Meloni mobilita 18 leader Ue per ridurre i costi dell'energia e riformare l'Ets

Indicazioni politiche chiare per ridurre il costo dell'energia
Il messaggio centrale che Meloni ha fatto circolare attraverso una coalizione di diciannove Stati europei in vista del Consiglio europeo di metà ottobre.
Mark

Perché Meloni sta costruendo questa coalizione proprio adesso? Non potrebbe semplicemente negoziare direttamente con von der Leyen?

Mimi

Perché von der Leyen rappresenta la Commissione, non il Consiglio europeo. Le decisioni politiche importanti vengono prese dai leader dei Paesi membri riuniti insieme. Meloni sta cercando di arrivare a quel vertice con una posizione già consolidata, con altri diciotto Paesi al suo fianco.

Luke

Ma quanti di questi diciotto Paesi stanno veramente spingendo sulla stessa cosa? Sono tutti lì per l'energia, o alcuni hanno priorità diverse?

Mark

La proposta sui sei punti dell'Ets sembra molto tecnica. Cosa significa concretamente per un'azienda italiana?

Mimi

Significa che se sei un produttore di acciaio o ceramica, il costo delle quote di emissione non ti schiaccerà come sta facendo adesso. Meloni sta cercando di proteggere questi settori con più flessibilità nelle quote gratuite e limitando come il costo della CO2 si trasferisce sui prezzi dell'elettricità.

Luke

Ma la Market Stability Reserve esiste già. Cosa cambierebbe davvero nel modo in cui viene usata? E il rinvio dell'Ets2 al 2028—è una vittoria concreta o solo un rinvio del problema?

Mark

Perché il Regolamento sul metano è così importante in questa storia?

Mimi

Perché se entra in vigore il 1° gennaio 2027, come previsto, rende più difficile e costoso comprare gas da fornitori alternativi. Per l'Italia, che dipende molto dalle importazioni energetiche, questo significa meno opzioni e prezzi più alti.

Luke

Però il metano è un combustibile fossile. Non c'è una ragione climatica per limitarne l'uso? Meloni sta chiedendo di rinviare una norma ambientale per proteggere l'industria.

Mark

Al Med9 domani, cosa succederà di diverso rispetto a oggi?

Mimi

Oggi era una riunione sulla competitività industriale e i costi energetici. Domani il focus si sposta sul bilancio europeo 2028-2034. Meloni dovrà difendere la Coesione e la Politica Agricola Comune, che sono fondamentali per i Paesi del Sud.

Luke

Sono due battaglie separate o collegate? Meloni sta usando la coalizione sull'energia per avere più peso anche sul bilancio?

  • Meloni copresiedie una videoconferenza con 19 Stati Ue sulla competitività industriale
  • Proposta in sei punti per riformare l'Ets, sviluppata con il primo ministro ceco Andrej Babiš
  • Richiesta di rinviare l'Ets2 al 2028 e il Regolamento sul metano oltre il 1° gennaio 2027
  • Vertice Med9 domani a Spalato con focus sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034

Meloni copresiedie con Merz e De Wever un gruppo di 19 Paesi che chiede al vertice europeo indicazioni politiche chiare per tutelare la competitività industriale. La premier rilancia una proposta in sei punti per rivedere l'Ets, includendo protezione dei settori energivori e rinvio dell'Ets2 al 2028 e del Regolamento sul metano.

Giorgia Meloni coordina un gruppo di lavoro informale di 19 Stati Ue per chiedere risposte concrete sulla riduzione dei costi energetici e sulla riforma dell'Ets in vista del Consiglio europeo di metà ottobre.

Giorgia Meloni sta costruendo una coalizione. Mentre aspetta che Ursula von der Leyen risponda alla sua richiesta di maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio legati all'inflazione, la premier italiana si muove su un fronte parallelo e altrettanto urgente: riunire i leader europei attorno a una strategia comune per abbassare i costi dell'energia e riformare il sistema di scambio di quote di emissioni. Oggi ha copresieduto una videoconferenza con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever, convocando diciannove Stati membri per discutere di competitività industriale. Domani continuerà questa pressione al vertice dei Med9 a Spalato, dove parteciperà anche la presidente della Commissione europea.

