Nel secondo trimestre del 2026, l'Istat ha fotografato un'Italia in cui la crescita del reddito non basta a proteggere le famiglie dall'erosione dei prezzi: la pressione fiscale sale al 43,5% mentre il potere d'acquisto cede lo 0,9% in un solo trimestre. È la storia antica di guadagni nominali che avanzano mentre il valore reale arretra, amplificata questa volta dalle tensioni geopolitiche in Iran che hanno riacceso i rincari energetici. Le famiglie rispondono come sempre fanno nei momenti di stretta: attingono ai risparmi, rimandando a domani il conto che oggi non riescono a pagare.
Pressione fiscale al 43,5%: crolla il potere d'acquisto delle famiglie
Le famiglie intaccano i risparmi per sostenere i consumi
Cosa significa esattamente che il potere d'acquisto cala dello 0,9% quando il reddito cresce dello 0,4%?
Significa che i prezzi sono aumentati più velocemente dei salari. Se guadagni il 0,4% in più ma le cose che compri costano il 0,9% in più, in realtà sei più povero. È l'inflazione che mangia il guadagno.
Ma l'Istat non dà un numero specifico per l'inflazione in questo report. Dice che i rincari vengono dal conflitto in Iran, ma non quantifica quanto abbiano pesato.
Vero. Sappiamo che i consumi sono cresciuti dell'1,7%, quindi le famiglie hanno speso di più. Ma hanno finanziato questa spesa attingendo ai risparmi, non dai redditi.
Quindi le famiglie stanno usando i soldi che avevano messo da parte?
Esattamente. La propensione al risparmio è crollata di 1,2 punti percentuali. Stanno svuotando i conti per pagare le bollette e il carburante.
Il report dice che questo accade "nonostante il reddito lordo disponibile sia cresciuto". Ma cresciuto di quanto in termini reali? Se l'inflazione è al 2%, il 2,5% di crescita annuale è comunque positivo. Se è al 3%, allora no.
E la pressione fiscale al 43,5%? È alta?
È il peso delle tasse sul Pil. Nel primo semestre era al 40,2%, quindi è salita di tre punti in sei mesi. Le entrate dello Stato sono cresciute del 4,5%, più velocemente della crescita economica.
Che potrebbe significare che lo Stato sta raccogliendo più tasse da un'economia che cresce lentamente. Ma il report non dice se questo è dovuto a nuove tasse o semplicemente a una migliore riscossione.
Il Codacons dice che i dati riflettono solo l'inizio della crisi. Cosa potrebbe peggiorare?
Ulteriori aumenti in carburanti ed energia. Il conflitto in Iran è ancora in corso, e se continua, i prezzi continueranno a salire.
Ma il report è di ottobre 2026 e parla di dati fino a giugno. Quindi quando il Codacons parla di "prossimo trimestre", sta parlando di luglio-settembre, che ormai è passato. Non sappiamo se la previsione si è avverata.
Der Puls
- La pressione fiscale al 43,5% segna un nuovo picco, divorando una quota crescente del reddito prodotto dal paese.
- I prezzi di carburanti ed energia, impennati dopo il conflitto in Iran, hanno annullato i guadagni salariali nominali, lasciando le famiglie più povere in termini reali nonostante buste paga più alte.
- Per tenere i consumi in piedi, le famiglie stanno intaccando i risparmi: la propensione al risparmio è crollata al 6,7%, perdendo 1,2 punti in un solo trimestre.
- Le finanze pubbliche mostrano un lieve miglioramento del deficit, ma le entrate crescono più delle uscite grazie proprio alla pressione fiscale che strangola i cittadini.
- Il Codacons avverte che i dati attuali fotografano solo l'inizio della crisi: nuovi rincari energetici nel prossimo trimestre rischiano di approfondire ulteriormente la ferita.
Nel secondo trimestre del 2026, l'Istat ha fotografato un'Italia in cui la crescita del reddito non basta a proteggere le famiglie dall'erosione dei prezzi: la pressione fiscale sale al 43,5% mentre il potere d'acquisto cede lo 0,9% in un solo trimestre. È la storia antica di guadagni nominali che avanzano mentre il valore reale arretra, amplificata questa volta dalle tensioni geopolitiche in Iran che hanno riacceso i rincari energetici. Le famiglie rispondono come sempre fanno nei momenti di stretta: attingono ai risparmi, rimandando a domani il conto che oggi non riescono a pagare.
Nel secondo trimestre del 2026, l'Istat ha consegnato agli italiani un paradosso scomodo: i redditi crescono, ma il potere d'acquisto cala. La pressione fiscale ha toccato il 43,5% del Pil, mentre nel primo semestre si era fermata al 40,2%, già in rialzo rispetto al 2025.
