Sanchez convoca elezioni anticipate il 29 novembre, cavalcando la protesta per la casa

Lo sfratto di un'87enne, Maricarmen Abascal, ha innescato la crisi politica che ha portato allo scioglimento del Parlamento.
La lotta non attenderà nessun calendario elettorale
Il sindacato degli Inquilini promette di continuare la mobilitazione sulla casa indipendentemente dall'esito delle elezioni.
Mark

Perché Sanchez ha scelto di indire elezioni proprio adesso, quando i sondaggi lo danno in svantaggio?

Mimi

Ha perso una votazione cruciale in Parlamento sui decreti sulla casa. Poteva aspettare e cercare altri compromessi, ma ha deciso di trasformare la sconfitta in un'occasione. È il suo stile: giocare d'azzardo quando le cose si mettono male.

Luke

Ma aspetta — i sondaggi dicono che il Partito Popolare e Vox insieme supererebbero la maggioranza assoluta. Non è un azzardo, è quasi una sconfitta annunciata.

Mimi

Vero, ma Sanchez conta su due cose: che la mobilitazione popolare sulla casa possa spostare i voti, e che la destra sia troppo divisa per governare insieme.

Mark

Cosa succede ai decreti sulla casa nel frattempo?

Mimi

Il governo dice che li approverà comunque, usando uno stratagemma istituzionale per aggirare il veto di Junts. Quindi anche se perde le elezioni, almeno quelle misure passano.

Luke

Uno stratagemma — cioè, non è una soluzione democratica ordinaria. È una mossa tattica per salvare la faccia.

Mimi

Sì, ma è legale secondo le regole parlamentari spagnole. E la gente in piazza a Puerta del Sol non aspetterà comunque nessun risultato elettorale.

Mark

Cosa intendi?

Mimi

Il sindacato degli Inquilini ha detto che continueranno a protestare e a scioperare, indipendentemente da chi vince. La lotta non è legata al calendario politico.

Luke

Quindi Sanchez sta cercando di cavalcare una protesta che in realtà non lo aspetta e non lo supporta necessariamente.

Mimi

Esattamente. È un rischio calcolato. Spera che la visibilità della crisi abitativa lo aiuti, ma i movimenti sociali hanno i loro tempi.

  • Lo sfratto di un'87enne ha acceso una protesta nazionale che ha travolto il Parlamento e costretto Sanchez a una scelta radicale: sciogliere le Cortes o restare paralizzato.
  • I decreti governativi a tutela degli inquilini sono stati affossati dall'alleanza inedita tra destra, Vox e i catalani di Junts, lasciando il governo minoritario senza strumenti legislativi.
  • Sanchez ha risposto con una doppia mossa: elezioni anticipate e l'intenzione di approvare comunque i decreti casa tramite uno stratagemma istituzionale, aggirando il veto parlamentare.
  • I sondaggi danno il Partito Popolare avanti di sei punti, con la coalizione conservatrice-ultradestra potenzialmente in grado di conquistare la maggioranza assoluta per la prima volta dal 2023.
  • A sinistra il fronte è frammentato: Sumar e alleati non hanno ancora un candidato unitario, mentre il Sindacato degli Inquilini annuncia uno sciopero generale indipendentemente dall'esito del voto.

Quando una donna di 87 anni viene sfrattata dalla sua casa, a volte si muovono le fondamenta di un intero sistema politico. Pedro Sanchez, premier spagnolo, ha sciolto le Cortes e convocato elezioni anticipate per il 29 novembre, trasformando la bocciatura parlamentare dei decreti sulla casa in una scommessa elettorale sulla giustizia abitativa. La crisi di una singola anziana, Maricarmen Abascal, ha rivelato una frattura più profonda nella società spagnola, quella tra chi ha un tetto sicuro e chi no, tra chi governa con fragili alleanze e chi aspira a una maggioranza solida. Come spesso accade nella storia, sono le storie minime a innescare le grandi svolte.

Tutto è cominciato con lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, la cui vicenda ha acceso una miccia nazionale sulla crisi abitativa spagnola. L'indignazione è dilagata nelle piazze e poi in Parlamento, dove venerdì scorso il Partito Popolare, Vox e i deputati di Junts hanno affossato i decreti governativi che avrebbero protetto gli inquilini dagli sfratti e garantito il rinnovo automatico degli affitti. Per Pedro Sanchez, quella bocciatura è diventata il momento della decisione.

Dopo un weekend di consultazioni e un colloquio con il re Felipe VI, il premier ha annunciato dalla Moncloa lo scioglimento anticipato delle Cortes e le elezioni per il 29 novembre, nove mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Ma Sanchez ha aggiunto una mossa a sorpresa: il governo intende approvare comunque i decreti casa usando uno stratagemma istituzionale, aggirando il veto di Junts e della destra.

Nel suo discorso al Paese, Sanchez ha inquadrato la sfida come una scelta tra due visioni della Spagna: l'ondata conservatrice-ultradestra da un lato, una maggioranza progressista più ampia dall'altro. Ha rivendicato i successi del suo esecutivo e denunciato le difficoltà di governare con un Parlamento ostile.

