Mattarella: Francesco illumini la via della pace in tempi di guerre insensate

Non c'è colpa maggiore che uccidere altri uomini nel nome di Dio
Mattarella sottolinea il cuore della lezione di Francesco di fronte alle guerre contemporanee giustificate religiosamente.
Mark

Perché Mattarella ha scelto proprio questo momento, questi 800 anni dalla morte di Francesco, per parlare di pace e di guerra?

Mimi

Perché il momento è urgente. Non è una celebrazione astratta. Mattarella ha detto esplicitamente che in alcune parti del mondo oggi si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose. Francesco diventa uno specchio per quello che stiamo facendo male adesso.

Luke

Ma è una scelta retorica, no? Usare un santo del tredicesimo secolo per commentare conflitti contemporanei. Quanto è davvero applicabile quel messaggio?

Mimi

È vero che è una scelta retorica, ma non è vuota. Mattarella ha ancorato il discorso a un episodio concreto: Francesco nel 1219 che attraversa le linee nemiche e incontra il sultano. Non è una metafora astratta.

Mark

E cosa è successo in quell'incontro? Ha funzionato?

Mimi

No, non ha convertito il sultano. Ma il sultano rimase colpito da quell'uomo che parlava di pace. E Mattarella sottolinea che il gesto ha disegnato un atteggiamento al dialogo straordinariamente originale, che ha lasciato una traccia fino a oggi.

Luke

Quindi il fallimento non è il punto. Il punto è il gesto stesso, il riconoscimento dell'altro come fratello.

Mimi

Esattamente. E questo è radicale perché va contro quello che stiamo vedendo: la religione usata per giustificare la violenza, non per superarla.

Mark

Mattarella ha anche parlato di Francesco come precursore dei santi sociali. Cosa intende?

Mimi

Che Francesco non ha offerto una risposta politica alle ingiustizie, ma ha scelto di vivere in povertà e pace, incarnando un ideale evangelico. E quella scelta, per quanto radicale e incompresa all'inizio, è diventata una delle figure più significative della storia.

Luke

Ma allora il messaggio è: rinuncia alle ricchezze e alla violenza, e tutto cambierà? Non sembra un po' ingenuo per il mondo di oggi?

Mimi

Mattarella dice esplicitamente che l'umiltà di Francesco non aveva nulla di ingenuo. Veniva da una sete esigente di verità. Non è rassegnazione, è una scelta consapevole e coerente.

Mark

E il Cantico delle creature? Perché Mattarella lo ha menzionato?

Mimi

Perché mostra che Francesco non era solo un mistico, ma anche un poeta che ha contribuito all'inizio della letteratura italiana. Il suo messaggio ha toccato la gente comune, non solo i religiosi nei monasteri.

  • In un mondo segnato da guerre «crudeli e insensate», Mattarella lancia un appello urgente: la manipolazione religiosa che benedice le armi è la più grave delle contraddizioni umane.
  • Il cardinale Zuppi scuote la Basilica Superiore di Assisi con una certezza scomoda: la guerra non è inevitabile, e la responsabilità della pace ricade su ogni singola coscienza.
  • L'episodio del 1219 — Francesco che attraversa le linee nemiche per incontrare il sultano — diventa il cuore pulsante del discorso presidenziale, simbolo di dialogo scelto al posto della conquista.
  • Mattarella riconosce il paradosso francescano: una risposta senza agenda politica, fondata solo su povertà e letizia evangelica, ha trasformato più profondamente la storia di molte rivoluzioni armate.
  • Il messaggio di Francesco e Chiara viene proiettato sul presente come sfida aperta: riconoscere nell'altro, anche nel nemico, un figlio di Dio, e fare della pace un atto di libertà, non di resa.

Ad Assisi, ottocento anni dopo la morte di San Francesco, il presidente Mattarella ha scelto la commemorazione del patrono d'Italia non come rito storico, ma come atto di orientamento morale: in un'epoca in cui le armi tornano a essere benedette in nome di Dio, il gesto di Francesco verso il sultano nel 1219 ricorda all'umanità che persino il nemico è un fratello. La pace, ha riecheggiato il cardinale Zuppi, non è un dono del destino, ma una scelta che comincia da ciascuno di noi.

Ad Assisi, nella Basilica Superiore, il cardinale Matteo Zuppi ha aperto la celebrazione per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco con parole che suonano come un atto di resistenza: la guerra non è un destino, la pace comincia da noi. Accanto a lui, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha trasformato la commemorazione in un discorso sul presente, legando la figura del patrono d'Italia alle ferite aperte dei conflitti contemporanei.

Mattarella ha evocato Dante, che nel Paradiso descrive Francesco come un sole sorto per il mondo intero, ma ha subito spostato lo sguardo verso il punto più bruciante della lezione francescana: in alcune parti del mondo si torna a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose. Di fronte a questa contraddizione, il presidente ha pronunciato una condanna netta — non esiste colpa maggiore che uccidere altri uomini nel nome di Dio — e ha indicato in Francesco e Chiara la risposta più radicale a questa deriva.

