La Fed tiene fermi i tassi tra il 3,75% e il 4%: Warsh esclude l'effetto midterm, inflazione ancora troppo alta

«Non ho sentito una sola parola sulla politica»
Warsh esclude che le imminenti elezioni di midterm abbiano influenzato la scelta della Fed sui tassi.
Mark

Perché un voto di 10 a 2 conta più del tasso lasciato fermo?

Mimi

Perché a settembre la decisione era stata unanime. Ora due membri, Lisa Cook e Beth Hammack, avrebbero voluto un rialzo di un quarto di punto.

Luke

E notiamo la direzione: il dissenso chiede una stretta, non un taglio. È l'opposto di ciò che Trump sostiene da anni.

Mark

Warsh dice che la politica non ha avuto alcun ruolo. Basta la sua parola?

Mimi

È la sua testimonianza diretta: due giorni di riunione senza un riferimento alle elezioni, e lo ha detto anche a nome dei colleghi presenti.

Luke

Appunto, è una dichiarazione sua. Il testo non offre riscontri indipendenti, e che la pausa sia anche un modo per evitare una mossa impopolare è la lettura dell'ANSA, non un fatto accertato.

Mark

Cosa dice il comunicato sul futuro?

Mimi

Parla di ulteriori informazioni per decidere l'orientamento giusto a riportare l'inflazione al 2%. La stretta, secondo il cronista, è rinviata a dicembre.

Luke

Rinviata non vuol dire decisa. Il testo non dice che a dicembre i tassi saliranno.

Mark

E la Bce?

Mimi

Domani è attesa ferma al 2,50% sui depositi, con un possibile rialzo a dicembre.

Luke

Sono previsioni degli analisti, non una decisione presa.

  • La Fed lascia i tassi fermi, ma il voto 10 a 2 rompe l'unanimità di settembre e rivela una spaccatura che non si era vista.
  • Due governatori chiedevano un rialzo per frenare prezzi ancora troppo alti, mentre la Casa Bianca spinge nella direzione opposta.
  • Warsh smentisce ogni influenza elettorale e definisce la discussione accesa e seria, quasi una lite in famiglia, per arrivare alla scelta giusta.
  • Le Borse salgono nel mondo, ma lo sguardo si sposta già sulla Bce, attesa in pausa al 2,50%, e sulla riunione di dicembre dove potrebbe arrivare una stretta.

Nel momento in cui l'America si avvicina alle urne di midterm, la Federal Reserve sceglie la pausa: il costo del denaro resta tra il 3,75% e il 4%, come molti attendevano, ma la decisione lascia intravedere una frattura interna e una inflazione che nessuno considera ancora domata. Kevin Warsh, al timone della banca centrale, rivendica la solidità dell'economia e nega che il calendario elettorale abbia pesato sulle scelte, mentre sullo sfondo resta la lunga tensione con Donald Trump, che chiede tassi molto più bassi. È la storia antica di chi deve custodire il valore del denaro in una stagione in cui la politica guarda con impazienza ai suoi gesti.

Dopo due giorni di riunione, Kevin Warsh si è presentato davanti ai giornalisti con un messaggio chiaro: nella sala del Fomc non si è parlato di politica. La Federal Reserve ha lasciato il costo del denaro tra il 3,75% e il 4%, come i mercati si aspettavano, a pochi giorni dalle elezioni di midterm del 3 novembre. Ma il voto ha raccontato più della decisione: 10 a 2, dove a settembre era stato unanime.

Il presidente della Fed giudica l'economia solida, ma l'inflazione ancora troppo alta. La pausa, spiega il comunicato, serve a raccogliere altre informazioni per riportare i prezzi al 2% in tempi rapidi. Una formula prudente che rinvia a dicembre una stretta che nessuno vuole annunciare apertamente.

Sull'influenza del voto di novembre Warsh è stato netto: nessuno ha evocato la politica, e lui non crede che abbia pesato su nessuno. Il rapporto con Trump, che lo ha voluto alla guida della banca centrale ma chiede tassi molto più bassi, resta però il sottofondo di ogni passo. Warsh ha scelto di non commentare le parole altrui, descrivendo invece una riunione accesa e ponderata, e dicendosi convinto della scelta compiuta.

