrazione sulla casa, il terreno politico si sta spostando. Carles Puigdemont, grazie all'amnistia per il reato di malversazione, può ora tornare in Spagna dopo nove anni di esilio. La Corte costituzionale ha spalancato quella porta proprio nel momento in cui il premier stava lanciando la sua campagna. Puigdemont non ha ancora detto quando rientrerà, ma ha chiarito che l'amnistia non risolve nulla tra la Catalogna e la Spagna: rivendica ancora il diritto all'autodeterminazione. È lo stesso Puigdemont il cui partito, Junts, ha affossato i decreti casa al Congresso solo pochi giorni fa — una contraddizione che incarna il veleno che ha caratterizzato questa legislatura fin dall'inizio, quando l'accordo sull'amnistia per i leader indipendentisti era stato il prezzo che Sanchez aveva pagato per ottenere la fiducia nel 2023.

Sanchez ha evitato oggi uno scontro diretto con Puigdemont e ha detto di non avere in programma un incontro con lui. Nel frattempo, la destra spagnola — Santiago Abascal di Vox e Isabel Diaz Ayuso del Partito Popolare — sta già agitando accuse di brogli, chiedendo agli elettori di non votare per posta e di non fidarsi di Sanchez, che secondo loro "è capace di qualunque cosa". Lo stesso Partito Popolare ha preso le distanze da queste affermazioni, definendo il sistema elettorale "garantista". La campagna, lunga due mesi, è solo agli inizi, e il terreno è già minato.

Non è una questione ideologica, ma di umanità, di puro buon senso
— Pedro Sanchez, premier spagnolo
L'amnistia in sé non è la soluzione, oggi non si risolve nulla tra Catalogna e la Spagna
— Carles Puigdemont, leader di Junts
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