L'Italia vanta eccellenze riconosciute globalmente in fisica, ricerca biomedica e industria, ma perde i suoi migliori talenti all'estero. Metà dei vincitori italiani dei finanziamenti Erc lavora fuori dall'Italia, mentre pochi ricercatori stranieri scelgono di restare nel Paese.
Il paradosso italiano: eccellenza scientifica in fuga verso l'estero
Formiamo scienziati straordinari, ma più della metà se ne va e non torna
Allora, se l'Italia produce davvero ricercatori di livello mondiale, perché più della metà se ne va?
Perché il sistema non riesce a trattenerli. L'università è sottofinanziata, i concorsi sono stati bloccati per anni, e chi è bravo finisce in precariato mentre all'estero gli offrono posizioni permanenti.
Ma aspetta — i dati dell'Erc dicono che il 13 per cento dei vincitori è italiano, in linea con il Pil italiano. Non è che il problema sia che non vinciamo abbastanza?
No, il problema è dove i progetti vengono realizzati. Poco più della metà dei progetti vinti da italiani si fa in Italia. L'altra metà si fa all'estero.
Quindi gli italiani vincono i soldi ma poi li spendono fuori?
Esattamente. E pochi ricercatori stranieri scelgono di venire a lavorare in Italia. È uno scambio asimmetrico.
Quanto è stabile questo dato? È una tendenza recente o consolidata?
Consolidata da anni. Nel Cnrs francese, i ricercatori italiani superano i francesi da oltre quindici anni. Tutti e quattro i premi Nobel italiani in medicina del Dopoguerra sono stati premiati per lavori negli Stati Uniti.
E il piano Amaldi? Quei 6 miliardi non bastano?
Potrebbero bastare se fossero certi. Ma il vero problema è la continuità. Gli scienziati hanno bisogno di sapere che i fondi ci saranno per i prossimi sette anni, non che dipendono dai risultati delle elezioni.
Quindi il piano Amaldi è una proposta, non una decisione già presa?
Esatto. È stato presentato, ma il governo non ha ancora confermato l'impegno.
Le Pouls
- Metà dei vincitori italiani dei finanziamenti Erc lavora all'estero
- Piano Amaldi propone 6 miliardi per il 2024-2027
- Tutti e quattro i premi Nobel italiani in medicina del Dopoguerra premiati per lavori negli Stati Uniti
- Ricercatori italiani nel Cnrs francese superano i francesi da oltre 15 anni
L'Italia vanta eccellenze riconosciute globalmente in fisica, ricerca biomedica e industria, ma perde i suoi migliori talenti all'estero. Metà dei vincitori italiani dei finanziamenti Erc lavora fuori dall'Italia, mentre pochi ricercatori stranieri scelgono di restare nel Paese.
L'Italia produce ricercatori di livello mondiale ma più della metà emigra. Il sottofinanziamento universitario e l'incertezza dei fondi spingono i talenti verso Europa e Stati Uniti.
L'Italia produce alcuni tra i migliori ricercatori del mondo. Fabiola Gianotti è stata la prima donna a dirigere il Cern e il primo direttore generale il cui mandato è stato rinnovato alla prima scadenza. All'università di Roma La Sapienza, tre ricercatori hanno ricevuto la medaglia Boltzmann della Iupap per studi in meccanica statistica — un primato mondiale. Alberto Mantovani gode di prestigio internazionale indiscusso nella ricerca biomedica. Rino Rappuoli ha sviluppato il vaccino contro la meningite B. Umberto Veronesi ha innovato le tecniche chirurgiche oncologiche. Il chimico Balzani, gli archeologi Paolo Matthiae e Marcella Frangipane: la lista continua. L'industria italiana della ricerca è altrettanto solida — dai grandi gruppi farmaceutici a STMicroelectronics, con i suoi centri di ricerca e sviluppo a Catania che dialogano costantemente con l'accademia. I rapporti dell'Anvur confermano la validità globale della ricerca italiana nel suo complesso.
Ma quando si confronta il successo effettivo con il potenziale reale, il quadro si rovescia. Negli ultimi sedici anni, l'European Research Council ha distribuito 28 miliardi di euro a circa 16 mila progetti, assegnati unicamente per eccellenza scientifica. I vincitori italiani rappresentano il 13 per cento del totale — in linea con la quota del Pil italiano in Europa. Eppure poco più della metà dei progetti finanziati è stato realizzato in Italia. Scavando nei dati, emerge il vero problema: metà dei vincitori italiani lavora all'estero. Pochissimi ricercatori stranieri scelgono di lavorare in Italia. Questi numeri si consolidano da anni.
