James Webb scopre le nane brune più piccole mai viste, massicce il doppio di Giove

Il confine tra stella e pianeta è molto più sfumato di quanto si pensasse
Le nane brune scoperte dal James Webb hanno massa paragonabile a pianeti giganti ma si formano come stelle.
Mark

Perché questa scoperta è così importante? Stiamo solo trovando oggetti più piccoli.

Mimi

Non è solo una questione di dimensione. Questi oggetti sfidano la nostra comprensione di come nascono le stelle. Se nane brune così piccole possono formarsi, significa che i processi che conosciamo non spiegano tutto quello che succede.

Luke

Ma aspetta — quanto siamo sicuri che queste siano davvero nane brune e non solo pianeti molto massicci? Qual è il criterio che le distingue?

Mimi

Buona domanda. Una nana bruna si forma come una stella, dal collasso di una nube di gas, ma non ha abbastanza massa per accendere la fusione nucleare. Un pianeta si forma diversamente, da un disco di polvere attorno a una stella. Il problema è che osservando solo l'oggetto finito, è difficile dire quale strada ha preso.

Mark

E il disco che hanno visto attorno a una di queste nane brune? Cosa significa?

Mimi

Significa che anche un oggetto con massa planetaria può raccogliere materiale intorno a sé e potenzialmente formare altri pianeti. Sfuma ancora di più il confine tra categorie che pensavamo fossero ben definite.

Luke

Però — il James Webb ha osservato questa regione nel 2022 e ha trovato nane brune più grandi. Ora hanno guardato di nuovo e trovato quelle più piccole. È possibile che semplicemente non avessero la sensibilità per vederle la prima volta?

Mimi

Esattamente. Il telescopio è stato migliorato, e hanno deciso di osservare più a lungo e più profondamente. Quindi sì, parte di questa è una questione di strumenti migliori.

Mark

Allora cosa cambia nei modelli di formazione stellare?

Mimi

Se questi oggetti così piccoli si formano regolarmente, i modelli devono spiegare come una nube di gas collassa in modo da creare cose così leggere. I modelli attuali non lo prevedono bene.

Luke

E non sappiamo ancora se questi sono casi rari o comuni nella galassia, giusto?

Mimi

Giusto. Questa è una regione di formazione stellare vicina, quindi è un campione limitato. Servono più osservazioni in altri posti.

  • Oggetti con appena lo 0,19% della massa solare esistono là dove i modelli dicevano che non avrebbero dovuto: la soglia minima della formazione stellare è stata abbattuta.
  • Una delle nane brune più leggere mostra un disco di materia circumstellare, sollevando una domanda destabilizzante: può un oggetto grande quanto un pianeta gigante generare altri pianeti?
  • I ricercatori Kevin Luhman e Catarina Alves de Oliveira hanno puntato Webb sulla stessa regione già esplorata nel 2022, trovando ogni volta qualcosa di più piccolo e più enigmatico.
  • La comunità astronomica si trova ora a dover aggiornare i propri modelli di formazione stellare, perché la realtà osservata supera ciò che la teoria era in grado di prevedere.

A mille anni luce di distanza, nella regione IC 348, il telescopio James Webb ha individuato oggetti che sfidano le categorie con cui l'umanità ha sempre tentato di ordinare il cosmo: nane brune con massa appena doppia rispetto a Giove, così piccole da rendere poroso il confine tra stella e pianeta. La scoperta, firmata dalla Pennsylvania State University, non è soltanto un record osservativo — è un invito a riconsiderare i modelli con cui spieghiamo come nasce la luce nell'universo.

Il telescopio spaziale James Webb ha individuato le nane brune più piccole mai osservate, oggetti con una massa pari al doppio di Giove e appena lo 0,19% di quella del Sole. Le stelle più piccole conosciute fino a oggi contengono almeno l'8% della massa solare: il divario è abissale, e la scoperta costringe gli astronomi a rivedere i fondamenti della formazione stellare.

La ricerca, pubblicata su The Astrophysical Journal Letters da Kevin Luhman e Catarina Alves de Oliveira della Pennsylvania State University, si concentra sulla regione IC 348, a circa mille anni luce dalla Terra. I due scienziati avevano già esplorato questa zona nel 2022, trovando nane brune di tre o quattro masse gioviane. Questa volta, spingendosi più in profondità, hanno trovato qualcosa di ancora più estremo.

