Nel mezzo di un'industria che accelera verso l'automazione, Hideo Kojima si ferma a distinguere tra uno strumento e un sostituto. Intervenendo nel podcast Koji10, il creatore di Death Stranding ha riconosciuto che l'intelligenza artificiale entrerà inevitabilmente nei processi creativi, ma ha posto una domanda che trascende i videogiochi: chi custodisce il significato di una scelta artistica quando la macchina non conosce le ragioni di quella scelta? La sua perplessità, nata dal dibattito attorno al DLSS 5, è in realtà una riflessione antica sul confine tra tecnica e visione.
Kojima sull'IA nei videogiochi: «Non mi piace, ma diventerà uno standard»
Non mi piacerebbe che qualcuno lo modificasse troppo
Kojima dice che l'IA potrebbe essere utile per il restauro, ma non per le modifiche autonome. Come traccia la linea tra questi due usi?
Per lui è una questione di intenzione e controllo. Il restauro è tecnico: prendi qualcosa di vecchio e lo rendi più nitido, più leggibile. Ma quando l'IA inizia a modificare scelte artistiche come l'illuminazione, sta interpretando il lavoro originale, non solo preservandolo. E un'IA non capisce perché quella luce era giusta.
Ma qui c'è un problema. Kojima dice che il restauro cinematografico "richiede ancora professionisti", ma anche quei professionisti usano già l'IA. Dove finisce il restauro e inizia la modifica creativa? Non è una linea molto netta nella pratica.
Buon punto. E quando parla di DLSS 5 in Death Stranding 2, cosa lo preoccupa esattamente?
Che il sistema stia modificando l'aspetto del gioco senza che lui lo controlli direttamente. DLSS 5 usa l'IA per upscalare la grafica, ma il risultato finale potrebbe non corrispondere esattamente a quello che Kojima aveva immaginato.
Anche qui però: Kojima ha scelto di usare DLSS 5. Non è stato imposto. Quindi il controllo c'è ancora, almeno a quel livello.
Allora il vero timore è il futuro? Che l'IA diventi così automatizzata che gli autori perdano il controllo?
Esattamente. Kojima dice che probabilmente tra cento anni l'IA farà tutto automaticamente. E lui non ama questa prospettiva. Non è una resistenza al presente, è una preoccupazione per quello che viene dopo.
Ma non dice come si potrebbe evitare. Dice "non mi piace", ma se l'IA diventa veramente uno standard inevitabile, cosa si fa? Rimane una tensione irrisolta.
Forse è il punto. Non c'è una soluzione facile. È una questione di potere creativo che cambierà man mano che la tecnologia evolve.
E Kojima lo sa. Per questo dice "però non lo so" quando gli chiedono se gli piacerebbe. Non è indecisione. È onestà su un futuro che non può controllare completamente.
El Pulso
- L'uso di DLSS 5 in Death Stranding 2 ha riaperto una ferita aperta nell'industria: quando un'IA modifica l'aspetto visivo di un gioco, chi è il vero autore di quella immagine?
- Kojima descrive con precisione il punto di rottura: un'illuminazione scelta intenzionalmente porta un significato che nessun algoritmo, per quanto raffinato, è in grado di comprendere o preservare.
- La risposta del designer alla domanda diretta è netta — no, non vorrebbe che un'IA modificasse autonomamente il suo lavoro — ma subito dopo aggiunge 'però non lo so', rivelando quanto sia difficile tenere il confine fermo.
- Guardando al restauro cinematografico e alla rimasterizzazione musicale, Kojima accetta che l'automazione crescerà, immaginando un futuro in cui l'IA farà tutto senza intervento umano — e confessando che l'idea non gli piace.
- La vera posta in gioco, secondo lui, non è fermare l'IA ma capire quanto spazio rimarrà alle decisioni degli artisti nel processo creativo che verrà.
Nel mezzo di un'industria che accelera verso l'automazione, Hideo Kojima si ferma a distinguere tra uno strumento e un sostituto. Intervenendo nel podcast Koji10, il creatore di Death Stranding ha riconosciuto che l'intelligenza artificiale entrerà inevitabilmente nei processi creativi, ma ha posto una domanda che trascende i videogiochi: chi custodisce il significato di una scelta artistica quando la macchina non conosce le ragioni di quella scelta? La sua perplessità, nata dal dibattito attorno al DLSS 5, è in realtà una riflessione antica sul confine tra tecnica e visione.
Hideo Kojima sa che arriverà, anche se non gli piace. Nel podcast Koji10, il creatore di Metal Gear ha affrontato il tema dell'intelligenza artificiale con la franchezza di chi ha trascorso decenni a controllare ogni dettaglio delle proprie opere. Il punto di partenza è stato il dibattito attorno all'uso di DLSS 5 in Death Stranding 2, una tecnologia che pone domande scomode su chi decide davvero come appare un gioco una volta uscito dalle mani del suo autore.
Kojima non rifiuta l'IA in assoluto. Ne riconosce l'utilità nel restauro e nella conservazione — vecchi film portati in 4K, fotografie antiche colorate da algoritmi — e in questi casi la vede come uno strumento tecnico che non intacca la visione creativa. Il problema nasce quando l'IA smette di essere nelle mani dell'artista e comincia a prendere decisioni autonome sulla forma finale di un'opera. Ogni scelta di illuminazione, ogni atmosfera costruita nel suo lavoro aveva una ragione precisa, carica di significato. Un sistema automatizzato può osservare il pattern, ma non può sapere perché quella luce era necessaria.
