In Italia, settembre 2024 segna un momento rivelatore: mentre le immatricolazioni di auto nuove crollano di quasi l'11%, il mercato dell'usato cresce con silenziosa determinazione. Non si tratta di un semplice dato congiunturale, ma di uno specchio che riflette la lenta erosione del potere d'acquisto del ceto medio italiano, schiacciato tra salari fermi e prezzi raddoppiati rispetto all'inflazione. La forbice tra il mercato del nuovo e quello dell'usato racconta, con la precisione dei numeri, una storia più antica: quella di una classe sociale che continua a muoversi — perché ne ha bisogno — m
Auto nuove sempre più care: gli italiani ripiegano sull'usato, il nuovo crolla del 10%
Il ceto medio italiano è di fatto escluso dal mercato delle auto nuove
Allora, il dato che mi colpisce di più è questo: le auto nuove calano del 10%, ma l'usato sale del 4%. Non è che la gente smette di comprare auto, semplicemente compra diversamente?
Esattamente. È una sostituzione, non una riduzione della domanda. La gente ha ancora bisogno di auto, ma non può permettersi il nuovo. A settembre sono state immatricolate 121 mila auto nuove contro 443 mila trasferimenti di usato. Il rapporto è schiacciante.
Ma aspetta — il dato di settembre è rappresentativo? Settembre è un mese particolare per il mercato auto. E poi, questi 443 mila trasferimenti includono tutto: auto da dieci anni, auto da due anni. Non sappiamo se la gente sta comprando usato più recente o usato più vecchio.
È vero, il dato è puntuale. Ma il trend è confermato anche nel 2023: i trasferimenti di proprietà sono saliti dell'8,6% rispetto all'anno precedente. Non è un'anomalia di settembre.
E il prezzo medio delle auto nuove è salito da 21 mila a 29 mila euro in quattro anni. Quel +38% è davvero doppio rispetto all'inflazione generale?
Sì. L'inflazione generale è stata del 16,2% nello stesso periodo. Quindi le auto nuove sono aumentate più del doppio della media. E nel frattempo i salari hanno perso potere di acquisto.
Qui però bisogna essere precisi. L'Istat dice che in dieci anni le retribuzioni lorde hanno perso il 4,5% di potere di acquisto. Ma questo è un dato decennale, non quadriennale. E poi, il mix di auto vendute potrebbe essere cambiato — magari si vendono più auto con più optional, più grandi, più equipaggiate. Non è detto che lo stesso modello sia aumentato del 38%.
È un punto giusto. Ma il dato complessivo rimane: il ceto medio non riesce più a comprare auto nuove. Ecco perché l'usato cresce.
E gli italiani vogliono auto elettriche?
Secondo lo studio di Arthur D. Little, sì. Sono interessati per motivi di sostenibilità. Ma i prezzi sono ancora troppo alti, l'autonomia è limitata, i tempi di ricarica sono lunghi. L'80% degli intervistati vuole almeno 600 chilometri di autonomia reale.
Qui il campione dello studio non è specificato. Quanti italiani sono stati intervistati? Sono rappresentativi? E poi, il dato dei 600 chilometri — è quello che vogliono, o è quello che ritengono necessario per le loro esigenze reali?
Sono domande legittime. Lo studio non specifica la dimensione del campione. Ma il messaggio è chiaro: gli italiani vedono l'auto elettrica come desiderabile, ma non accessibile.
Le Pouls
- Le immatricolazioni di auto nuove crollano a 121.666 unità a settembre 2024, quasi 15 mila vetture in meno rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
- Il prezzo medio di un'auto nuova è schizzato da 21 mila euro nel 2019 a 29 mila nel 2023, crescendo più del doppio rispetto all'inflazione generale e lasciando indietro salari che hanno perso il 4,5% di potere d'acquisto in dieci anni.
