Nel giorno in cui Israele torna alle urne per la 26esima Knesset, la partecipazione sale fino al livello più alto dal 1973, come se un intero Paese, diviso e stanco, decidesse ancora una volta di affidare al voto la propria idea di futuro. Tra le file dei seggi di Bnei Brak e le strade semivuote di Tel Aviv, il rito democratico prende la forma di una scommessa collettiva, mentre le accuse reciproche di brogli e sabotaggio rivelano quanto la fiducia nelle regole comuni sia diventata fragile. È un momento in cui la fatica della politica israeliana si mostra per quello che è: la ricerca, sempre i
Israele al voto: affluenza record dal 1973, Netanyahu denuncia brogli mentre Eisenkot accusa il premier di preparare la contestazione
Fare la fila quindici o venti minuti non è piacevole, ma nessuno rinuncia
Il dato dell'affluenza è il più alto dal 1973. Perché è la notizia?
Perché in una sfida tra due blocchi ogni voto pesa, e le file si vedono ovunque: a Bnei Brak come nei caffè di Tel Aviv.
Netanyahu e Eisenkot si accusano a vicenda di voler rubare il voto.
Sì. Netanyahu cita i tre arresti nel Negev; Yashar denuncia schede rimosse e parla di sabotaggio.
Ma attenzione: i tre arresti sono confermati dalla polizia, il legame con un piano organizzato no. Sono sospetti. E il sabotaggio delle schede è una denuncia del partito, non un accertamento.
E l'accusa di Tibi sui coloni?
È sua. Haaretz ha visto giovani coloni vicino ad alcuni seggi, ma senza scontri; che rallentino il voto di proposito non è verificato.
Le autorità, intanto, parlano di voto ordinato, con code di quindici o venti minuti.
Il governo di unità con Eisenkot?
Solo indiscrezioni di Israel Hayom, rilanciate da Ben Gvir, che ha interesse a mobilitare i suoi. Il Likud non le conferma.
E i 67.000 rientrati sono una stima di Fly&Vote, vicina all'opposizione.
Le Pouls
- L'affluenza al 44,9% alle 14 ha già superato ogni previsione recente, trasformando la giornata in una corsa contro il tempo.
- Netanyahu parla di emergenza e accusa la sinistra di voler rubare le elezioni, mentre tre arresti nel Negev alimentano il sospetto di manovre legate al voto arabo.
- Yashar di Eisenkot denuncia un sabotaggio sistematico e presenta un reclamo urgente alla Commissione elettorale per schede rimosse o danneggiate.
- Un uomo armato di coltello si avvicina a Yair Golan a Tel Aviv, e la sua protezione, appena assegnata, diventa il simbolo di un clima sempre più teso.
- Il destino del governo resta sospeso tra l'ipotesi di un esecutivo di unità con Eisenkot e il peso decisivo di Ben Gvir, con risultati ancora tutti da contare.
Nel giorno in cui Israele torna alle urne per la 26esima Knesset, la partecipazione sale fino al livello più alto dal 1973, come se un intero Paese, diviso e stanco, decidesse ancora una volta di affidare al voto la propria idea di futuro. Tra le file dei seggi di Bnei Brak e le strade semivuote di Tel Aviv, il rito democratico prende la forma di una scommessa collettiva, mentre le accuse reciproche di brogli e sabotaggio rivelano quanto la fiducia nelle regole comuni sia diventata fragile. È un momento in cui la fatica della politica israeliana si mostra per quello che è: la ricerca, sempre incompiuta, di una legittimità condivisa.
A Bnei Brak le file davanti alle scuole adibite a seggio non sembrano finire. Qui gli elettori votano quasi tutti per Shas o Giudaismo Unito nella Torah, alleati di Netanyahu, e chiedono di proteggere lo studio religioso dei giovani e l'autonomia dei loro istituti. Di Gadi Eisenkot, sui muri, non c'è neppure un volto.
Israele vota per la 26esima Knesset, con circa 7,3 milioni di aventi diritto. Alle 14 l'affluenza ha raggiunto il 44,9%, il livello più alto dal 1973. Anche tra i militari, che hanno votato nelle basi, in patria e all'estero, la partecipazione è salita rispetto a quattro anni fa. A Tel Aviv, uffici e scuole sono chiusi e le auto delle campagne girano con megafoni e bandiere.
Ma la giornata è segnata dalle accuse incrociate. Netanyahu parla di emergenza e sostiene che stiano cercando di rubare le elezioni, citando l'arresto di tre persone legate a Ra'am trovate con denaro sospettato di orientare il voto. Il partito di Eisenkot, Yashar, risponde che il premier è nel panico e presenta un reclamo per schede rimosse o danneggiate, parlando di sabotaggio deliberato. Anche Ahmad Tibi denuncia rallentamenti nei seggi delle comunità arabe.
Le autorità invitano alla calma. Il capo dello Shin Bet assicura che il voto si svolge in modo sicuro, e il presidente della Commissione elettorale parla di code lunghe ma segno di una partecipazione forte.
Nel pomeriggio, a Tel Aviv, un uomo con un coltello si avvicina a Yair Golan, leader dei Democratici. Viene bloccato e arrestato. Golan, che aveva ottenuto la protezione dello Shin Bet solo il giorno prima, risponde che la violenza non lo fermerà.
Sullo sfondo resta la questione del governo. Ben Gvir sostiene che Netanyahu stia già trattando un esecutivo di unità senza di lui, mentre il Likud replica che Ben Gvir entrerà comunque in coalizione. I risultati, le denunce e il futuro assetto del Paese restano aperti.
