Perché facciamo «ancora un passo»: la psicologia del rischio nelle decisioni di ogni giorno

Il passo in più non è sempre un errore
L'articolo distingue il coraggio dall'ostinazione, indicando come riconoscere il momento giusto per fermarsi.
Mark

Perché partire da una scossa di terremoto per parlare di psicologia del rischio?

Mimi

Perché a Giarre, Mascali e Riposto, dopo la scossa di magnitudo 3.8 del 21 ottobre, la scelta tra uscire o aspettare è concreta. Il meccanismo mentale è lo stesso del sorpasso o dell'investimento.

Luke

Attenzione però: l'articolo usa la scossa come aggancio, non dice che le persone decisero in un modo o nell'altro. Il nesso è un'analogia.

Mark

E il dato centrale qual è?

Mimi

Che una perdita pesa circa il doppio di un guadagno equivalente, secondo le stime di Kahneman e Tversky. Con la moneta da 100 e 150 euro, molti rifiutano anche se il valore atteso è positivo.

Luke

Ed è una media di laboratorio: non vale per ogni persona o situazione. La soglia dei 200 euro è indicativa.

Mark

Cosa c'entrano i videogiochi?

Mimi

Giochi come Chicken Road mettono in scena il dilemma: fermarsi o rischiare ancora. Il testo ricorda che con denaro reale sono legali solo sui siti autorizzati ADM.

Luke

Il testo non dimostra che questi giochi causino comportamenti a rischio; li usa come esempio. E ricorda che nessuna strategia di uscita cambia il vantaggio del banco.

Mark

Qual è il consiglio pratico?

Mimi

Decidere prima: un orario, una cifra massima. E chiedersi: se partissi da zero, farei questo passo?

Luke

Sono suggerimenti ragionevoli, ma l'articolo non ne misura l'efficacia con dati.

  • Una scossa di magnitudo 3.8 nella zona di Milo ha fatto sospendere le lezioni a Giarre, Mascali e Riposto, e tutti si chiedono se fidarsi dell'istinto o delle indicazioni ufficiali.
  • Il cervello pesa le perdite circa il doppio dei guadagni equivalenti, così anche scommesse dal valore atteso positivo vengono rifiutate per paura.
  • Costi già sostenuti, escalation dell'impegno e fallacia dello scommettitore trascinano a continuare, come al casinò di Monte Carlo dove il rosso sembrava «dovuto» dopo 26 neri.
  • Chi decide in anticipo, con punti di uscita, budget separati e la regola del 10-10-10, riduce il peso dell'emozione del momento e ritrova il controllo.

Ogni scelta rischiosa, dalla strada di montagna alla partita a carte, nasce da un punto in cui il cervello smette di fare i conti e comincia a difendere ciò che ha già investito. Il caso recente delle scosse vicino all'Etna, con le lezioni sospese tra Giarre, Mascali e Riposto, mostra quanto sia antica la domanda se uscire subito o aspettare ancora. Le ricerche di Kahneman, Tversky e altri raccontano una stessa fragilità umana: pesiamo le perdite più dei guadagni, ci lasciamo legare dal passato e confondiamo la fortuna con la regola. Riconoscere queste trappole è il primo modo per distinguere il coraggio dall'ostinazione.

Il 21 ottobre una scossa di magnitudo 3.8, avvertita vicino a Milo, ha portato alla sospensione delle lezioni a Giarre, Mascali e Riposto. Chi vive alle pendici dell'Etna si è trovato davanti a una domanda familiare: quando il rischio è reale ma incerto, conviene uscire subito o aspettare? Il meccanismo che guida questa scelta è lo stesso che usiamo al volante, davanti a un investimento o durante un'escursione.

Il cervello non ragiona come una calcolatrice. Diamo più peso alle perdite che ai guadagni, ci affezioniamo a ciò che abbiamo già speso e, una volta partiti, fatichiamo a fermarci. È la logica dell'«ancora un passo», dalla mano di carte in più al sentiero abbandonato per una foto migliore.

Nel 1979 Kahneman e Tversky mostrarono che una perdita pesa circa il doppio di un guadagno equivalente. Anche con una moneta che offre 150 euro contro 100 persi, con un valore atteso positivo, molti rifiutano. Poi c'è la trappola dei costi irrecuperabili: chi ha pagato di più un abbonamento teatrale è andato a più spettacoli, e così chi resta in coda o ripara un'auto vecchia solo perché ha già investito.

A questo si aggiunge l'escalation dell'impegno, e la fallacia dello scommettitore: al casinò di Monte Carlo, nel 1913, il nero uscì 26 volte di fila e molti puntarono sul rosso credendolo «dovuto», mentre ogni giro restava indipendente. In finanza l'effetto disposizione spinge a vendere in fretta i guadagni e a trattenere le perdite, e in montagna la «febbre della vetta» porta a superare i percorsi consentiti.

Le contromisure stanno nel decidere a mente fredda, come Ulisse legato all'albero della nave. Fissare il punto di uscita, separare i budget, chiedere un parere esterno e scrivere le proprie regole aiutano a non farsi trascinare. Se il gioco è diventato un problema, in Italia si può chiamare il Telefono Verde Nazionale 800 558 822, gratuito e anonimo, o rivolgersi ai SerD. Il passo in più non è sempre un errore, ma conoscere queste trappole aiuta a distinguerlo dall'ostinazione.

