Nel cuore di Siena, tredici anni dopo la morte di David Rossi, la scienza forense riaccende una domanda che non ha mai smesso di bruciare: chi stava aspettando nel vicolo quella sera? La perizia dei Carabinieri Ris, analizzando dodici sequenze di videosorveglianza del 6 marzo 2013, ha individuato ombre compatibili con la presenza di quattro o cinque persone che avrebbero ostacolato i soccorsi mentre Rossi era ancora in vita. È il momento in cui la tecnica incontra la memoria, e la memoria esige giustizia.
Morte Rossi, i Ris scoprono ombre nel vicolo: «4-5 persone attive nell'omicidio»
Qualcuno stava aspettando nel vicolo quella sera
Cosa significa esattamente che queste ombre non sono artefatti? Come fanno a esserne così certi?
Il Ris ha fatto una verifica sperimentale il 22 giugno 2026, ricreando le condizioni esatte di quella sera con laser scanner tridimensionali. Se fosse stato un difetto del video, avrebbe dovuto ripetersi in modo prevedibile. Invece, le anomalie luminose corrispondono a posizioni specifiche dove una persona avrebbe potuto stare.
Ma qui c'è un salto logico. Ombre compatibili con corpi umani non sono la stessa cosa che persone effettivamente presenti. Quante testimonianze dirette ci sono di persone nel vicolo quella sera?
Una testimonianza di Antonio Muto, che ha detto di aver trovato più persone a impedire l'accesso. Ma è una testimonianza resa anni dopo, riferita attraverso l'avvocato della famiglia.
E i quattro o cinque persone di cui parla Vinci — da dove viene questo numero?
Dalla combinazione di elementi: le ombre nel vicolo, la testimonianza di Muto, e l'ipotesi che altre persone fossero nell'ufficio al momento della caduta. Non è una conta diretta.
Quindi il numero è una ricostruzione, non un fatto osservato. E il timing di quattro minuti tra la caduta e la prima ombra — quanto è preciso?
Vinci lo ritiene compatibile con il tempo per scendere dal terzo piano e raggiungere il vicolo. Ma "compatibile" non significa che sia andata così.
Cosa succede adesso con questa perizia?
La Commissione la usa per sostenere la tesi dell'omicidio e sta approfondendo il possibile coinvolgimento della 'ndrangheta nella zona di Mantova e Reggio Emilia.
Rimane ancora da stabilire chi fossero queste persone, se effettivamente c'erano, e quale fosse il loro ruolo preciso. La perizia apre domande più che fornire risposte definitive.
Der Puls
- Le ombre sul marmo bianco del vicolo Monte Pio non sono difetti digitali: la perizia Ris le attribuisce a corpi umani che bloccavano la luce dei fari quella sera del 2013.
- Per oltre venti minuti, secondo la Commissione parlamentare, qualcuno avrebbe impedito l'accesso al vicolo mentre David Rossi era ancora vivo e soccorribile.
- La ricostruzione tridimensionale con laser scanner ha identificato cinque posizioni precise da cui le ombre potevano essere generate, due delle quali con visuale diretta sul corpo.
- La tempistica è spietata: la prima ombra appare circa quattro minuti dopo la caduta, compatibile con il tempo per scendere dall'ufficio al terzo piano; l'ultima scompare dopo la morte di Rossi.
- La Commissione punta ora sulla 'ndrangheta della Bassa Mantovana e Reggiana come possibile mandante di un coordinamento premeditato quella sera.
Nel cuore di Siena, tredici anni dopo la morte di David Rossi, la scienza forense riaccende una domanda che non ha mai smesso di bruciare: chi stava aspettando nel vicolo quella sera? La perizia dei Carabinieri Ris, analizzando dodici sequenze di videosorveglianza del 6 marzo 2013, ha individuato ombre compatibili con la presenza di quattro o cinque persone che avrebbero ostacolato i soccorsi mentre Rossi era ancora in vita. È il momento in cui la tecnica incontra la memoria, e la memoria esige giustizia.
La sera del 6 marzo 2013, mentre David Rossi cadeva dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni, qualcuno stava aspettando nel vicolo sottostante. È questa la conclusione che emerge dalla perizia dei Carabinieri Ris, che ha analizzato dodici sequenze video comprese tra le 20:04 e le 20:14: le anomalie luminose sulla parete di marmo bianco del vicolo Monte Pio risultano compatibili con l'interposizione di corpi umani tra i fari delle auto in transito e la superficie, escludendo artefatti digitali o problemi tecnici.
La verifica sperimentale del 22 giugno 2026, condotta con rilievi laser scanner e la ricreazione delle condizioni originali di ripresa, ha individuato cinque stazioni distinte — A, B, C, D ed E — dove una persona avrebbe potuto generare le ombre osservate. Dalle prime due era possibile una visuale diretta sul corpo di Rossi; dalle altre la visuale era parziale o completamente ostruita. Secondo il presidente della Commissione parlamentare Gianluca Vinci, non si trattava di passanti casuali, ma di presenze con un ruolo attivo.