A dissentire sono stati Lisa Cook e Beth Hammack, che avrebbero voluto un rialzo di un quarto di punto. Per Cook è il primo voto contrario dal suo ingresso nel 2022, e il suo nome è al centro di una dura controversia con la Casa Bianca. Intanto le Borse salgono nel mondo, mentre l'attenzione passa a Francoforte, dove la Bce dovrebbe restare ferma al 2,50%, e a dicembre, data in cui una nuova stretta appare più probabile.

Dopo due giorni di riunione, Kevin Warsh si è presentato davanti ai giornalisti e ha detto che nella sala del Fomc non è stata pronunciata una sola parola sulla politica. La Federal Reserve ha lasciato il costo del denaro tra il 3,75% e il 4%, come i mercati si aspettavano, a pochi giorni dalle elezioni americane di midterm del 3 novembre. A rompere la linea è stato il voto: 10 a 2, mentre a settembre la decisione era stata unanime.

Il giudizio del presidente della Fed sull'economia è netto: poggia su basi solide, ma l'inflazione è troppo alta. Il comunicato finale spiega la pausa con la necessità di raccogliere ulteriori informazioni, che aiuteranno a stabilire l'orientamento di politica monetaria adeguato a riportare in tempi rapidi l'inflazione all'obiettivo del 2%. Una formula che, nella lettura dell'ANSA, serve a giustificare la sosta e a rinviare a dicembre una stretta impopolare.

Sul voto di novembre, in cui i repubblicani cercano di difendere una maggioranza risicata al Congresso, Warsh è stato esplicito. Ha detto di non aver sentito alcun riferimento alla politica, alle elezioni o a ciò che accadrà nella prossima settimana circa, e di non credere che la politica abbia pesato sulla decisione, né per quanto lo riguarda né per i colleghi presenti.

La questione ha un peso particolare perché Donald Trump, che ha fortemente voluto Warsh al vertice della Fed, è in contrasto da anni con la banca centrale. Sostiene che i tassi dovrebbero essere molto più bassi e attribuisce il mancato taglio a un board che definisce motivato politicamente. Interpellato in proposito, Warsh ha dichiarato di non voler commentare le parole di esponenti pubblici, ma ha riferito la propria esperienza degli ultimi cinque mesi: la riunione è stata una discussione accesa, seria e ponderata, simile a una lite in famiglia. Si è detto convinto che il Comitato sia arrivato alla decisione corretta per il momento attuale e onorato di ricoprire l'incarico.

Il dissenso è arrivato da due dei 12 componenti del board, e in direzione opposta a quella che Trump auspica: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, avrebbero preferito un rialzo di un quarto di punto per contrastare la spinta dei prezzi. Per Cook è il primo voto contrario da quando è entrata alla Fed nel 2022. Il suo nome è inoltre al centro di una dura controversia: Trump ha tentato di rimuoverla dall'incarico, sollevando accuse sulle informazioni da lei fornite riguardo a richieste di mutui immobiliari.

I mercati hanno reagito con le Borse in rialzo a livello globale, su una decisione ampiamente scontata. L'attenzione si sposta ora sull'Europa: domani si riunisce il board della Bce e le previsioni indicano tassi sui depositi invariati al 2,50%. Secondo le analisi, Francoforte sceglierà una pausa cauta, perché le condizioni finanziarie sono già tese, tra volatilità dei mercati obbligazionari e incertezze politiche ed economiche, compresa la situazione in Francia. Un eventuale nuovo rialzo appare più probabile alla riunione di dicembre, la stessa data a cui guarda la Fed.

L'economia americana poggia su basi solide, ma l'inflazione è troppo alta.
— Kevin Warsh, presidente della Fed
Non credo che la politica abbia giocato alcun ruolo nella decisione.
— Kevin Warsh, presidente della Fed
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