A Genova, durante il Salone Nautico Internazionale, Emanuele Orsini ha posto una domanda antica in termini moderni: fino a dove un paese può obbedire a regole condivise quando quelle regole minacciano la sopravvivenza del suo tessuto produttivo? Il presidente di Confindustria ha chiesto all'Italia di trovare il coraggio di sfidare i vincoli europei su energia, fiscalità e burocrazia, accettando persino il rischio di infrazioni pur di tenere le imprese nel Paese. È un appello che rivela la tensione profonda tra la lealtà alle istituzioni sovranazionali e la responsabilità verso chi lavora e pro
Orsini: Italia deve avere coraggio, se Europa frena faremo infrazione
Preferisco salvare le imprese che vederle rasate al suolo
Orsini parla di "infrazione" come se fosse una scelta consapevole, non un incidente. Cosa intende esattamente?
Intende che se l'Europa continua a bloccare le misure di sostegno alle imprese — soprattutto su energia e fiscalità — l'Italia dovrebbe essere disposta a violarle comunque. Non è una minaccia vuota; è il riconoscimento che salvare le aziende potrebbe richiedere di infrangere i vincoli di bilancio europei.
Ma qui c'è un problema di chiarezza. Orsini non specifica quali infrazioni, né quali misure esattamente l'Europa starebbe bloccando. Parla di "energia, fiscalità, burocrazia" in modo generico. Quali regolamenti europei specifici sta contestando?
Buon punto. E il riferimento al 2022 — quei 30,5 miliardi — è un precedente concreto?
Sì, è accaduto davvero. Nel 2022 l'Italia ha stanziato quella cifra per proteggere le imprese dai costi energetici esplosi. Orsini lo usa come prova che il governo può e deve agire di nuovo se necessario.
Ma il 2022 era una crisi eccezionale, una guerra in Europa. La situazione oggi è diversa. Orsini sta paragonando una crisi acuta a una condizione strutturale di competitività. Non è la stessa cosa.
Allora cosa chiede veramente Orsini al governo?
Tre cose concrete: accelerare le concessioni per le rinnovabili per abbassare i costi energetici, ridurre la pressione fiscale, semplificare la burocrazia. Ha detto che ne ha già parlato con il ministro.
Su questo ultimo punto — ha detto quale ministro? E il governo ha risposto? Perché se il governo è già d'accordo, perché Orsini deve minacciare infrazioni?
Forse perché sente che il governo non sta agendo abbastanza velocemente?
Probabilmente. Il tono è di urgenza. Dice che le imprese se ne stanno andando, e se non si muove in fretta, non ci sarà più nulla da salvare.
Il Polso
- Le imprese italiane sono strette tra la competizione globale e regole europee che, secondo Orsini, non tengono conto della realtà industriale del Paese.
- Il fantasma del 2022 torna prepotente: quando il gas schizzò a 110 euro per megawattora, l'Italia dovette stanziare 30,5 miliardi di emergenza — e quello scenario potrebbe ripetersi.
- Orsini rompe un tabù dichiarando apertamente che l'Italia dovrebbe essere disposta a violare i regolamenti europei pur di evitare il collasso delle aziende.
- La soluzione indicata è concreta e urgente: accelerare le concessioni per le energie rinnovabili, alleggerire la fiscalità sulle imprese e tagliare la burocrazia che le paralizza.
- Il governo sembra almeno consapevole del problema — il ministro competente è già stato coinvolto — ma per Orsini il tempo delle mezze misure è definitivamente finito.
A Genova, durante il Salone Nautico Internazionale, Emanuele Orsini ha posto una domanda antica in termini moderni: fino a dove un paese può obbedire a regole condivise quando quelle regole minacciano la sopravvivenza del suo tessuto produttivo? Il presidente di Confindustria ha chiesto all'Italia di trovare il coraggio di sfidare i vincoli europei su energia, fiscalità e burocrazia, accettando persino il rischio di infrazioni pur di tenere le imprese nel Paese. È un appello che rivela la tensione profonda tra la lealtà alle istituzioni sovranazionali e la responsabilità verso chi lavora e produce ogni giorno.
