Per oltre vent'anni, l'ex Macello di Milano ha giaciuto come una ferita silenziosa nel tessuto urbano, dismesso e inaccessibile. Ora la città sceglie di trasformarlo in Aria, un quartiere di 150mila metri quadrati che ambisce a essere il primo spazio carbon negative del capoluogo lombardo. Questo progetto — nato dentro il vincolo globale del bando Reinventing Cities di C40 — non è solo una rigenerazione edilizia, ma una riflessione collettiva su come le città possano fare del proprio passato industriale la materia prima del futuro sostenibile.
Milano, l'ex Macello diventa Aria: 150mila mq di rigenerazione urbana tra memoria e futuro
Dal passato dismesso nasce il materiale per il futuro
Cosa rende questo progetto diverso da altre rigenerazioni urbane che abbiamo visto a Milano?
Il fatto che sia nato dentro un vincolo preciso — il bando Reinventing Cities di C40 — che ha forzato il pensiero verso la neutralità carbonica fin dall'inizio. Non è stato aggiunto dopo, ma è stato il metodo.
Ma quanti progetti dicono di puntare a zero emissioni? Come misuriamo se Aria lo raggiungerà davvero?
Il percorso è dichiarato: 60 anni di ciclo di vita, dalle costruzioni al fine vita degli edifici. E il 92% dei materiali di demolizione è già stato recuperato e riutilizzato.
Quel 92% è verificato o è una stima di Near Sgr?
È quello che Vecci ha precisato nei cantieri di demolizione. Ma hai ragione — il vero test sarà quando il quartiere sarà costruito e abitato.
E la sfida della mobilità? Come funziona un quartiere quasi completamente pedonale nel centro di Milano?
Hanno ridisegnato la viabilità perimetrale e creato un bypass a senso unico intorno all'area, riservato a pedoni, ciclisti, residenti e servizi. È una circonvallazione interna.
Ma questo significa che i servizi di emergenza, le consegne, tutto deve passare per questa circonvallazione? Sembra complicato.
Sì, è stata definita «una delle sfide più complesse» anche per gli uffici del Comune. Non è ancora testato.
Quando iniziano i cantieri?
Dopo l'approvazione definitiva e i permessi di costruire. Le demolizioni sono già finite, le bonifiche al 90%. Siamo nella fase finale prima dell'inizio.
E gli abitanti attuali dell'area? Quanti sono stati spostati?
Il materiale non lo specifica. L'area era dismessa da più di venti anni, quindi probabilmente non c'erano residenti, ma non è detto esplicitamente.
The Pulse
- Un vuoto urbano di vent'anni nel cuore di Milano è ora al centro di una trasformazione senza precedenti: demolizioni concluse, bonifiche al 90%, e la Giunta comunale che ha adottato il Piano attuativo il 3 settembre.
- La sfida più complessa non è costruire edifici, ma ripensare la mobilità: Aria sarà quasi interamente pedonale, costringendo progettisti e Comune a ridisegnare la viabilità perimetrale per garantire soccorsi, consegne e accessi senza auto.
- Il progetto punta a essere il primo quartiere carbon negative di Milano, con un orizzonte di 60 anni che include costruzione, uso e fine vita degli edifici, e il 92% dei materiali di demolizione già avviati al recupero.
- Residenze private e sociali, commerci, università e verde diffuso compongono un mix di usi pensato per tenere il quartiere vivo a ogni ora, mentre l'approvazione definitiva e i permessi di costruire restano l'ultimo ostacolo prima dei cantieri.
Per oltre vent'anni, l'ex Macello di Milano ha giaciuto come una ferita silenziosa nel tessuto urbano, dismesso e inaccessibile. Ora la città sceglie di trasformarlo in Aria, un quartiere di 150mila metri quadrati che ambisce a essere il primo spazio carbon negative del capoluogo lombardo. Questo progetto — nato dentro il vincolo globale del bando Reinventing Cities di C40 — non è solo una rigenerazione edilizia, ma una riflessione collettiva su come le città possano fare del proprio passato industriale la materia prima del futuro sostenibile.
