Quando il tempo si sostituisce alla giustizia, il verdetto appartiene al calendario più che ai giudici. Nel processo d'appello a Roma contro l'ex presidente della Camera Gianfranco Fini e la famiglia Tulliani — accusati di riciclaggio legato a un appartamento monegasco ereditato da Alleanza Nazionale — il procuratore generale Roberto Felici ha chiesto di dichiarare prescritto il reato, sottraendo alla corte la possibilità di pronunciarsi sulla colpevolezza o l'innocenza. Una vicenda nata nel 2008 potrebbe così concludersi non con una risposta, ma con il silenzio del tempo trascorso.
Pg chiede prescrizione per Fini e Tulliani nel caso della casa di Montecarlo
Il tempo estingue il reato, indipendentemente dalla colpevolezza
Cosa significa esattamente che il procuratore generale chiede la prescrizione? Non è una sentenza di innocenza?
No, è diverso. La prescrizione estingue il reato per il passare del tempo, indipendentemente da colpevolezza o innocenza. È come se il diritto dello Stato di punire scadesse.
Ma quanto tempo è passato dal 2008 a oggi? Perché la prescrizione interviene proprio adesso?
Sono passati circa 17 anni. I tempi di prescrizione per il riciclaggio sono lunghi, ma il processo ha avuto vari passaggi: primo grado nel 2024, poi appello. Ogni fase consuma tempo.
I Tulliani e Fini hanno sempre negato le accuse?
I difensori di Fini chiedono l'assoluzione perché il fatto non sussiste. Ma il tribunale di primo grado ha ritenuto provato che Fini si adoperò per introdurre il cognato in ambienti redditizi.
Però il tribunale non ha mai spiegato come una vendita immobiliare diventa riciclaggio. Dove era il denaro sporco?
Secondo l'accusa, Giancarlo Tulliani aveva fonti di guadagno illecite e la vendita dell'appartamento serviva a ripulire quel denaro. Ma è vero, il nesso non è esplicitamente documentato nei resoconti pubblici.
E i sequestri della Guardia di Finanza nel 2025? Cosa cercavano?
Hanno sequestrato beni per 2,2 milioni di euro a Giancarlo Tulliani: una villa, auto di lusso, conti correnti. Probabilmente cercavano tracce di riciclaggio o di arricchimento illecito.
Ma se la prescrizione viene accolta, quei sequestri rimangono in piedi?
Quella è una buona domanda. Tecnicamente sì, i sequestri potrebbero restare, ma il fondamento penale del procedimento verrebbe meno. È una situazione legalmente complessa.
Quando avremo la risposta?
A febbraio, quando il tribunale d'appello emetterà la sentenza.
O Pulso
- Il procuratore generale chiede la prescrizione per tutti gli imputati, mettendo a rischio la possibilità di una sentenza nel merito dopo anni di procedimenti.
- In primo grado Fini era stato condannato a quasi tre anni, i Tulliani a pene fino a sei anni per aver gestito e ceduto un appartamento a Montecarlo in modo ritenuto illecito.
- Nel novembre 2025, mentre l'appello era ancora in corso, la Guardia di Finanza ha sequestrato a Giancarlo Tulliani beni per oltre 2,2 milioni di euro, tra ville, auto di lusso e conti esteri.
- Gli avvocati di Fini puntano all'assoluzione piena, ma accetterebbero anche la prescrizione come esito alternativo, segnalando la complessità della difesa.
- La sentenza d'appello è attesa per febbraio: se la prescrizione verrà accolta, la questione della responsabilità resterà giuridicamente irrisolta, alimentando un vuoto di verità pubblica.
Quando il tempo si sostituisce alla giustizia, il verdetto appartiene al calendario più che ai giudici. Nel processo d'appello a Roma contro l'ex presidente della Camera Gianfranco Fini e la famiglia Tulliani — accusati di riciclaggio legato a un appartamento monegasco ereditato da Alleanza Nazionale — il procuratore generale Roberto Felici ha chiesto di dichiarare prescritto il reato, sottraendo alla corte la possibilità di pronunciarsi sulla colpevolezza o l'innocenza. Una vicenda nata nel 2008 potrebbe così concludersi non con una risposta, ma con il silenzio del tempo trascorso.
Una storia che affonda le radici nel 2008 potrebbe non trovare mai una risposta definitiva nel merito. Quell'anno, la contessa Annamaria Colleoni lasciò in eredità ad Alleanza Nazionale un appartamento a Montecarlo, in boulevard Princesse Charlotte. Secondo la ricostruzione dei giudici di primo grado, Fini inizialmente si oppose alla vendita, ma cedette alle pressioni ripetute di Giancarlo Tulliani — suo cognato — e della sorella Elisabetta. La cessione dell'immobile, secondo l'accusa, mascherava un'operazione di riciclaggio.
