Roma penultima in Europa per l'abbandono del riscaldamento a gas fossile

Le famiglie romane affrontano bollette energetiche sempre più care e prezzi instabili a causa della dipendenza dai combustibili fossili.
Famiglie che pagano bollette sempre più care, conseguenza diretta di un modello energetico fossile
Federico Spadini di Greenpeace Italia spiega come la crisi energetica non sia casuale, ma strutturale.
Mark

Allora, Roma è penultima su quindici città. Ma cosa significa concretamente? Cosa manca?

Mimi

Mancano soprattutto due cose: una pianificazione urbana seria per la transizione e gli investimenti per realizzarla. Stoccolma ha un sistema di teleriscaldamento maturo da decenni. Roma non ha nulla di simile.

Luke

Ma aspetta—il rapporto dice che Roma ha "lacune significative" e "meccanismi di implementazione deboli". Sono conclusioni o sono basate su dati specifici? Quanti edifici a Roma usano ancora il gas?

Mimi

Il rapporto non dà quel numero per Roma. Sappiamo che Stoccolma ha consumi diretti di fossili "estremamente bassi" e Vienna vuole sostituire 600mila impianti. Per Roma non c'è un numero.

Mark

E cosa succederebbe se Roma iniziasse a investire adesso? Quanto tempo ci vorrebbe?

Mimi

Vienna ha un piano fino al 2040. Amsterdam mira al 2040. Non è veloce, ma è possibile. Il problema è che Roma non ha nemmeno un piano così.

Luke

Il rapporto dice che le famiglie pagano bollette "sempre più care". Ma è colpa della dipendenza dal gas o dei prezzi globali? Parigi dipende ancora dal gas nel teleriscaldamento, eppure è seconda.

Mimi

Buona domanda. Parigi ha investito massicciamente nelle infrastrutture e ha misure di protezione sociale. Roma ha né l'uno né l'altro. Quindi sì, la dipendenza dal gas è parte del problema, ma la mancanza di investimenti pubblici è il vero collo di bottiglia.

Mark

Bucarest è ultima. Cosa la differenzia da Roma?

Mimi

Il rapporto non entra nei dettagli di Bucarest. Sappiamo solo che è in fondo come Roma e Atene. Probabilmente ha problemi simili: pianificazione debole, investimenti insufficienti.

Luke

Una cosa che mi colpisce: il rapporto misura sei dimensioni diverse, ma non sappiamo dove Roma è più debole. È la governance? Gli investimenti? Le emissioni attuali? Senza quel dettaglio, è difficile sapere da dove iniziare.

  • Roma occupa il 14° posto su 15 città europee, davanti solo a Bucarest, in una classifica che misura la capacità di abbandonare il riscaldamento a combustibili fossili.
  • Le famiglie romane subiscono bollette sempre più pesanti e prezzi instabili, esposti alle oscillazioni dei mercati energetici e alle tensioni geopolitiche internazionali.
  • Stoccolma, Parigi e Vienna guidano la classifica grazie a piani di lungo termine, reti di teleriscaldamento avanzate e solidi meccanismi di protezione sociale — un modello che Roma non ha ancora avviato.
  • Greenpeace Italia denuncia che la situazione non è accidentale: è la conseguenza diretta di un modello energetico ancora radicato nei combustibili fossili, con pianificazione urbana incompleta e meccanismi di attuazione deboli.
  • Senza una strategia credibile di phase-out, Roma rischia di restare vulnerabile non solo sul piano climatico, ma anche su quello economico e sociale.

Mentre l'inverno si avvicina e i prezzi dell'energia salgono, Roma si ritrova al penultimo posto tra quindici città europee nella transizione dal riscaldamento fossile, secondo un rapporto di Greenpeace Europa centro-orientale. Solo Bucarest la precede in questa classifica poco lusinghiera, che misura pianificazione, infrastrutture, governance e protezione sociale. La posizione della capitale non è frutto del caso, ma il riflesso di scelte strutturali che continuano a legare le famiglie romane alla volatilità dei mercati energetici globali e alle conseguenze dei conflitti internazionali.

Roma occupa il penultimo posto tra quindici città europee nella transizione dai combustibili fossili per il riscaldamento domestico, superando solo Bucarest nella classifica elaborata da Greenpeace Europa centro-orientale. Una posizione che pesa ancora di più con l'avvicinarsi dell'inverno, quando i prezzi dell'energia salgono e le bollette diventano un problema concreto per molte famiglie.

Lo studio valuta le città su sei dimensioni: emissioni attuali, politiche e pianificazione urbana, infrastrutture, governance, finanziamenti e protezione sociale. In cima alla classifica si trovano Stoccolma (91,8 punti), Parigi (83,5) e Vienna (81,4), città che hanno investito in reti di teleriscaldamento, pianificazione di lungo termine e misure di tutela per i cittadini più vulnerabili. Vienna, in particolare, ha fissato un piano per sostituire circa 600mila impianti di riscaldamento entro il 2040.

