Mentre l'Europa si prepara a ridisegnare il proprio bilancio oltre il 2027, Antonio Decaro ricorda che il Mezzogiorno non è più soltanto un problema da risolvere, ma una realtà produttiva che chiede di essere ascoltata. La vera posta in gioco non è la distribuzione di fondi, ma la costruzione di una voce comune tra territori, comuni e Stato prima che le regole del prossimo ciclo siano già scritte senza di loro. Senza questo dialogo, la crescita degli ultimi anni rischia di restare un episodio luminoso in una storia ancora incompiuta.
Decaro: i territori devono avere voce nella costruzione del bilancio Ue
Se la crescita non diventa strutturale, rischia di rimanere una parentesi
Decaro dice che il Mezzogiorno ha dimostrato capacità, ma che il rischio è che tutto rimanga una parentesi. Cosa intende esattamente?
Intende che negli ultimi anni, con i fondi europei e il Pnrr, il Sud ha effettivamente realizzato cose concrete: infrastrutture, ricerca, attrazione di investimenti. Ma se non c'è continuità di risorse e programmazione nel ciclo successivo, tutto questo potrebbe fermarsi. La crescita diventa episodica, non strutturale.
Ma il testo non quantifica questa crescita. Non dice di quanto è cresciuto il Pil del Sud, quanti posti di lavoro sono stati creati, quante infrastrutture completate. Decaro parla di "capacità dimostrata" ma non fornisce numeri.
Allora qual è il punto politico che Decaro sta facendo?
Che le Regioni e i Comuni devono essere coinvolti nella costruzione del nuovo bilancio europeo prima che sia già deciso. Non dopo. Perché se aspettano, troveranno le risorse già allocate e le regole già scritte, senza possibilità di influenzare come verranno distribuite.
Questo è un argomento sulla governance e sul processo decisionale, non sulla sostanza economica. È una rivendicazione di potere decisionale territoriale.
E perché è importante proprio adesso?
Perché siamo nella fase conclusiva della programmazione 2021-2027. Il prossimo ciclo inizierà presto. Se i territori non parlano ora, non avranno voce quando le decisioni verranno prese.
Il testo non dice quando esattamente inizierà il nuovo ciclo, né quali siano i tempi reali della negoziazione del bilancio Ue. Decaro parla di urgenza, ma non specifica la scadenza.
Quindi Decaro sta chiedendo una cosa molto concreta: che il Sud sia al tavolo delle decisioni, non escluso.
Esattamente. E che questo tavolo si apra adesso, non quando tutto è già stato deciso a Bruxelles.
The Pulse
- Il Mezzogiorno ha dimostrato capacità imprenditoriale e produttiva reale, ma senza una programmazione strutturale la crescita rischia di dissolversi come una parentesi.
- L'Italia si trova stretta tra la fase conclusiva del ciclo 2021-2027 e la necessità urgente di costruire quello successivo, senza aver ancora aperto un confronto serio tra i protagonisti territoriali.
- Regioni, Comuni e Stato rischiano di trovarsi davanti a un vuoto finanziario improvviso se la transizione non viene governata con anticipo e con la partecipazione attiva dei territori.
- Decaro chiede che i territori non siano interlocutori marginali ma protagonisti nella definizione del nuovo bilancio europeo, con voce pari a quella delle istituzioni nazionali.
- La traiettoria attuale punta verso un confronto immediato: chi non siede al tavolo ora, potrebbe non trovare risorse per completare infrastrutture, sostenere imprese o consolidare percorsi universitari.
Mentre l'Europa si prepara a ridisegnare il proprio bilancio oltre il 2027, Antonio Decaro ricorda che il Mezzogiorno non è più soltanto un problema da risolvere, ma una realtà produttiva che chiede di essere ascoltata. La vera posta in gioco non è la distribuzione di fondi, ma la costruzione di una voce comune tra territori, comuni e Stato prima che le regole del prossimo ciclo siano già scritte senza di loro. Senza questo dialogo, la crescita degli ultimi anni rischia di restare un episodio luminoso in una storia ancora incompiuta.
Antonio Decaro, figura centrale nella governance territoriale italiana, apre una riflessione che va oltre il solito racconto del Sud come terra di divari e ritardi. Leggendo il Rapporto di Roberto Garofoli sulla crescita italiana dopo il Pnrr, individua una domanda che riguarda l'intero Paese ma pesa in modo particolare sul Mezzogiorno: come trasformare gli investimenti straordinari degli ultimi anni in uno sviluppo che non sia un episodio, ma una traiettoria duratura?
Il punto di partenza è un riconoscimento: il Mezzogiorno ha dimostrato capacità produttiva reale, energia imprenditoriale concreta, università e centri di ricerca competitivi. La Puglia stessa ne è testimonianza. Ma proprio questa prova di forza rende più urgente la domanda su cosa rimane di questi investimenti, cosa è stato davvero realizzato e cosa si è imparato dalla loro gestione.