Le nane brune sono stelle mancate: si formano come le stelle ordinarie, ma non raggiungono mai la massa sufficiente per innescare la fusione nucleare dell'idrogeno. Rimangono fredde, scure, sospese tra due categorie senza appartenere pienamente a nessuna. Scoprirle così piccole significa che il confine tra stella e pianeta è molto più sfumato di quanto si credesse.

Il dettaglio più sorprendente riguarda una delle nane brune più leggere, attorno alla quale è stato individuato un disco di materia circumstellare. Questo suggerisce che anche un oggetto di massa planetaria può raccogliere materiale sufficiente a formare, potenzialmente, altri pianeti — rendendo ancora più difficile distinguere un corpo celeste genitore da un semplice pianeta.

L'immagine rilasciata da Webb, frutto della collaborazione tra NASA, ESA e l'Agenzia Spaziale Canadese, è tra le più vaste mai rese pubbliche. Mostra stelle ancora in formazione e i cosiddetti oggetti di Herbig-Haro, strutture luminose generate dallo scontro tra getti di gas stellare e la polvere circostante. La scoperta apre domande fondamentali: dove finisce davvero una stella, e dove comincia un pianeta?

Il telescopio spaziale James Webb ha appena riportato alla luce le nane brune più minuscole mai osservate, e la scoperta sta costringendo gli astronomi a ripensare quello che credevano di sapere sulla formazione delle stelle. Questi oggetti strani — a metà strada tra una stella vera e un pianeta — hanno una massa equivalente a soltanto il doppio di Giove. Per capire quanto sia straordinario, basta sapere che le stelle più piccole conosciute fino a oggi contengono almeno l'8% della massa del nostro Sole, mentre queste nane brune appena scoperte raggiungono appena lo 0,19% di quella massa.

La ricerca proviene dalla Pennsylvania State University ed è stata pubblicata su The Astrophysical Journal Letters. I due ricercatori principali, Kevin Luhman e Catarina Alves de Oliveira, stavano già lavorando nella regione di formazione stellare IC 348, situata a circa mille anni luce di distanza. Nel 2022 avevano già individuato nane brune con masse tre o quattro volte superiori a quella di Giove. Questa volta, decidendo di scrutare la stessa regione ancora più a fondo, hanno trovato qualcosa di ancora più piccolo: oggetti che sfidano la comprensione tradizionale di come nascono le stelle.

Le nane brune sono, per definizione, stelle mancate. Si formano come le stelle ordinarie, ma non riescono mai ad accendere la fusione nucleare dell'idrogeno nel loro nucleo — il processo che mantiene una stella luminosa per miliardi di anni. Senza quella reazione, rimangono fredde e scure, oggetti enigmatici che galleggiano nello spazio senza appartenere completamente a nessuna categoria. Scoprire nane brune così piccole significa che il confine tra ciò che è una stella e ciò che è un pianeta è molto più sfumato di quanto si pensasse.

Ma c'è un dettaglio ancora più affascinante. Una delle nane brune più leggere appena scoperte mostra i segni della presenza di un disco di materia che le orbita attorno. Questo è sorprendente perché suggerisce che anche un oggetto con una massa paragonabile a quella di un pianeta gigante può avere abbastanza gravità per raccogliere materiale intorno a sé e potenzialmente formare altri pianeti. Significa che la linea tra ciò che può essere un genitore planetario e ciò che è semplicemente un pianeta è ancora più confusa di quanto si credesse.

L'immagine catturata dal James Webb, uno dei progetti congiunti di Nasa, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Canadese, è una delle più vaste mai rilasciate al pubblico. Oltre alle nane brune, mostra un gruppo di stelle ancora in formazione, accompagnate da strutture luminose chiamate oggetti di Herbig-Haro. Questi si creano quando i getti di gas espulsi da stelle neonate si scontrano violentemente con la polvere e il gas circostante, illuminando le regioni di collisione come fuochi d'artificio cosmici.

Questa scoperta mette direttamente in discussione i modelli attuali che gli scienziati usano per spiegare come si formano le stelle e i pianeti. Se nane brune così piccole possono esistere e possono avere dischi planetari, allora i processi fisici che governano la formazione stellare sono più complessi e più flessibili di quanto i modelli attuali suggeriscono. La ricerca apre domande nuove e fondamentali: dove finisce davvero una stella e dove comincia un pianeta? E come possiamo essere sicuri di aver trovato tutti gli oggetti che si nascondono nelle regioni di formazione stellare?

Le nane brune si formano come le stelle ma non riescono a innescare la fusione dell'idrogeno nel loro nucleo
— Descrizione scientifica della ricerca
Vuoi la storia completa? Leggi l'originale su ANSA ↗
Contattaci Domande frequenti