In un solo giorno, il governo italiano ha dimostrato come l'intervento diretto del potere politico possa alterare il destino lavorativo di migliaia di persone: una telefonata della premier Meloni ha fermato i licenziamenti di 131 dipendenti Ericsson a Genova, mentre al tavolo Electrolux si è aperta una via più lenta ma meno brutale, fatta di uscite volontarie e investimenti. Dietro questi episodi si intravede una domanda più antica: fino a che punto lo Stato può — e deve — farsi custode del lavoro nell'era della ristrutturazione globale?
Meloni interviene su Ericsson, ritirati i licenziamenti a Genova
La linea italiana ha fatto breccia in Europa
Cosa ha spinto Meloni a intervenire personalmente su Ericsson?
Secondo Palazzo Chigi, c'era stata una strumentalizzazione politica della vicenda. La premier ha deciso di telefonare direttamente all'amministratore delegato per risolvere la questione.
Ma non sappiamo esattamente cosa sia accaduto in quella telefonata, vero? Sappiamo solo che dopo il contatto, Ericsson ha ritirato i licenziamenti.
E con Electrolux come è andata diversamente?
Lì non c'è stato un ritiro, ma una trasformazione del piano. Invece di licenziamenti diretti, l'azienda propone uscite volontarie incentivate su tre anni, con ammortizzatori sociali e investimenti.
Giusto. Sono 1.250 persone comunque interessate da una riduzione occupazionale, solo che gestita diversamente. Non è una vittoria completa, è una negoziazione.
Perché il governo sta spingendo così forte su questi dossier?
Perché il settore degli elettrodomestici è in crisi in tutta Europa, e l'Italia vuole proteggere i propri lavoratori e le proprie fabbriche dalla concorrenza asiatica.
E ha ottenuto il riconoscimento europeo di questo, almeno sulla carta. Ma resta da vedere se le misure di salvaguardia saranno effettivamente implementate e quanto saranno efficaci.
Il 29 ottobre è una data importante?
È il prossimo tavolo su Electrolux. I sindacati vogliono definire un piano definitivo entro pochi giorni da quella riunione.
Cioè, il piano non è ancora definitivo. Quello che abbiamo visto finora è una proposta modificata, ma la negoziazione continua.
Le Pouls
- 131 lavoratori del polo genovese degli Erzelli si trovavano sull'orlo del licenziamento collettivo quando una telefonata di Palazzo Chigi ha cambiato il corso degli eventi in poche ore.
- Electrolux, che in estate aveva annunciato quasi 1.720 esuberi, ha ridotto e trasformato il piano: ora si parla di 1.250 uscite volontarie incentivate in tre anni, un cambiamento significativo ma che lascia ancora centinaia di famiglie in attesa.
- Lo stabilimento di Cerreto d'Esi nelle Marche resta destinato alla chiusura, ma i tempi si allungano nell'incertezza, legati a processi di reindustrializzazione ancora da definire.
- L'Italia ha ottenuto a Bruxelles un riconoscimento cruciale: sei paesi europei hanno firmato un documento per dichiarare gli elettrodomestici settore strategico, aprendo la strada a misure di protezione dalla concorrenza asiatica.
- I sindacati guardano già al 29 ottobre, data del prossimo tavolo, con l'obiettivo di trasformare le promesse di questi giorni in un piano occupazionale davvero sostenibile.
In un solo giorno, il governo italiano ha dimostrato come l'intervento diretto del potere politico possa alterare il destino lavorativo di migliaia di persone: una telefonata della premier Meloni ha fermato i licenziamenti di 131 dipendenti Ericsson a Genova, mentre al tavolo Electrolux si è aperta una via più lenta ma meno brutale, fatta di uscite volontarie e investimenti. Dietro questi episodi si intravede una domanda più antica: fino a che punto lo Stato può — e deve — farsi custode del lavoro nell'era della ristrutturazione globale?
La premier Giorgia Meloni ha telefonato direttamente all'amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori, e il risultato è stato immediato: l'azienda ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo che avrebbe colpito 131 lavoratori presso il polo degli Erzelli a Genova, dove era prevista anche la chiusura del reparto di Ricerca e Sviluppo Ottica.
