Ericsson ritira i 131 licenziamenti a Genova dopo l'intervento di Meloni

131 lavoratori della sede genovese di Ericsson evitano il licenziamento collettivo grazie all'intervento governativo.
La partita non si chiude, si sposta sul terreno delle prospettive industriali
Dopo il ritiro dei licenziamenti, il confronto tra Governo e Ericsson si concentra sul futuro ruolo del sito genovese.
Mark

Come mai l'intervento di Meloni è stato così risolutivo? Cosa ha detto esattamente a Missori?

Mimi

Non sappiamo i dettagli della conversazione. Sappiamo solo che c'è stata una telefonata diretta e che da lì è venuta la decisione di ritirare la procedura. Il fatto che sia stata la premier stessa a chiamare segnala l'importanza che il Governo attribuisce a questa vicenda.

Luke

Esatto, e qui bisogna essere precisi: non sappiamo se Meloni ha negoziato, ha chiesto, ha esercitato pressione, o se semplicemente ha aperto un dialogo. Le fonti sono di Palazzo Chigi, quindi il racconto è unilaterale.

Mark

E gli incentivi all'esodo di 48 mesi — sono sufficienti? Cosa significa concretamente per i 131 lavoratori?

Mimi

Gli incentivi permettono a chi vuole di lasciare l'azienda con un sostegno economico strutturato per quattro anni. Chi preferisce restare può cercare una posizione in altre sedi del gruppo, in Italia o all'estero. Non è una soluzione perfetta, ma evita i licenziamenti secchi.

Luke

Però non sappiamo quanti accetteranno gli incentivi, quanti troveranno effettivamente una ricollocazione, e se le altre sedi hanno davvero posti disponibili. Sono promesse, non certezze.

Mark

E il sito di Genova? Rimane strategico per Ericsson?

Mimi

Quella è la vera domanda aperta. Il Governo vuole capire quale ruolo avrà Genova nel nuovo assetto del gruppo. È il terreno su cui si giocherà il prossimo confronto.

Luke

Esattamente. Il ritiro della procedura è una vittoria tattica, ma la battaglia strategica — se Ericsson continuerà a investire a Genova o se ridurrà ulteriormente la presenza — è ancora tutta da giocare.

  • Centotrentuno lavoratori genovesi si sono trovati di fronte alla prospettiva concreta del licenziamento collettivo, con tutto il peso di incertezza che questo comporta per le famiglie e per un intero territorio.
  • La vertenza ha rapidamente superato i confini sindacali, assumendo una valenza strategica nazionale legata alla presenza industriale e tecnologica di Ericsson in Italia.
  • L'intervento diretto della presidente del Consiglio — una telefonata personale all'ad Andrea Missori — ha segnato un cambio di passo inatteso, portando l'azienda a fare marcia indietro in poche ore.
  • Ericsson ha sostituito i licenziamenti con incentivi all'esodo di 48 mesi e possibilità di ricollocamento in altre sedi italiane o estere, offrendo ai dipendenti un'uscita assistita o una continuità lavorativa.
  • Il ritiro della procedura non chiude la partita: il confronto si sposta ora sul futuro industriale del sito genovese e sul ruolo che il gruppo intende assegnargli nella propria riorganizzazione globale.

Quando il lavoro di centotrentuno persone si trova sospeso tra una decisione aziendale e il futuro di un territorio, la politica può scegliere di farsi interlocutrice diretta. Il 5 ottobre 2026, a Genova, la premier Meloni ha telefonato all'amministratore delegato di Ericsson Italia e quella conversazione ha convinto la multinazionale svedese a ritirare la procedura di licenziamento collettivo, sostituendola con incentivi all'esodo e opportunità di ricollocamento. La vicenda ricorda come le grandi ristrutturazioni industriali non siano mai soltanto questioni contabili, ma tocchino il tessuto vivo di competenze, identità e futuro collettivo.

