Lunedì scadono gli sconti sul gasolio: cosa attende i prezzi alla pompa

Le compagnie hanno già agito, spingendo i prezzi oltre lo sconto governativo
In una settimana il gasolio è sceso di 12,2 centesimi, il doppio dello sconto in scadenza lunedì.
Mark

Allora, se ho capito bene, lo sconto del governo scade lunedì ma i prezzi sono già scesi comunque. Cosa significa?

Mimi

Significa che le compagnie petrolifere hanno deciso di muoversi da sole, con riduzioni proprie che hanno fatto scendere il gasolio di 12,2 centesimi in una settimana. Lo sconto governativo era solo 6,1 centesimi.

Luke

Ma aspetta — queste riduzioni delle compagnie, sono permanenti o sono promozionali come lo sconto del governo? Perché Eni ha detto trenta giorni prorogabili.

Mimi

Esatto, sono limitate nel tempo. Eni ha fissato il tetto per trenta giorni, rinnovabili. Non sappiamo se le altre compagnie faranno lo stesso.

Mark

E il governo cosa farà lunedì? Continua con lo sconto o passa alle accise mobili?

Mimi

Ha già detto che vuole passare alle accise mobili, un meccanismo che consente di riversare i maggiori proventi per tenere bassi i prezzi. Il ministro Pichetto Fratin ha confermato la linea.

Luke

Ha detto «al momento posso dirvi di sì» — che è una formula molto prudente. Non è una promessa.

Mimi

No, è vero. È una conferma di intenzione, non di azione.

Mark

Quindi il rischio è che lunedì il prezzo salga di nuovo?

Mimi

Potrebbe salire a circa 2,308 euro al litro se non c'è intervento. Ma resterebbe comunque sotto i livelli di una settimana fa.

Luke

E non sappiamo se le compagnie manterranno i loro sconti oltre i trenta giorni. Quella è un'incognita vera.

  • Lunedì scade lo sconto governativo di 6,1 centesimi al litro sul gasolio, aprendo un vuoto normativo che potrebbe far risalire i prezzi di circa 6 centesimi.
  • Le major petrolifere — Eni, Ip, Q8 e Tamoil — hanno anticipato la mossa dello Stato, abbassando autonomamente i prezzi di 12,2 centesimi in meno di una settimana, il doppio dello sconto in scadenza.
  • Quasi un terzo della rete nazionale di distribuzione applica già i nuovi prezzi calmierati dalle compagnie, rendendo parzialmente superfluo l'intervento pubblico.
  • Il governo punta sulle accise mobili come soluzione strutturale, con la premier Meloni e il ministro Pichetto Fratin che hanno confermato l'orientamento, pur con toni prudenti.
  • Il nodo irrisolto è se il meccanismo delle accise mobili sarà attivato in tempo e se saprà adattarsi a un mercato che ha già dimostrato di potersi muovere in autonomia.

Nel ciclo eterno tra Stato e mercato, la scadenza di uno sconto fiscale sul gasolio rivela una dinamica inattesa: le grandi compagnie petrolifere hanno già ridotto i prezzi di propria iniziativa, superando il doppio del taglio governativo. Il governo italiano si prepara a sostituire lo sconto temporaneo con un meccanismo strutturale di accise mobili, ma lo fa in un contesto che il mercato ha già in parte riscritto. Ciò che sembrava una decisione politica urgente si trova ora a inseguire una realtà che si è mossa da sola.

Lunedì prossimo scade lo sconto sulle accise del gasolio introdotto dal governo dieci giorni fa, fissato a 6,1 centesimi al litro. Ma la settimana che si conclude ha già cambiato il quadro in modo sostanziale, e non per effetto dell'intervento pubblico.

Il 28 settembre, con il gasolio ancora a 2,369 euro al litro, Eni ha annunciato un tetto autonomo: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio, valido trenta giorni e rinnovabile. Ip ha seguito lo stesso giorno; Q8 e Tamoil nei giorni successivi. Oggi quasi un terzo della rete nazionale applica già prezzi ridotti. Il risultato è una discesa di 12,2 centesimi al litro in meno di una settimana — il doppio dello sconto governativo — con il gasolio che si attesta ora a una media di 2,247 euro sulla rete stradale.

Senza nuovi interventi dopo lunedì, il prezzo risalirebbe a circa 2,308 euro, restando comunque sotto i livelli di cinque giorni fa. Il governo ha già indicato la propria risposta strutturale: le accise mobili, un meccanismo che permette allo Stato di redistribuire i maggiori proventi fiscali per contenere il costo alla pompa. La premier Meloni ha annunciato questa linea dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre, ribadendola nella lettera alla Commissione europea. Il ministro Pichetto Fratin, all'Italian energy summit del Sole 24 Ore a Milano, ha confermato con cautela: «Al momento posso dirvi di sì».

Ciò che rimane aperto è se quella scelta politica sappia rispondere a una situazione che il mercato ha già in parte ridisegnato da solo.

Lunedì prossimo scade uno sconto sulle accise del gasolio che il governo aveva messo in campo dieci giorni fa, fissandolo a 6,1 centesimi al litro. Ma quello che accadrà dopo potrebbe essere già stato riscritto dalle stesse compagnie petrolifere che avrebbero dovuto beneficiarne.

La settimana che si sta concludendo ha visto i prezzi alle pompe scendere in modo significativo. Non è stato solo merito dello sconto governativo. Il 28 settembre, quando la media nazionale del gasolio toccava ancora 2,369 euro al litro, Eni ha annunciato un tetto proprio: 1,99 euro per la benzina, 2,19 per il gasolio, valido per trenta giorni e potenzialmente rinnovabile. Lo stesso giorno Ip ha seguito la mossa. Q8 e Tamoil hanno agito nei giorni successivi, allargando gradualmente le riduzioni ai loro impianti. Oggi, tra le stazioni Eni e quelle Ip già adeguate, i prezzi ridotti coprono quasi un terzo della rete nazionale.

Il risultato è stato una caduta dei prezzi che ha superato di gran lunga lo sconto in scadenza. In meno di una settimana, il gasolio ha perso 12,2 centesimi al litro — il doppio dello sconto governativo. La benzina, rimasta fuori dai tagli per mesi, è scesa da 2,152 a 2,052 euro. Oggi il gasolio si attesta in media a 2,247 euro al litro sulla rete stradale.

Senza alcun intervento dopo lunedì, il prezzo salirebbe a circa 2,308 euro al litro. Resterebbe comunque inferiore ai livelli di cinque giorni fa. Il governo ha già indicato la strada che intende seguire: le accise mobili, un meccanismo che consente allo Stato di riversare i maggiori proventi fiscali per ridurre il costo alla pompa. La premier Meloni ha annunciato questa linea dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre e l'ha ribadita nella lettera inviata alla Commissione europea. Martedì scorso, durante l'Italian energy summit del Sole 24 Ore a Milano, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha confermato l'orientamento con una formula cauta: «Al momento posso dirvi di sì».

Ma il quadro su cui era stata costruita quella scelta potrebbe non essere più lo stesso. Le compagnie hanno già agito in modo autonomo, spingendo i prezzi verso il basso con una forza che il solo sconto governativo non avrebbe raggiunto. Quello che accadrà lunedì dipenderà da come il governo deciderà di rispondere a una situazione che le stesse dinamiche di mercato hanno già in parte modificato.

Al momento posso dirvi di sì
— Ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, Italian energy summit del Sole 24 Ore
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