A Bnei Brak, il principale centro ultraortodosso dell'area di Tel Aviv, le file davanti alle scuole adibite a seggio sembrano non finire. Uomini con il cappello nero, donne con i bambini intorno, ragazzi che distribuiscono tè e biscotti. Quasi tutti votano Shas o Giudaismo Unito nella Torah, i due partiti ultraortodossi alleati di Benjamin Netanyahu: il primo rappresenta soprattutto gli ebrei sefarditi e mizrahi, il secondo gli ashkenaziti. Chiedono che i giovani delle scuole religiose possano studiare la Torah senza essere arruolati e che lo Stato finanzi i loro istituti senza toccarne l'autonomia. Sui muri compaiono qualche Netanyahu, qualche Ben-Gvir, qualche Smotrich. Di Gadi Eisenkot, nemmeno un volto.
Israele vota per la 26esima Knesset. Gli aventi diritto sono circa 7,3 milioni e la sfida è tra il blocco di Netanyahu e quello dell'opposizione guidata da Eisenkot. Alle 10 l'affluenza era al 16,68%, contro il 15,9% del 2022; secondo il sommario della giornata, alle 14 si è arrivati al 44,9%, il livello più alto dal 1973. Nell'esercito, che ha aperto le urne una settimana fa con 850 seggi nelle basi, in patria e all'estero, alle 10 aveva votato circa il 30% del personale, contro il 25,7% di quattro anni fa. A Tel Aviv, la città più progressista del Paese, uffici e scuole sono chiusi, le auto delle campagne girano con bandiere e megafoni, e caffè e ristoranti sono pieni di gente che ha già votato e aspetta la sera.
Sul voto pesano però le accuse incrociate. Netanyahu ha definito «emergenza» la situazione, scrivendo su X che gli attivisti di sinistra stanno prendendo d'assalto i seggi mentre la destra è indifferente. Dopo aver votato a Gerusalemme con la moglie Sara ha detto che «stanno cercando di rubarci le elezioni», citando l'arresto nella notte, nel Negev, di tre persone legate a Ra'am trovate con buste contenenti decine di migliaia di shekel, sospettate di un piano per orientare il voto verso il partito di Mansour Abbas. La polizia ha confermato le perquisizioni, come riferisce il Times of Israel. Netanyahu ha aggiunto che l'affluenza nel settore arabo del sud è «infinitamente più alta» di quella ebraica e ha esortato a non andare al mare o al barbecue.
Il partito di Eisenkot, Yashar, risponde che il premier è «nel panico» e sta già preparando il terreno per contestare i risultati. Yashar ha anche presentato un reclamo urgente alla Commissione elettorale centrale per schede rimosse o danneggiate nei seggi del Paese, parlando del sospetto di un tentativo «sistematico e deliberato» di sabotaggio. Una denuncia analoga è arrivata da Ra'am. Ahmad Tibi, di Ta'al (Lista Unita), accusa rappresentanti dei coloni nei seggi delle comunità arabe di rallentare il voto di proposito; Haaretz aveva segnalato la presenza di giovani coloni radicali e gruppi sionisti religiosi vicino ad alcuni seggi, senza scontri.
Le autorità danno un quadro più sobrio. Il capo dello Shin Bet, David Zini, ha detto che il voto si svolge in modo sicuro, ordinato e monitorato in maniera esemplare, pur ammettendo che c'è chi cerca di nuocere. Il presidente della Commissione elettorale, Noam Solberg, ha parlato di lunghe code di quindici o venti minuti, spiacevoli ma segno che moltissimi non rinunciano al voto.
Nella giornata c'è stato anche un episodio di sicurezza: un uomo si è avvicinato con un coltello a Yair Golan, leader dei Democratici, durante un'iniziativa a Tel Aviv. Gli addetti alla sicurezza lo hanno bloccato, il coltello è caduto dai suoi vestiti e la polizia lo ha preso in custodia. Il livello di minaccia su Golan era a quattro su sei e solo ieri, dopo una lunga battaglia legale, lo Shin Bet ne aveva assunto la protezione. Golan ha dichiarato che violenza e istigazione non lo scoraggeranno, accusando la «macchina dell'odio» di Netanyahu.
C'è poi il fronte della coalizione. Itamar Ben Gvir ha scritto che Netanyahu si sarebbe impegnato con l'amministrazione Usa a formare dopo il voto un governo di unità con Eisenkot, senza di lui, rilanciando indiscrezioni di Israel Hayom. Il Likud, a nome del premier, ha risposto che Ben Gvir supererà la soglia e farà parte del governo, ma che se Eisenkot avrà un seggio più del Likud toccherà a lui l'incarico.
Infine, secondo l'iniziativa Fly&Vote, circa 67.000 israeliani sono rientrati dall'estero per votare, un peso di circa un seggio e mezzo, dato che ne servono circa 38.000 a seggio; non esistono stime ufficiali. All'estero risiedono circa 810.000 aventi diritto. Restano da seguire i risultati, le denunce di corruzione elettorale, la sicurezza di Golan e l'eventuale governo di unità.
Citations marquantes
Le elezioni si stanno svolgendo in modo sicuro, ordinato e monitorato in maniera esemplare.— David Zini, capo dello Shin Bet
Netanyahu sta già gettando le basi per contestare i risultati elettorali.— Partito Yashar di Gadi Eisenkot