Nel primo giorno del nuovo anno, il presidente Mattarella ha scritto a Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace, richiamando l'Italia al suo impegno costituzionale di ripudio della guerra e invocando il ritorno a un ordine internazionale fondato sulla ragione e sul diritto. In un momento in cui i conflitti si moltiplicano e si trasformano, il capo dello Stato ha evocato il grido di Paolo VI alle Nazioni Unite sessant'anni fa — 'Mai più la guerra' — come monito ancora irrisolto. La pace, ha ricordato Mattarella, non è un approdo garantito ma un cammino faticoso che richiede saggezza,
Mattarella a Papa Leone: «Mai più la guerra, torni il diritto sulla legge del più forte»
La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte
Perché Mattarella scrive proprio ora a Papa Leone XIV? Cosa rende questo messaggio diverso da altri appelli per la pace?
Perché siamo in un momento in cui i conflitti si moltiplicano e assumono forme nuove. Il presidente non sta semplicemente ripetendo slogan; sta richiamando l'ordine internazionale fondato sul diritto, che sente minacciato. E sceglie il Papa come interlocutore perché la voce della Chiesa ha un peso morale che la politica da sola non possiede.
Ma il messaggio è principalmente simbolico, giusto? Mattarella dichiara l'impegno italiano, ma cosa significa concretamente "preservare un ordine internazionale basato sul diritto" quando i conflitti continuano?
È vero che è un atto di parola, non di azione militare. Ma non è solo simbolico. L'Italia sta dicendo pubblicamente che non accetta la logica della forza bruta nelle relazioni internazionali. È una posizione politica.
Mattarella cita Paolo VI sessant'anni fa. Perché quella citazione è così importante oggi?
Perché allora il mondo aveva una struttura più semplice—due blocchi contrapposti. Oggi i conflitti sono più frammentati, più sofisticati, più difficili da contenere. Eppure l'appello di Paolo VI rimane valido: "Mai più la guerra". È un modo di dire che il problema non è stato risolto.
Ma qui c'è un'ammissione implicita di fallimento, no? Mattarella riconosce che i passi verso la pace sono stati "insufficienti". Non sa come invertire questa tendenza.
Esatto. E per questo invoca i governanti a "ascoltare il grido dei popoli". Non è una soluzione; è un appello alla responsabilità.
Cosa intende con quella metafora della nave e del timone?
Che governare non significa seguire i venti favorevoli—cioè le paure e le pulsioni irrazionali. Significa contrastare le intemperie per raggiungere un porto sicuro. È un invito a una leadership consapevole e controcorrente.
Ma chi sono i governanti che non stanno ascoltando? Il messaggio è vago su questo. Non nomina conflitti specifici, non chiama in causa nessuno direttamente.
È una scelta retorica. Mattarella parla come capo di Stato, non come commentatore politico. Deve mantenere una certa distanza diplomatica. Ma il messaggio è chiaro a chi lo legge: c'è qualcuno che non sta ascoltando.
E il finale, con il cambiamento climatico e le tecnologie emergenti—come si collega alla pace?
Perché la pace non è solo assenza di guerra. È anche giustizia economica, sostenibilità, equità. Se non affronti le disuguaglianze e il collasso ambientale, la pace rimane fragile.
El Pulso
- Il mondo attraversa una stagione di 'crescenti inquietudini', in cui la guerra non è più un'astrazione ma una realtà quotidiana per milioni di persone, nelle sue forme tradizionali e in quelle più sofisticate.
- L'ordine internazionale costruito dopo le tragedie del Novecento è oggi sotto attacco: le norme del diritto delle genti e del diritto umanitario vengono calpestate con un'audacia che riporta l'umanità verso abissi già conosciuti.
- Mattarella lancia un appello diretto ai governanti: reggere il timone significa resistere ai venti sfavorevoli e alle pulsioni irrazionali, non assecondare le derive che portano al naufragio.
- Il dialogo tra popoli e civiltà — pur complesso — è indicato come l'unica bussola praticabile per affrontare disuguaglianze, crisi climatica e impatto delle tecnologie emergenti.
Nel primo giorno del nuovo anno, il presidente Mattarella ha scritto a Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace, richiamando l'Italia al suo impegno costituzionale di ripudio della guerra e invocando il ritorno a un ordine internazionale fondato sulla ragione e sul diritto. In un momento in cui i conflitti si moltiplicano e si trasformano, il capo dello Stato ha evocato il grido di Paolo VI alle Nazioni Unite sessant'anni fa — 'Mai più la guerra' — come monito ancora irrisolto. La pace, ha ricordato Mattarella, non è un approdo garantito ma un cammino faticoso che richiede saggezza, dialogo e la volontà collettiva di non abbandonarsi alle correnti più oscure della storia.
Il presidente Sergio Mattarella ha inviato un messaggio a Papa Leone XIV in occasione della cinquantanovesima Giornata Mondiale della Pace, scegliendo l'inizio del nuovo anno per ribadire l'impegno costituzionale dell'Italia nel ripudiare la guerra e nel lavorare alla composizione dei conflitti in corso. Il tema scelto dal Vaticano — 'La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante' — è stato accolto dal capo dello Stato come particolarmente urgente in un'epoca segnata da inquietudini crescenti, in cui la guerra torna a essere una realtà concreta o un rischio plausibile per la vita quotidiana.
