A metà gennaio 2021, l'Italia ha tracciato il passo successivo della sua lotta contro il Covid-19: proteggere i quattro milioni di cittadini over 80, la fascia d'età che la pandemia ha colpito con maggiore ferocia. Governo e Regioni hanno concordato l'avvio della seconda fase vaccinale entro fine gennaio, scegliendo di anteporre la vulnerabilità biologica a ogni altra considerazione sociale o professionale. In questo accordo si riflette una delle domande più antiche della medicina pubblica: a chi spetta la precedenza quando le risorse sono scarse e il tempo stringe.
Campagna vaccinale Covid, fase due a fine gennaio: via agli Over 80
Il tasso di letalità saliva dal 0,19% a 19,03% con l'età
Perché il Governo ha scelto di escludere insegnanti e Forze dell'Ordine dalla fase due, se il virus circolava ancora così intensamente?
La decisione era basata sui dati di mortalità. Gli over 80 morivano a tassi molto più alti rispetto a qualsiasi altra categoria. Con dosi limitate, la priorità era salvare vite, non proteggere categorie professionali.
Ma questo significa che il Governo aveva già deciso che gli insegnanti e i poliziotti non erano prioritari rispetto agli anziani. È una scelta, non un fatto inevitabile. E sappiamo se questa decisione è stata contestata?
Il vaccino Pfizer richiedeva due dosi a 21 giorni di distanza. Come facevano le Regioni a sapere che avrebbero avuto abbastanza dosi per i richiami?
Arcuri aveva dato un'indicazione precisa: conservare il 30% delle dosi per la seconda somministrazione. Era un vincolo, non una raccomandazione.
Sì, ma il 30% era una percentuale che Arcuri aveva stabilito. Non sappiamo se tutte le Regioni avevano le dosi sufficienti per rispettarla, o se in alcuni casi questo vincolo ha creato problemi.
Quando esattamente sarebbe iniziata la fase due?
Il Governo indicava fine gennaio, con il 25 gennaio come data simbolica. Ma molte Regioni avrebbero iniziato solo a inizio febbraio.
Quindi non c'era una data certa. E questo ritardo di una o due settimane, moltiplicato per 4 milioni di persone, significava che gli over 80 sarebbero rimasti scoperti più a lungo. Sappiamo quale sia stato l'impatto effettivo?
AstraZeneca era visto come la soluzione per accelerare?
Sì, perché non richiedeva il freddo estremo e l'Italia poteva contare su 8 milioni di dosi. Avrebbe permesso ai medici di famiglia di vaccinare, non solo i centri specializzati.
Ma questo dipendeva dall'autorizzazione dell'EMA a fine gennaio. Se l'autorizzazione fosse arrivata più tardi, il piano sarebbe saltato. Sappiamo se è andata così?
O Pulso
- I dati dell'ISS sono impietosi: il tasso di letalità tra gli over 80 supera il 19%, rendendo ogni giorno di ritardo una questione di vita o di morte per la fascia più fragile della popolazione.
- Insegnanti e Forze dell'Ordine restano esclusi dalla fase due, nonostante le pressioni politiche, alimentando tensioni tra le categorie che si sentono esposte e dimenticate.
- Le Regioni si trovano a gestire una doppia corsa: vaccinare i nuovi anziani e richiamare chi ha già ricevuto la prima dose, con il vincolo di tenere il 30% delle dosi in riserva per i richiami.
- L'approvazione EMA del vaccino AstraZeneca, attesa entro fine gennaio, potrebbe cambiare le regole del gioco: dosi più facili da conservare, medici di famiglia coinvolti, platea estesa agli over 60.
- Il piano regge su una scommessa logistica: che le dosi arrivino in tempo, che gli anziani vengano rintracciati e convocati, e che il virus non guadagni terreno nel frattempo.
A metà gennaio 2021, l'Italia ha tracciato il passo successivo della sua lotta contro il Covid-19: proteggere i quattro milioni di cittadini over 80, la fascia d'età che la pandemia ha colpito con maggiore ferocia. Governo e Regioni hanno concordato l'avvio della seconda fase vaccinale entro fine gennaio, scegliendo di anteporre la vulnerabilità biologica a ogni altra considerazione sociale o professionale. In questo accordo si riflette una delle domande più antiche della medicina pubblica: a chi spetta la precedenza quando le risorse sono scarse e il tempo stringe.
A metà gennaio 2021, il Commissario Arcuri, il Ministro Boccia e il Ministro Speranza si sono riuniti per definire la seconda fase della campagna vaccinale italiana. La decisione centrale era chiara: circa quattro milioni di cittadini over 80 sarebbero diventati la priorità assoluta, con l'avvio previsto intorno al 25 gennaio e l'effettivo decollo in molte Regioni nei primi giorni di febbraio.
La scelta non era casuale. I dati dell'Istituto Superiore di Sanità mostravano una curva di letalità che cresceva in modo drammatico con l'età: dallo 0,19% nella fascia 40-49 anni si arrivava al 19% tra gli ottantenni. Su oltre 55.000 decessi analizzati, gli anziani rappresentavano il nucleo più colpito della pandemia italiana. Insegnanti e Forze dell'Ordine, nonostante le pressioni, non avrebbero ottenuto alcuna corsia preferenziale in questa fase.
