Electrolux ritira i licenziamenti unilaterali: nuovo piano con incentivi all'esodo

170 lavoratori dello stabilimento di Cerreto d'Esi rischiano il posto; la maggior parte ha tra 45 e 50 anni e avrà difficoltà nel ricollocarsi sul territorio.
Un nuovo inizio, con un piano diverso, ben diverso da quello che ci era stato presentato
Il ministro Urso descrive il cambio di strategia di Electrolux dopo il sostegno europeo ottenuto a Bruxelles.
Mark

Cosa significa concretamente che Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali? Cambia davvero qualcosa per i 170 lavoratori di Cerreto?

Mimi

Significa che invece di imporre i tagli, l'azienda propone incentivi per chi vuole andarsene volontariamente. Per Cerreto specificamente, la chiusura è confermata, ma il percorso diventa negoziato. Ci sono 1.250 uscite volontarie su tre anni in tutta Italia, con cassa integrazione straordinaria e outplacement.

Luke

Ma quanti di quei 170 a Cerreto rientreranno negli incentivi? E se la produzione si sposta in Polonia, come fa la reindustrializzazione a funzionare? Il piano parla di fattibilità da analizzare, non di certezze.

Mark

Il ministro Urso dice che l'Europa lo sostiene. È vero che questo cambia le carte in tavola per Electrolux?

Mimi

Sì, perché Urso ha ottenuto il via libera da Bruxelles per una strategia industriale diversa. Séjourné ha confermato che l'Ue è pronta ad agire su CBAM e costi dell'energia. Per un'azienda multinazionale, questo è significativo.

Luke

Però rimane da vedere se questi impegni europei si traducono in misure concrete entro il 29 ottobre. Urso parla di strumenti straordinari nella legge di bilancio, ma non specifica quali.

Mark

I 170 lavoratori di Cerreto hanno tra i 45 e i 50 anni. Come faranno a ricollocarsi?

Mimi

È il punto più fragile del piano. L'outplacement aiuta, ma il territorio non offre molte alternative. Dipenderà da quanto serio sarà il progetto di reindustrializzazione e da quanto il governo investirà in formazione e riqualificazione.

Luke

E qui non abbiamo numeri. Quanti posti verranno creati dalla reindustrializzazione? Quanto costerà l'outplacement? Il piano è ancora molto scheletrico su questo.

  • Electrolux aveva annunciato licenziamenti unilaterali che avevano scosso profondamente i lavoratori e i sindacati italiani, innescando scioperi e una trattativa ad alta tensione.
  • A Cerreto d'Esi otto ore di sciopero e un presidio davanti ai cancelli hanno segnato la giornata: una delegazione di operai ha viaggiato nella notte verso Roma per seguire in diretta la trattativa.
  • La multinazionale ha ritirato l'approccio duro e propone ora incentivi all'esodo volontario, cassa integrazione straordinaria e 90 milioni di investimenti in nuovi prodotti.
  • Il ministro Urso ha portato da Bruxelles un impegno scritto dell'UE — sostenuto da cinque grandi paesi europei — a rivedere il quadro regolatorio a favore della produzione continentale.
  • Lo stabilimento di Cerreto d'Esi rimane il nodo irrisolto: la chiusura è confermata, la produzione si sposta in Polonia, e per i 170 dipendenti tra i 45 e i 50 anni il reimpiego sul territorio è tutt'altro che garantito.
  • Il prossimo appuntamento è fissato per il 29 ottobre, quando si misurerà se il 'nuovo inizio' invocato da Urso si tradurrà in un piano davvero condivisibile.

In un momento in cui l'industria europea degli elettrodomestici cerca un nuovo equilibrio tra competitività globale e tutela del lavoro, Electrolux ha scelto di ritirare i licenziamenti unilaterali in Italia, sostituendoli con un piano di uscite volontarie incentivate per 1.250 dipendenti. Il gesto segna un cambio di rotta significativo, ottenuto attraverso una pressione congiunta del governo italiano, dei sindacati e di un contesto europeo più favorevole alla produzione continentale. Resta aperta, però, la ferita di Cerreto d'Esi, dove 170 lavoratori — molti dei quali in età difficile da ricollocare — attendono di sapere quale futuro li aspetta oltre la chiusura confermata dello stabilimento.

Durante un incontro al Ministero delle Imprese, Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali che avevano aperto settimane di scontro con i sindacati italiani. La multinazionale svedese ha presentato un piano radicalmente diverso: 1.250 uscite in tre anni — 600 impiegati e 650 operai — gestite attraverso incentivi volontari, cassa integrazione straordinaria e una revisione della gamma produttiva. Sul tavolo anche 90 milioni di euro per sostenere nuovi prodotti, con una specializzazione che va dai frigoriferi premium ai forni steam crisp, dalle lavatrici professionali alle lavastoviglie per il mercato europeo.

Il cambio di rotta è stato reso possibile anche dal lavoro diplomatico del ministro Adolfo Urso a Bruxelles, dove ha ottenuto da Stéphane Séjourné, vicepresidente della Commissione europea, un impegno scritto a sostenere la strategia italiana — avallato da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia. Questo nuovo contesto regolatorio consente al governo di garantire ad Electrolux un quadro più favorevole alla produzione europea, con strumenti straordinari che saranno inseriti nella prossima legge di bilancio.

