Dopo la Fed, anche Giappone e Svizzera tengono i tassi fermi: attesa per Bce e Bank of England

Nessuno muove i tassi, ma tutti guardano il petrolio
Le banche centrali restano ferme sui tassi mentre il conflitto in Iran fa salire il greggio.
Mark

Nessuno ha toccato i tassi. Perché allora è una notizia?

Mimi

Perché la pausa non è neutra. Fed e Banca del Canada hanno mantenuto i tassi, ma con toni restrittivi: temono che il petrolio alimenti l'inflazione.

Mark

Il Giappone che posizione ha?

Mimi

Resta allo 0,75%, come atteso. Sta valutando l'impatto del conflitto in Iran e dei prezzi del greggio, e dipende molto dalle importazioni di combustibili.

Luke

Va detto però che nel testo si parla di valutazione, non di conclusioni. Quanto pesi davvero il petrolio sull'economia giapponese non è quantificato.

Mark

E la Svizzera? Lì c'è qualcosa di più netto.

Mimi

Sì. La Bns è allo 0% e dice che la disponibilità a intervenire sui cambi è aumentata, per frenare un rialzo eccessivo del franco. Schlegel ha parlato di possibilità crescente di tassi negativi.

Luke

Possibilità, non decisione. E il calo del franco dello 0,2% sull'euro è una reazione di mercato, non una prova di cosa accadrà.

Mark

Cosa dice la Fed?

Mimi

Tassi tra 3,5% e 3,75%, voto 11 a 1, e effetti della guerra definiti incerti.

Luke

Esatto: incerti. Anche per la Fed la direzione resta aperta, e oggi Bce e Bank of England non hanno ancora parlato.

  • Il petrolio in rialzo costringe Tokyo a valutare ogni ricaduta del conflitto in Iran sulle importazioni di combustibili giapponesi.
  • La Svizzera tiene i tassi allo 0% ma apre a quelli negativi, mentre il franco arretra dello 0,2% sull'euro appena la notizia si diffonde.
  • La Fed lascia il costo del denaro tra il 3,5% e il 3,75% con un voto di 11 a 1, definendo incerti gli effetti della guerra sull'economia americana.
  • Le banche centrali si fermano, ma il rischio di un'ondata inflazionistica alimentata dal greggio tiene ancora tutti in allerta in attesa delle decisioni di Bce e Bank of England.

Nella giornata del 19 marzo, mentre la Federal Reserve chiudeva la sua riunione lasciando invariato il costo del denaro, anche la Banca del Giappone e la Banca nazionale svizzera hanno scelto la pazienza. Dietro questa immobilità apparente si muove una preoccupazione più antica di quanto sembri: il petrolio che rincara a causa della guerra in Iran può trasformarsi in inflazione, e le banche centrali, come sempre, cercano di capire se il rumore del presente sia destinato a durare. Le decisioni di oggi raccontano meno una politica che una prudenza condivisa, in attesa che Bce e Bank of England dicano se questa linea regge.

Il 19 marzo, poche ore dopo la decisione della Federal Reserve, la Banca del Giappone ha lasciato i tassi allo 0,75%, come gli analisti si attendevano. Il comitato guidato da Kazuo Ueda sta misurando quanto il conflitto in Iran e l'impennata del greggio possano pesare su un Paese che dipende fortemente dalle importazioni di combustibili.

La stessa giornata ha visto la Banca nazionale svizzera confermare il tasso allo 0%, il livello più basso tra le grandi banche centrali. Il vero segnale, però, è nel comunicato: a causa della guerra in Medio Oriente, l'istituto è pronto a intervenire sul mercato dei cambi per frenare un apprezzamento troppo rapido del franco. Il presidente Martin Schlegel ha aggiunto che cresce la possibilità di tassi negativi, e il franco è subito arretrato dello 0,2% sull'euro.

La Fed, la sera prima, aveva mantenuto il costo del denaro tra il 3,5% e il 3,75%, con un voto di 11 a 1. Era la penultima riunione dell'era di Jerome Powell, e la banca ha definito incerte le conseguenze del conflitto sull'economia americana.

Il quadro che ne esce è di istituzioni ferme sui tassi ma attente al petrolio. Ora lo sguardo si sposta su Bce e Bank of England, che diranno se questa prudenza è condivisa anche in Europa.

Il 19 marzo, a poche ore dalla decisione della Federal Reserve, la Banca del Giappone ha lasciato i tassi di riferimento allo 0,75%. La mossa era quella che gli analisti si aspettavano. Il comitato guidato dal governatore Kazuo Ueda sta valutando quanto pesino sull'economia giapponese il conflitto in Iran e l'impennata dei prezzi del greggio, un tema delicato per un Paese che dipende in modo marcato dalle importazioni di combustibili.

La scelta di Tokyo si inserisce in una sequenza. La Fed e la Banca del Canada hanno a loro volta mantenuto i tassi stabili, ma con toni più restrittivi. Dietro quell'impostazione c'è la consapevolezza che il rincaro del petrolio possa alimentare un'ondata di inflazione più grave di quella attuale.

Nello stesso giorno anche la Banca nazionale svizzera ha confermato il tasso di riferimento allo 0%, come previsto dagli analisti. Resta così il livello più basso tra le principali banche centrali. Ma il comunicato contiene un passaggio che va oltre la conferma: secondo l'istituto, a causa del conflitto in Medio Oriente la disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi è aumentata. L'obiettivo è contrastare un apprezzamento rapido ed eccessivo del franco svizzero, che metterebbe a repentaglio la stabilità dei prezzi nel Paese.

Il presidente della Bns, Martin Schlegel, ha aggiunto che, alla luce degli sviluppi della guerra contro l'Iran, sta aumentando la possibilità di tassi negativi. La dichiarazione ha avuto un effetto immediato sui mercati: il franco è arretrato dello 0,2% sull'euro.

La decisione svizzera è stata la prima delle grandi scelte di politica monetaria attese nella giornata. Dopo la Fed, che la sera precedente aveva tenuto fermi i tassi, toccava infatti a Bank of England e Banca centrale europea.

La riunione della Fed si è chiusa con il costo del denaro tra il 3,5% e il 3,75%. Il voto è stato di 11 favorevoli e 1 contrario. Era la penultima riunione dell'era di Jerome Powell. Nel comunicato finale, al termine di due giorni di lavori, la banca centrale americana ha definito "incerte" le ripercussioni della guerra in Medio Oriente sull'economia statunitense e ha scritto di essere attenta ai rischi.

Il quadro, dunque, è di banche centrali che non si muovono sui tassi ma osservano con attenzione il petrolio. Nel corso della giornata si attendono le decisioni di Bce e Bank of England, che diranno se la linea della prudenza resta condivisa.

Con la guerra contro l'Iran sta aumentando la possibilità di tassi negativi.
— Martin Schlegel, presidente della Banca nazionale svizzera
Le ripercussioni della guerra in Medio Oriente sull'economia americana sono incerte.
— Federal Reserve, comunicato
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