Il reddito disponibile delle famiglie è salito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% su base annuale. Eppure il potere d'acquisto ha perso lo 0,9% trimestrale e lo 0,4% annuale. La spiegazione è nei prezzi: dall'inizio del conflitto in Iran, carburanti ed energia hanno subito rincari che hanno eroso i guadagni nominali, lasciando le famiglie con meno capacità di spesa reale.
La risposta delle famiglie è leggibile nei dati sul risparmio: la propensione è scesa al 6,7%, un calo di 1,2 punti in un trimestre. I consumi sono cresciuti dell'1,7%, ma quella crescita è stata finanziata attingendo ai risparmi, non da redditi aggiuntivi. Come ha chiarito l'Istat, il reddito disponibile è aumentato meno della spesa per consumi, determinando la contrazione del risparmio.
Sul fronte pubblico, il quadro è leggermente migliore: il deficit nel secondo trimestre si è attestato al -2,0% del Pil, contro il -2,1% di un anno prima. Le entrate totali sono cresciute del 4,5%, raggiungendo il 48,9% del Pil. Il Pil stesso è avanzato dello 0,2% trimestrale e dell'1,0% annuale, trainato dai servizi mentre agricoltura e industria hanno arretrato.
Il Codacons ha però messo in guardia: i numeri dell'Istat riflettono solo la prima fase della crisi energetica e geopolitica. Nuovi aumenti di carburanti ed energia nel trimestre successivo rischiano di aggravare ulteriormente le condizioni delle famiglie, trasformando quello che oggi sembra un rallentamento in una contrazione più profonda e duratura.
Nel secondo trimestre del 2026, l'Istat ha documentato un quadro economico in cui le famiglie italiane si trovano strette tra due forze contrapposte: i loro redditi crescono, ma il loro potere d'acquisto crolla. La pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, un livello che riflette il peso crescente delle tasse sul prodotto interno lordo. Nel primo semestre dell'anno, questa pressione si era attestata al 40,2%, in aumento di quattro decimi di punto rispetto allo stesso periodo del 2025.
I numeri raccontano una storia di erosione silenziosa. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% su base annuale. Eppure, nello stesso periodo, il potere d'acquisto è diminuito dello 0,9% trimestrale e dello 0,4% annuale. Come è possibile? La risposta sta nei prezzi. A partire da marzo, il conflitto in Iran ha generato rincari significativi in carburanti, energia e altri settori essenziali. Questi aumenti hanno divorato i guadagni nominali dei salari, lasciando le famiglie con meno capacità di acquistare beni e servizi rispetto a tre mesi prima.
La conseguenza è visibile nel comportamento dei risparmi. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è scesa al 6,7%, una diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In altre parole, le famiglie stanno intaccando i loro risparmi per mantenere i consumi. I consumi stessi sono cresciuti dell'1,7%, ma questa crescita è stata finanziata non da redditi aggiuntivi, bensì da denaro prelevato dai conti di risparmio. L'Istat ha sintetizzato il fenomeno con chiarezza: il reddito disponibile è aumentato meno della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio.
Sul fronte delle finanze pubbliche, il quadro è leggermente meno grave di quanto potrebbe sembrare. Nel secondo trimestre, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -2,0%, in miglioramento rispetto al -2,1% dello stesso trimestre del 2025. Nei primi sei mesi dell'anno, l'indebitamento netto è stato del -5,4% del Pil, meglio del -5,7% registrato nello stesso periodo dell'anno precedente. Le entrate totali sono aumentate del 4,5% rispetto al secondo trimestre del 2025, raggiungendo un'incidenza sul Pil del 48,9%. Le uscite totali, invece, sono cresciute del 4,2%, con un'incidenza sul Pil del 50,9%.
L'economia nel suo complesso ha continuato a crescere, ma lentamente. Il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1,0% rispetto al secondo trimestre del 2025. Dal lato della domanda, consumi e investimenti hanno entrambi registrato una crescita dello 0,2%. Dal lato dell'offerta, i servizi hanno trainato la crescita con un aumento dello 0,4%, mentre l'agricoltura e l'industria hanno registrato cali rispettivamente dello 0,1% e dello 0,6%.
Il Codacons ha interpretato questi dati come il segnale di una crisi ancora agli inizi. L'organizzazione ha sottolineato che i numeri dell'Istat riflettono solo il primo periodo della crisi energetica e geopolitica, e che ulteriori aumenti in carburanti ed energia sono destinati a peggiorare le condizioni economiche delle famiglie nel trimestre successivo. In altre parole, quello che le famiglie stanno vivendo ora potrebbe essere solo l'inizio di una contrazione più profonda del loro potere d'acquisto, con conseguenze che si faranno sentire nei prossimi mesi.
Bemerkenswerte Zitate
Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio— Istat
La guerra in atto sta portando a nuovi aumenti in tutti i settori, a partire da carburanti ed energia, con la conseguenza che i dati sulle condizioni economiche delle famiglie sono destinati inevitabilmente a peggiorare nel successivo trimestre— Codacons