Rimane però aperta la questione più dolorosa: lo stabilimento di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona, sarà chiuso. I sindacati denunciano il trasferimento della produzione verso la Polonia. Electrolux ha avviato un percorso di reindustrializzazione con l'advisor Vertus e un tavolo con le istituzioni locali, ma il futuro dei 170 dipendenti — la maggior parte tra i 45 e i 50 anni — resta incerto. Nella giornata dell'incontro romano, gli operai di Cerreto hanno scioperato per otto ore e presidiato i cancelli, mentre una delegazione partita nella notte seguiva la trattativa in diretta. Il prossimo confronto è fissato per il 29 ottobre.

Il ministro Adolfo Urso ha convocato un nuovo incontro per il 29 ottobre, ma prima ancora di quella data arriva una notizia che cambia il corso della trattativa: Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali. È accaduto durante l'incontro al Mimit con i sindacati, dove la multinazionale svedese ha presentato un piano completamente diverso da quello che aveva annunciato settimane prima. Quella decisione rappresenta una vittoria tangibile per i rappresentanti dei lavoratori e per lo stesso ministro Urso, che arriva da una serie di incontri a Bruxelles dove ha difeso l'industria italiana, incluso il settore degli elettrodomestici.

L'azienda non cancella gli esuberi, ma cambia radicalmente il modo di gestirli. Invece di licenziamenti imposti, propone incentivi per le uscite volontarie: 1.250 persone in tre anni, di cui 600 impiegati e 650 operai, potranno lasciare il lavoro con un pacchetto di sostegno. La transizione sarà accompagnata dalla cassa integrazione straordinaria e da una revisione complessiva della produzione e dei prodotti. Urso ha dichiarato che il governo è pronto a sostenere il nuovo piano con tutti gli strumenti disponibili, inclusi quelli straordinari che verranno inseriti nella prossima legge di bilancio.

Ma il nodo più critico rimane lo stabilimento di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona. La chiusura è stata confermata, eppure Electrolux ha presentato un progetto di reindustrializzazione e transizione più sostenibile per il sito. Urso ha sottolineato che l'obiettivo è salvaguardare tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia, tutelando i livelli occupazionali e impedendo licenziamenti unilaterali. Nel frattempo, i sindacati hanno denunciato il trasferimento della produzione di Cerreto verso la Polonia. La multinazionale manterrà attiva la produzione nel sito per ora, ma il percorso rimane incerto. Electrolux ha avviato un lavoro con l'advisor Vertus, analizzando la fattibilità di nuovi progetti e creando un tavolo di lavoro con il supporto delle istituzioni locali e delle parti sociali. Tra gli strumenti per ricollocare i lavoratori saranno proposti anche percorsi di outplacement.

A Cerreto d'Esi, intanto, è scattato uno sciopero di otto ore con un presidio di lavoratori davanti allo stabilimento. È una giornata decisiva per i 170 dipendenti del sito che rischiano il posto. Una delegazione di operai e sindacalisti è partita nella notte verso Roma per seguire direttamente la trattativa. La maggior parte di loro ha tra i 45 e i 50 anni, e trovare una nuova collocazione sul territorio non sarà semplice.

Sul fronte degli investimenti, Electrolux ha messo sul tavolo 90 milioni di euro per sostenere nuovi prodotti. La multinazionale ha illustrato una strategia di specializzazione: frigoriferi BI gamma per la Svizzera, piani gas di fascia premium, forni con potenziamento della gamma steam crisp e pirolitici, lavatrici da 12 kg e linea professional, lavasciuga solo di alto di gamma, lavastoviglie per il mercato europeo. L'azienda si impegna anche a sostenere la competitività dei prodotti italiani inserendo l'elettrodomestico nell'agenda europea, con una revisione del CBAM e dei costi dell'energia, oltre a una maggiore efficienza organizzativa.

Urso ha incoraggiato la multinazionale ricordando che durante i negoziati a Bruxelles la posizione italiana ha trovato ascolto. Ha riferito che Stéphane Séjourné, vicepresidente della Commissione europea, gli ha confermato per iscritto che l'Ue è pronta ad agire sulla base delle indicazioni italiane, avallate anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia. Questo cambio di contesto europeo consente a Electrolux di modificare la propria strategia, perché il governo può ora garantire un quadro regolatorio diverso a sostegno della produzione europea. «Auspico un nuovo inizio», ha detto Urso, «con un piano diverso, ben diverso da quello che ci era stato presentato e che avevamo definito irricevibile. Ora serve e è possibile un nuovo piano di rilancio, sostenibile e condivisibile».

Dobbiamo salvaguardare tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia, compreso quello di Cerreto d'Esi, tutelando i livelli occupazionali. Non ci devono essere licenziamenti né decisioni unilaterali.
— Ministro Adolfo Urso
Auspico un nuovo inizio, con un piano diverso, ben diverso da quello che ci era stato presentato, che avevano definito irricevibile. Ora serve ed è possibile un nuovo piano di rilancio, sostenibile e condivisibile.
— Ministro Adolfo Urso
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