L'episodio scelto come emblema è quello del 1219: durante la quinta crociata, Francesco attraversò le linee nemiche rischiando la vita e incontrò il sultano al Malik al Kamil. Non cercava una vittoria militare, ma voleva mostrare un atteggiamento nuovo — vedere nell'avversario, prima ancora che un nemico o un infedele, un interlocutore, un figlio di Dio e quindi un fratello. Quel gesto non cancellò la guerra, ma tracciò una via al dialogo che ha lasciato la sua impronta fino ai giorni nostri.

Mattarella ha poi invitato a riflettere su un paradosso apparente: Francesco non offriva risposte politiche alle ingiustizie, chiedeva solo di vivere in povertà, pace e letizia al seguito del Vangelo. Eppure proprio quella scelta radicale — incompresa e derisa all'inizio — lo ha reso una delle figure più significative della storia. Non ingenuità, ma una sete esigente di verità e un'umiltà che aveva il peso della convinzione.

In un mondo che torna a invocare Dio per giustificare la violenza, il messaggio di Francesco rimane una sfida aperta: scegliere la pace non come rassegnazione, ma come atto di libertà e di fede.

Ad Assisi, nella Basilica Superiore, il cardinale Matteo Zuppi ha pronunciato parole che risuonano come un grido nel silenzio delle armi: la guerra non è inevitabile, la pace comincia da noi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era presente alla celebrazione per San Francesco, e nel suo intervento fuori dalla basilica ha legato il messaggio del santo patrono d'Italia ai conflitti che insanguinano il mondo contemporaneo. Otto secoli dalla morte di Francesco, e il capo dello Stato ha scelto di commemorare non solo una figura storica, ma una lezione ancora urgente: in tempi segnati da guerre crudeli e insensate, dalla manipolazione e dall'arroganza, il sole di Francesco deve illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall'odio e mostrare la via della pace.

Mattarella ha ripreso l'immagine di Dante, che nel Paradiso descrive Francesco come un sole sorto per il mondo intero, tanto che Assisi dovrebbe essere chiamata Ascesi, come Oriente. Ma non è una celebrazione puramente letteraria. Il presidente ha affrontato il punto più acuto della lezione francescana: in alcune parti del mondo oggi si tornano a benedire le armi, si pongono gli eserciti sotto insegne religiose. E qui emerge il cuore della questione, quella che Mattarella ha enunciato con chiarezza: non esiste colpa maggiore che uccidere altri uomini nel nome di Dio. Francesco e Chiara, che il capo dello Stato ha nominato come discepola, amica e sorella nelle scelte, incarnano una risposta radicale a questa contraddizione.

L'episodio che Mattarella ha scelto di ricordare è emblematico: nel 1219, durante la quinta crociata, Francesco attraversò le linee nemiche e riuscì, rischiando la vita, a incontrare il sultano al Malik al Kamil. Non cercava la vittoria militare. Desiderava ardentemente convertirlo, ma soprattutto voleva insegnare un atteggiamento diverso: prima che un nemico, prima che un infedele, c'era un interlocutore, un figlio di Dio e quindi un fratello. Quel gesto non ha cancellato la violenza o la guerra, ma ha disegnato un atteggiamento al dialogo e al rispetto straordinariamente originale, un segno che ha lasciato la sua impronta fino ai giorni nostri.

Nei secoli successivi, il carisma di Francesco non si è sbiadito né in Italia né all'estero. Rimane profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato. Il Cantico delle creature, la più alta tra le prime espressioni poetiche in volgare, ha contribuito all'inizio della letteratura italiana. Le comunità francescane hanno portato per la prima volta la vita religiosa fuori dalla solennità dei monasteri, inserendosi nel tessuto sociale e incarnando un ideale evangelico che toccava la gente comune.

Mattarella ha invitato a riflettere su un apparente paradosso: Francesco non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, ma chiedeva solo di vivere in povertà, pace e letizia con i suoi fratelli e sorelle al seguito di Cristo, vivendo il messaggio del Vangelo. Eppure, proprio per questa scelta radicale e sconvolgente, è diventato una delle figure più significative della storia. All'inizio il suo gesto di abbandonare le ricchezze fu incompreso, e lui stesso fu deriso, perché era così distante dal sentire comune. Ma quella coerenza non era ingenua o accomodante. Veniva da una sete esigente di verità, da un'umiltà che aveva il peso della convinzione.

Il santo patrono d'Italia non è dunque solo un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram. Con Chiara è stato protagonista di un rinnovamento religioso e civile che ha trasformato il modo di intendere la fede e la comunità. In un mondo che torna a benedire le armi e a invocare Dio per giustificare la violenza, il messaggio di Francesco rimane una sfida e un invito: riconoscere nell'altro, anche nel nemico, un fratello, e scegliere la pace non come rassegnazione, ma come atto di libertà e di fede.

La guerra non è un destino, la pace inizia da noi
— Cardinale Matteo Zuppi
In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall'odio e indicare la via della pace
— Presidente Sergio Mattarella
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