In meno di un giorno, il governo italiano ha invertito la propria rotta sul taglio delle accise ai carburanti, rivelando quanto sia sottile il confine tra scelta di bilancio e pressione politica. L'aumento immediato dei prezzi alla pompa — sei centesimi al litro, mossi da Eni e seguiti dalle altre compagnie — ha trasformato una decisione tecnica in una crisi di consenso. Sullo sfondo, Roma si prepara ad affrontare Bruxelles all'Eurogruppo e all'Ecofin, portando con sé richieste di flessibilità fiscale e una tassazione europea sugli extraprofitti energetici che coinvolge un fronte ampio di Paes
Diesel, torna il taglio alle accise. Governo riattiva le misure dopo 24 ore
Un tetto al prezzo durato quanto un gatto in tangenziale
Perché il governo ha cambiato idea così in fretta? Non era una decisione presa?
La decisione era stata presa, ma l'effetto immediato sui prezzi alla pompa è stato troppo visibile. Sei centesimi in più in poche ore, con tutte le compagnie che si muovevano insieme. Politicamente insostenibile.
Ma aspetta — il price cap era già lì. Perché non ha funzionato? Era un tetto, no?
Il price cap rimane, ma funziona solo se c'è uno sconto sulle accise a sostenerlo. Senza quello, il tetto sale automaticamente.
E il costo per il bilancio pubblico? Non era questo il motivo per cui avevano provato a fermare le proroghe?
Esatto. Le accise mobili costano al bilancio. Ma il prezzo politico di non farle è risultato più alto.
Quanto costa, in numeri? L'articolo non lo dice.
No, non lo specifica. Sappiamo solo che questa volta il fondo è «un po' più consistente» rispetto alle volte precedenti, grazie ai prezzi di settembre.
E la partita europea? Quella è la vera scommessa, vero?
Sì. L'Italia chiede flessibilità sui vincoli di bilancio e una tassazione europea sugli extraprofitti. Se ottiene qualcosa lì, il costo delle accise mobili diventa più gestibile.
Ma chi ha detto no finora? L'articolo parla di «funzionari Ue» che escludono la richiesta, ma non nomina nessuno.
Vero. Sono dichiarazioni anonime, corrette poi da fonti diplomatiche. Non sappiamo chi esattamente si oppone.
Quindi venerdì a Lussemburgo sapremo di più.
Dovremmo. Ma la tensione è già alta.
O Pulso
- La sospensione del taglio alle accise dura meno di ventiquattro ore: il governo è costretto a tornare sui propri passi dopo un rialzo immediato dei prezzi alla pompa.
- Eni guida l'aumento di sei centesimi al litro, seguita da Ip, Q8, Esso e Tamoil, trasformando una misura tecnica in un caso politico esplosivo.
- Le opposizioni attaccano senza sosta: Conte demolisce il price cap con una battuta, Boccia parla apertamente di fallimento dell'esecutivo.
- Il viceministro Leo e il ministro Pichetto Fratin confermano il ripristino delle accise mobili, mentre un nuovo decreto interministeriale è già in preparazione.
- La vera posta in gioco è europea: Roma chiede flessibilità sul Patto di stabilità e una tassa comunitaria sugli extraprofitti, con l'Eurogruppo e l'Ecofin di Lussemburgo come prossimi banchi di prova.
In meno di un giorno, il governo italiano ha invertito la propria rotta sul taglio delle accise ai carburanti, rivelando quanto sia sottile il confine tra scelta di bilancio e pressione politica. L'aumento immediato dei prezzi alla pompa — sei centesimi al litro, mossi da Eni e seguiti dalle altre compagnie — ha trasformato una decisione tecnica in una crisi di consenso. Sullo sfondo, Roma si prepara ad affrontare Bruxelles all'Eurogruppo e all'Ecofin, portando con sé richieste di flessibilità fiscale e una tassazione europea sugli extraprofitti energetici che coinvolge un fronte ampio di Paesi.
Il governo italiano ha fatto marcia indietro in meno di ventiquattro ore sulla decisione di interrompere il taglio alle accise sui carburanti. La scadenza dello sconto precedente ha prodotto un effetto immediato: le principali compagnie petrolifere hanno alzato i prezzi massimi di sei centesimi al litro. Eni ha mosso per prima, seguita da Ip, Q8, Esso e Tamoil. Dal punto di vista economico l'incremento è contenuto, ma politicamente è bastato a far esplodere le critiche contro il price cap, lo strumento su cui l'esecutivo aveva puntato per contenere la spesa pubblica.
