Il partner perfetto? Ce lo troverà l'intelligenza artificiale, ma come assistente, non come giudice

Mark

Qual è il punto centrale di questa storia?

Mimi

Che l'IA può aiutare a cercare un partner, ma secondo Nimbi solo come assistente. La scelta deve restare alle persone.

Mark

Come funziona Keeper?

Mimi

Parte da una lunga intervista con molte caratteristiche e preferenze, poi combina IA e intervento umano per individuare tratti che altrimenti emergerebbero dopo molto tempo.

Luke

Attenzione però: che trovi queste affinità più in fretta è ciò che la piattaforma promette. Nel testo non c'è alcuna verifica indipendente.

Mark

E il paragone con i matrimoni combinati?

Mimi

È un'analogia dell'articolo: anche lì contavano affinità socioeconomiche. Nimbi dice che oggi le scelte sono più ampie, ma quei fattori pesano ancora.

Luke

Va detto anche che Nimbi parla di tratti in parte quantificabili e in parte no. Il naso pronunciato è un esempio suo, non un dato di ricerca.

Mark

E i cloni digitali dell'MIT?

Mimi

Sono uno studio in corso su coppie simulate, per testare le affinità senza traumi.

Luke

Appunto, studio: non sappiamo se funzioni. Lo stesso vale per Corea e Giappone, dove Nimbi dice che i sistemi sono operativi, ma senza dettagli.

Mark

Resta la domanda su che cosa cerchiamo davvero.

Mimi

Sì, ed è il nodo: senza saperlo, è difficile istruire l'algoritmo.

  • Piattaforme come Keeper promettono di scovare affinità che i sistemi tradizionali non vedono, partendo da interviste approfondite.
  • Il ricordo dei matrimoni combinati e delle prime agenzie matrimoniali accende il timore che l'algoritmo riproponga vecchie gerarchie sociali ed estetiche.
  • Ricercatori dell'MIT sperimentano cloni digitali di una possibile coppia, mentre app come quella di Quinn Sure puntano su incontri tra interessi comuni.
  • Gli esperti chiedono che l'IA resti un assistente e non un decisore, ma il nodo su cosa desideriamo davvero da un partner resta aperto.

Da anni le app di incontri hanno abituato le persone a affidare alla tecnologia il primo passo verso un legame, ma ora l'intelligenza artificiale promette di spingersi oltre, fino a suggerire chi potrebbe davvero somigliarci. Il sessuologo Filippo Nimbi invita a ricordare che la scelta resta umana: l'algoritmo può offrire una mappa di affinità, ma non può decidere al posto nostro chi amare. In questo passaggio si intrecciano antiche logiche di alleanza tra famiglie e il desiderio moderno di essere riconosciuti per ciò che siamo. La domanda che resta, al di là dei dati, riguarda ciò che cerchiamo davvero in un'altra persona.

Un seminario per addetti ai lavori, il Love Symposium, ha riunito di recente professionisti diversi attorno a una domanda: l'intelligenza artificiale e le tecniche psicologiche possono aiutare le persone a trovare l'anima gemella? La questione, raccontata dal New York Times e ripresa da La Stampa, è già entrata nel mondo delle app di incontri, e ora si prepara a un salto ulteriore. Secondo Filippo Nimbi, sessuologo e professore all'Università Ecampus, sistemi simili sono già attivi in Corea e Giappone e arriveranno presto anche in Italia. Il suo criterio è netto: l'IA deve restare un assistente, perché non sia l'algoritmo a scegliere per noi.

Platform come Keeper combinano interazione digitale e intervento umano: partono da un'intervista in cui l'utente descrive a lungo se stesso e le proprie preferenze, poi cercano tratti e scelte di vita che sfuggono ai metodi tradizionali. Il meccanismo ricorda i vecchi matrimoni combinati, fondati su affinità sociali ed economiche. Nimbi riconosce che quel modello aveva una sua logica in un tempo di scelte limitate, ma avverte che fattori come il livello socioeconomico e l'aspetto non vanno ignorati, pur essendo in parte quantificabili e in parte no, come l'attrazione inconscia per un tratto del volto.

Resta una domanda di fondo: per orientare una macchina bisogna sapere che cosa cerchiamo davvero. Per il sessuologo la soluzione ideale è un equilibrio tra somiglianza e differenze, con flessibilità e capacità di crescere insieme. Intanto sperimentazioni più originali, dai cloni digitali studiati da un ricercatore dell'MIT alle app che favoriscono amicizie tra persone con interessi affini, mostrano una direzione più leggera: conoscersi facendo qualcosa insieme, senza l'ansia di un giudizio immediato.

