L'Italia bancaria rivela una frattura silenziosa: il Sud, a lungo considerato il fanalino di coda del credito, cresce con un vigore inedito grazie al PNRR e alle zone economiche speciali, mentre il Nord-Est — cuore produttivo della nazione — rallenta sotto il peso della crisi tedesca e della contrazione industriale. È un rovesciamento di prospettiva che non annuncia una guarigione del Mezzogiorno, ma segnala piuttosto una trasformazione più profonda della geografia economica italiana, in cui il rischio si sposta dove un tempo regnava la solidità.
Italia spaccata in due: il Nord rallenta, il Sud accelera sui prestiti alle imprese
Il Nord non è più la locomotiva del Paese
Cosa significa esattamente che il Nord non è più la locomotiva?
Significa che le banche stanno prestando meno denaro alle imprese del Nord-Est — Friuli, Liguria, Veneto — mentre prestano di più al Sud. È un capovolgimento.
Ma quanto di questo è davvero una scelta delle banche, e quanto è invece che le imprese del Nord semplicemente non chiedono più credito perché stanno male?
Buona domanda. Il rapporto non lo dice esplicitamente. Sappiamo che i prestiti calano, ma non sappiamo se è domanda che cala o offerta.
E il deterioramento dei crediti? Cosa ci dice?
Che i prestiti che le banche hanno già fatto stanno diventando sofferenze — cioè, le imprese non riescono a pagare. Nel 2026 questo accadrà più spesso nel Nord-Est, soprattutto per le piccole imprese industriali.
Aspetta — il Nord-Est ha il tasso di deterioramento più basso in assoluto, 2,0 per cento. Ma aumenta di 0,3 punti, il massimo. Quindi sta peggiorando più velocemente, ma partendo da una base migliore.
Esatto. È come se il Nord-Est stesse perdendo il suo vantaggio competitivo.
Patuelli dice che il rallentamento è colpa della Germania. Quanto è credibile?
È plausibile — il Nord-Est esporta molto verso la Germania. Ma il rapporto non fornisce dati che lo provino direttamente. È un'interpretazione.
Quello che è certo è che qualcosa è cambiato. Il divario Nord-Sud nei prestiti non era mai stato così netto nei rapporti precedenti.
E il Sud? Sta davvero crescendo, o è solo effetto del Pnrr?
Probabilmente è soprattutto il Pnrr. Patuelli lo dice esplicitamente. Ma il punto è che il denaro sta andando lì, non al Nord.
Rimane una domanda aperta: quando il Pnrr finirà, cosa succederà? Questa crescita è sostenibile?
O Pulso
- Il Nord-Est, storico motore del credito italiano, vede i finanziamenti alle imprese contrarsi fino al -4,3% in Friuli Venezia Giulia, mentre il Sud cresce del 4,6% in Sicilia e Calabria — un'inversione che non ha precedenti nei dati recenti.
- L'industria settentrionale supera per la prima volta dal 2020 i livelli di default pre-Covid, con il tasso di deterioramento dei prestiti che sale al 2,7%, segnalando una fragilità crescente nelle piccole imprese manifatturiere.
- La dipendenza del Nord dalle esportazioni verso la Germania — economia in contrazione — amplifica la pressione su un tessuto produttivo già indebolito, rendendo il rallentamento non congiunturale ma strutturale.
- Il presidente dell'Abi Patuelli lancia un avvertimento esplicito: i rischi creditizi nel Nord Italia richiedono sorveglianza, mentre il Sud, pur crescendo, mantiene il tasso di deterioramento più alto d'Italia al 3,7%.
- Il Paese si trova così in un equilibrio instabile: il dinamismo meridionale è reale ma fragile, e la solidità settentrionale si incrina proprio mentre il sistema bancario inizia a misurarne le crepe.
L'Italia bancaria rivela una frattura silenziosa: il Sud, a lungo considerato il fanalino di coda del credito, cresce con un vigore inedito grazie al PNRR e alle zone economiche speciali, mentre il Nord-Est — cuore produttivo della nazione — rallenta sotto il peso della crisi tedesca e della contrazione industriale. È un rovesciamento di prospettiva che non annuncia una guarigione del Mezzogiorno, ma segnala piuttosto una trasformazione più profonda della geografia economica italiana, in cui il rischio si sposta dove un tempo regnava la solidità.
L'Italia del credito bancario sta cambiando forma in modo silenzioso ma profondo. I dati dell'Abi aggiornati a fine giugno mostrano un'inversione geografica senza precedenti: Sicilia e Calabria crescono del 4,6%, la Puglia del 3,7%, il Lazio addirittura del 12,3%, trainato dalla pubblica amministrazione. Nel frattempo, Liguria e Friuli Venezia Giulia segnano rispettivamente -3,7% e -4,3%, il Veneto -0,5%, la Val d'Aosta crolla del 15,5%. La crescita complessiva dei prestiti alle imprese si ferma al 2,6%, meno persino di quella alle famiglie.
Dietro i numeri regionali si nasconde una storia di qualità del credito in deterioramento. Nel 2026, il tasso di sofferenza salirà in tutte le categorie: le microimprese passeranno al 3,0%, le PMI al 2,2%, le grandi imprese all'1,9%. Ma è l'industria il dato più allarmante: il suo tasso di deterioramento raggiungerà il 2,7%, superando per la prima volta dal 2020 il livello pre-Covid del 2,3%. Le piccole imprese industriali sono le più esposte, con un balzo dall'1,8% al 2,3%.