Mattarella ha richiamato l'appello storico di Paolo VI all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sessant'anni fa — 'Mai più la guerra' — osservando con amarezza che i passi compiuti da allora verso un orizzonte di pace universale sono stati insufficienti. Se all'epoca il pericolo era la contrapposizione tra due blocchi ideologici sotto la minaccia nucleare, oggi il conflitto si è frammentato in una pluralità di attori e forme, condizionando la vita di milioni di persone in modi sempre più sfumati e difficili da contenere.
Il presidente ha usato un'immagine nautica per descrivere la responsabilità di chi governa: reggere il timone significa saper contrastare le intemperie, non abbandonarsi ai venti sfavorevoli o alle pulsioni irrazionali. Ha avvertito che il naufragio è inevitabile quando si cede alla paura, ma ha anche ricordato che la salvezza della nave dipende dall'intero equipaggio — un invito alla responsabilità collettiva.
Nel chiudere il messaggio, Mattarella ha allargato lo sguardo alle sfide del presente: le disuguaglianze economiche e sociali, il cambiamento climatico, l'impatto delle tecnologie emergenti. Di fronte a tutto questo, il dialogo tra popoli e civiltà — per quanto faticoso — è stato indicato come l'unico percorso capace di indirizzare il futuro verso uno sviluppo sostenibile ed equo.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio a Papa Leone XIV in occasione della cinquantanovesima Giornata Mondiale della Pace, riaffermando il rifiuto costituzionale italiano della guerra e invocando il ritorno a un ordine internazionale fondato sul diritto anziché sulla forza bruta.
Nel suo scritto al pontefice, Mattarella ha sottolineato come l'Italia, per sua stessa natura costituzionale, "ripudia la guerra" e rimane "fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso". Il capo dello Stato ha posto l'accento sulla necessità che "la legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte" torni a governare le relazioni tra le nazioni. Ha inoltre richiamato l'importanza di "resistere all'oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato", invitando a un'azione guidata da "rinnovata saggezza e rapidità".
Mattarella ha aperto il suo messaggio riconoscendo il tema scelto dal Vaticano per questa edizione della Giornata della Pace—"La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante"—come particolarmente rilevante in un momento storico caratterizzato da "crescenti inquietudini". Ha sottolineato che la pace, come il Papa ha argomentato sin dall'inizio del suo pontificato, richiede amore, giustizia e solidarietà, e che la sua ricerca rappresenta "un tragitto faticoso" ma "l'unico che meriti di essere intrapreso". Ha riconosciuto il ruolo della voce pontificia nel "risvegliare le coscienze" in un'epoca in cui la guerra torna a essere "una malevola realtà o anche solo un rischio plausibile per il nostro vivere quotidiano".
Il presidente ha fatto esplicito riferimento all'appello lanciato da Paolo VI sessant'anni fa all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite: "Mai più la guerra". Ha osservato che all'epoca la comunità internazionale affrontava "la pericolosa dinamica di un sistema dominato da due blocchi politici e ideologici contrapposti, sotto l'incombente minaccia dell'apocalisse nucleare". Oggi, ha proseguito, il panorama dei conflitti si è trasformato radicalmente: "la dimensione del conflitto si apre a una pluralità di nuovi attori, condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate". Mattarella ha sottolineato che richiamare l'attualità del discorso di Paolo VI non rappresenta solo un riconoscimento alla lungimiranza di quel pontefice, ma discende anche "dall'amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l'intera comunità internazionale, che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta".
Nel messaggio, il capo dello Stato ha affrontato il tema della responsabilità dei governanti. Ha citato l'insegnamento del Papa dal suo recente viaggio apostolico in Libano, sottolineando che i leader devono saper "ascoltare il grido dei popoli che invocano la pace". Ha utilizzato un'immagine nautica per illustrare il significato del governare: "Nel suo senso etimologico, 'governare' significa 'reggere il timone', ovvero saper contrastare le intemperie per giungere in un porto sicuro". Ha avvertito che "se si seguono i venti sfavorevoli e se ci si abbandona alle paure e alle pulsioni più irrazionali, allora il naufragio è inevitabile", ma ha anche sottolineato che "la salvezza della nave dipende dall'intero equipaggio".
Mattarella ha richiamato l'assetto internazionale sorto dopo le tragedie del ventesimo secolo, che rappresentava "speranza concreta di superare una volta per tutte una condizione senza regole nella condotta delle relazioni internazionali". Ha lamentato che questo ordine "oggi è messo a dura prova dal disprezzo delle più elementari norme della convivenza civile, del diritto delle genti, di quello umanitario".
Il presidente ha concluso il suo messaggio allargando lo sguardo ai grandi sfide contemporanee. Ha sottolineato la "complessità del dialogo tra popoli e civiltà, come al loro interno", ma ha anche affermato che questo confronto diventa "vieppiù necessario" per affrontare le disuguaglianze economiche e sociali, contrastare gli effetti del cambiamento climatico e governare l'impatto delle tecnologie emergenti, indirizzandole "verso obiettivi di sviluppo sostenibile ed equo".
Citas Notables
La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte, torni a essere regola delle relazioni internazionali— Presidente Sergio Mattarella
Abbiamo il dovere di resistere all'oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato— Presidente Sergio Mattarella