Alla fine di febbraio 2021, mentre l'Italia contava in media trecento morti al giorno, la matematica del Cnr metteva un nome preciso a ciò che stava accadendo: una crescita esponenziale, con i contagi che raddoppiavano ogni cinque giorni. Più rapida della seconda ondata autunnale, questa accelerazione portava la firma delle varianti più trasmissibili, un virus che si era fatto più agile e più insidioso. Di fronte a numeri che rischiavano di diventare abitudine, la scienza chiedeva uno sforzo straordinario: vaccinare senza sosta, giorno e notte, per spezzare una curva che non accennava a piegar
Cnr: i contagi da Covid raddoppiano ogni 5 giorni in Italia
Trecento morti al giorno, come un terremoto ogni singolo giorno
Quando dice che i contagi raddoppiano ogni cinque giorni, sta parlando di una crescita che continua indefinitamente, o c'è un punto in cui si stabilizza?
In una crescita esponenziale pura, non c'è stabilizzazione naturale. Continua finché non cambia qualcosa di fondamentale — una variante ancora più trasmissibile, oppure l'intervento umano, come la vaccinazione di massa.
Ma attenzione: Sebastiani sta analizzando i dati fino a fine febbraio 2021. Non sappiamo ancora come questa curva si comporterà nelle settimane successive. È un'estrapolazione basata su quello che stava accadendo in quel momento.
E il paragone con il terremoto — trecento morti al giorno — è una scelta retorica o è matematicamente significativa?
È entrambe le cose. Trecento è il numero effettivo che stava registrando l'Italia. Il paragone con il terremoto serve a rendere visibile una cifra che il nostro cervello fatica a processare quando la sentiamo ogni giorno.
Giusto, ma il paragone funziona solo se la gente capisce che un terremoto è un evento singolare e catastrofico, mentre trecento morti al giorno è una condizione che persiste. Non è la stessa cosa.
Perché le varianti rendono il virus più trasmissibile? È una mutazione casuale o c'è una pressione evolutiva?
È evoluzione virale. Quando il virus circola molto, ha più opportunità di mutare. Alcune mutazioni per caso lo rendono più contagioso, e quelle varianti si diffondono più velocemente delle altre.
Quello che non sappiamo da questo articolo è quale variante stava circolando prevalentemente in Italia a febbraio 2021. Sebastiani dice "alcune varianti", ma non specifica se era la britannica, la sudafricana, o un'altra ancora.
E la raccomandazione di vaccinare gli under 65 ventiquattro ore al giorno — è realistica?
È un'aspirazione più che un piano. Sebastiani sta dicendo: se volete davvero rallentare il virus, questo è quello che servirebbe. Non sta dicendo che sia facile da fare.
Esatto. E non sappiamo quanti vaccini aveva l'Italia disponibili a fine febbraio 2021. La campagna vaccinale era ancora molto lenta in quel momento. Quindi la raccomandazione è corretta dal punto di vista epidemiologico, ma il contesto operativo è completamente diverso.
The Pulse
- I contagi raddoppiano ogni cinque giorni, un ritmo più serrato di quello dell'ottobre 2020, quando il tempo di raddoppio era di circa sette giorni.
- Le varianti più trasmissibili sono il motore di questa accelerazione: non è una questione di comportamenti, ma di un virus che si è fatto biologicamente più contagioso.
- Le terapie intensive seguono la stessa curva esponenziale, traducendo i numeri dei contagi in pressione concreta e crescente sugli ospedali italiani.
- Trecento morti al giorno — un numero che il matematico Sebastiani paragona alla devastazione quotidiana di un terremoto come quello dell'Aquila o di Amatrice, e che rischia di essere normalizzato.
- Il Cnr indica la via d'uscita: vaccinare le categorie fragili con urgenza e attivare campagne vaccinali h24 per gli under 65, riducendo la circolazione virale alla fonte.
Alla fine di febbraio 2021, mentre l'Italia contava in media trecento morti al giorno, la matematica del Cnr metteva un nome preciso a ciò che stava accadendo: una crescita esponenziale, con i contagi che raddoppiavano ogni cinque giorni. Più rapida della seconda ondata autunnale, questa accelerazione portava la firma delle varianti più trasmissibili, un virus che si era fatto più agile e più insidioso. Di fronte a numeri che rischiavano di diventare abitudine, la scienza chiedeva uno sforzo straordinario: vaccinare senza sosta, giorno e notte, per spezzare una curva che non accennava a piegarsi.