Geograficamente, il paradosso è evidente: il Nord-Est, l'area con il rischio assoluto più basso (2,0%), è quella che peggiora più rapidamente, con un incremento di 0,3 punti percentuali. Il Mezzogiorno resta l'area più rischiosa in assoluto, al 3,7%, ma il suo deterioramento è più contenuto. Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, attribuisce la crescita meridionale agli investimenti del PNRR e alla Zona economica speciale, mentre il rallentamento del Nord risente della crisi dell'economia tedesca. Il suo avvertimento è chiaro: il Nord Italia non è più il porto sicuro che sembrava, e il sistema deve imparare a leggere un Paese che sta ridisegnando i propri equilibri.
L'Italia dei prestiti bancari non è più quella di una volta. Nel Nord-Est, le regioni che per decenni hanno trainato l'economia nazionale vedono i finanziamenti alle imprese contrarsi: la Liguria scende del 3,7 per cento, il Friuli Venezia Giulia del 4,3 per cento, il Veneto dello 0,5 per cento. Nel frattempo, al Sud e al Centro, gli stessi prestiti crescono con una forza che non si era mai vista nei rapporti precedenti. La Sicilia e la Calabria segnano incrementi del 4,6 per cento, la Puglia del 3,7 per cento, la Basilicata del 3,1 per cento. Persino il Lazio, trainato dalla presenza della pubblica amministrazione, raggiunge il 12,3 per cento. È uno spaccamento geografico netto, fotografato dal rapporto dell'Abi aggiornato a fine giugno e confermato dai dati sulla qualità dei crediti diffusi il 2 ottobre.
I numeri regionali raccontano una storia di spostamento economico. In Lombardia, la regione più grande del Nord, i prestiti crescono solo del 2,7 per cento. L'Emilia Romagna segna il 2,3 per cento, il Trentino Alto Adige l'1,6 per cento, il Piemonte l'1 per cento. La Val d'Aosta crolla del 15,5 per cento. Nel complesso, i finanziamenti alle imprese in Italia crescono del 2,6 per cento, un dato inferiore persino alla crescita dei prestiti alle famiglie, che raggiunge il 3,2 per cento. Questo divario così marcato tra Nord e Sud non era mai emerso con questa chiarezza nei dati precedenti, anche se il fenomeno della crescita meridionale è in corso da parecchi mesi.
Ma il quadro diventa ancora più preoccupante quando si guarda alla qualità dei crediti. Nel 2026, il tasso di deterioramento dei prestiti — cioè la percentuale di finanziamenti che si trasformano in sofferenze bancarie — aumenterà in tutte le categorie di impresa. Le microimprese passeranno dal 2,8 per cento del 2025 al 3,0 per cento nel 2026. Le piccole e medie imprese, il vero motore dell'economia italiana, saliranno dal 2,0 per cento al 2,2 per cento. Le grandi imprese dal 1,7 per cento all'1,9 per cento. Ma il dato che colpisce di più riguarda l'industria nel suo complesso: il tasso di deterioramento salirà dal 2,5 per cento al 2,7 per cento, superando per la prima volta dal 2020 il livello pre-Covid del 2,3 per cento. La causa è la contrazione significativa della produzione industriale.
All'interno del settore industriale, sono le piccole imprese a soffrire di più. Il loro tasso di deterioramento salirà dall'1,8 per cento al 2,3 per cento, un incremento che riflette le difficoltà di aziende che non hanno la dimensione per assorbire gli shock economici. Le costruzioni, come da anni, continueranno a registrare il peggioramento più consistente, passando dal 2,9 per cento al 3,3 per cento. I servizi saliranno dal 2,6 per cento al 2,7 per cento.
Geograficamente, il Nord-Est registrerà gli aumenti più preoccupanti nel tasso di deterioramento, con un incremento di 0,3 punti percentuali. È paradossale: la regione con il livello di rischio più basso in assoluto (il 2,0 per cento) è quella che peggiora di più. Il Sud e le Isole vedranno un aumento di 0,2 punti percentuali, mentre il Nord-Ovest e il Centro di 0,1 punti. Nel complesso, il Mezzogiorno rimane l'area con il tasso di deterioramento più elevato, al 3,7 per cento, con un divario di 1,7 punti percentuali rispetto al Nord-Est. Il Nord-Ovest si attesta al 2,5 per cento, il Centro al 3,2 per cento.
Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, ha spiegato che la crescita dei prestiti al Centro e al Sud è frutto degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza e della Zona economica speciale. Il rallentamento del Nord, invece, risente anche della contrazione dell'economia tedesca, un mercato cruciale per le esportazioni settentrionali. Patuelli ha sottolineato che preoccupano in particolare le diminuzioni registrate in Val d'Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Veneto nel Nord, e in Toscana al Centro. Ha lanciato un avvertimento esplicito: attenzione ai rischi delle imprese nel Nord Italia. Non è una questione di numeri astratti. È la spia di un'economia che sta cambiando forma, con il Nord che perde la sua storica capacità di trainare il Paese e il Sud che, per la prima volta in decenni, mostra segni di dinamismo. Ma quel dinamismo convive con livelli di rischio creditizio ancora elevati, e il Nord, mentre rallenta, vede i suoi prestiti deteriorarsi più rapidamente.
Citações Notáveis
Prestiti alle imprese nettamente più in crescita al Centro e nel Mezzogiorno rispetto al Nord Italia, frutto anche dei cospicui investimenti del Pnrr e della Zes— Antonio Patuelli, presidente dell'Abi
Attenzione ai rischi delle imprese nel Nord Italia— Antonio Patuelli, presidente dell'Abi