- Il mercato dell'usato assorbe la domanda repressa: 443.993 trasferimenti di proprietà a settembre, in crescita del 3,97%, con un trend che nel 2023 aveva già superato i 5 milioni di unità annue.
- La transizione elettrica rimane un miraggio per la maggioranza: l'80% degli italiani vorrebbe un'autonomia reale di almeno 600 km, una soglia che pochi modelli accessibili riescono oggi a garantire.
- Il settore cerca risposte negli incentivi governativi, ma le barriere di prezzo, autonomia e ricarica continuano a frenare ogni slancio verso la mobilità sostenibile.
In Italia, settembre 2024 segna un momento rivelatore: mentre le immatricolazioni di auto nuove crollano di quasi l'11%, il mercato dell'usato cresce con silenziosa determinazione. Non si tratta di un semplice dato congiunturale, ma di uno specchio che riflette la lenta erosione del potere d'acquisto del ceto medio italiano, schiacciato tra salari fermi e prezzi raddoppiati rispetto all'inflazione. La forbice tra il mercato del nuovo e quello dell'usato racconta, con la precisione dei numeri, una storia più antica: quella di una classe sociale che continua a muoversi — perché ne ha bisogno — ma che non può più permettersi di farlo alle stesse condizioni di prima.
A settembre 2024, il mercato automobilistico italiano si è spaccato in due: da un lato, le immatricolazioni di auto nuove sono crollate del 10,75%, fermandosi a poco più di 121 mila unità. Dall'altro, i trasferimenti di proprietà di veicoli usati hanno raggiunto quasi 444 mila unità, in crescita del 3,97%. Due traiettorie opposte che, lette insieme, raccontano la condizione economica reale del Paese.
La causa è diretta: le auto nuove sono diventate inaccessibili. In quattro anni, il prezzo medio è passato da 21 mila a 29 mila euro — un aumento del 38%, più del doppio rispetto all'inflazione generale ferma al 16,2%. A questo si aggiunge un decennio di stagnazione salariale: secondo l'Istat, le retribuzioni lorde italiane hanno perso il 4,5% di potere d'acquisto, crescendo solo del 16% contro una media europea del 30,8%. Il ceto medio non ha smesso di volere un'auto, ma ha smesso di potersene comprare una nuova.
Il mercato dell'usato è diventato la valvola di sfogo di questa pressione. Nel 2023 i trasferimenti di proprietà erano già saliti dell'8,6%, superando i 5 milioni di unità. Il trend prosegue nel 2024, confermando che la domanda di mobilità non è scomparsa — si è semplicemente spostata verso ciò che è ancora alla portata.
Questa dinamica pesa in modo particolare sulla transizione ecologica. Uno studio di Arthur D. Little ha rilevato che gli italiani mostrano una crescente sensibilità ambientale e guardano con interesse all'auto elettrica, considerando gli incentivi statali una leva decisiva. Eppure il 80% degli intervistati ritiene indispensabile un'autonomia reale di almeno 600 chilometri — una soglia che pochi modelli raggiungono a prezzi accessibili. Alessandro Barmettler, partner di Arthur D. Little Italia, ha confermato «la permanenza di barriere significative» legate ad autonomia e tempi di ricarica.
Ciò che emerge dal mercato auto è, in fondo, il ritratto di un Paese in cui la mobilità rimane necessaria ma il suo costo è diventato selettivo. La transizione verde è desiderata, ma appartiene ancora a chi può permettersela. Per tutti gli altri, l'usato è l'unica risposta possibile.
A settembre, gli italiani hanno immatricolato poco più di 121 mila auto nuove. Nello stesso mese dell'anno precedente ne avevano comprate 136 mila. La differenza — quasi 15 mila vetture in meno — rappresenta un crollo del 10,75%. Ma c'è un'altra storia dentro questi numeri: mentre il mercato del nuovo precipita, quello dell'usato accelera. I trasferimenti di proprietà hanno raggiunto 443 mila unità, in crescita del 3,97% rispetto a settembre 2023. Due mercati che si muovono in direzioni opposte, e il divario racconta tutto quello che serve sapere sulla situazione economica del Paese.
