Nel cuore di una vicenda che intreccia geopolitica, diritti umani e giustizia internazionale, Serhii Kuznetsov — ex militare ucraino detenuto in Italia su mandato tedesco per il presunto sabotaggio dei gasdotti Nord Stream — ha posto fine all'11 novembre a undici giorni di digiuno, dopo aver perso circa nove chili. Le autorità italiane hanno offerto assicurazioni concrete sul rispetto dei suoi diritti fondamentali, riportando l'uomo alla soglia di un equilibrio fragile, mentre la sua sorte resta appesa alla pronuncia della Corte di Cassazione sull'estradizione in Germania. La sua storia ricord
Kuznetsov interrompe lo sciopero della fame dopo assicurazioni italiane
Il rispetto dei diritti di tutti i detenuti è un dovere permanente
Perché uno sciopero della fame proprio ora? Cosa ha scatenato questa protesta?
Kuznetsov protestava contro le condizioni della sua detenzione e quello che considerava una violazione dei suoi diritti fondamentali. Non sappiamo esattamente quali fossero le criticità specifiche, ma erano abbastanza gravi da spingerlo a digiunare per undici giorni.
Giusto — il comunicato dell'avvocato parla di "criticità rappresentate" ma non le specifica. Sappiamo che ha perso nove chili, ma non abbiamo i dettagli concreti di cosa non funzionava nel carcere.
E le autorità italiane hanno risolto il problema?
Hanno fornito assicurazioni sul rispetto dei suoi diritti, soprattutto riguardo all'alimentazione. Abbastanza da convincerlo a riprendere a mangiare.
Ma ancora non sappiamo cosa esattamente è stato promesso o cambiato. "Assicurazioni" è un termine vago. Sono stati modificati i protocolli? È stato trasferito? L'avvocato dice che l'amministrazione ha "cercato di affrontare in modo costruttivo" le criticità, ma non dice se le ha risolte davvero.
Cosa succede adesso?
Rimane in carcere in attesa della Corte di Cassazione, che deve decidere se estradarlo in Germania per il sabotaggio dei Nord Stream.
E qui il quadro è ancora più incerto. La Corte d'Appello di Bologna ha già detto sì all'estradizione, ma la difesa ha ricorso. Non sappiamo quando arriverà la decisione finale, né quali argomenti porterà la difesa davanti alla Cassazione.
Perché l'Ucraina si è interessata al caso?
Lubinets, il commissario per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, ha scritto al ministro Nordio per chiedere garanzie. È un segnale che Kiev sta monitorando la situazione.
Ma non sappiamo se Lubinets stia cercando di proteggere Kuznetsov perché è ucraino, o se stia cercando di ostacolare l'estradizione per ragioni politiche. Il comunicato non lo chiarisce.
The Pulse
- Un ex militare ucraino accusato di uno degli atti di sabotaggio più eclatanti della storia recente europea ha rischiato di compromettere ulteriormente la propria salute con undici giorni di digiuno totale.
- La perdita di nove chili e la denuncia pubblica delle condizioni carcerarie hanno trasformato una detenzione ordinaria in un caso di risonanza internazionale, con il commissario ucraino per i Diritti Umani che ha scritto direttamente al ministro Nordio.
- L'avvocato Canestrini ha ottenuto assicurazioni specifiche dall'amministrazione penitenziaria, aprendo uno spiraglio di dialogo istituzionale che ha convinto Kuznetsov a interrompere il digiuno.
- Il caso rimane sospeso: la Corte di Cassazione deve ancora decidere se consegnare l'uomo alla Germania, rendendo ogni giorno in cella una vigilia carica di incertezza legale e geopolitica.
Nel cuore di una vicenda che intreccia geopolitica, diritti umani e giustizia internazionale, Serhii Kuznetsov — ex militare ucraino detenuto in Italia su mandato tedesco per il presunto sabotaggio dei gasdotti Nord Stream — ha posto fine all'11 novembre a undici giorni di digiuno, dopo aver perso circa nove chili. Le autorità italiane hanno offerto assicurazioni concrete sul rispetto dei suoi diritti fondamentali, riportando l'uomo alla soglia di un equilibrio fragile, mentre la sua sorte resta appesa alla pronuncia della Corte di Cassazione sull'estradizione in Germania. La sua storia ricorda come ogni grande conflitto geopolitico lasci tracce profonde anche nei corpi e nelle celle dei singoli.