All'inaugurazione del Salone Nautico Internazionale di Genova, Emanuele Orsini ha lanciato un messaggio netto al governo italiano: il Paese deve trovare il coraggio di sfidare i vincoli europei quando questi mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese. Le richieste — energia a costi sostenibili, un fisco competitivo, una burocrazia snella — non sono nuove, ma restano urgenti e largamente insoddisfatte.
Orsini non ha esitato a evocare la possibilità di infrazioni europee. Se Bruxelles continua a bloccare le misure necessarie, ha detto, l'Italia dovrà procedere comunque, accettando le conseguenze normative. Preferisce salvare le aziende piuttosto che mantenerle in regola mentre affondano — una dichiarazione che rispecchia la frustrazione di un settore che si sente abbandonato tra due fuochi.
Il punto più concreto riguarda l'energia. Il 2022 ha mostrato quanto possa essere devastante un'impennata dei prezzi del gas: l'Italia spese 30,5 miliardi per evitare il collasso industriale. Orsini avverte che uno scenario simile è tutt'altro che escluso, e indica nelle concessioni per le energie rinnovabili la via d'uscita più immediata, precisando che il tema è già stato portato all'attenzione del ministro competente.
Il messaggio complessivo è pragmatico e senza ambiguità: i tre fronti — energia, fisco, burocrazia — devono essere affrontati insieme e con decisione. Le imprese che non trovano condizioni favorevoli in Italia si spostano altrove, e il Paese non può più permettersi di aspettare che l'Europa comprenda da sola l'urgenza.
Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha lanciato un appello diretto al governo italiano durante l'inaugurazione del Salone Nautico Internazionale di Genova: l'Italia deve trovare il coraggio di sfidare i vincoli europei se necessario per proteggere le proprie imprese. Il messaggio era netto e senza compromessi. Le aziende italiane hanno bisogno di condizioni concrete per restare nel Paese — energia a costi sostenibili, un sistema fiscale competitivo, una burocrazia snella. Queste non sono richieste nuove, ha sottolineato Orsini, ma rimangono urgenti e ancora largamente insoddisfatte.
Orsini non ha usato giri di parole sulla possibilità di violare i regolamenti europei. Se Bruxelles continua a frenare le misure necessarie per sostenere le imprese, ha detto, l'Italia dovrà essere disposta a commettere infrazioni. Preferisce salvare le aziende dal collasso piuttosto che mantenerle in ordine perfetto secondo le regole europee mentre affondano. È una dichiarazione che riflette la frustrazione di un settore che si sente stretto tra due fuochi: le pressioni della competizione globale e i vincoli normativi europei.
Il riferimento più concreto riguarda l'energia. Nel 2022, quando il prezzo del gas naturale è salito da 80 a 110 euro per megawattora, l'Italia ha dovuto stanziare 30,5 miliardi di euro per evitare che le imprese crollassero sotto il peso dei costi energetici. Orsini avverte che uno scenario simile potrebbe ripetersi, e il Paese non può permettersi di fingere che non stia accadendo nulla. La soluzione, secondo il presidente di Confindustria, passa per accelerare il rilascio delle concessioni per gli impianti di energia rinnovabile. Ha precisato che questo tema è stato discusso anche con il ministro competente, segnalando che il governo è almeno consapevole della questione.
Ciò che emerge dal discorso di Orsini è una visione pragmatica, anche se potenzialmente conflittuale con le istituzioni europee. Non si tratta di una richiesta di deroghe temporanee o di eccezioni simboliche, ma di una volontà di agire in modo deciso su tre fronti simultaneamente: ridurre i costi energetici attraverso le rinnovabili, alleggerire il carico fiscale sulle imprese, e semplificare la burocrazia che le paralizza. Il messaggio al governo è che il tempo per le mezze misure è finito. Se l'Europa non capisce l'urgenza, l'Italia dovrà procedere comunque, accettando le conseguenze normative. È una posizione che rispecchia la pressione crescente su un'economia che fatica a competere e che vede le sue aziende migrare verso paesi con condizioni più favorevoli.
Citazioni salienti
Se l'Europa ci frena, faremo infrazione— Emanuele Orsini, presidente di Confindustria
Dobbiamo creare le condizioni abilitanti perché le imprese rimangono nel Paese: l'energia, la fiscalità, la burocrazia— Emanuele Orsini