Il motivo è semplice e brutale: le auto nuove sono diventate troppo care. Nel 2019, l'anno prima della pandemia, il prezzo medio di una vettura nuova era di 21 mila euro. Nel 2023 era salito a quasi 29 mila. Un aumento del 38% in soli quattro anni. Per confronto, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo — quello che misura l'inflazione su circa duemila prodotti considerati essenziali — nello stesso periodo è cresciuto del 16,2%. Meno della metà. Eppure questo non basta a spiegare il divario tra quello che costano le cose e quello che gli italiani guadagnano. Secondo l'Istat, negli ultimi dieci anni le retribuzioni lorde hanno perso il 4,5% del loro potere di acquisto. Cresciute solo del 16% al netto dell'inflazione, mentre la media europea è aumentata del 30,8%.
Il risultato è che il ceto medio italiano si trova escluso dal mercato delle auto nuove. Non per scelta, ma per necessità. Chi non ha risorse sufficienti per comprare una vettura appena uscita dalla fabbrica si rivolge all'usato, dove almeno i prezzi rimangono più accessibili. Nel 2023 i trasferimenti di proprietà erano saliti dell'8,6%, passando da 4,6 milioni di unità nel 2022 a 5 milioni. Un trend che continua anche nel 2024. È una conseguenza diretta della compressione del potere di acquisto: le persone comprano comunque auto, ma le comprano di seconda mano.
Questa dinamica ha conseguenze che vanno oltre il semplice dato di mercato. Colpisce soprattutto la transizione verso i veicoli elettrici, che rimangono un segmento marginale. Uno studio della società di consulenza Arthur D. Little ha rilevato che gli italiani sarebbero interessati all'acquisto di auto elettriche per motivi legati alla sostenibilità ambientale, e considerano gli incentivi governativi come una leva importante. Ma i costi attuali, uniti ai problemi di autonomia e ai lunghi tempi di ricarica, rimangono barriere significative. L'80% degli intervistati italiani nello studio ritiene che un'auto elettrica dovrebbe avere un'autonomia reale di almeno 600 chilometri — una soglia che attualmente pochi modelli raggiungono a prezzi accessibili.
Alessandro Barmettler, partner di Arthur D. Little Italia, ha sottolineato che lo studio evidenzia «la permanenza di barriere significative rispetto all'auto elettrica». L'autonomia limitata e i tempi di ricarica lunghi sono tra i deterrenti più forti. Ma c'è un elemento positivo: gli italiani mostrano una crescente consapevolezza sui temi della sostenibilità. Significa che nelle loro scelte c'è una volontà di cambiamento, anche se le condizioni economiche e tecniche non la permettono ancora.
Ciò che sta accadendo nel mercato automobilistico italiano è uno specchio fedele di come il Paese sta cambiando. Non è solo una questione di prezzi che salgono più velocemente dei salari. È la conferma che il ceto medio, quello che tradizionalmente guidava i consumi e l'economia, si trova progressivamente escluso dal mercato dei beni durevoli. Le persone continuano a comprare auto — perché ne hanno bisogno — ma le comprano usate. E mentre il nuovo crolla, l'usato cresce. È un equilibrio precario, che riflette una società dove il potere di acquisto si è eroso, e dove la transizione ecologica rimane un obiettivo lontano, accessibile solo a chi ha ancora le risorse per permetterselo.
Citations marquantes
Dallo studio emerge la permanenza di barriere significative rispetto all'auto elettrica. L'autonomia limitata e i lunghi tempi di ricarica risultano tra i deterrenti più forti, ma è importante dare risalto al dato relativo all'attenzione crescente nei confronti dei temi legati alla sostenibilità.— Alessandro Barmettler, Partner di Arthur D. Little Italia