Errori nella dichiarazione dei redditi 2023: come correggerli con il 730 integrativo o il modello Redditi per non perdere i rimborsi

Basta una distrazione anche piccola per perdere un rimborso
Dimenticanze nel quadro E o dati precompilati non verificati possono costare i rimborsi spettanti.
Mark

Partiamo dal problema pratico: quali errori fanno perdere un rimborso?

Mimi

Dimenticanze nel quadro E su oneri detraibili o deducibili, il quadro dei familiari a carico non aggiornato, spese mediche inserite male. Anche i dati precompilati non verificati.

Mark

E come si sceglie il modello per correggere?

Mimi

Dipende dall'esito. Se la correzione porta a credito o a minor debito, si usa il 730 integrativo; se è sfavorevole, il modello Redditi Pf.

Luke

Un dettaglio che non va dimenticato: il 730 integrativo lo invia solo un Caf o un professionista abilitato, non il contribuente da solo.

Mark

Quali sono le scadenze?

Mimi

Il 25 ottobre per il 730 integrativo, il 30 novembre per il Redditi. Il 730 originario va inviato entro il 2 ottobre 2023.

Luke

Quindi chi sbaglia e scopre l'errore dopo il 25 ottobre non è perduto?

Mimi

No, può usare il Redditi persone fisiche. E c'è anche la finestra fino al 31 dicembre del quinto anno successivo.

Luke

In quel caso però il credito non viene rimborsato: si usa in compensazione, per debiti dal periodo d'imposta successivo. Il testo non dice altro su tempi o modalità, quindi non conviene presumerlo.

  • Una dichiarazione già trasmessa all'Agenzia delle Entrate può nascondere un onere dimenticato o un dato sbagliato, con il rischio di perdere rimborsi dovuti.
  • I dati precompilati inseriti automaticamente dal Fisco diventano una trappola silenziosa se nessuno li verifica con attenzione.
  • Il contribuente deve scegliere tra il 730 integrativo, valido per le correzioni a favore, e il modello Redditi PF, necessario quando la correzione è sfavorevole.
  • Il 730 integrativo scade il 25 ottobre e può essere inviato solo tramite Caf o professionista abilitato, mentre il Redditi PF ha tempi più lunghi, fino al 30 novembre.
  • Oltre questi termini resta una via residua: il Redditi PF entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, con il credito recuperabile in compensazione.

Ogni anno milioni di persone affidano al Fisco la propria vita economica con un gesto che sembra definitivo, eppure la burocrazia offre sempre una seconda possibilità. Chi ha inviato la dichiarazione dei redditi 2023 e si accorge di un errore, un onere dimenticato o un familiare non aggiornato, può rimediare, ma deve scegliere lo strumento giusto. Il percorso dipende da un solo criterio: se la correzione favorisce o sfavorisce il contribuente. Ricordare che l'errore si può correggere è, in fondo, un modo per restituire alle persone il controllo sul proprio bilancio.

Capita spesso di scoprirlo a dichiarazione già inviata: un onere detraibile dimenticato nel quadro E, un familiare a carico non aggiornato, una spesa medica registrata male. Errori piccoli che, se non corretti, possono far perdere rimborsi che spettavano di diritto.

Una parte del problema nasce dai dati precompilati che il Fisco inserisce in automatico. Anche chi controlla due volte può sbagliare, ed è per questo che la strada della correzione resta sempre aperta.

La scelta dello strumento dipende dall'esito. Se le modifiche portano a un credito o a un debito minore, si usa il 730 integrativo, da inviare entro il 25 ottobre tramite Caf o professionista abilitato. Se invece la correzione è sfavorevole, si ricorre al modello Redditi persone fisiche, con scadenza al 30 novembre.

C'è infine un margine ulteriore: il Redditi PF può essere presentato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo, e il credito così ottenuto può essere compensato con debiti successivi, secondo quanto previsto dall'articolo 17 del d.lgs. 241/1997.

Succede più spesso di quanto si ammetta: la dichiarazione dei redditi è già partita verso l'Agenzia delle Entrate e solo dopo ci si accorge che manca qualcosa. Un onere detraibile o deducibile dimenticato nel quadro E, un familiare a carico non aggiornato, una spesa medica inserita in modo sbagliato. In casi come questi si rischia di perdere rimborsi che spettavano di diritto.

L'errore può nascere anche da un'altra distrazione: non verificare con attenzione i dati precompilati che l'Amministrazione Finanziaria inserisce in automatico. Per questo ogni informazione andrebbe controllata prima di trasmettere il modello 730/2023 o il modello Redditi Pf. Ma anche chi controlla e ricontrolla può sbagliare, e la strada per rimediare esiste.

Il contribuente ha due strumenti: il 730 integrativo oppure il modello Redditi Pf. La scelta non è libera, perché dipende da come cambia l'esito della dichiarazione una volta fatte le correzioni. Ricordiamo che il termine per inviare il 730, precompilato od ordinario, è fissato al 2 ottobre 2023.

Il 730 integrativo va usato quando, con le correzioni, la dichiarazione risulta a credito o a minor debito, cioè a favore del contribuente. C'è però un vincolo importante: può essere trasmesso soltanto dal Caf o da un professionista abilitato. Chi si accorge dell'errore non può quindi inviarlo da solo all'Agenzia delle Entrate.

Se invece le integrazioni rendono la dichiarazione sfavorevole al contribuente, bisogna ricorrere al modello Redditi per le persone fisiche.

I due modelli seguono calendari diversi. Il 730 integrativo va inviato entro il 25 ottobre, mentre per il modello Redditi il termine ultimo è il 30 novembre. Il calendario diventa dunque un elemento della scelta. Chi scopre un errore che migliorerebbe la sua posizione, per esempio con un rimborso più alto o un debito più basso, dovrebbe usare il 730 integrativo. Se però se ne accorge dopo il 25 ottobre, può comunque correggere con il modello Redditi persone fisiche.

Esiste inoltre un'ulteriore possibilità: presentare il modello Redditi persone fisiche entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. In questo caso l'importo a credito potrà essere utilizzato in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997, per versare debiti maturati a partire dal periodo d'imposta successivo a quello della dichiarazione integrativa.

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