Il 21 ottobre una scossa di magnitudo 3.8, avvertita nella zona di Milo, ha portato alla sospensione delle lezioni a Giarre, Mascali e Riposto. Chi vive alle pendici dell'Etna si è ritrovato davanti a una domanda familiare: quando il rischio è reale ma incerto, conviene uscire subito di casa o aspettare? Ci si fida della propria esperienza o delle indicazioni ufficiali? Sono scelte fuori dall'ordinario, ma il meccanismo mentale che le guida è lo stesso che usiamo al volante, davanti a un investimento, durante un'escursione.

Il punto di partenza è che il cervello non ragiona come una calcolatrice. Decenni di economia comportamentale mostrano che diamo alle perdite più peso che ai guadagni, ci affezioniamo a ciò che abbiamo già speso e, una volta partiti, facciamo fatica a fermarci. È la logica dell'«ancora un passo»: un'altra mano a carte tra amici, un sorpasso in più, qualche metro oltre il sentiero segnato per una foto migliore. Lo ritroviamo perfino nei videogiochi arcade a caselle, come Chicken Road dello studio inout games: a ogni passo si sceglie se fermarsi o rischiare ancora. Lo studio opera con licenze di Curaçao e Anjouan; in Italia le versioni con vincite in denaro sono legali solo sui siti dei concessionari autorizzati dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e vietate ai minori.

Nel 1979 Daniel Kahneman e Amos Tversky pubblicarono la teoria del prospetto, uno dei lavori per cui Kahneman ottenne il Nobel per l'economia nel 2002. Valutiamo i risultati come guadagni o perdite rispetto a un punto di riferimento, e secondo le stime successive degli autori una perdita pesa circa il doppio di un guadagno equivalente. Un esempio: lanciando una moneta, con croce si perdono 100 euro e con testa se ne vincono 150. Il valore atteso è di 25 euro a lancio, eppure i più rifiutano; nei test di laboratorio molti accettano solo quando la vincita sale intorno ai 200 euro.

La seconda trappola è quella dei costi irrecuperabili. Nel 1985 Hal Arkes e Catherine Blumer offrirono abbonamenti teatrali a prezzo pieno o scontato a gruppi scelti a caso: chi aveva pagato di più andò a più spettacoli nella prima parte della stagione, a parità di servizio. Succede anche restando in una coda perché «ormai abbiamo aspettato mezz'ora», o riparando un'auto vecchia perché «ci abbiamo già messo duemila euro». La domanda giusta è una sola: da qui in avanti, conviene continuare?

Si aggiungono il «gioco del pollo», in cui due automobilisti si lanciano uno contro l'altro e chi sterza per primo perde la faccia, e l'escalation dell'impegno descritta da Barry Staw negli anni Settanta: dopo aver investito tempo, soldi o reputazione si tende a investirne altri, anche davanti a segnali negativi. C'è poi la fallacia dello scommettitore. Il 18 agosto 1913, al casinò di Monte Carlo, il nero uscì 26 volte di fila e molti continuarono a puntare sul rosso, ritenendolo «dovuto». Ma ogni giro è indipendente e la probabilità del rosso restava 18 su 37, poco meno del 49%.

Sulla strada, su 20 chilometri a 90 km/h servono 13 minuti e 20 secondi, a 100 km/h 12: si guadagnano 80 secondi accettando più rischio e una frenata più lunga. In finanza, l'effetto disposizione descritto da Hersh Shefrin e Meir Statman nel 1985 spinge a vendere in fretta i titoli in guadagno e a tenere a lungo quelli in perdita. Un'azione da 10 euro che scende a 8 perde il 20%, ma per recuperare deve salire del 25%; se scende a 5 deve raddoppiare. In montagna c'è la «febbre della vetta», e anche sull'Etna c'è chi supera i percorsi consentiti per avvicinarsi ai crateri. Le spedizioni più esperte fissano un orario limite prima di partire: a quell'ora si torna indietro.

Le contromisure passano dal pre-impegno, l'idea di Ulisse legato all'albero della nave: decidere a mente fredda. Significa stabilire prima il punto di uscita, separare i budget del tempo libero da quelli essenziali, applicare la regola del 10-10-10 (come mi sentirò tra 10 minuti, 10 mesi, 10 anni), chiedere un parere esterno e scrivere le proprie regole. Conta anche il rischio composto: con il 96% di successo a ogni passo, dopo 10 passi la probabilità che tutti vadano bene scende al 66%, dopo 25 al 36%. Nei giochi, RTP e volatilità non cambiano il vantaggio del banco.

Se il rischio riguarda il denaro, in Italia il gioco è vietato ai minori di 18 anni e consentito solo su siti ADM, con verifica dell'identità, prelievi su strumenti intestati al giocatore, limiti di deposito e di tempo e il Registro Unico delle Autoesclusioni. Chi sente di aver perso il controllo può chiamare il Telefono Verde Nazionale dell'Istituto Superiore di Sanità, 800 558 822, gratuito e anonimo, o rivolgersi ai SerD delle ASP di Catania e Messina. Il passo in più non è sempre un errore, ma conoscere queste trappole aiuta a distinguere il coraggio dall'ostinazione.

Da qui in avanti, conviene continuare? È l'unica domanda giusta davanti ai costi già sostenuti.
— Gazzettino online
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