Il pomeriggio del 5 ottobre 2026 ha portato una notizia inattesa per i lavoratori della sede genovese di Ericsson: la procedura di licenziamento collettivo che li riguardava — centotrentuno persone in tutto — è stata ritirata. L'annuncio è arrivato durante un incontro al Ministero delle Imprese, ma la svolta era maturata altrove: in una telefonata diretta tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l'amministratore delegato di Ericsson Italia, Andrea Missori.

La multinazionale svedese aveva avviato la procedura nell'ambito di una più ampia riorganizzazione, coinvolgendo un sito che per Genova e per il Paese rappresenta un presidio tecnologico e di ricerca di rilievo. La vertenza aveva rapidamente assunto una dimensione che andava oltre il semplice dato occupazionale, toccando questioni strategiche sulla presenza industriale del gruppo in Italia.

Anziché procedere con i licenziamenti, Ericsson ha scelto una via alternativa: incentivi all'esodo della durata di 48 mesi e la possibilità di ricollocarsi presso altre sedi del gruppo, in Italia o all'estero. Una soluzione che consente ai dipendenti di uscire con un supporto economico strutturato oppure di continuare a lavorare per il gruppo in contesti diversi.

Palazzo Chigi ha definito il passo «importante per superare l'attuale fase di difficoltà», ma ha anche chiarito che il monitoraggio continuerà. La questione centrale — quale ruolo avrà il sito genovese nel nuovo assetto di Ericsson — resta aperta, e sarà il cuore del dialogo che si apre ora tra l'azienda e il Governo. La partita si è spostata dai licenziamenti alle strategie industriali di lungo termine.

La procedura di licenziamento collettivo che avrebbe colpito 131 dipendenti della sede genovese di Ericsson è stata ritirata. L'annuncio è arrivato nel pomeriggio del 5 ottobre 2026, durante un incontro al Mimit, dopo un intervento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo quanto comunicato da fonti di Palazzo Chigi, Meloni ha telefonato personalmente all'amministratore delegato di Ericsson Italia, Andrea Missori, e da quella conversazione è scaturita la decisione dell'azienda svedese di abbandonare il piano di riduzione del personale.

La multinazionale aveva avviato la procedura nell'ambito di una più ampia riorganizzazione aziendale. I 131 lavoratori interessati operavano presso lo stabilimento ligure, un sito che rappresenta un presidio tecnologico e di ricerca di rilievo per il territorio e per il Paese. La vertenza aveva assunto dimensioni che andavano oltre la semplice questione occupazionale, toccando aspetti strategici legati alla presenza industriale del gruppo in Italia.

Anziché procedere con i licenziamenti, Ericsson ha optato per una soluzione alternativa: incentivi all'esodo della durata di 48 mesi e opportunità di ricollocamento presso altre sedi della multinazionale, sia in territorio italiano che all'estero. Questa scelta consente ai lavoratori di lasciare l'azienda con un supporto economico strutturato oppure di continuare a lavorare per il gruppo in altre posizioni, evitando così la disoccupazione forzata.

Tuttavia, il ritiro della procedura non rappresenta la chiusura della vicenda, bensì uno spostamento del terreno di confronto. La questione centrale che rimane aperta riguarda il modo in cui Ericsson intende riconfigurare la propria presenza in Italia e, in particolare, quale ruolo assegnerà al sito di Genova all'interno della nuova struttura organizzativa del gruppo. Questo nodo sarà al centro del dialogo che si apre ora tra l'azienda e il Governo.

Palazzo Chigi ha definito il ritiro della procedura come «un passo importante per superare l'attuale fase di difficoltà e guardare alle prospettive del sito di Genova e del gruppo in Italia». L'Esecutivo, secondo le stesse fonti, continuerà a monitorare la situazione con l'obiettivo di proteggere l'occupazione qualificata e il patrimonio di competenze tecnologiche presenti nel Paese. La partita, dunque, si sposta dal tavolo dei licenziamenti a quello delle strategie industriali di lungo termine.

Un passo importante per superare l'attuale fase di difficoltà e guardare alle prospettive del sito di Genova e del gruppo in Italia
— Palazzo Chigi
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