Nello stesso giorno, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riunito un tavolo su Electrolux. Qui la soluzione è stata diversa: l'azienda non ha ritirato i licenziamenti, ma ha trasformato il piano, proponendo 1.250 uscite volontarie incentivate distribuite in tre anni — una riduzione rispetto ai 1.450 esuberi dell'estate, a loro volta già scesi dai 1.719 iniziali. Il pacchetto include ammortizzatori sociali e 90 milioni di euro di investimenti in Italia. Il ministro Adolfo Urso ha definito il nuovo approccio "un passo verso la giusta direzione", promettendo strumenti straordinari nella prossima legge di bilancio.
Lo stabilimento di Cerreto d'Esi nelle Marche resterà destinato alla dismissione, ma i tempi sono stati allungati rispetto alla scadenza del 31 dicembre, in attesa che prendano forma i processi di reindustrializzazione.
Sullo sfondo, la crisi di Electrolux riflette una difficoltà strutturale dell'intero settore europeo degli elettrodomestici. Urso ha portato il tema al Consiglio Competitività di Bruxelles, ottenendo che Italia, Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia sottoscrivessero un documento per dichiarare il comparto strategico e aprire la strada a misure di salvaguardia dalla concorrenza asiatica. I sindacati, soddisfatti ma vigili, attendono il prossimo tavolo del 29 ottobre per tradurre gli impegni in un piano definitivo.
La premier Giorgia Meloni ha telefonato direttamente all'amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori, e il risultato è stato immediato: l'azienda ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo che avrebbe colpito 131 lavoratori presso il polo degli Erzelli a Genova. La decisione è arrivata dopo che Palazzo Chigi aveva segnalato una strumentalizzazione politica della vicenda. I dipendenti interessati erano stati messi a rischio nel contesto di una riorganizzazione aziendale e della chiusura dell'intero reparto di Ricerca e Sviluppo Ottica.
Nello stesso giorno in cui si è risolta la vertenza Ericsson, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato un tavolo su Electrolux, dove la situazione ha preso una piega diversa. L'azienda non ha ritirato i licenziamenti, ma ha modificato radicalmente il proprio approccio. Invece di procedere con gli esuberi secchi, ha proposto un piano di incentivazione per uscite volontarie che interesserà complessivamente 1.250 lavoratori — circa 600 impiegati e 650 operai — distribuiti nell'arco di tre anni. Questo rappresenta una riduzione rispetto ai 1.450 esuberi annunciati in estate, che a loro volta erano scesi dai 1.719 inizialmente previsti.
Il ministro Adolfo Urso ha definito il nuovo piano di Electrolux "un passo verso la giusta direzione". L'azienda ha inoltre presentato un pacchetto di misure complementari: un piano di ammortizzatori sociali per gestire la transizione occupazionale e investimenti per l'Italia pari a 90 milioni di euro. Urso ha assicurato che il governo è pronto a sostenere il rilancio con "tutti gli strumenti, anche straordinari", che verranno messi in campo nella prossima legge di bilancio.
Per quanto riguarda lo stabilimento di Cerreto d'Esi nelle Marche, la dismissione è stata confermata, ma i tempi sono stati allungati. Non avverrà più entro il 31 dicembre come precedentemente annunciato, bensì in un calendario ancora da definire, in attesa che si completino processi di reindustrializzazione e riorganizzazione. Electrolux ha inoltre rivisto il piano dei prodotti, con volumi che dovrebbero superare i tre milioni di unità.
La crisi di Electrolux si inserisce in una difficoltà più ampia del settore degli elettrodomestici europeo. Urso ha portato il tema a Bruxelles durante il Consiglio Competitività, e ha ricevuto una risposta positiva proprio nel giorno del tavolo italiano. L'Italia ha promosso un documento, sottoscritto anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia, che mira a dichiarare l'elettrodomestico un comparto strategico. L'obiettivo è consentire misure di salvaguardia dalla concorrenza sleale proveniente dall'Asia. "La linea italiana ha fatto breccia in Europa", ha detto Urso ai sindacati e ai vertici aziendali, aggiungendo che in Ue "sono pronti ad agire".
I sindacati hanno espresso soddisfazione per gli esiti dei due tavoli, ma lo sguardo rimane già rivolto al prossimo appuntamento fissato per il 29 ottobre. L'obiettivo dichiarato è definire "in pochi giorni un piano sostenibile e condivisibile" che possa affrontare definitivamente la crisi occupazionale nel settore.
Citations marquantes
La linea italiana ha fatto breccia in Europa, e in Ue sono pronti ad agire— Ministro Adolfo Urso
Siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio— Ministro Adolfo Urso