L'Italia forma scienziati di straordinario valore, ma più della metà emigra in Europa e, salvo rare eccezioni, non torna. Nel campo della meccanica statistica, i ricercatori italiani nel Cnrs francese superano i francesi da oltre quindici anni. Nella medicina, tutti e quattro i premi Nobel italiani del Dopoguerra sono stati premiati per lavori condotti negli Stati Uniti. Le cause sono profonde e strutturali.
I dati sui finanziamenti in ricerca e sviluppo, misurati in percentuale del Pil, collocano l'Italia agli ultimi posti tra i Paesi Oecd. Il sistema universitario italiano è sottofinanziato da anni. Per un lungo periodo ha bloccato i concorsi per ricercatori e docenti, costringendo soprattutto i migliori a emigrare. Alcuni Paesi europei offrono posizioni permanenti a scienziati che in Italia sarebbero condannati al precariato. Negli ultimi anni, la tendenza sembrava invertirsi grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per l'Italia si era aperta una nuova stagione. L'ultima legge di bilancio ha riportato il Paese in una situazione drammatica. Il futuro appare ancora più preoccupante. Quando i finanziamenti del Pnrr termineranno, cosa accadrà?
Il piano Amaldi, presentato alla presenza della ministra dell'Università Anna Maria Bernini, prevede un investimento di 6 miliardi di euro nel quadriennio 2024-2027. Una cifra che permetterebbe all'Italia di raggiungere lo 0,75 per cento del Pil in ricerca e sviluppo — quanto la Francia investiva prima del Covid. La domanda cruciale rimane senza risposta: il governo è disposto a fare gli investimenti necessari? La regolarità dei finanziamenti è fondamentale per la ricerca. Gli scienziati hanno bisogno di sviluppare le loro idee nel tempo, e questo richiede fondi stabili e prevedibili. È difficile attrarre ricercatori in Italia quando scoprono che potranno acquistare reagenti chimici solo se i risultati elettorali lo permetteranno. Serve un piano che assicuri finanziamenti minimi per i prossimi sette anni, affinché gli scienziati possano progettare a lungo termine.
Nel dibattito pubblico italiano si parla molto di immigrazione e poco di emigrazione. Negli ultimi dieci anni, il numero di immigrati è stato vicino a quello degli emigrati. Molti degli attuali emigrati italiani hanno ricevuto un'educazione universitaria, molti hanno un dottorato, posseggono competenze tecniche notevoli e occupano posizioni di responsabilità all'estero. Non sarebbe un problema in sé — siamo in Europa, è giusto che i giovani circolino e contribuiscano a costruire una casa europea. Il problema è che non esiste una corrispondente immigrazione di persone preparate di livello elevato. L'Italia forma persone qualificate attraverso le sue scuole e università, le vede partire, e non le rimpiazza con talenti stranieri equivalenti. È una perdita netta di capacità intellettuale senza compensazione.
Questo fenomeno, che una volta riguardava solo le discipline scientifiche, è ormai vastissimo e coinvolge quasi tutti i settori. L'Italia ha una scuola che insegna ai ragazzi a fare ricerca, che stimola idee nuove, che prepara al lavoro intellettuale di qualità. Purtroppo, il Paese ha perso la capacità di assorbire queste persone. Non ci sono abbastanza industrie, attività di ricerca, ruoli amministrativi di alto livello capaci di occuparle. Mancano una politica industriale e un progetto per il futuro. La ricerca dovrebbe essere parte sostanziale di questo piano, perché lo sviluppo industriale dipende essenzialmente dalla ricerca — come hanno capito bene i Paesi emergenti. L'assenza di programmazione strategica rende precarie le start-up innovative. La mancanza di sostegno bancario impedisce a quelle che si sono sviluppate di crescere. L'impressione è che l'Italia stia perdendo enormi opportunità, e i giovani interessati a coglierle se ne vanno. Questa è una sconfitta per tutti.
Citations marquantes
È difficile attrarre ricercatori in Italia quando scoprono che potranno acquistare reagenti chimici solo se i risultati elettorali lo permetteranno— Analisi dell'autore sulla precarietà dei finanziamenti
L'Italia forma persone qualificate e le vede partire, senza rimpiazzarle con talenti stranieri equivalenti— Descrizione della perdita netta di capitale umano