Israele al voto: exit poll danno Netanyahu e alleati a 61 seggi, la maggioranza è a un soffio

La maggioranza, in ogni caso, è a un soffio.
Gli exit poll danno al blocco di Netanyahu 61 seggi su 120 alla Knesset, la soglia per governare.
Mark

Perché 61 seggi è un numero così importante?

Mimi

Perché la Knesset ha 120 seggi e 61 è la maggioranza minima per formare un governo. Il blocco di Netanyahu sarebbe esattamente lì, o a 62 secondo alcune tv.

Mark

Quindi Netanyahu ha già vinto?

Luke

No. Questi sono exit poll, non voti scrutinati. Il margine è di uno o due seggi, quindi basta poco per cambiare il quadro.

Mark

Cosa dice il dato su Ben Gvir?

Mimi

Che con 14 seggi, secondo Canale 12, avrebbe un peso forte verso il Likud, che ne avrebbe 30. È lui a rafforzare la posizione dello schieramento.

Luke

Attenzione però: quel 14 viene dall'exit poll di un'emittente, la formula usata è «almeno 14». Non è un risultato ufficiale.

Mark

E Balad?

Mimi

Resterebbe sotto la soglia, ma le sue fonti dicono che lo spoglio potrebbe cambiare le cose e che la meta non è lontana.

Luke

Ed è un'affermazione di parte, non un dato. Quello che sappiamo è solo che l'exit poll la dà fuori.

Mark

Cosa bisogna guardare adesso?

Mimi

Lo spoglio reale, e quali liste superano lo sbarramento.

  • Il blocco di Netanyahu si ferma a 61 seggi, esattamente sulla soglia che separa il governo dall'opposizione.
  • Il Likud primo partito con 30 seggi, ma è Ben Gvir con 14 seggi a stringere in mano il vero ago della bilancia.
  • Il blocco di Lapid crolla a 55 seggi e il Paese si ritrova spaccato, con la sinistra che si ritaglia appena 4 deputati.
  • Balad e Bait Yehudi restano sotto la soglia di sbarramento, e Balad contesta il dato chiedendo che lo spoglio ribalti il quadro.
  • Ogni seggio conta: la partita resta aperta finché i risultati ufficiali non diranno quali liste entrano davvero alla Knesset.

Nella notte delle elezioni israeliane, i primi exit poll disegnano per Benjamin Netanyahu la possibilità di un ritorno al potere, con il suo schieramento accreditato di 61 seggi su 120 alla Knesset, la soglia minima per governare. È un dato che parla di una nazione divisa quasi a metà, dove una manciata di voti può ancora riscrivere il destino di un governo. Restano però soltanto proiezioni, in attesa che lo spoglio dica l'ultima parola.

È la notte delle elezioni in Israele, e sono i primi exit poll a far sussurrare un nome che molti credevano in declino: Benjamin Netanyahu. Il suo schieramento viene dato a 61 seggi su 120, esattamente la soglia per governare, anche se alcune televisioni arrivano a parlare di 62. La maggioranza è a un soffio, e nessuno può ancora considerarla acquisita.

Dall'altra parte, il blocco guidato dal premier uscente Yair Lapid si fermerebbe a 55 seggi, mentre la sinistra di Hadash-Taal ne prenderebbe 4. Sono numeri diffusi subito dopo la chiusura delle urne, da leggere con cautela: la conferma o la correzione arriverà solo con lo spoglio reale.

Il Likud risulterebbe primo partito con 30 seggi, ma il dato che colpisce di più è quello di Itamar Ben Gvir, alla guida della destra radicale del Sionismo religioso, accreditato di almeno 14 seggi. Un risultato che gli darebbe un peso decisivo su qualsiasi governo Netanyahu.

Per altre formazioni la serata è amara. Balad e la lista di Ayelet Shaked resterebbero fuori dalla Knesset, ma Balad non si arrende: i suoi esponenti sostengono che lo spoglio possa cambiare il quadro, perché la soglia non sarebbe così lontana. In un equilibrio tanto sottile, anche pochi seggi spostati potrebbero decidere se Netanyahu raggiunge davvero quota 61. La partita, per ora, resta aperta.

Sono i primi numeri della notte, quelli degli exit poll, a dire che in Israele l'ex premier di destra Benjamin Netanyahu potrebbe tornare al potere. Il suo schieramento avrebbe 61 seggi su 120 alla Knesset, esattamente la soglia necessaria per formare un governo. Alcune televisioni parlano addirittura di 62. La maggioranza, in ogni caso, è a un soffio.

Secondo le stesse proiezioni, il blocco guidato dal primo ministro uscente Yair Lapid si fermerebbe a 55 seggi. Altri 4 andrebbero a Hadash-Taal, lista di sinistra. Sono dati diffusi dai media subito dopo la chiusura delle urne e vanno letti come tali: la conferma, o la correzione, arriverà solo con lo spoglio reale.

Nel dettaglio, il Likud di Netanyahu risulterebbe il primo partito con 30 seggi. Il partito di Lapid sarebbe secondo, con 24. Il sionista religioso Itamar Ben Gvir otterrebbe 14 seggi, mentre il centrista Benny Gantz ne avrebbe 11. I religiosi di Shas porterebbero in Parlamento 10 deputati. Sei seggi a testa andrebbero ai Laburisti e alla sinistra del Meretz, cinque al partito islamista di Mansour Abbas, quattro al nazionalista laico Avigdor Lieberman.

Il dato che più colpisce è quello di Ben Gvir. Alla guida della lista di destra radicale Sionismo religioso, presentata insieme a Bezalel Smotrich, avrebbe conquistato almeno 14 seggi secondo l'exit poll di Canale 12. È un risultato che gli darebbe una posizione di forza nei confronti del Likud di Netanyahu, il cui eventuale governo dipenderebbe in modo decisivo dal suo contributo.

Per altre liste la serata appare più dura. Sempre secondo Canale 12, la lista araba nazionalista Balad non riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento. Resterebbe fuori dalla prossima Knesset anche la lista nazional-religiosa ebraica Bait Yehudi di Ayelet Shaked.

Sul caso di Balad, però, non tutto è chiuso. Fonti del partito sostengono che lo spoglio potrebbe cambiare il quadro e dicono che la meta non è tanto lontana. Con un margine così stretto, anche pochi seggi spostati tra un blocco e l'altro potrebbero decidere se Netanyahu arriva o no a quota 61.

La partita, dunque, resta aperta. Bisognerà guardare ai risultati ufficiali, e in particolare a quali liste supereranno davvero la soglia: da lì dipenderà se l'ex premier avrà la maggioranza minima per tornare a governare.

La meta non è tanto lontana.
— Fonti di Balad, sulla soglia di sbarramento
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