La sequenza temporale è al centro della ricostruzione: la prima ombra appare circa quattro minuti dopo la caduta — il tempo stimato per scendere dall'ufficio al vicolo — e una sagoma ricompare oltre venti minuti dopo, scomparendo solo quando Rossi aveva cessato di muoversi. Proprio in quella finestra temporale, sostiene la Commissione, i soccorsi sarebbero stati deliberatamente bloccati, quando un intervento medico avrebbe ancora potuto fare la differenza.
La Commissione ipotizza il coinvolgimento di almeno quattro o cinque persone: alcune nell'ufficio al momento della caduta, altre a presidiare il vicolo. A sostegno di questa tesi, Vinci ha richiamato la testimonianza di Antonio Muto, che anni prima aveva riferito all'avvocato della famiglia di aver trovato persone intente a impedire l'accesso al vicolo quella sera. L'inchiesta si orienta ora verso un possibile coinvolgimento della 'ndrangheta operante nella Bassa Mantovana e Reggiana, mentre la perizia Ris offre un nuovo quadro probatorio su una morte che, tredici anni dopo, non ha ancora trovato risposta.
Nel vicolo Monte Pio di Siena, la sera del 6 marzo 2013, qualcuno stava aspettando. Questo è ciò che emerge dalla perizia dei Carabinieri Ris sui filmati di videosorveglianza registrati mentre David Rossi, ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi, cadeva dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni. Gli investigatori hanno estratto dodici sequenze video comprese tra le 20:04 e le 20:14, ciascuna caratterizzata da anomalie luminose sulla parete di marmo bianco in fondo al vicolo — attenuazioni della luce che non corrispondono a difetti digitali, artefatti visivi o problemi di compressione, ma che risultano compatibili con l'interposizione di corpi umani tra i fari delle automobili in transito e la superficie.
La verifica sperimentale, condotta il 22 giugno 2026 attraverso rilievi tridimensionali con laser scanner e la ricreazione delle condizioni di ripresa originali, ha identificato cinque posizioni distinte — indicate come stazioni A, B, C, D ed E — dove una persona avrebbe potuto trovarsi per generare le ombre osservate nel filmato del 2013. Dalle prime due stazioni sarebbe stata possibile una visuale diretta sul corpo di Rossi, sebbene con alcune limitazioni; dalla stazione E sarebbero state visibili solo le estremità inferiori; dalle posizioni C e D la visuale sarebbe stata completamente ostruita dallo spigolo del muro. La novità più significativa, secondo Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta, è che questa non era la presenza casuale di un passante, ma di qualcuno con un ruolo attivo nella vicenda.
La tempistica rivela un dettaglio cruciale. Tra il momento della caduta e l'apparizione della prima ombra nel vicolo sarebbero trascorsi circa quattro minuti — un intervallo che Vinci ritiene compatibile con il tempo necessario per scendere dall'ufficio al terzo piano e raggiungere il vicolo. Una sagoma sarebbe poi ricomparsa dopo oltre venti minuti, precisamente quando Rossi avrebbe cessato di muoversi, ormai deceduto, per scomparire successivamente. Questo lasso di tempo è centrale nella ricostruzione della Commissione: secondo gli investigatori, i soccorsi sarebbero stati ostacolati per oltre venti minuti quando Rossi era ancora vivo e potenzialmente soccorribile.
La Commissione parlamentare d'inchiesta, sulla base di questi elementi e delle perizie precedenti, si è orientata verso la tesi dell'omicidio. Vinci sostiene che gli elementi emersi porterebbero a ipotizzare il coinvolgimento di almeno quattro o cinque persone: alcune avrebbero impedito l'accesso al vicolo, altre sarebbero state presenti nell'ufficio nel momento in cui Rossi sarebbe stato appeso alla finestra. A supporto di questa ricostruzione, Vinci ha richiamato una testimonianza resa anni prima da Antonio Muto, il quale avrebbe riferito all'avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci, di aver trovato più persone intente a impedire l'accesso al vicolo quella sera.
La funzione di chi stava nel vicolo, secondo la Commissione, sarebbe stata quella di controllare che nessuno entrasse e si avvicinasse al corpo per prestare soccorso — una sorta di blocco attivo nel momento critico in cui l'intervento medico avrebbe potuto ancora fare la differenza. Vinci ha definito questa coincidenza temporale "incredibile", sottolineando come la sequenza degli eventi — la caduta, l'arrivo nel vicolo, la permanenza durante la finestra temporale in cui i soccorsi erano ancora possibili, la scomparsa dopo la morte — suggerisce un coordinamento premeditato piuttosto che una serie di circostanze casuali.
La Commissione sta ora approfondendo l'ipotesi di un coinvolgimento della criminalità organizzata, con particolare attenzione alla 'ndrangheta operante nella Bassa Mantovana e nella Bassa Reggiana. Questa sembra essere la pista su cui si concentreranno i prossimi lavori dei commissari, mentre la perizia del Ris fornisce un nuovo quadro probatorio sulla dinamica di quella sera e sulla possibile presenza coordinata di più persone nel vicolo dove Rossi trovò la morte.
Bemerkenswerte Zitate
La novità più dirompente è che non era un passante— Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Una coincidenza incredibile— Gianluca Vinci, commentando la tempistica tra la caduta e l'apparizione della prima ombra