Per più di vent'anni l'ex Macello di Milano è rimasto un territorio inaccessibile, un vuoto nel sud-est della città. Oggi quel silenzio sta per cedere il posto ad Aria, un nuovo quartiere di 150mila metri quadrati. Il 3 settembre la Giunta comunale ha adottato il Piano attuativo, segnando l'ingresso nella fase finale prima dei cantieri. Le demolizioni sono già concluse e le bonifiche hanno superato il 90% del previsto.
Ciò che distingue questa rigenerazione è il modo in cui i milanesi l'hanno scoperta: non attraverso render patinati, ma attraverso usi temporanei — campeggi urbani, visite di Open House, set della Fashion Week. La vicesindaca Anna Scavuzzo ha definito il progetto «uno dei più importanti cui stiamo lavorando, che intreccia memoria e futuro». L'operazione è promossa da Near Sgr e si muove verso i prossimi step amministrativi.
Il progetto nasce dentro il bando Reinventing Cities di C40, che impone la trasformazione di aree dismesse in quartieri a emissioni zero. Questo vincolo ha plasmato fin dall'inizio il metodo di lavoro multidisciplinare. Il masterplan porta le firme di Barreca & La Varra, Snøhetta, Stantec e Fondazione Housing Sociale. Giovanni La Varra descrive un dialogo con il patrimonio costruito «più profondo di quanto accada di solito», dove i vincoli della Soprintendenza sono diventati opportunità per un paesaggio inedito che intreccia nuovo e recupero.
Una delle sfide più complesse riguarda la mobilità: Aria sarà quasi interamente pedonale, una scala senza precedenti nel centro di Milano. Progettisti e uffici comunali hanno dovuto ridisegnare la viabilità perimetrale — viale Molise, via Azzurri d'Italia, via Lombroso — e creare un bypass a senso unico riservato a pedoni, ciclisti, residenti e servizi di emergenza.
L'ambizione climatica è altrettanto radicale: fare di Aria il primo quartiere carbon negative di Milano, su un orizzonte di 60 anni che include costruzione, uso e fine vita degli edifici. Il 92% dei materiali di demolizione è già stato avviato al recupero e reimpiegato in area. Produzione fotovoltaica con partner come E.ON e un approccio al ciclo di vita dei materiali trasformano il passato dismesso in risorsa concreta per il futuro.
Per più di venti anni, l'ex Macello di Milano è rimasto un'isola isolata dentro la città, un territorio dismesso e inaccessibile. Ora, dopo anni di lavoro sotterraneo — bonifiche, demolizioni, progetti — quel vuoto urbano sta per trasformarsi in Aria, un nuovo quartiere di 150mila metri quadrati nel sud-est della città. La Giunta comunale ha adottato il Piano attuativo il 3 settembre, un passaggio formale che segna l'ingresso nella fase finale prima dei cantieri veri. Le demolizioni sono già concluse. Le bonifiche hanno superato il 90% del previsto. Quello che rimane è l'approvazione definitiva, i permessi di costruire, e poi il cantiere.
Ciò che rende questa rigenerazione diversa dalle altre è il modo in cui è stata scoperta dai milanesi. Non attraverso render e immagini di progetto, ma attraverso usi temporanei. Dal 2022, lo spazio ha ospitato il campeggio urbano dello Ied durante la Design Week, le visite in cantiere di Open House, i set della Fashion Week. Gli spazi intermittenti hanno fatto conoscere il luogo più efficacemente di qualsiasi presentazione. La vicesindaca Anna Scavuzzo, responsabile della Rigenerazione urbana, ha definito il progetto «uno dei più importanti cui stiamo lavorando, che intreccia memoria e futuro». L'operazione è promossa da Near Sgr, già nota come Redo, e procede verso i prossimi step amministrativi.