Nella parte centrale si collocano Budapest, Praga, Berlino, Varsavia e Bruxelles, tutte ancora dipendenti dai combustibili fossili ma con percorsi di transizione avviati. Madrid e Lisbona mostrano buoni indicatori di emissione, ma mancano di strategie complete di abbandono del fossile a livello cittadino.

Roma, insieme ad Atene e Bucarest, chiude la classifica con lacune evidenti in tutti gli ambiti: dipendenza dal gas, pianificazione incompleta e meccanismi di attuazione deboli. Federico Spadini di Greenpeace Italia sottolinea che questa non è una conseguenza involontaria, ma il risultato diretto di un modello energetico che non ha ancora intrapreso una vera transizione. Le famiglie romane ne pagano il costo quotidiano, esposte a bollette instabili e a una vulnerabilità economica che va ben oltre la questione climatica.

Roma occupa il penultimo posto tra quindici città europee nella transizione dai combustibili fossili per il riscaldamento domestico. Solo Bucarest la precede in questa classifica poco lusinghiera, elaborata da Greenpeace Europa centro-orientale. È una posizione che assume particolare peso mentre l'inverno si avvicina, stagione in cui i prezzi dell'energia tendono a salire e le famiglie si trovano a fare i conti con bollette sempre più pesanti.

Lo studio di Greenpeace esamina le città attraverso sei dimensioni: le emissioni attuali e le prestazioni dei sistemi di riscaldamento, le politiche e la pianificazione urbana, le infrastrutture disponibili, la governance e i finanziamenti, oltre alle misure di protezione sociale per i cittadini. Stoccolma guida la classifica con un punteggio di 91,8 punti, seguita da Parigi a 83,5 e Vienna a 81,4. Queste tre città hanno costruito la loro posizione attraverso una pianificazione di lungo termine, investimenti significativi nelle reti di teleriscaldamento e meccanismi robusti di protezione sociale. Stoccolma, in particolare, ha ridotto drasticamente il consumo diretto di combustibili fossili negli edifici, anche se rimane dipendente dall'incenerimento dei rifiuti. Parigi ha combinato una riduzione rapida delle emissioni con investimenti massicci nelle infrastrutture di riscaldamento centralizzato. Vienna ha tracciato un percorso di uscita dal gas particolarmente chiaro, con un piano che prevede la sostituzione di circa 600mila impianti di riscaldamento entro il 2040.

Copenaghen e Amsterdam occupano il quarto e quinto posto, entrambe classificate come città "in miglioramento". Copenaghen ha ridotto drasticamente l'uso diretto di combustibili fossili negli edifici e sta elettrificando rapidamente il teleriscaldamento, anche se l'incenerimento dei rifiuti rimane significativo. Amsterdam ha fissato un obiettivo chiaro di abbandono del gas entro il 2040 e dispone di forniture a livello di quartiere, ma continua a dipendere fortemente dal gas e ha recentemente costruito un nuovo impianto ausiliario alimentato a gas, segnale di investimenti ancora orientati verso i combustibili fossili.

Nella parte centrale della classifica si trovano Budapest, Praga, Berlino, Varsavia e Bruxelles, separate da appena 1,5 punti. Queste città presentano profili molto diversi: alcune mostrano risultati migliori in governance e pianificazione, altre hanno situazioni attuali più solide. Tuttavia, tutte condividono una dipendenza significativa dai combustibili fossili e percorsi di transizione ancora incompleti. Madrid e Lisbona ottengono risultati relativamente buoni sugli indicatori di emissione, ma mostrano ancora lacune significative nella sostituzione effettiva del riscaldamento fossile e non dispongono di strategie complete di phase-out a livello cittadino. Lisbona, in particolare, è penalizzata dal clima mite che rende difficile interpretare correttamente i dati sulle basse emissioni.

Roma, insieme ad Atene e Bucarest, occupa i tre ultimi posti della classifica. La capitale italiana presenta lacune significative in tutti gli ambiti esaminati: una forte dipendenza dai combustibili fossili, una pianificazione urbana incompleta e meccanismi di implementazione deboli. Federico Spadini, responsabile della campagna Clima di Greenpeace Italia, sottolinea come questa situazione non sia un effetto collaterale indesiderato, ma la conseguenza diretta di un modello energetico ancora radicato nei combustibili fossili. Le famiglie romane pagano il prezzo di questa scelta: bollette sempre più care e prezzi dell'energia instabili, volatilità causata non solo dalle dinamiche di mercato ma anche dai conflitti internazionali che influenzano l'approvvigionamento energetico. La dipendenza dal gas fossile espone la città a rischi economici e sociali che vanno oltre la questione climatica, minacciando la stabilità stessa delle comunità urbane.

Famiglie che pagano bollette sempre più care e prezzi dell'energia instabili sono la diretta conseguenza di un modello energetico basato sui combustibili fossili che minaccia non solo il clima, ma anche la tenuta delle nostre società
— Federico Spadini, campagna Clima di Greenpeace Italia
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