Un seminario per addetti ai lavori, il Love Symposium, ha riunito qualche settimana fa figure professionali diverse con una domanda in comune: si possono usare l'intelligenza artificiale e le tecniche psicologiche per aiutare le persone a trovare l'anima gemella? Ne ha scritto a lungo il New York Times, e La Stampa riprende il racconto con il commento di Filippo Nimbi, sessuologo e professore associato all'Università degli Studi Ecampus.

La strada, ricorda l'articolo, è già stata aperta dalle app che organizzano incontri, per una notte o per progetti più impegnativi. Ora però sono in arrivo novità. Secondo Nimbi sistemi di questo tipo sono già operativi in paesi come Corea e Giappone e presto arriveranno anche in Italia. Non lo considera necessariamente un male, a una condizione: l'IA deve essere un assistente e non l'ideatore del progetto. Non dev'essere l'algoritmo a scegliere per noi, osserva, e questo criterio dovrebbe valere per qualunque applicazione dell'IA.

Il vantaggio, in effetti, è concreto. Gli algoritmi analizzano una gran quantità di dati, e le relazioni sono un fenomeno complesso in cui è difficile tenere conto di tutti i fattori in gioco.

Tra le novità citate dal New York Times c'è Keeper, una piattaforma che combina l'interazione fra IA e intervento umano. Promette di individuare in tempi rapidi tratti caratteriali e scelte di vita che sfuggono ai sistemi tradizionali, o che emergerebbero solo dopo una lunga frequentazione. Si parte da un'intervista approfondita, in cui l'utente elenca un gran numero di caratteristiche personali e di preferenze. Il meccanismo, nota l'articolo, ricorda quello dei vecchi matrimoni combinati, spesso fondati, come le prime agenzie matrimoniali, su affinità socioeconomiche.

Nimbi riconosce che in passato quel metodo poteva funzionare, perché le scelte di un potenziale partner erano più limitate e le aspettative diverse. Ma questi fattori, aggiunge, non vanno ignorati: un buon livello socioeconomico è spesso associato a un aspetto più gradevole, perché chi lo possiede ha più possibilità di prendersi cura di sé. Si ipotizza persino di inserire nel programma le foto degli ex per individuare tratti ricorrenti. Alcuni elementi, precisa il sessuologo, sono quantificabili e altri meno: se l'estetica preferisce un volto regolare, ci sono tratti, come un naso pronunciato in un uomo, che possiamo trovare attraenti a livello inconscio.

Resta un nodo di fondo: per orientare l'IA bisognerebbe sapere che cosa cerchiamo in un partner, per esempio se preferiamo qualcuno che ci somigli o un territorio sconosciuto. Per Nimbi l'ideale è una via di mezzo, con una certa affinità ma anche alcune differenze. Contano soprattutto la flessibilità, che permette di conciliare le divergenze, e la capacità di crescere insieme sostenendosi.

Tra le proposte più innovative ci sono algoritmi che orientano gli incontri fra persone potenzialmente compatibili, amplificandone la voce o illuminandole quando si trovano nello stesso locale. Un ricercatore dell'MIT studia invece cloni digitali di una possibile coppia, per verificarne le affinità in modo non traumatico, qualcosa di simile a ciò che accade in mondi artificiali come Second Life, osserva Nimbi.

Al Love Symposium Quinn Sure ha poi presentato un'app per favorire contatti amichevoli fra persone con interessi affini, così da valutarsi in modo più rilassato e meno stereotipato. Non vuole essere visto solo come un americano di origine asiatica non molto alto, ha spiegato al New York Times: se conosci qualcuno per giocare a tennis, puoi capire che sono una persona paziente e cordiale. È ciò che Nimbi consiglia ai suoi pazienti: frequentare persone nuove in base a interessi comuni per conoscersi senza ansia e aspettative eccessive. C'è infine chi studia relazioni con un partner virtuale creato da ChatGPT, ma l'articolo lo definisce un'altra storia.

L'IA va considerata un assistente e non l'ideatore del progetto: non deve essere l'algoritmo a scegliere per noi.
— Filippo Nimbi, sessuologo, Università Ecampus
Non voglio che mi vedano solo come un americano di origine asiatica non molto alto.
— Quinn Sure, al New York Times
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