Il progetto nasce dentro un vincolo preciso: il bando Reinventing Cities di C40, la rete globale di grandi città impegnate contro la crisi climatica. Il bando chiede ai promotori e ai progettisti di trasformare aree dismesse o sottoutilizzate in quartieri a emissioni zero, mantenendo insieme l'ambizione climatica e i benefici per la comunità locale. Questo vincolo ha plasmato il metodo di lavoro fin dall'inizio. Andrea Vecci, responsabile Impatto, Sostenibilità e Comunicazione di Near Sgr, spiega che il requisito «ha inciso fin dall'inizio sul metodo di lavoro e sull'adozione di un approccio multidisciplinare, generando valore diffuso per investitori, abitanti e l'intera area». Il masterplan è stato firmato da Barreca & La Varra insieme a Snøhetta, Stantec e Fondazione Housing Sociale.
Una caratteristica inusuale di questa trasformazione è il dialogo profondo con il patrimonio costruito. Giovanni La Varra, cofondatore dello studio Barreca & La Varra, osserva che «il dialogo con il patrimonio costruito avviene in modo più profondo di quanto accade di solito in questo genere di operazioni». L'impianto storico era già definito, e la Soprintendenza aveva fissato i vincoli fin dalle fasi del concorso. Dentro questo schema, gli architetti hanno lavorato per costruire il nuovo. «È stato un esercizio che, dalla necessità di superare problemi tecnici e strutturali, ha fatto nascere opportunità e darà vita a un paesaggio inedito, con un intercalare spinto fra nuovo e recupero», spiega La Varra. Il quartiere ospiterà un mix di usi: residenza privata e sociale, spazi commerciali e terziari, didattica con scuola e università. Il verde è pensato per mantenere il quartiere vivo in momenti diversi della giornata e dell'anno.
Uno degli aspetti meno raccontati della trasformazione è il ridisegno del sistema degli accessi. Aria sarà quasi interamente pedonale, una scala senza precedenti nel centro di Milano. Vecci sottolinea che «è questa una delle sfide più complesse, non solo per il privato, ma anche per gli uffici del Comune». Il problema tecnico è stato capire come garantire, in un'area pedonale e priva di perimetro, l'accesso dei mezzi di soccorso, le vie di fuga, le consegne e la manutenzione ordinaria. Il lavoro ha ridisegnato la viabilità perimetrale — viale Molise, via Azzurri d'Italia, via Lombroso — per assorbire il traffico delle nuove funzioni residenziali, commerciali e universitarie. Tra gli interventi spicca la creazione di un bypass a senso unico, una piccola circonvallazione intorno all'ex Macello, riservata a pedoni, ciclisti, residenti e servizi.
La dimensione della sostenibilità è centrale nel progetto e parte da prima dei nuovi edifici, arrivando al loro fine vita. L'ambizione dichiarata nel bando C40 è fare di Aria il primo quartiere carbon negative di Milano. Il percorso verso la neutralità carbonica copre 60 anni e include le emissioni delle costruzioni, quelle indirette e il fine vita degli edifici. Alla produzione locale di energia, anche fotovoltaica con partner come E.ON, si affianca il lavoro sui materiali. Nei cantieri di demolizione, il 92% dei materiali è stato avviato a recupero e riutilizzo in area. Tolti quelli inquinati, il resto è stato reimpiegato. Questo approccio al ciclo di vita dei materiali non è solo una scelta ambientale, ma un modo di pensare il progetto come un sistema chiuso, dove il passato dismesso diventa risorsa per il futuro.
Notable Quotes
Un progetto di rigenerazione tra i più importanti cui stiamo lavorando, che intreccia memoria e futuro— Anna Scavuzzo, vicesindaca con delega alla Rigenerazione urbana
È stato un esercizio che, dalla necessità di superare problemi tecnici e strutturali, ha fatto nascere opportunità e darà vita a un paesaggio inedito, con un intercalare spinto fra nuovo e recupero— Giovanni La Varra, cofondatore dello studio Barreca & La Varra