L'11 novembre Serhii Kuznetsov ha interrotto lo sciopero della fame iniziato il 31 ottobre, dopo undici giorni senza cibo e una perdita di circa nove chili. Il quarantanovenne ex militare ucraino era stato arrestato ad agosto nel Riminese in esecuzione di un mandato europeo emesso dalla Germania, che lo accusa di aver partecipato al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022 — un'operazione che ha inflitto danni profondi all'infrastruttura energetica del continente.
Il digiuno era nato come protesta contro le condizioni di detenzione e quella che Kuznetsov percepiva come una violazione sistematica dei suoi diritti fondamentali. La vicenda aveva rapidamente acquisito una dimensione internazionale: Dmytro Lubinets, commissario per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, aveva inviato una lettera al ministro della Giustizia italiano Carlo Nordio chiedendo garanzie esplicite per il detenuto.
La svolta è arrivata quando le autorità italiane hanno fornito assicurazioni concrete, in particolare riguardo a un'alimentazione adeguata alle sue necessità. Il suo avvocato, Nicola Canestrini, ha riconosciuto l'approccio costruttivo dell'amministrazione penitenziaria, pur sottolineando che la vigilanza sui diritti di tutti i detenuti resta un obbligo permanente dello Stato di diritto. Dal carcere, Kuznetsov ha ringraziato chi gli ha mostrato solidarietà in questi giorni difficili.
Kuznetsov rimane tuttavia detenuto in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sul ricorso presentato dalla difesa contro la decisione della Corte d'Appello di Bologna di concedere l'estradizione in Germania. Il suo caso continua a incarnare la complessità di un mondo in cui le guerre lasciano strascichi legali, umani e geopolitici ben oltre i confini del conflitto.
Serhii Kuznetsov ha smesso di digiunare l'11 novembre, dopo undici giorni senza cibo. Il quarantanovenne ex militare ucraino, arrestato ad agosto nel Riminese con un mandato europeo emesso dalla Germania, aveva iniziato lo sciopero della fame il 31 ottobre per protestare contro le condizioni della sua detenzione e quella che riteneva una violazione dei suoi diritti fondamentali. Durante questo periodo ha perso circa nove chili.
Kuznetsov è accusato di aver partecipato al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022, un'operazione che ha danneggiato gravemente l'infrastruttura energetica europea. La Germania ha chiesto la sua estradizione, e il caso è ora in attesa di una pronuncia della Corte di Cassazione italiana sulla decisione della Corte d'Appello di Bologna di consegnarlo alle autorità tedesche. La difesa ha presentato ricorso contro questa decisione.
L'interruzione del digiuno è arrivata dopo che le autorità italiane hanno fornito assicurazioni specifiche riguardo al pieno rispetto dei suoi diritti, in particolare per quanto riguarda un'alimentazione adeguata alle sue necessità. Nicola Canestrini, l'avvocato di Kuznetsov, ha commentato la decisione riconoscendo gli sforzi dell'amministrazione penitenziaria nel affrontare in modo costruttivo i problemi che erano stati sollevati. Tuttavia, ha sottolineato che l'attenzione deve rimanere alta, poiché il rispetto dei diritti di tutti i detenuti rappresenta un dovere permanente dello Stato di diritto.
In un messaggio scritto dal carcere, Kuznetsov ha ringraziato coloro che lo hanno sostenuto e gli hanno mostrato solidarietà durante questi giorni difficili. La sua situazione ha attirato l'attenzione anche a livello internazionale: Dmytro Lubinets, commissario per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, aveva inviato una lettera al ministro della Giustizia italiano Carlo Nordio nei giorni precedenti per chiedere garanzie specifiche per il detenuto.
Ora Kuznetsov rimane in carcere in attesa della decisione della Corte di Cassazione, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di estradizione verso la Germania. Il caso rimane complesso, intrecciando questioni di diritto internazionale, diritti dei detenuti e le conseguenze geopolitiche del sabotaggio ai gasdotti Nord Stream.
Notable Quotes
Diamo atto all'amministrazione penitenziaria di aver cercato di affrontare in modo costruttivo le criticità rappresentate. Ma l'attenzione deve rimanere alta: il rispetto dei diritti di tutti i detenuti è un dovere permanente dello Stato di diritto.— Nicola Canestrini, avvocato di Kuznetsov