I numeri, però, non sorridono al premier. I sondaggi danno il Partito Popolare avanti di almeno sei punti, e la somma dei voti di destra e Vox potrebbe questa volta superare la soglia della maggioranza assoluta. Feijoo ha accolto l'annuncio con un «Finalmente!», mentre a sinistra il fronte è nel caos: Sumar e alleati non hanno ancora un candidato unitario, e Podemos chiede primarie urgenti.

Intanto, nella Puerta del Sol di Madrid, l'accampamento per il diritto alla casa continua a crescere. Il Sindacato degli Inquilini ha già annunciato uno sciopero generale, indipendentemente da chi vincerà le elezioni. Sanchez ha trasformato una sconfitta parlamentare in una punta di lancia elettorale, scommettendo che la protesta popolare possa ancora una volta salvarlo dall'impossibile.

Un'anziana donna sfrattata, una settimana di proteste nelle piazze, e poi il primo ministro annuncia elezioni anticipate. È così che la politica spagnola si è mossa in pochi giorni di ottobre, quando Pedro Sanchez ha deciso di sciogliere il Parlamento e convocare i cittadini alle urne per il 29 novembre, nove mesi prima della scadenza naturale della legislatura.

Tutto è cominciato con Maricarmen Abascal, un'87enne il cui sfratto ha acceso una miccia nazionale sulla crisi abitativa. L'indignazione è esplosa nelle piazze, è entrata in Parlamento, ha attraversato il Paese come un'onda. Venerdì scorso, il Partito Popolare, Vox e i sette deputati della destra catalana di Junts hanno votato contro i decreti del governo che avrebbero protetto gli inquilini dagli sfratti e garantito il rinnovo automatico degli affitti. Per Sanchez, abituato a giocare d'azzardo politico e a sopravvivere a crisi che avrebbero sepolto altri leader, questa bocciatura è stata il momento di decisione. Ha passato il weekend a riflettere, ha consultato i suoi, ha informato il re Felipe VI, e poi ha annunciato dalla Moncloa la sua mossa: elezioni, ma anche l'approvazione comunque di quei decreti, usando uno stratagemma istituzionale che permetterebbe al governo di coalizione minoritario Psoe-Sumar di aggirare il veto di Junts e ottenere la convalida dei provvedimenti.

Nel suo discorso al Paese, Sanchez ha inquadrato la scelta come una sfida tra due visioni della Spagna. Ha chiesto agli spagnoli di scegliere se unirsi all'ondata di estrema destra, che secondo lui porta regresso ovunque governi, oppure dare al governo una maggioranza progressista più ampia per affrontare le disuguaglianze, la crisi della casa e i servizi pubblici. Ha ricordato le difficoltà di governare con un Parlamento ostile, ma anche i successi dell'esecutivo: la lotta ai genocidi quando altri tacevano, la battaglia contro tiranni e oligarchi, la costruzione di una Spagna che sia punto di riferimento globale per pace, femminismo e prosperità.

Ma i numeri non giocano a favore di Sanchez. I sondaggi danno il Partito Popolare avanti di almeno sei punti rispetto al Psoe. Ancora più preoccupante: la somma dei voti della destra conservatrice e di Vox potrebbe superare la maggioranza assoluta, a differenza da quanto accadde nelle elezioni del 2023. Alberto Nunez Feijoo, leader dei Popolari, ha accolto l'annuncio con un «Finalmente!». Santiago Abascal di Vox ha raffreddato gli entusiasmi, già ponendo condizioni per un eventuale governo delle destre.

A sinistra dei socialisti, il caos è ancora maggiore. Sumar, Izquierda Unida, Mas Madrid e Comuns non hanno ancora indicato il leader del loro fronte unitario di candidatura. Podemos ha invocato primarie per il 14 e 15 ottobre. Nel frattempo, nella piazza di Puerta del Sol a Madrid, dove l'accampamento per la casa continua a crescere come una città dentro la città, il sindacato degli Inquilini ha promesso che la lotta non aspetterà nessun calendario elettorale. Andrà avanti con uno sciopero generale, chiunque governi. Le principali organizzazioni sindacali, Comisiones Obreras e Union General de Trabajadores, hanno già convocato uno sciopero di 24 ore in autunno, in data ancora da definire.

Sanchez ha trasformato una sconfitta parlamentare in una punta di lancia per l'offensiva elettorale, cercando di convertire il malcontento della piazza in uno scatto della sinistra smobilitata. Il tema della casa non è casuale nella sua strategia: in altre democrazie, da Berlino a New York, le politiche abitative sono diventate il terreno su cui si decide il voto. Ma questa volta, per il premier spagnolo, il voto rimane un'incognita. Ha scelto di giocare tutto su una carta, sperando che la protesta popolare e la sua capacità di resilienza possano ancora una volta salvarlo dall'impossibile.

Abbiamo dovuto combattere con un Congresso ostile e far fronte alla peggiore opposizione della storia di Spagna
— Pedro Sanchez
La lotta non attenderà nessun calendario elettorale
— Sindacato de Inquilinas
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