Interpellato direttamente, Kojima è stato chiaro: no, non vorrebbe che un'IA modificasse il suo lavoro senza il suo controllo totale. Eppure ha aggiunto subito un'incertezza rivelatrice: 'Però non lo so'. Non sa come evolverà la tecnologia, non sa come cambieranno gli standard dell'industria. E guardando al restauro cinematografico e alla rimasterizzazione musicale, ammette che una parte sempre più grande di questi processi potrebbe essere completamente automatizzata. 'Forse tra cento anni', dice, 'l'IA farà tutto questo senza intervento umano. Ma non mi piace molto l'idea'.
La sua posizione non è un rifiuto ideologico: è una distinzione precisa tra l'IA come strumento controllato dall'artista e l'IA come forza decisionale autonoma. Per Kojima, illuminazione, atmosfera e direzione artistica non sono dettagli tecnici — sono il cuore di un'opera. La domanda che rimane aperta non è se l'IA entrerà nei processi creativi, ma quanto spazio continuerà a essere lasciato alla visione umana nel futuro che si avvicina.
Hideo Kojima non ama l'idea, ma sa che arriverà comunque. In una recente apparizione nel podcast Koji10, il creatore di Metal Gear ha affrontato il tema dell'intelligenza artificiale nei videogiochi con la franchezza di chi ha passato decenni a controllare ogni dettaglio delle proprie opere. La conversazione è stata alimentata dalle discussioni intorno all'uso di DLSS 5 in Death Stranding 2, una tecnologia che solleva domande spinose su chi decide veramente come appare un gioco quando esce dalle mani del suo autore.
Kojima non rifiuta l'IA in blocco. Riconosce che ha usi legittimi, soprattutto nel restauro e nella conservazione. Immagina un futuro in cui i vecchi film non avranno più bisogno di essere restaurati manualmente in 4K, dove le fotografie antiche potranno essere colorate e rinnovate da algoritmi intelligenti. Questo tipo di applicazione non lo disturba. È un attrezzo, come tanti altri, che facilita il lavoro tecnico senza sostituire la visione creativa.
Il problema emerge quando l'IA smette di essere uno strumento nelle mani dell'artista e inizia a prendere decisioni autonome sulla forma finale di un'opera. Kojima spiega il conflitto con chiarezza: ogni scelta che ha fatto nel suo lavoro originale aveva una ragione. Se aveva scelto una determinata illuminazione, quella scelta era intenzionale, carica di significato artistico. Un sistema di IA, per quanto sofisticato, non comprende quelle intenzioni. Non sa perché quella luce era giusta, perché quella atmosfera era necessaria. Può solo osservare il pattern e modificarlo secondo i suoi algoritmi.
Quando gli è stato chiesto direttamente se gli piacerebbe che un'IA modificasse autonomamente il suo lavoro, Kojima è stato netto: no. A meno che non fosse lui a controllare completamente il sistema, a guidarlo secondo la sua visione, la cosa non funzionerebbe. Ma anche mentre dice questo, aggiunge un'incertezza che rivela la complessità della situazione: "Però non lo so". Non sa come evolverà la tecnologia, non sa come cambieranno gli standard dell'industria.
E qui arriva la parte che probabilmente lo preoccupa di più. Kojima non esclude che l'IA diventerà una componente standard nei processi di sviluppo e produzione. Guarda al restauro cinematografico e alla rimasterizzazione musicale: anche oggi, con tutta la tecnologia disponibile, questi compiti richiedono ancora professionisti e tecnici. Ma usano già l'IA per rendere più efficienti alcune operazioni. In futuro, una parte sempre più grande di questi lavori potrebbe essere completamente automatizzata. Forse tra cento anni, dice Kojima, la risoluzione sarà ancora più alta, e l'IA farà tutto questo senza intervento umano. "Ma non mi piace molto l'idea", aggiunge.
La sua posizione non è un rifiuto ideologico della tecnologia. È una distinzione precisa tra due cose diverse: l'IA come strumento che l'artista controlla, e l'IA come forza decisionale nel processo creativo. Per Kojima, il punto centrale rimane il controllo dell'autore. Sono le scelte umane che definiscono un'opera, soprattutto quando si tratta di elementi come illuminazione, atmosfera e direzione artistica. Questi non sono dettagli tecnici. Sono il cuore di quello che rende un'opera quello che è.
Allo stesso tempo, il designer sembra aver accettato che la diffusione dell'IA nei processi di sviluppo è inevitabile. La vera questione, dal suo punto di vista, non è se accadrà, ma come. Come verrà integrata questa tecnologia? Quanto spazio continuerà a essere lasciato alle decisioni degli artisti? Queste sono le domande che contano, le domande che determineranno se il futuro dei videogiochi sarà ancora uno spazio dove la visione creativa umana rimane al centro, o se diventerà qualcosa di diverso.
Citas Notables
Come creatore, ho sentimenti contrastanti nei confronti di questa tecnologia. L'IA è utile per dare vita a vecchie fotografie o aggiungere loro il colore, ma il problema emerge quando la tecnologia interviene direttamente sulle scelte compiute dall'autore.— Hideo Kojima, nel podcast Koji10
Forse alla fine l'IA farà tutto questo automaticamente. Tra cento anni la risoluzione potrebbe essere ancora più alta. Ma non mi piace molto l'idea.— Hideo Kojima