La gestione logistica presentava sfide concrete. Il vaccino Pfizer-BioNTech richiedeva due dosi a 21 giorni di distanza per garantire un'immunità del 95%, e le Regioni erano obbligate a conservare il 30% delle forniture per i richiami. Questo significava che solo sette dosi su dieci potevano essere destinate alle prime inoculazioni, rendendo la pianificazione ancora più delicata.
Lo sguardo del Governo si proiettava già alla terza fase. Se l'EMA avesse autorizzato il vaccino AstraZeneca entro fine gennaio, l'Italia avrebbe potuto contare su circa otto milioni di dosi aggiuntive, più semplici da conservare e distribuibili attraverso i medici di famiglia. Questo avrebbe permesso di allargare la campagna agli over 60 e alle persone con patologie pregresse, trasformando una rete di centri vaccinali in un sistema capillare su scala nazionale. Tutto, però, dipendeva dalla velocità delle forniture, dall'organizzazione regionale e dalla capacità di raggiungere gli anziani prima che il virus lo facesse.
A metà gennaio 2021, il Governo italiano e le Regioni hanno raggiunto un accordo sulla seconda fase della campagna vaccinale contro il Covid-19. L'incontro tra il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e il Ministro della Salute Roberto Speranza ha definito i contorni di una strategia che avrebbe dovuto accelerare la protezione della popolazione più vulnerabile. La fase due avrebbe riguardato circa 4 milioni di italiani: tutti coloro che avevano compiuto 80 anni di età.
La scelta di concentrare gli sforzi sugli over 80 non era arbitraria. I dati dell'Istituto Superiore di Sanità, aggiornati al 2 dicembre 2020, raccontavano una storia chiara e inquietante. Su un campione di 55.824 pazienti deceduti positivi al SARS-CoV-2, la fascia di età 80-89 anni registrava la più alta concentrazione di morti. Il tasso di letalità cresceva in modo drammatico al crescere dell'età: dallo 0,19% nella fascia 40-49 anni saliva allo 0,97% tra i 50-59 anni, al 10,23% tra i 60-69 anni, fino al 19,03% per chi aveva tra 80 e 89 anni. Questi numeri spiegavano perché gli anziani dovessero diventare la priorità assoluta della campagna.
La fase due avrebbe dovuto iniziare a fine gennaio, con il 25 gennaio come data indicativa, anche se molte Regioni avrebbero probabilmente cominciato solo nei primi giorni di febbraio. Insegnanti e Forze dell'Ordine, nonostante le pressioni, non avrebbero ricevuto alcuna priorità in questa fase. Il Governo aveva deciso di non allargare la platea oltre gli operatori sanitari e i pazienti delle residenze sanitarie assistenziali, già in corso di vaccinazione secondo il piano nazionale.
La sfida logistica era considerevole. Le Regioni dovevano contemporaneamente vaccinare milioni di anziani e richiamare coloro che avevano già ricevuto la prima dose nelle settimane precedenti. Il vaccino Pfizer-BioNTech richiedeva due somministrazioni a distanza di 21 giorni l'una dall'altra per garantire un'immunità del 95%. Durante la riunione, Arcuri aveva ribadito alle Regioni un vincolo cruciale: dovevano conservare il 30% delle dosi disponibili per i richiami, il che significava che solo il 70% poteva essere utilizzato per le prime inoculazioni.
Lo sguardo del Governo si rivolgeva già oltre, alla terza fase. Se l'Agenzia europea dei medicinali avesse autorizzato il vaccino di AstraZeneca entro fine gennaio, come suggerivano le indiscrezioni, la campagna avrebbe potuto accelerare significativamente. AstraZeneca presentava vantaggi logistici rispetto a Pfizer: non richiedeva temperature ultra-basse per la conservazione e l'Italia poteva contare su una disponibilità stimata di 8 milioni di dosi in breve tempo. Con questo vaccino, la terza fase avrebbe potuto coinvolgere gli over 60, le persone con comorbidità e il personale scolastico più a rischio. Inoltre, l'arrivo di AstraZeneca avrebbe permesso di coinvolgere i medici di famiglia nella somministrazione, distribuendo il carico su una rete molto più capillare rispetto ai centri vaccinali allestiti per Pfizer.
L'intero piano riposava su una scommessa logistica e su una corsa contro il tempo. Le dosi dovevano arrivare, le Regioni dovevano organizzarsi, gli anziani dovevano essere rintracciati e convocati. Nel frattempo, il virus continuava a circolare e il numero dei decessi nella fascia over 80 restava il dato più drammatico della pandemia italiana.
Citações Notáveis
Per avere un'immunità al 95% il vaccino realizzato da Pfizer BioNTech necessita di una doppia somministrazione a distanza di 21 giorni l'una dall'altra— Indicazioni del Piano nazionale
Il Commissario Arcuri ha ricordato alle Regioni che devono conservare il 30% delle dosi per la seconda somministrazione— Domenico Arcuri, Commissario per l'emergenza