Nell'aprile del 2024, il tribunale di primo grado condannò Fini a due anni e otto mesi, Elisabetta e Sergio Tulliani a cinque anni ciascuno, e Giancarlo a sei anni. I giudici avevano rilevato che Fini aveva favorito l'ingresso del cognato in ambienti professionali redditizi, nonostante quest'ultimo non vantasse un profilo solido e le sue società fossero inattive o liquidate.
Ora, in sede d'appello, il procuratore generale Roberto Felici ha preso una direzione inattesa: pur ritenendo condivisibile la sentenza di primo grado, ha chiesto di dichiarare prescritti i reati contestati. Nel frattempo, nel novembre 2025, la Guardia di Finanza aveva già colpito Giancarlo Tulliani con sequestri per oltre 2,2 milioni di euro — una villa a Roma, automobili di lusso e conti correnti in Italia e all'estero — su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
La sentenza d'appello è attesa per febbraio. Se i giudici accoglieranno la richiesta del procuratore generale, il processo si chiuderà senza pronunciarsi sulla colpevolezza degli imputati, lasciando aperta una domanda che il tempo, più che la legge, avrà di fatto cancellato.
La vicenda che ha coinvolto l'ex presidente della Camera Gianfranco Fini e la famiglia Tulliani potrebbe concludersi non con una sentenza nel merito, ma con lo scorrere del tempo. Il procuratore generale di Roma, Roberto Felici, ha chiesto al tribunale di dichiarare prescritta l'accusa di riciclaggio nei confronti di Fini, di Elisabetta Tulliani, di suo fratello Giancarlo e del padre Sergio. Se accolta, la richiesta comporterebbe l'archiviazione del processo d'appello senza che i giudici si pronuncino sulla colpevolezza o l'innocenza degli imputati.
La storia affonda le radici nel 2008, quando la contessa Annamaria Colleoni lasciò in eredità ad Alleanza Nazionale un appartamento a Montecarlo, in boulevard Princesse Charlotte. Secondo la ricostruzione dei giudici di primo grado, Fini inizialmente si oppose alla vendita della proprietà. Ma Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, e sua sorella Elisabetta insistettero ripetutamente affinché l'immobile venisse ceduto. Alla fine, Fini cedette alle pressioni e il partito procedette alla vendita.
I giudici della quarta sezione collegiale, nelle motivazioni della sentenza di primo grado emessa nell'aprile del 2024, scrissero che Fini si era adoperato per introdurre il cognato in ambienti professionali redditizi. Giancarlo Tulliani, secondo il tribunale, non possedeva un profilo professionale solido. Le società a lui riconducibili, inclusa la Wind Rose presieduta dal padre Sergio, erano state liquidate o non erano più operative. La vendita dell'appartamento monegasco, secondo l'accusa, rappresentava una forma di riciclaggio: denaro di provenienza illecita che veniva fatto circolare attraverso transazioni immobiliari.
In primo grado, Fini fu condannato a due anni e otto mesi di reclusione. Elisabetta e Sergio Tulliani ricevettero una condanna a cinque anni, mentre Giancarlo Tulliani fu condannato a sei anni. Gli avvocati di Fini, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, hanno presentato ricorso in appello chiedendo in via prioritaria l'assoluzione perché il fatto non sussiste, e in subordine la dichiarazione di prescrizione.
Ora il procuratore generale, pur dichiarando condivisibile la sentenza di primo grado, ha ritenuto che i reati contestati siano ormai prescritti. La prescrizione è un istituto giuridico che estingue il reato quando passa un certo lasso di tempo dalla commissione del fatto. Nel novembre del 2025, mentre il processo era ancora in corso, la Guardia di Finanza ha eseguito sequestri nei confronti di Giancarlo Tulliani: una villa a Roma, automobili di lusso e conti correnti sia in Italia che all'estero. I beni sequestrati superano il valore di 2,2 milioni di euro. Il provvedimento era stato emesso dal tribunale di Roma su richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia.
La sentenza d'appello è attesa per febbraio. Se il tribunale accoglierà la richiesta del procuratore generale, il processo si concluderà senza una pronuncia nel merito, lasciando irrisolto il dibattito sulla responsabilità effettiva degli imputati. Se invece i giudici decideranno di procedere nel merito, dovranno valutare se la vendita dell'appartamento monegasco costituisca davvero riciclaggio o se sia stata una semplice transazione immobiliare legittima.
Citações Notáveis
È risultato con certezza che Fini nel 2008 si adoperò per introdurre il cognato in ambienti dai quali potesse trarre fonti di guadagno— Tribunale di primo grado, quarta sezione collegiale
La sentenza di primo grado è condivisibile mentre non condivido le censure proposte con gli atti di appello. Va preso atto dell'intervenuta prescrizione per i reati contestati— Procuratore generale Roberto Felici