Alla riunione sulla competitività hanno risposto sedici altri Paesi oltre a Italia, Germania e Belgio: Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria. Il messaggio che Meloni ha fatto circolare attraverso una nota di Palazzo Chigi è stato diretto: il Consiglio europeo di metà ottobre deve fornire «indicazioni politiche chiare e concrete», in particolare per ridurre il costo dell'energia e proteggere la capacità competitiva dell'industria europea. Non è una richiesta vaga. È una pressione coordinata, costruita attraverso una coalizione che copre gran parte del continente.

Al centro della strategia di Meloni c'è una proposta articolata in sei punti per riformare l'Ets, il sistema europeo di scambio di quote di emissioni. La proposta è stata sviluppata insieme al primo ministro ceco Andrej Babiš e affronta il problema da più angoli. Innanzitutto, chiede di utilizzare la Market Stability Reserve per evitare che l'Ets aggravi ulteriormente la pressione sui costi delle imprese. Secondo, propone una protezione più robusta per i settori industriali più energivori—ceramica, acciaio, cemento e comparti simili—introducendo temporaneamente maggiore flessibilità nell'assegnazione delle quote gratuite. Terzo, sollecita misure temporanee per limitare il trasferimento del costo della CO2 sui prezzi all'ingrosso dell'elettricità. Quarto, chiede sospensioni o flessibilità temporanee sui vincoli regolatori che potrebbero aggravare le difficoltà di approvvigionamento energetico.

Ma la proposta va oltre. Meloni chiede di rinviare l'entrata in vigore dell'Ets2, attualmente prevista per il 2028, e del Regolamento europeo sul metano, fissato al 1° gennaio 2027. Questo è un punto su cui convergono anche Francia e Germania: entrambe temono che queste nuove regole renderebbero più difficile e costoso ricorrere a fornitori energetici alternativi, con conseguenze dirette sulla sicurezza e sui costi degli approvvigionamenti italiani. È una questione di sovranità energetica, non solo di economia.

I diciannove Paesi hanno lanciato un appello unanime: alla luce del contesto internazionale estremamente difficile, l'Unione europea deve «eliminare o rivedere tutti gli obblighi europei non necessari, sproporzionati o controproducenti». L'obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità competitiva dell'Ue sui mercati mondiali, garantendo condizioni di concorrenza più eque e un miglior accesso ai mercati esteri per le imprese europee. È una rivendicazione che suona quasi protezionista, ma è radicata in una preoccupazione concreta: l'industria europea sta perdendo terreno rispetto ai competitor globali, e i costi energetici sono una delle ragioni principali.

Domani, al vertice Med9 a Spalato, Meloni continuerà a spingere su questi temi, ma con un'attenzione particolare a questioni che riguardano direttamente i Paesi del Mediterraneo. La riunione sarà articolata in tre sessioni e si concluderà con un documento finale. La prima sessione affronterà il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, il bilancio europeo per i prossimi sette anni. Gran parte dei leader presenti—Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Slovenia e Croazia—condivide l'esigenza di proteggere la Coesione e la Politica Agricola Comune. Meloni insisterà su questo punto. Diciassette Stati hanno già firmato la lettera degli «Amici della Coesione» lo scorso marzo, indirizzata a Bruxelles. È una battaglia parallela, ma altrettanto importante: mentre negozia sui costi energetici, Meloni sta anche difendendo i fondi di sviluppo regionale e i sussidi agricoli che tengono insieme l'Europa meridionale.

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre sarà il banco di prova. Meloni avrà portato con sé una coalizione di diciannove Stati, una proposta concreta in sei punti, e il sostegno di Parigi e Berlino su questioni cruciali come il rinvio delle nuove normative sul metano. Non è garantito che otterrà tutto quello che chiede. Ma ha costruito il terreno per una negoziazione seria.

Il Consiglio dia indicazioni politiche chiare e concrete, in particolare per ridurre il costo dell'energia e tutelare la competitività dell'industria europea
— Nota di Palazzo Chigi
Eliminare o rivedere tutti gli obblighi europei non necessari, sproporzionati o controproducenti
— Appello unanime dei 19 Paesi
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