Il nodo più delicato è la transizione. L'Italia sta chiudendo il ciclo di programmazione 2021-2027 e deve già costruire quello successivo, ma rischia di arrivarci con le regole già scritte e le risorse già definite, senza aver avviato un dialogo reale tra Regioni, Comuni e Stato. È in questa fase che si decide se un territorio potrà completare un'infrastruttura strategica, se un'impresa avrà strumenti pluriennali per investire, se un'università potrà consolidare un percorso di ricerca, se un Comune eviterà un vuoto finanziario improvviso.
Decaro chiede che i territori abbiano voce centrale nella costruzione del nuovo bilancio europeo: non come interlocutori di secondo piano, ma come protagonisti accanto alle istituzioni nazionali. Solo così la crescita che il Sud ha dimostrato di saper generare potrà diventare sviluppo strutturale e duraturo.
Quando si parla del Mezzogiorno, le stesse parole tornano sempre: divari, ritardi, infrastrutture, occupazione, giovani che se ne vanno. Sono parole vere, ma ormai insufficienti a descrivere quello che questa parte del Paese è diventata e potrebbe ancora diventare. Antonio Decaro, sindaco di Bari e figura di primo piano nella governance territoriale italiana, sostiene che il momento di ripensare il racconto è adesso, mentre l'Italia si prepara a costruire il prossimo bilancio europeo e il ciclo di programmazione che seguirà il 2027.
Nel leggere il Rapporto di Roberto Garofoli, Decaro individua una domanda centrale: come trasformare gli straordinari investimenti degli ultimi anni in uno sviluppo che duri nel tempo, che non sia una parentesi ma una traiettoria? La questione non riguarda solo il Sud, ma l'intero Paese. Tuttavia, per il Mezzogiorno il peso è diverso, più decisivo. Il Rapporto stesso nasce da questa esigenza: interrogarsi sulla crescita italiana dopo il Pnrr, mettendo in relazione coesione, competitività e qualità delle istituzioni che hanno accompagnato il percorso del Sud negli ultimi anni.
Ciò che Decaro vuole sottolineare è che il Mezzogiorno non è condannato alla marginalità. Negli ultimi anni ha dimostrato capacità produttiva reale, energia imprenditoriale concreta, università e centri di ricerca capaci di competere a livello nazionale e internazionale. Ci sono territori che hanno attratto investimenti significativi e amministrazioni che, quando hanno potuto lavorare con continuità, hanno realizzato programmi complessi e trasformato le risorse in cantieri, servizi e opere che oggi fanno parte della vita quotidiana dei cittadini. La Puglia stessa ha dato una prova concreta di questa capacità. Ma proprio per questo motivo, sostiene Decaro, non si può restare soddisfatti dei risultati ottenuti finora. Se la crescita non diventa strutturale, se non è sostenuta da una programmazione che guarda oltre il ciclo attuale, il rischio è che rimanga solo un episodio.
La domanda cruciale diventa allora: cosa rimane di questi investimenti? Cosa è stato effettivamente realizzato con questi fondi e cosa si è imparato dalla loro gestione? Sono interrogativi validi tanto per le istituzioni locali quanto per i governi che devono disegnare le nuove politiche di accompagnamento territoriale.
Qui emerge la questione più delicata. L'Italia si trova nella fase conclusiva della programmazione 2021-2027 e contemporaneamente è chiamata a costruire il ciclo successivo. Questa transizione richiede, secondo Decaro, un supplemento di riflessione e soprattutto di confronto. Non si può arrivare al momento del passaggio con le risorse già definite e le regole già scritte, senza aver avviato un dialogo serio tra gli attori in campo: Regioni, Comuni e Stato. Perché è in questa fase di transizione che si decide se un territorio avrà le risorse per completare un'infrastruttura strategica, se un'impresa potrà contare su strumenti pluriennali per investire, se un'università potrà consolidare un percorso di ricerca, se un Comune potrà programmare un'opera senza trovarsi di fronte a un vuoto finanziario improvviso. Decaro sostiene che i territori devono avere voce centrale nella costruzione del nuovo bilancio europeo, non come interlocutori marginali, ma come protagonisti insieme alle istituzioni nazionali. Solo così la crescita che il Sud ha dimostrato di poter generare potrà trasformarsi in sviluppo duraturo.
Notable Quotes
Come trasformare la straordinaria stagione di investimenti che abbiamo vissuto in una prospettiva di sviluppo che duri nel tempo?— Antonio Decaro
Non possiamo arrivare al passaggio quando le risorse saranno già state definite e le regole già scritte, senza aver avviato un confronto tra gli attori in campo— Antonio Decaro