A fine febbraio 2021, Giovanni Sebastiani, matematico dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo Mauro Picone del Cnr, aveva analizzato due curve che raccontavano la stessa storia: la percentuale di tamponi positivi e gli ingressi giornalieri in terapia intensiva. Entrambe mostravano una crescita esponenziale. Il tempo di raddoppio dei contagi era sceso a cinque giorni, contro i sette della seconda ondata autunnale. La causa, secondo Sebastiani, non erano comportamenti più rischiosi o misure meno rigide: erano le varianti, ceppi più trasmissibili che avevano reso il virus stesso più veloce.
La pressione sugli ospedali confermava la lettura: gli ingressi in terapia intensiva seguivano la medesima traiettoria, senza segnali di stabilizzazione. Ma il numero che il ricercatore voleva rendere comprensibile era un altro: trecento morti al giorno. Per restituire il peso di quella cifra, Sebastiani ricorreva a un paragone: era come se ogni giorno l'Italia subisse un terremoto della portata di quello dell'Aquila o di Amatrice. Il rischio, osservava, era che il Paese finisse per abituarsi a quella catastrofe quotidiana.
L'analisi indicava che la curva dei decessi avrebbe ripreso a salire nella settimana successiva. Di fronte a questo scenario, il Cnr formulava due raccomandazioni: accelerare la vaccinazione delle categorie fragili per ridurre direttamente la mortalità, e vaccinare la popolazione under 65 ventiquattro ore su ventiquattro per abbattere la circolazione virale. Non un'opzione, ma una necessità — l'unica risposta proporzionata a una crescita che non accennava a rallentare.
A fine febbraio 2021, mentre l'Italia continuava a contare i morti della pandemia, un matematico del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha messo un numero preciso sulla velocità con cui il virus stava tornando a diffondersi: ogni cinque giorni, il numero dei contagi raddoppiava. Giovanni Sebastiani, ricercatore dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo Mauro Picone del Cnr, aveva analizzato due curve che raccontavano la stessa storia di accelerazione. La prima era la percentuale di tamponi molecolari risultati positivi. La seconda era il numero di persone che ogni giorno entravano nei reparti di terapia intensiva. Entrambe mostravano una crescita esponenziale, il tipo di crescita che non rallenta, che non si stabilizza, che semplicemente accelera.
Questa velocità di raddoppio era più rapida di quella osservata sei mesi prima, durante la seconda ondata dell'autunno 2020. A ottobre, i contagi avevano impiegato circa sette giorni per raddoppiare. Ora ne bastavano cinque. Sebastiani attribuiva questa accelerazione alle varianti del virus che circolavano nel Paese in quel momento, ceppi più trasmissibili rispetto al virus originale. Non era una questione di comportamenti diversi o di misure meno rigide. Era il virus stesso che si era fatto più contagioso.
La pressione sugli ospedali raccontava la stessa storia. Gli ingressi in terapia intensiva seguivano la medesima curva esponenziale, il che significava che non solo più persone si stavano infettando, ma più persone si stavano ammalando gravemente. Le strutture sanitarie del Paese stavano affrontando un carico crescente, giorno dopo giorno, senza tregua.
Ma il numero che Sebastiani voleva che gli italiani comprendessero pienamente era un altro: trecento morti al giorno. Quella era la media nazionale in quel momento. Per rendere l'idea della scala, il matematico fece un paragone che restituiva il peso di quella cifra: era come se ogni singolo giorno l'Italia subisse un terremoto della portata di quello dell'Aquila nel 2009 o di Amatrice nel 2016. Eppure, osservava, il Paese rischiava di abituarsi a questo numero, di smettere di vederlo come una catastrofe quotidiana.
Per quanto riguardava i decessi, l'analisi suggeriva che la curva dei morti avrebbe ripreso a salire nella settimana successiva. Non era una previsione di stabilizzazione. Era un avvertimento di ulteriore peggioramento. Sebastiani sottolineava che con i dati della settimana a venire avrebbe potuto fornire una stima ancora più precisa del tempo di raddoppio, ma il trend era già chiaro.
Davanti a questa situazione, il ricercatore del Cnr formulava due raccomandazioni. La prima era vaccinare le categorie fragili il più rapidamente possibile, per ridurre direttamente il numero di morti. La seconda era altrettanto importante: vaccinare la popolazione sotto i sessantacinque anni ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana, per ridurre la circolazione del virus stesso. Se il virus circolava meno, anche le persone fragili sarebbero state più protette, indirettamente. Era una strategia che richiedeva uno sforzo logistico straordinario, ma Sebastiani la presentava non come un'opzione, ma come una necessità di fronte a una crescita che non accennava a rallentare.
Notable Quotes
Ogni cinque giorni circa raddoppia l'incremento della percentuale dei positivi rispetto ai tamponi molecolari— Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr
Il fatto che il tempo di raddoppio sia ora più basso rispetto ad ottobre è compatibile con la maggior diffusività di alcune delle varianti del virus— Giovanni Sebastiani