Il viceministro all'Economia Maurizio Leo e il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin hanno confermato nel pomeriggio che il governo stava già lavorando al ripristino delle cosiddette accise mobili, il meccanismo che modula il prelievo fiscale in base ai prezzi di mercato. Un nuovo decreto interministeriale è atteso a breve. Le opposizioni non hanno perso tempo: Giuseppe Conte ha liquidato il price cap come «un tetto durato quanto un gatto in tangenziale», mentre Francesco Boccia ha parlato di «fallimento di Giorgetti e Meloni».
Ma la partita più complessa si gioca a Bruxelles. L'Italia si presenta ai negoziati europei con due richieste: una tassazione comunitaria sugli extraprofitti delle aziende energetiche, sostenuta insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, e una maggiore flessibilità nella valutazione del rispetto dei tetti di spesa del nuovo Patto di stabilità, tema su cui Roma negozia anche con la Grecia. Le tensioni diplomatiche sono già in corso, alimentate da dichiarazioni di funzionari europei poi parzialmente corrette. L'Eurogruppo di domani e l'Ecofin di venerdì a Lussemburgo saranno i veri momenti della verità.
Il governo italiano ha fatto marcia indietro in meno di ventiquattro ore. Dopo aver deciso di interrompere il lungo ciclo di proroghe sul taglio delle accise sui carburanti, la decisione è stata riconsiderata già nel pomeriggio di ieri. Entro breve dovrebbe arrivare un nuovo decreto interministeriale per riattivare le cosiddette accise mobili, il meccanismo che consente di modulare il prelievo fiscale in base ai prezzi di mercato. Questa volta il fondo disponibile è leggermente più consistente rispetto alle precedenti occasioni, grazie ai prezzi più elevati che gli automobilisti hanno pagato a settembre.
A spingere il governo a tornare sui propri passi è stato un effetto collaterale immediato e prevedibile: la scadenza dello sconto precedente ha provocato un rialzo di sei centesimi al litro nei prezzi massimi fissati dalle principali compagnie petrolifere. Eni ha mosso per prima, seguita a ruota da Ip e Q8. Nelle ore successive anche Esso e Tamoil hanno allineato i propri tetti. Dal punto di vista puramente economico l'incremento non è drammatico, ma politicamente è stato sufficiente a far esplodere le critiche verso il price cap su cui l'esecutivo aveva riposto molte speranze come strumento per contenere la spesa pubblica. Il viceministro all'Economia Maurizio Leo ha confermato nel pomeriggio che il governo stava già lavorando al ripristino delle accise mobili. Anche il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin si è mosso sulla stessa linea. Nel frattempo, dal campo largo arrivavano le prime bordate: Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle, ha liquidato il price cap come «un tetto al prezzo durato quanto un gatto in tangenziale», mentre Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, ha denunciato il «fallimento di Giorgetti e Meloni».
Ma la vera partita si gioca a livello europeo, dove la tensione è tornata a salire nelle stesse ore. L'Italia si presenta ai negoziati con Bruxelles con due richieste principali. La prima riguarda una tassazione comunitaria sugli extraprofitti delle aziende energetiche, una misura che Roma sostiene insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia. La seconda è una richiesta di flessibilità nelle valutazioni del rispetto dei tetti di spesa imposti dal nuovo Patto di stabilità europeo. Su questo secondo punto l'Italia negozia insieme alla Grecia, anche se negli ultimi giorni la questione è stata discussa anche con altri Stati membri.
La tensione diplomatica è stata alimentata da una serie di dichiarazioni di funzionari europei nei giorni scorsi, successivamente corrette in corsa da fonti diplomatiche. Lo scontro vero arriverà nei prossimi giorni: domani è in programma l'Eurogruppo, mentre venerdì si terrà l'Ecofin a Lussemburgo, dove questi temi saranno al centro del tavolo negoziale. Il governo italiano punta a ottenere concessioni su entrambi i fronti, ma la strada appare ancora in salita.
Citações Notáveis
Un tetto al prezzo durato quanto un gatto in tangenziale— Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle
Il fallimento di Giorgetti e Meloni— Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd